sabato 20 ottobre 2018

INSIEME RACCONTIAMO 38


     INSIEME RACCONTIAMO 38

#insiemeraccontiamo
#racconti


Eccoci con una nuova puntata di IN

Non ci avrei mai creduto di andare così lontano ma voi siete terribilmente bravi e a quanto pare sempre entusiasti.

Questo mese il mio incipit non è granchè ma non mi è venuto niente di meglio.
Speriamo nel prossimo mese.

Ma ora via col gioco!
Buona scrittura a tutti!
Patricia


Il mio incipit

La lettera
 
Tornando dal lavoro aveva trovato nella buca una lettera.
Mai nessuno le aveva scritto ma quella busta color avorio antico, dal leggero profumo di cipria, era proprio per lei.
Ora che l’aveva aperta, il foglio scritto a mano era per terra e lei si appoggiava al tavolo per non cadere. Cosa diavolo…..




venerdì 19 ottobre 2018

Confessioni di una maschera


Questo libro partecipa alla SFIDA ALL’ULTIMA PAGINA – READING CHALLENGE 2018






Confessioni di una maschera

Y. Mishima

Universale Economica Feltrinelli (1981)





La maschera è quell’idea che vogliamo dare di noi agli altri. Falsità? Forse. Magari semplicemente è arte della sopravvivenza per non essere etichettati o messi da parte.


Quando invece la maschera è per noi, le cose cambiano. E’ incapacità di vivere. Di accettarsi per quello che siamo. Paura di scoprirsi diversi da quello che la mediocrità universale ci vuole.


Il problema è che questa maschera, nata come finzione infantile, si trasforma in una seconda faccia applicata a quella reale e non più scindibile da essa.

Porta a studiarsi magari ma anche a trovare sempre una “soluzione” di comodo più o meno corretta e accettabile a quelle che consideriamo mancanze nell’ampio mare dell’omologazione. O peggio ancora, sbagli.

Ecco! Forse aiuta a non sentirsi sbagliati mentre tutti gli altri sono “giusti.
”.

Il protagonista di questo libro indossa proprio una maschera del genere, sempre più incollata al suo viso reale da prendere a tratti il sopravvento e fargli travisare la realtà.

Il suo completo disinteresse per il genere femminile, la sua totale incapacità di provare qualsiasi attrazione sessuale per le donne spinta all’impotenza l’unica volta in cui prova ad avere un rapporto con una prostituta ( squallida rappresentante del mondo femminile) lo mettono di fronte alla sua mai ammessa diversità.



Non si accetta e quando prova uno strano sentimento per una ragazza capisce che non potrà amarla nonostante gli sforzi. Che le emozioni che prova in quei momenti sono semplicemente forzature, imposizioni, figlie di una forza di auto-convincimento che però ha fondamenta ridicole e presto crolla.


Non è un personaggio amabile. Troppo indeciso. Contorto nelle sue elucubrazioni e nelle sue paure. Troppo schiavo di una normalità che vuole a tutti i costi raggiungere ma gli è preclusa.

Amante dell’ordine riesce sempre a buttarlo all’aria quando il suo vero io prende il sopravvento. 
 

Storia di una personalità complicata, con fantasie omosessuali soprattutto sadomaso che lo spingono all’onanismo sfrenato.

Il libro è profondo e macchinoso pervaso da uno spirito di contraddizione continuo tra il personaggio reale e quello che invece vorrebbe essere.

Bello ma terribile.

Da leggere con calma perchè in esso c'è molto della vita reale dell'autore e forse le contorsioni a cui costringe il suo personaggio per sopravvivere, il suo desiderio di morte hanno a che fare con lui, morto suicida.

