sabato 6 giugno 2020

Ay ay ay

Ho dovuto cercare un mantra per rilassarmi e per... diciamo dimenticare.

Italiano popolo bue, dicono. Popolo di cantanti, navigatori santi...
Io direi pure di assassini.
Sì, perchè dopo l'omicidio, l'infanticidio, il femminicidio, matricidio, parricidio eccetera c'è pure il VERBICIDIO.

Il 4 giugno ho portato la mamma in ospedale per la solita visita e terapia. Appuntamento ore 13.30. Un orario favoloso ma tant'è... anche loro faranno come possono. Nel reparto oncologico c'è sempre il pienone e chi sta peggio di lei, quindi...

Comunque, per farla breve. Non ho potuto entrare come al solito quindi l'ho lasciata all'ingresso del reparto e l'ho aspettata seduta su una sedia scomoda, l'ereader in mano fino a che.... fino a che due giovani che stavano uscendo si sono incontrati e salutati.
Parlavano a voce alta e non ho potuto far a meno di sentire il discorso.

"Se io avrei saputo di tutta sta cosa ma ci mica venivo?"

Se io avrei saputo?????????????????

Appunto...


Ayayaya canta y no llores
porque cantando se alegran
cielito lindo los corazones

Patricia

venerdì 5 giugno 2020

Cara amica di carta (Vani Sarca di Alice Basso)

Cara amica,
straordinaria donna cartacea eppure reale.
Sei di una simpatia unica e son felice che alla fine la tua maschera si sia frantumata e tu abbia finalmente potuto dimostrare il tuo vero io, molto meno menefreghista e acido di quanto tu voglia.
E' vero che sei un miscuglio di caratteri diversi e quindi, miscelandoli tutti insieme, facendoli girare vorticosamente come in un frullatore che sbatte le uova, sei uscita come sei. Così... ribelle, di battuta pronta e salace, capace di comprendere al volo chi hai di fronte ma non te stessa.
E' anche vero che se tu esistessi veramente forse noi due non potremmo essere amiche costanti. Lo saremmo solo a fasi alterne perchè i nostri caratteri ci farebbero scontrare continuamente.
Con l'amicizia irreale che ci lega invece, andiamo d'amore e d'accordo. Io ti apprezzo e ti sostengo anche se non sempre mi è facile capire i tuoi colpi di testa. O starti dietro nelle tue azzeccatissime soluzioni.
Di certo, perdonami, ti invidio la tua dote di empatia, la tua capacità di vedere oltre la pelle, oltre le pose.
Io non sono come te. Per questo parlo di invidia, ma è quella buona, quella che non spinge a fare del male, a ferire. Pizzica la pelle ma solo a me.

Per altro invece ci assomigliamo.
Non dico per la ribellione perchè ormai alla mia età, potrei essere tua madre, è cosa lontana.
Non dico nemmeno per le battutacce perchè ho, sì, la lingua pronta ma non come la tua.
Dico per la maschera che ci copre il viso.
Tu vuoi dimostrarti forte, menefreghista, cinica per poter fare la tua vita e sottrarti ad una madre invadente. Per fortuna, Romeo (mai nome fu scelto meglio per una controparte) e gli amici che hai sempre rifuggito hanno sgretolato quel "gesso" e poco per volta han tirato fuori.. meglio ancora! han lasciato che la tua essenza più vera venisse a galla.
Alla fine quando l'ultimo frammento  è caduto, hai pianto. Hai versato tutte le lacrime che racchiudevi dentro di te e che ti facevano soffrire.
Così sei uscita rinnovata e bellissima. Una stupenda dark woman dagli occhi bistrati e dal ciuffo biondo.

Ecco, l'altro oggetto della mia  innocente invidia. Le lacrime. Tu te ne sei liberata ma io non ci riesco,
Anch'io, come ti ho già detto, porto una maschera da un quarto di secolo, quasi. Quella della donna forte, che regge il mondo.
Non è così e se ci potessimo parlare dal vivo tu lo capiresti subito. Gli altri... diciamo che a loro fa comodo che sia così.

