domenica 4 dicembre 2016

Meme I quadri, i romanzi e i paesaggi artificiali


Meme di Cristina M. Cavaliere!!!!
Eccovi il link del suo post.
http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/2016/11/i-quadri-i-romanzi-e-i-paesaggi.html dal suo blog http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it

Un nuovo  meme ma questa volta si parla di paesaggi artificiali. Quelli costruiti dall’uomo.
Sarò in grado di preparare il post? Proviamo, tanto Cristina è buona e non mi sgrida :)) Poi lo pubblico sotto Natale e si sa che a Natale sono tutti più buoni 😅😅😅😅

Allora… questa volta si tratta di abbinare a libri che abbiamo letto e amato  quadri che rappresentino paesaggi artificiali e che abbiano una forte attinenza col libro.

Sembra semplice! Dopo aver letto il suo post però… uff… mi sono accorta che alcuni libri li ha già indicati lei e se riesco non voglio far doppioni.
Intanto però, cercherò di non leggere gli altri post partecipanti al meme per non farmi influenzare :D)



Parto con Dino Buzzati e il mio adorato Il deserto dei Tartari.







La lunga storia di un’attesa, di un futuro insicuro. Della mancanza di certezza che consuma una vita. 
Drogo ne fa una prigione da cui scrutare il futuro senza scorgere nulla. Si distrugge in questa attesa e consuma i bastioni della fortezza Bastiani nel suo continuo scrutare l’orizzonte nella speranza/timore di veder arrivare i Tartari, così come consuma la sua esistenza.

Ma cosa rappresenta questa attesa? La vita non vissuta. Soltanto guardata passare. 
E i Tartari? Il coraggio di affrontarla.
Ma tutto questo al tenente manca e cosa resta allora? Ruderi… briciole di vita, di speranze. Di illusioni.

A questo libro abbino il quadro di John Constable "Stonehenge" perchè i ruderi del dipinto somigliano a quelli della vita di Drogo, ridotta in macerie dall'inutile attesa.









Il secondo libro è I PILASTRI DELLA TERRA di Ken Follett, secondo me il suo capolavoro assoluto.








Nel lungo periodo in cui si svolgono le vicende narrate, assistiamo a tutto. Dalle violenze tipiche del periodo, alla smania di potere e gloria di nobili e appartenenti al clero, dalla vita nei conventi a quelli della povera gente.
Ma assistiamo soprattutto alla costruzione di una cattedrale, quella che dovrebbe essere il simbolo del luogo più che della cristianità.
Sentiamo parlare di archi a sesto acuto, di colonne portanti, capitelli ma anche di infortuni sul lavoro, di morte.
La vita di Tom il costruttore si consuma proprio costruendo questa cattedrale mentre i vari tonacati “inciuciano” col potere per il potere.

E che quadro potevo abbinare a questo libro se non un dipinto di 
Monet?



 
Il terzo libro è TRE CROCI di Federigo Tozzi



Storia del disfacimento di una famiglia, di un fallimento economico ma non solo perché si tratta anche di un fallimento morale.
Da proprietari altezzosi di una antica libreria antiquaria, i tre fratelli Gambi si ritrovano a non aver più di che sfamarsi. Cattiva gestione, sperpero, un tenore di vita superiore alle possibilità li riduce alla miseria. Uno finisce a chiedere l’elemosina, il secondo si suicida e il terzo tenta di ricostruirsi una vita, unico dei tre, ma la gotta glielo impedisce uccidendolo.
Tre croci… l’unica cosa che riusciranno ad ottenere alla fine della loro vita, sono proprio tre croci di legno che le nipoti metteranno sulle loro tombe. 
Vita al di sopra delle proprie possibilità, snobbando altezzosi tutti, ma poi, stringi stringi, uguali a quei tutti che avevano disprezzato.

Ambientato in una riconoscibilissima Siena è quanto mai libro attuale. Stessi problemi, stessi errori… stessa superficialità.

Il quadro abbinato è
Ingresso del cimitero di Caspar David Friedrich
 






Su un tratto semipianeggiante, alti alberi sullo sfondo, la natura viene adornata di lapidi. L’uomo vi ha costruito un cimitero.Piloni portanti del cancello e della cancellata e oltre freddo marmo che ricopre le spoglie… dove tutto ha fine.
Ho scelto questo quadro perché mi ha fatto pensare alla desolazione dell’animo dei fratelli Gambi. Desolazione quasi cercata, quasi voluta. Desolazione che li spinge in un metaforico baratro ma in una reale solitudine. Proprio come dentro ad una tomba.




Il quarto libro è IL TENENTE DEL DIAVOLO di Maria Fagyas.



E' un libro giallo ambientato nel 1909 quando dieci ufficiali dell'esercito austroungarico vengono promossi e ricevono una lettera contenente una pastiglia di... viagra dell'epoca.
Uno di loro la inghiotte e muore.
Da qui, nasce il noir con in sottofondo i primi sentori di una guerra in arrivo.

Il capro espiatorio si trova ma Emil Kunze, il magistrato militare, tribolerà ad indagare e si perderà in un labirinto di dubbi e quasi certezze,  decisioni e indecisioni in un ambiguo rapporto con il sospettato.

Non di solo noir si tratta infatti ma di un profondo scavo psicologio dei due personaggi principali in un duello, ripeto, ambiguo e con una leggera vena di erotismo appena pronunciato oltre che  ad uno scavo nella società viennese dell'epoca.



A questo libro abbino il quadro di Andrè Masson Il Minotauro e il labirinto del 1930 




Il labirinto del quadro è quello fisico, in muratura ma rappresenta secondo me molto bene il labirinto mentale e psicologico di Kunze come ingorgo di pensieri, situazioni  e sentimenti.
Secondo me, la simbologia e l'attinenza al libro ed ai suoi personaggi sono  perfette.

Questo labirinto rappresenta infatti  un caos di sentimenti calpestati, taciuti,  di insicurezze che Kunze deve affrontare per giungere alla verità. 
Non quella vera e propria dell'indagine. La sua personale, rappresentata dal Minotauro: paura della strana attrazione che prova per il sospettato, paura di una deriva omosessuale. Paura dello stesso sospettato che gioca col magistrato come fa il gatto col topo.

Se per il minotauro il labirinto è una costruzione fisica, una prigione che lo ingabbia, per Kunze è una barriera psicologica altrettanto difficile da sgretolare e abbattere.

Myrtilla