Patricia

Dicono ma non ci credo

Le avevano raccontato una cretinata. Nulla che avesse senso. Le aveva guardate con un sorrisino a dir poco ironico. Meg e Joan avevano continuato imperterrite nelle loro spiegazioni rubandosi la parola l'una con l'altra e, alla sua risata, si erano quasi offese rispondendole piccate con un "tu non capisci" che l'aveva divertita ancora di più.
Erano proprio fissate, quelle due! Certo, però, che le avevano suggerito come trascorrere quella serata in cui Mitch l'avrebbe lasciata sola. Una cena di lavoro a cui lei non aveva voluto partecipare. Troppo noiosa. Quindi, niente Mitch nè tv tanto valeva fare l'esperimento. Il giorno dopo, poi si sarebbe divertita ad inventare cose folli e assurde per chiudere finalmente la bocca a quelle due. Prima però avrebbe fatto ridere il suo uomo. Tanto all'una al massimo sarebbe rientrato.
Rideva anche in quel momento mentre preparava diligentemente tutto quanto le occorreva. Un catino nuovo e candele nere. Ah, i fiammiferi, non doveva dimenticarli.
Guardò l'ora. Erano le 23,45. Poteva incominciare. Portò tutto sul davanzale della finestra esposta a nord, il catino in centro, una brocca d'acqua, le candele nere disposte a pentacolo intorno tranne una che mise a destra vicino ai fiammiferi. Andò a spegnere la luce.
"Allora.... ah, sì!" pensò e presa la candela che aveva lasciato in disparte l'accese e ne fece colare la cera nel catino cercando di disegnare un grande occhio aperto, con tanto di pupilla. Prima che la cera si raffreddasse, sulla pupilla fissò la candela ancora accesa. Prese la brocca, ne benedì l'acqua facendo il segno della croce al rovescio, destra, sinistra, basso, alto, ed incominciò a versare l'acqua nel catino. Guardò fuori dalla finestra aperta. Le cicale frinivano assordanti alle numerosissime stelle. Era novilunio quindi l'oscurità era totale ma per un attimo le parve che fosse più buio del solito. Scrollò le spalle. Si stava lasciando influenzare. Posò la brocca ed accese le altre candele. Chiuse gli occhi e pensò con forza a quello che desiderava di più nella vita. Lentamente, incominciò a pronunciare il nome del suo primo fidanzatino, quello morto in un incidente d'auto, e contemporaneamente passò la mano destra sulla fiamma. Non sentì il calore ed abbassò il palmo della mano. Niente! Forse la candela si era spenta. Riaprì gli occhi e li sgranò subito. Il palmo della sua mano era lambito dalla fiamma ma non bruciava.
Improvvisamente, senza sapere da dove provenisse, sentì la sua voce pronunciare una formula strana. Parole senza senso in una lingua inventata. "et ocoveh .... et ecoveh....oim erongis...." Poco per volta, la sua voce cambiò e non la riconobbe più. Diventò profonda e rauca. Graffiante. Voce di uomo. No! Di animale. Di lupo. Abbassò lo sguardo sul catino e vide l'acqua incresparsi. Farsi nera. Poi rossa. Poi di nuovo nera. E in quel nero assoluto comparvero due punti dorati che si ingrandivano a grande velocità, fino a diventare due occhi di fuoco. Sentì il viso bruciare. Poi, il corpo. Era come se quegli occhi le rodessero le carni.
Voleva staccare lo sguardo, togliere la mano dalla candela, scappare lontano da quell'incubo. Ma non poteva. Era bloccata. Un peso misterioso le bloccava la mano sulla fiamma. Piedi di piombo la incollavano al pavimento. Un'attrazione ipnotica legava il suo sguardo a quello della bestia. Cercò di urlare ma non riuscì. Dalla sua bocca non uscì suono.
Un silenzio raggelante riempìva la stanza gelida. Percepì che le cicale avevano smesso di frinire. Senza riuscire ad alzare gli occhi al cielo, in quel preciso momento seppe che le stelle erano scomparse.
Come se itorno a lei  fosse scomparsa la vita.
In un istante, una voce le esplose nella testa. La stessa voce di prima. Da lupo. La chiamava. Le diceva ineiv.... ineiv... ottepsa it.... vieni... vieni..... ti aspetto...
Il respiro le si fece affannoso. Il suo corpo immobile incominciò a tremare dentro come se i suoi organi interni fossero impazziti. "No! No! No!" gridò. "No!" In preda ad un terrore folle cercò di opporsi. Di scappare. "No!" Ma una forza sovrumana le premeva sulla schiena facendola chinare sul catino. "No!" gridò ancora. E fu allora che l'acqua si fece rossa. Lunghi artigli sporchi di sangue raggrumato e brandelli di carne bucarono la superficie dell'acqua.
"No!" gridò. Ma fu solo un rantolo.