La tua maschera è caduta, la mia no, troppo incollata.
Tu hai pianto, io invece non ci riesco. Forse tanti anni fa, finii la scorta e non le comprai più.

E adesso, basta! Lasciamo stare le nostre somiglianze e le nostre differenze.
Tu sei fatta di sogni, carta e parole ma sei più reale di molte persone vere.
Io sono di sangue e pelle ma a volte mi sento più irreale di te.
Che brutto il mondo! O forse siamo noi che non ci sappiamo vivere?

Ciao Vani Sarca, grazie della compagnia.
Che la vita ti sorrida sempre.
Patricia

giovedì 4 giugno 2020

Pensieri scemi 4

Occhei!
Oggi sragiono un po'. Ma tanto voi ormai ci siete abituati alle mie follie quindi lo  posso fare liberamente.
Oltretutto, un po' di risate, magari anche a dentri stretti, male non fanno.

PENSIERO SCEMO 1
In un periodo come questo col coronavirus/covid 19 che circola liberamente;
in un periodo in cui tutti ci sfruculiano le... idee con un lavaggio del cervello continuo su lavarsi le mani, portare la mascherina, portare i guanti, disinfettarli (guanti mani e ogni oggetto intorno a noi) con amuchina e simili;
cosa hanno inventato questi geni della pubblicità?
Niente popò di meno che il detersivo spray senza candeggina!
Wow! Che volpi!
Vero che alla fine dello spot si dichiara che c'è anche quello con candeggina, ma è detto così, come se fosse un'appendice inutile.

Allora, adesso mi chiedo una cosa. Visto che noi italiani abbiamo già normalmente le idee ben confuse, vi ci mettete pure voi?
Da una parte ci dicono di usare la candeggina, dall'altra ci fanno i detersivi senza.... e noi nel mezzo che usiamo?
Boia fauss! Non potevate mettervi d'accordo prima,  produttori e politici?

Io nel dubbio faccio come sempre. Candeggina forever visto che in fondo è anche l'unica che smacchia veramente pure una cucina di ben 35 e pussa anni.

PENSIERO SCEMO 2
Sì col riso ma senza lattosio..... eh????
MI spiegate cosa centrano riso e lattosio?
Il riso è uno dei cereali più completi ma non contiene lattosio.
Il lattosio è derivato dal latte animale. Non è un cereale.

Cosa hanno in comune? Una pubblicità sciocca?

Se mi si dice sì con la pasta ma senza glutine, ok! Perfetto!
Ma tra due ingredienti che non centrano niente che ..zzo mi dite?

PENSIERO SCEMO 3
Parliamo ora del bifidus?  Quello che fa tanto bene alle donne e non ho mai capito perchè solo alle donne. Come se non ci fossero uomini che soffrono di stipsi.
Che poi, parliamoci chiaro, frutta e verdura e vedi come... va beh, immaginate dove si corre!
Per carità, se si vuole mangiare uno yogurt nessun proletameblema, è anche fonte di calcio magari.
Ma fare pubblicità a mele, pere, fragole,, prugne,, pesche, albicocche? Oppure a bietole, pomodori, zucchine, melanzane?
Oltretutto farebbe anche bene alla nostra agricoltura e ai nostri agricoltori eh...

PENSIERO SCEMO 4
L'acqua... quella priva di sodio, quella che fa fare plin plin,,.,.. ma porca paletta! Tutta l'acqua fa fare plin plin e se ne bevi tanta anche pliiiiiiiiiiiiiiiiin.
Capisco scegliere quella con meno sodio, quella con più calcio (esiste?) quella oligominerale ma che un'acqua sia più diuretica di un'altra...mah!