"Hey, sono tornato!" disse Mitch entrando in casa. "Dove sei finita?"
Sapeva che la sua donna aveva l'abitudine di aspettarlo alzata quando doveva uscire per lavoro quindi, doveva essere in casa. "Sta a vedere che quella matta sta stirando..." si disse ed entrò in quella stanza che avevano destinato a lavanderia perchè era esposta a nord.
"Oh, Cristo! Cristo! Marge... dove sei? Marge? Marge?" urlò disperato vedendo il rivolo di sangue che continuava a colare dal catino appoggiato sul davanzale.
Patricia 






giovedì 18 ottobre 2018

Autunno e fiori


In questi giorni ho letto che molti amano l’autunno per i colori caldi, avvolgenti, per il clima non più torrido.
Io personalmente lo odio. Per me è l’anticamera di un clima freddo, umido. Del buio.
Non ci posso fare nulla ma sono un animale estivo, solare. Questo buio eterno mi opprime.
D’altronde abitiamo in una casa a due piani. E’ ovvio che nelle stanze sotto ci sia meno luce. Quando poi si mette anche il cielo, grigio, pesante, minaccioso di pioggia è ancora peggio.
Senza contare che autunno significa anche ritirare tutti i vasi in casa. Che lavoro!
Da perfetta disgraziata quale sono amo i fiori e quindi tra gerani e piante grasse ne ho un bel numero. Per le calle ho risolto togliendo i bulbi dalla terra e mettendoli ad asciugare in una cassetta fino alla prossima primavera.
Di grassette invece supero di gran lunga le centinaia tat vasetti piccoli medi e spropositati. Tipo l’euforbia che arriva a tre metri di altezza o le opuntie monocanta che so più alte di me. Ci vuol poco, è vero, però….ahahahahahah Portarle in casa, al piano superiore diventa problematico.
Lunedì pomeriggio ho lavorato tutto il giorno con quelle che porto sopra il che significa “riempi la bacinella, attraversa la casa, vai sopra, sistemale, scendi con la bacinella vuota per fare un nuovo carico”.
Oggi ne ho portate in casa altre e altre me ne restano fuori. Quei giganti di cui ho parlato sopra e i beniamini e per i quali dovrò chiedere aiuto al marito e tutti i gerani.
Poco per volta… gigin si volta, diciamo noi piemontesi e poco per volta faremo.
In compenso ho la mia oasi personale ahahahahah
Patricia

Ps le foto le farò se ci sarà una giornata di sole. Per ora credetemi sulla parola ahhahaaahhaha


ps senza contare tutti i llavori arretrati che ora il marito si trova sulle spalle. Penso che presto rinuncerà alla pensione e tornerà al lavoro ahahahahahah

mercoledì 17 ottobre 2018

La coscienza di Zeno

Questo libro partecipa alla SFIDA ALL’ULTIMA PAGINA – READING CHALLENGE 2018



La coscienza di Zeno
Italo Svevo
Grandi Tascabili Economici Newton (2010)





Comprato al supermercato anni e anni fa scegliendolo in un cestone pieno di classici, era finito sulla libreriaa tra i libri da leggere. Preso in mano e riposato più volte. Non era mai il momento giusto.
Questa sfida di Kly mi ha dato lo stimolo per leggerlo, finalmente.

Un grande classico della Letteratura italiana, quella con la L maiuscola. Difficile da leggere nel 2018 abituati come siamo a libri scorrevoli, veloci, scritti con un stile moderno. Oserei dire, facili. Tutto l’opposto di questo romanzo.

La coscienza di Zeno, però, al di là di queste “pesantezze” (ovviamente tra virgolette) ha uno stile unico e notevole. Un italiano forbito, un po’ antiquato ma eccelso.

Svevo percorre la vita di Zeno Cosini mettendo il dito in una piaga che non era solo dell’epoca ma è quanto mai attuale. In questo percorso lungo una esistenza, egli scava nella psiche di un uomo che può essere uno dei tanti che vivono anche oggi. Tutti quanti, Cosini e moltissimi uomini moderni, sono affetti da quel mal di vivere che spinge a negare la verità. La realtà.

Zeno Cosini è un uomo insicuro, in fondo. Vinto dall’inerzia.
Una prova è che pur innamorato della bella Ada che lo respinge, si adatta a sposarne la sorella Augusta, meno bella ma dolce e paziente. E sarà proprio di lei, Augusta, che lui si farà scudo rendendola la sua protezione contro il rischio di vivere.

E’ un romanzo che va letto con calma, gustandosi pagina dopo pagina; suggestivo nelsuo essere quasi  una sorta di psicanalisi del personaggio principale, messo a nudo senza ritegno nei suoi vizi più intimi. Il fumo, la paura delle malattie che si presenta e scompare per poi tornare, il tradimento nei confronti di Augusta con una giovane che rappresenta un rischio minimo, una specie di peccato veniale.
Perchè Zeno in fondo è anche un uomo debole che trova sempre scusanti alle sue mancanze e si autoassolve mettendo sull’altro piatto della bilancia presunte buone azioni derivanti da quelle cattive.

Lettura impegnativa che richiede del tempo. Non scorrevole perché, ripeto, siamo abituati a ben altre letture, modi di scrivere, di pensare. Libro però che lascia un segno nel profondo perché i vizi di Zeno Cosini sono senza tempo.
Patricia




martedì 16 ottobre 2018

94


Stagione fredda
arriva da lontano;
cade la foglia

Patricia


        https://pixabay.com/en/maple-leaves-maple-leaves-autumn-690233/

lunedì 15 ottobre 2018

Gli amici di Myrtilla scrivono 44

A questo mio POST l'arzillo amico di Tedeschia tal VINCENZO IACOPONI MALAVISI aggiunge


M'arzo e te penzo
a come posso mannatte de traverso
tutto quello che te sei
strafugata iersera a cena,
e allora coggito er gosum e disfo
e sfascio e metto a mollo
e straccio e 'nzomma ce provo
e quarche vorta
ciazzecco de brutto
e so contento.
Ma tanto tu sei na roccia
e l'acqua sgrulla sopra
ar capoccione tuo
che nun s'abbagna e nun te se
fracica er cervello,
che poi bisognerebbe da capì
se sotto li capelli
drento all'osso ce sta cervello
o acqua de ruscello, nun se sa mai.
Comunque è mejo che sei come che sei
una che nun ce se incazza,
che me dispiacerebbe
vedette cor muso.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI 


A questo mio POST il solito terribbbbbbile  VINCENZO IACOPONI MALAVISI  :D) aggiunge


Spine e rovi
sotto li piedi te li
sei meritati

perché sei brutta
nera e cattiva sei
e pensi male

de me povera
stella che tutta notte
te se insogna

e me fai venì
le convursioni all'ossa
che te possino.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI


Su suo invito la mia risposta :)


 Che te possino
magnà li peperoni;
io, te, na bomba!!!!!!

Patricia 

la risposta di  VINCENZO IACOPONI MALAVISI

Io, te, na bomba
che si te scoppia ar culo
te se lo magna

e te l'abbrucia,
ma sai che nun sei male
da popolana

de Roma bella?
Mo fatte na risata:
sei puro bona!