PENSIERO SCEMO 5
E infine... vai con la sporcizia.
Confesso che ogni tanto vado a controllare la guarnizione della mia lavatrice. Vado ad annusarla per sapere se ha usato Eau de Fogna numero 7 anzichè ammorbidente al fior di loto.
Sì! Perchè mi viene prima il patema d'animo. Ma come? Sono l'unica al mondo a cui la lavatrice non puzza? Sono l'unica che non deve far arricchire certi produttori perchè quella scellerata della sua lavatrice è  una convinta sfegatata igienista?
L'unica a cui, nella guarnizione non si ferma catrame/letame/et similia?
Poi però, mi girano perchè son cascata nel giochetto della publicité.
Farti sentire il bisogno di possedere qualcosa.
Poi, quella poveretta della pubblicità, con quella linguaccia fuori....  da chiamare il telefono bianco delle lavatrici.

Patricia

mercoledì 3 giugno 2020

La bambina

Una fitta lancinante alle tempie e d'improvviso sul libro che stava leggendo, scomparvero tutte le parole.
Vide una strada inghiaiata che si snodava per la campagna e sulla strada una bimba di quattro, cinque anni vestita di scuro, i capelli chiari che le scappavano dalla coda di cavallo fatta malamente. Per mano teneva un orso di peluche più grande di lei.
Sembrava si stesse allontanando da... no! Lei sapeva che si stava allontanando da qualcosa di brutto, il cuore pieno di dolore.
Ma a chi dirlo? Ci aveva già provato e l'avevano presa per pazza.
Però, quella bambina.... le pareva di sentire il suo dolore e anche se non la conosceva sapeva di doverla aiutare.
Posò il libro e decise di andare a fare una passeggiata lì intorno. Forse... forse l'avrebbe incontrata.
Patricia

https://pixabay.com/photos/girl-walking-teddy-bear-child-walk-447701/

martedì 2 giugno 2020

124

Sotto la luce
lunare io aspetto,
cerea Selene
Patricia

lunedì 1 giugno 2020

INSIEME RACCONTIAMO 57 RIEPILOGO

INSIEME RACCONTIAMO 57 RIEPILOGO


Questo mese abbiamo giocato con l'incipit di DANIELE VERZETTI
e devo dire che siete stati non solo bravissimi ma anche degni di scrivere dei bei noir.
Certo però che non vi farò mai arrabbiare fanciulli..... siete pericoleserrimi! ahhahahahaha

L'incipit di DANIELE VERZETTI era questo


"Lei entrò prese la mira e lo uccise! Così a bruciapelo, senza un'apparente ragione. Uscì indisturbata non prima di aver lasciato col suo rossetto rigorosamente rosso sangue la scritta sullo specchio: "Ed ora prendimi se riesci" Una volta uscita, girò l'angolo prese il primo taxi che passava di lì e si dileguò. "Certo che...", pensava lei, mentre il tassista guidava in mezzo al traffico di un sabato sera come tanti altri, "….


I vostri finali



DANIELE VERZETTI
Con lui ci stavo bene e lo sapeva fare molto bene. Peccato per il suo ostinato principio di verità e la sua cocciuta voglia di indagare su tutto quello che non lo convinceva. Io non potevo certo svelargli che sono una spia industriale e che volevo fregargli un brevetto della sua società, e non potevo certo dirgli che ero la stessa persona che di fatto aveva rovinato un suo amico l'anno prima, portandolo di fatto al suicidio, disperato com'era per essersi visto rubare il brevetto che ho poi venduto meglio di qualunque altro prima di quello. Lui aveva mangiato la foglia, io non ho più potuto rubargli la formula ma non potevo lasciarlo vivere con il rischio che indagasse anche sul mio passato.

Mentre tutti questi suoi pensieri, vorticosamente, si succedevano nella sua mente, il taxi proseguiva verso l'aeroporto. Passaporto sempre in borsa e, questa volta, biglietto di sola andata per i Caraibi.


FIRMA   
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®


ARIANO GETA
.. è stato abbastanza facile. Però..."
Il solito dubbio che la tormentava quando compiva queste missioni: è sufficiente uccidere una persona per modificare il futuro?
Scese dal taxi, si allontanò per cercare un posto appartato e estrasse dalla borsetta il trasmettitore.
"Missione compiuta, venite a prendermi. Sì, ho lasciato un messaggio fuorviante sullo specchio e l'ho ammazzato! Questo tale... come si chiama? Hitler, sì. Beh, ha appena festeggiato il suo diciottesimo compleanno con un proiettile in testa".