VINCENZO IACOPONI MALAVISI
 


A questo mio POST il solito VINCENZO IACOPONI MALAVISI ha aggiunto

"Rumorose
scendono fredde gocce
a dissetar riarsa terra"
e a scassà le palle ammè
che so sudato
e incazzato nero perché
me so dovuto core
sinnò m'infracicavo.
Cèro venuto co tanta bona voja
de fa der bene
ma tu me lo fai apposta
e tutte le vorte ciariesci
a famme girà le palle
bella nordica.
Ma che te credi che io
nun le onosco le piemontesone
come a te?
Ciò lavorato a Torino 'n par d'anni
e nun te crede che ce stavo
a dormì. Forse doppo 'n par d'ore
e 'n po' de sforzi
e so come piavve
puro si so adesso
un pochettino arruzzonito
ma sempre gajardo.
Tanto pe capise io e te
e mo annamese a corcà
che me fanno
fichetta l'occhi ammè
e nun vojo penzà
quello che sta a succede attè.
Bonanotte, piemontesona
e 'sognete 'n po' quello che te pare.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI 


A questo mio POST hanno aggiunto i loro  versi

 SINFOROSA CASTORO

Odor di rosa
Aleggerà sopra me
Voglio credere. 


SINFOROSA CASTORO 

VINCENZO IACOPONI MALAVISI

 Voglio credere
che te la passi bene
malgrado tutto.

Mi sembri un'altra
da quella che scriveva
belle poesie;

queste che scrivi
mo gocciano lacrime
ma ti capisco

e ce vo' poco
ce so passato pure
io, se capimo.

Resta da vede
come s'esce de fora.
Te sto vicino.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI
 


IL MONDO D'ARTE DI PIA  oppure
QUI



 Te sto vicino.
Ma che te sto vicino!
Ti sto vicino.

In italiano
correggo ma si sperde
ogni sorriso.

Allora dico
viva il romanesco
ed anche il sorriso

che con Patricia
la forte toscanaccia
affetto dona.

E ricambiamo
tra parole e gioia...
Mai sarai più sola! 


MONDO D'ARTE DI PIA

 VINCENZO IACOPONI MALAVISI

A toscanaccia
ma che dichi toscana!
La geografia

non è il tuo forte
me paresse ammé, cara.
Valle d'Aosta

sai 'ndo se trova?
Se legge tu sorella
te s'inchiappetta.

Ciao bellissima
studia invece de dormì,
datte na mossa.


VINCENZO IACOPONI MALAVISI
 


IL MONDO D'ARTE DI PIA  oppure
QUI

 
 Mio caro finto
Romanaccio de core,
non geografia

ma la memoria
indusse in errore
Il mio buon cuore.

Che poi non so se
fui mai perdonata.
Lei risposta non diede!

Ormai la stima
ho perso in te sai?
De romanesco mai più!

Anche le rime
scherzar con te non serve.
Finisce tutto. 


MONDO D'ARTE DI PIA

 VINCENZO IACOPONI MALAVISI

  Finisce tutto?
Te la sei presa brutta!
Bevice l'acqua

un po'salata
così stai mejo vedrai.
Stamme a séntere:

ma che finisce
bellezza rara e strana,
la stima hai perso

de me?Davero?
Ce fai o ce sei? Io qui
sto a giocamme

la giornataccia
e penzavo puro tu.
Si te fai venì

l'infantiole
vor dì che allora smetto
d'arisponnete.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI


E sempre lui


Le ire de Pia?
Ma quanto me fai ride
sorellina.

Tu m'hai inzurtato
bella chioma ar vento.
tu m'hai chiamato

finto romanaccio
e io nemmeno me te so
magnata viva

t'ho sorvolata
per nobiltà de core,
er mio se capisce

mo voi le scuse?
Mie de me atté petté?
Le voi davero?

Sarebbe mejo
te le venissi a pià
qui 'ndo sto io

bella carciofa
ma io credevo che tu
capivi che io

stavo scherzanno
e io lo so che tu fai
finta d'esse

incazzata
e invece nun lo sei
e ce stai a próva

perché te piace
de fatte coccolà come
fate sempre voi

donne carine
e vabbè te fo contenta
me piace de sentitte.