ARIANO GETA


PIA
.."non poteva credeci". Una persona del suo calibro, a capo di uno dei gruppi di difesa più potenti e scaltri al mondo.
"Non mi amava, lo so, ma mi desiderava tanto."
Non aveva capito della sua forte brama di vendetta.
Lui era stato la causa della morte di sua madre. Usata per il suo piacere a soli 15 anni e poi abbandonata, dopo aver pagato profumatamente la sua famiglia. I soldi possono tutto, questa é la verità di ieri, di oggi, di sempre. Lei nacque comunque.
Ma sua madre non è sopravvissuta a causa di una malattia provocata dalla forte violenza subita nel rapporto.
Cresciuta coi nonni, materialisti, assenti, che dopo aver sperperato il denaro ricevuto decidono di vendere la bimba a persone che hanno approfittato di lei in ogni modo. Scappando da tale situazione divenne un sicario.
Sì, uccideva per soldi. Come gli era stato insegnato sin dalla nascita.

Lo aveva sedotto. Tanto che nonostante sfuggisse a lui, se lo ritrovava sempre davanti. Nel ristorante con enormi mazzi di fiori, nel negozio d'abbigliamento dove la raggiungeva di soppiatto, regalandogli di tutto e di più e pagando tutto lui.
Quasi un'ossessione per lui.
Poi l'occasione per agire. Un invito più che desiderato nella sua stanza privata, in quell'albergo di lusso. Dove non era protetto come di solito.
"Era stato troppo facile, pensava e rimurginava".
Comunque adesso era in taxi. Diretta alla sua villa segreta.
"Ora una bella doccia e via a vivere la mia vita, a festeggiare per l'ultima volta. Prima di cambiare nome, vita e città per sempre."
Serena apre la porta-finestra entrando dal giardino.
Uno sparo, improvviso.
Lei si accascia sorpresa, in una pozza di sangue.
Lui era lì, con la pistola in pugno e la sua squadra pronta ad intervenire se qualcosa d'imprevedibile fosse accaduto.
"Finalmente ce l'abbiamo fatta!" Esclamò.
"Ti ho beccata, hai visto?" Si riferiva alla scritta sullo specchio.
"Andate e cercate tutte le informazioni possibili. Presto!"
"Ormai li abbiamo in pugno, ben fatto colleghi!"

PIA


SINFOROSA CASTORO

certo che... la moglie doveva ben odiarlo per pagarla così tanto per compiere quell’omicidio, ma d’altra parte, come lei le aveva ben spiegato, lui avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua consolidata carriera e il suo cospicuo conto in banca, le prove dei suoi crimini li aveva in mano e ormai era solo questione di ore perché tutta la faccenda venisse allo scoperto.
Ma a lei in fondo cosa importava dei perché degli odii altrui? Lei faceva questo di mestiere: uccideva persone su commissione, punto.

SINFOROSA CASTORO


SFINGE
"Certo che mai avrebbe pensato di imparare proprio quel mestiere, né che un giorno proprio quello che le aveva insegnato suo padre nella fattoria dove era cresciuta, sarebbe stato il lavoro che le permetteva di vivere agiatamente in città, ma soprattutto mai avrebbe pensato di incontrare un uomo così apparentemente rude ed indifferente, tanto simile al suo grande papà, come questo suo ultimo cliente, il signor Robert".

Sorrise rivedendolo con gli occhi della sua immaginazione. Robert era un bell'uomo alto e robusto e lei non riusciva a capire per quale motivo continuasse a chiamarla per liberare i suoi terreni dalle bestie selvatiche: serpenti soprattutto, alcuni dei quali anche pericolosi! Possibile che uno così non fosse capace di sbrigarsela da solo? Lei glielo aveva anche chiesto una volta, giusto con quel velo di ironia canzonatoria, ma Robert non aveva battuto ciglio e non se l'era presa a male: le aveva solo risposto che non aveva tempo di mettersi a cacciare i serpenti. Poi le aveva girato le spalle proprio come se non gliene fregasse nulla e lei si era sentita punta e sminuita nelle sue capacità. Dare la caccia agli animali che infestavano la fattoria era una delle piccole grandi eroiche avventure per le quali da piccola ammirava suo padre, tanto che crescendo lo implorava di permetterle di accompagnarlo ed aiutarlo, ma aveva dovuto penare parecchio perché, ad insindacabile giudizio dell'uomo, non era mai abbastanza grande!

Gli uomini a volte ti trattano come una deficiente, magari credendo di essere galanti e protettivi: per questo a 14 anni un giorno lei prese da sola l'iniziativa e riuscì ad uccidere il suo primo serpente: apparteneva anche ad una specie velenosa, perciò quando suo padre se ne rese conto le toccarono rimproveri ed punizioni, ma in qualche modo riuscì a spuntarla. Considerata la testardaggine della ragazza infatti, dopo quella volta il padre cominciò ad insegnarle come fare: lui usava degli archi o delle lance per avvicinarsi abbastanza e colpire silenziosamente. Lei rivelò fin da subito un'abilità innata nel tendere agguati ed una mira eccellente. La campagna però l'annoiava: non c'era mai niente da fare, specie la sera! Fu per questo che dopo la morte del padre aveva preferito trasferirsi in città. Aveva fatto un po' di tutto come lavoro ed alla fine quasi per caso, per la richiesta di aiuto di un amico, aveva cominciato a disinfestare terreni e fattorie da animali indesiderati. Non si aspettava però di essere tanto richiesta e di guadagnare così bene. Oltretutto la cosa la divertiva: ogni spedizione era una piccola avventura che vivificava il suo puerile entusiasmo.

Poi da alcuni mesi era arrivato questo signor Robert, che aveva bisogno di lei così spesso da farle perfino sospettare che lui lo facesse apposta e li andasse proprio a cercare gli animali da mettere in giro nella sua fattoria. Storse leggermente la bocca, questa volta aveva superato se stesso: un serpente in casa e (guarda un po') in camera da letto! Cosa credeva? Che lo avrebbe aspettato? A questo punto i suoi sospetti erano confermati e davvero le importava poco di essere pagata, ma voleva che lui andasse a cercarla, voleva vederlo senza quella maschera di noncuranza. Sorrise: il malcapitato aveva solo un numero di telefono che lei usava solo per lavoro ed avrebbe tenuto spento nel weekend, non poteva avere certo il suo indirizzo. Ora sarebbe cominciato il divertimento. Si stiracchiò sul comodo sedile del taxi e cominciò a pensare agli amici che la stavano aspettando nel loro locale preferito: chissà se Matteo sarebbe venuto stasera dopo la sfuriata che gli aveva fatto l'ultima volta...

SFINGE



GUS O
"Lei entrò prese la mira e lo uccise! Così a bruciapelo, senza un'apparente ragione. Uscì indisturbata non prima di aver lasciato col suo rossetto rigorosamente rosso sangue la scritta sullo specchio: "Ed ora prendimi se riesci" Una volta uscita, girò l'angolo prese il primo taxi che passava di lì e si dileguò. "Certo che...", pensava lei, mentre il tassista guidava in mezzo al traffico di un sabato sera come tanti altri, "….questa volta andrò sicuramente in carcere, giudicata e condannata alla pena di morte con un'iniezione letale. Bene bene, tutto gratis, anche l'avvocato d'ufficio. L'eutanasia in Svizzera mi sarebbe costata di più, anche se loro la chiamano suicidio assistito e costa 100.000 franchi.
Intanto il riccone che ho ammazzato lascerà un'eredità pazzesca al nostro figlio che stupidamente ha riconosciuto come suo, mentre è del mio amante.

GUS O


SIMONA

...in fondo l'avevo avvertito".
Lui, arrogante e prepotente, la tradiva da tempo e lei, succube e remissiva, sopportava in silenzio.
Ma quella sera, quando lui le disse sfacciatamente che sarebbe andato a teatro con la sua amante, lei gli fece notare che quella cravatta viola non era adatta, perché quel colore porta male a teatro.
Lui rise, le voltò le spalle e uscì.
Certo in fondo l'aveva avvertito...
SIMONA


"Lei entrò prese la mira e lo uccise! Così a bruciapelo, senza un'apparente ragione. Uscì indisturbata non prima di aver lasciato col suo rossetto rigorosamente rosso sangue la scritta sullo specchio: "Ed ora prendimi se riesci" Una volta uscita, girò l'angolo prese il primo taxi che passava di lì e si dileguò. "Certo che...", pensava lei, mentre il tassista guidava in mezzo al traffico di un sabato sera come tanti altri, "  l'idea del silenziatore era stata geniale,  fra le poche persone che si trovavano nei paraggi,  solo una aveva girato la testa forse pensando a qualche oggetto caduto e lei era uscita indisturbata. Ci aveva pensato e ripensato e quando il medico le aveva dato pochi mesi di vita, aveva agito. e ne era valsa la pena : la soddisfazione era grande, immensa. Ora sarebbe andata in albergo , gestito da italiani , avrebbe ordinato una cena completa e , al momento del dolce avrebbe brindato alla morte definitiva,  almeno per lei, di quel mostro. Per settimane si era informata  su dove avrebbe potuto trovare la realizzazione più realistica di quell'essere immondo, aveva pesino pensato a quella  di Catelan, ma dove poterla avvicinare?
Conosceva a memoria le sedi in cui avrebbe potuto trovarlo e scartando quella più vicina di Roma, che faceva veramente pena,  e poi tutte le altre in Europa, finalmente aveva trovato  quella recentissima  di Berlino, ove appariva avvilito e spettinato,  consapevole della sconfitta ,  probabilmente nel momento in cui  si rendeva conto che l'unica scappatoia sarebbe stata quella   del suicidio. Lei però era riuscita a fare proprio ciò che lui aveva voluto evitare : essere ucciso. Si tolse il cerotto che solitamente portava sull'avambraccio e passò i polpastrelli sul numero tatuato. Lei se l'era tenuto tutta la vina, ma suo padre e sua madre , le due sorelline e il fratellino non avevano potuto. A loro, la vita era stata tolta nel modo più brutale

CRISTIANA MARZOCCHI

LULU'
…”cosa tocca fare, per attirare la tua attenzione, detective Snow! Se fossi stato un uomo più facile, sarebbe bastato un invito a cena! Ma a me piacciono gli uomini difficili da conquistare!” Si calcò il cappello in testa in modo che le tenesse in ombra il volto e guardò fuori dal finestrino con un sorriso diabolico sulle labbra rosse.
LULU'

Il mio finale

Certo che c'è da ridere. Vorrei proprio vedere cosa succederà quando  troverà quel disastro." e rise pensando allo specchio sporco e alla foto bucherellata.

Come d'obbligo aveva anche lasciato una traccia al suo amante: il rosso scarlatto del rossetto. Chissà se si ricordava ancora...

 Certo che sì altrimenti come avrebbe potuto proseguire nella caccia al tesoro dove il tesoro era lei?

Patricia



domenica 31 maggio 2020

Strada obbligata o libera scelta?

Dicono che il nostro destino sia già stabilito a priori. Che sia una strada obbligata che iniziamo alla nascita e terminiamo con la dipartita.
Può anche essere ma... ma se lungo il cammino troviamo un bivio? Sicuri che non possiamo deviare?
Forse, basta soltanto non nascondersi davanti ad una scelta.

Oppure, anche questa nostra scelta con conseguente deviazione è già scritta nel destino e noi ci illudiamo soltanto di poter decidere.
Chissà! Lo sapremo mai?
Patricia

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