VINCENZO IACOPONI MALAVISI


E IL MONDO D'ARTE DI PIA  oppure
QUI



A caro Vince'
io speravo de meglio
dovrò pensacce

Grazie Patricia
a te chiedo perdono.
Ora vado via.

Che con Vincenzo
me la vedrò altrove
se sarà poesia. 💋


A caro Vince'
io speravo de meglio
dovrò pensacce

Grazie Patricia
a te chiedo perdono.
Ora vado via.

Che con Vincenzo
me la vedrò altrove
se sarà poesia. 💋 


PIA


CRISTIANA MARZOCCHI 

 Al finiss tuch coss
e pe' se tira innans
Alla Scevola


CRISTIANA MARZOCCHI 


A questo mio POST scrive  VINCENZO IACOPONI MALAVISI

 Questo succede
perché la frafalla
ha un corpo snello
senza chiappette
e svolazza leggera
perché le ali
sono grandi e capaci
come quelle dell'aereplano.
Mo pensa tu, pora frafalla,
come risulterebbe
se ciavesse du chiappone
come le tue: tu pensi
veramente che riusciresti mai
a svolazzare di ramo
in ramo sculettando gioliva?
Ma daje, nun te vedi?
Schiatterebbero li rami
tutto quanti
anzi l'arbori appena
s'accorgessero che arivi
se chiuderebbero
e doppo avressimo foreste
de cipressi e cipressetti
che quelli de Bolgheri
alti e schietti
a magara fanno ride.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI

A questo mio POST 
VINCENZO IACOPONI MALAVISI ha aggiunto:


"Arriva il momento in cui
devi mollare gli argini perché
l'ondata che ti pressa da dentro
è troppo forte, è spietata.
Arriva per tutti
e allora non sta a te guardare
come deborderà questa acqua lercia,
se in ordine prestabilito
docilmente,
oppure in modo tumultuoso.
A te è dovuto solo lasciarla
libera di uscire e di seguire
un corso nuovo, tutto suo."


VINCENZO IACOPONI MALAVISI

A questo mio POST il solito dissacrator Più o meno cortese ahahahahahahah VINCENZO IACOPONI MALAVISI

Arrossiscono le foglie
perché stai passando tu
e ci sperano proprio
che ti fermi giuliva
a cinguettare ed a fotografare,
a immortalarle insomma;
invece ti sei messa a scappare
come una lepre inseguita
da una muta di cagne.
Scusate arbori, scusate
foje arrossate,
voi nun cell'avete certi bisogni:
la pollastrella vostra
se la faceva sotto
e allora core
sinnò s'allaga.

VIN.IAC.MAL. 


A questo mio POST ecco l'intervento di  VINCENZO IACOPONI MALAVISI

 M'hanno chiamato poeta
li mortacciacci loro,
e loro chi so?
Sicuramente fij de na mignotta,
sboroni, accattoni e rompipalle,
che altro nun fanno appunto.
M'hanno chiamato poeta
come se io fusi tanto scemo
da camminà ner monno
guardanno er cielo
co un taccuino in mano
dove che scrivo tutte
le stronzate che me sorvoleno
la capoccia drento ar giorno.
Er poeta nun cià la corona
d'alloro intorno a la capoccia,
tenuta ferma da le corna;
er poeta è n'omo come l'antri
cor pisello davanti e le chiappe
de dietro. Er poeta inciampa pe tera
ma no perché sta cercanno
de scoprì er sesso dell'angeli
-so froci tutti quanti-
ma perché guardava si veniva a piove
cor naso pe l'insù, ecco perchè.
Nun è corpa de nisuno, tantomeno
la tua si tu sei nata storta
continua però così
finché io te sopporto
bella mora.
S'arisentimo, adesso ciò
cose urgenti da sistemà.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI