sabato 21 luglio 2018

VERSEGGIANDO 7 RIEPILOGO

            VERSEGGIANDO 7
                  RIEPILOGO 



CATARSI
ARCANI
FAVOLA
SURROGATO
DEMODÈ 


Queste sopra erano le parole da  me scelte per il gioco numero 7 di VERSEGGIANDO.
Le avete trovate difficili? Oppure sensate? Vi sono piaciute oppure no? :)
Dalla vostra partecipazione direi....

Ma ecco i vostri componimenti rigorosamente in ordine cronologico di arrivo.
 FAVOLA DEMODÈ
ARCANI 
SURROGATO
di CATARSI.


SINFOROSA


VINCENZO IACOPONI MALAVISI

Oh la CATARSI
con occhi strani,
che soccombeva
con mezzi ARCANI
dentro una FAVOLA
già raccontata
mentre cibavansi
di molliche di pane
nel SURROGATO
di un buon caffè,
bevuto con sussiego
un tantino DEMODÈ.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI 



DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®   oppure QUI

"STORYTELLING"
Sotto un cielo rosso sangue
Anime solitarie si ustionano a morte
Bruciate da feroci raggi di solitudine.

Raffiche di odio
Strapazzano sentimenti DEMODE'

Suicidio come CATARSI
Questo il responso degli ARCANI maggiori.

E non è più tempo di mendicare
Inutili attimi di vita
SURROGATO di una penosa esistenza
Figli di una FAVOLA falsa e bugiarda
Di nome speranza.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



MARINETTA

 Tutto oramai
era come un miscuglio di ...
ARCANI.
Ciò che provava
era solo un SURROGATO
di quel sentimento
che li aveva uniti.
Desiderava solo
la CATARSI...
In un posto sperduto
del mondo,
purchè lontana da lì.
La sua bella FAVOLA
non aveva avuto
un lieto fine.
In quella casa,
tutto le sembrava DEMODE'...
Compresa lei


MARINETTA


CRISTIANA MARZOCCHI

Tempi oscuri codesti
veri e propri "arcani"
in cui spicca un "surrogato"
di democrazia e coscienza.
ogni concetto esistenziale è "demodè"
e le promesse hanno un amaro
retrogusto di "favola:"
tarderà a lungo una "catarsi


CRISTIANA MARZOCCHI 


LA MIA POESIA

Voglio una FAVOLA
eterno SURROGATO di vita reale,
DEMODÈ  quanto basta
per essere diversa dall'oggi.
Tra draghi e lucenti cavalieri
magie e ARCANI riti
il mio spirito risorgerebbe
libero
leggero
in una CATARSI infinita.
PATRICIA

venerdì 20 luglio 2018

Le ultime peripazzie giuro che ne ho le scatole piene! Agggiornamento

Mi posso sfogare dopo il post di INSIEME RACCONTIAMO?
Già! Ne ho proprio le scatole piene adesso!

E scusate lo sfogo ma sono tre giorni che corro dal veterinario per Papaya.
Non era lei. Svogliata nel mangiare, poca voglia di correre da qualche giorno ma pensavamo al caldo e all'afa visto che lei li patisce tanto.
Poi martedì sera quando siamo tornate dall'oculista per mamma l'ho vista ancora più giù.
Soprattutto ho vista la lingua con un colore strano. Non bella rosa come sempre. Sembrava sbiadita.
Ok... mercoledì mattina siamo andate dal veterinario. Tutti gli esami perfetti tranne l'urea. Massimo 50 e lei aveva 124.
Che mangia? Minestrone di verdure verdi (spinaci coste sedano zucchine), polmone bollito, carne rossa tacchino pollo. Nè scatolette nè croccantini anche perchè ha la tendenza ad inciccionirsi parecchio essendo sterilizzata.
Resta il fatto che il valore dell'urea è alto davvero. Per fortuna quello della creatinina è perfetto e quindi non si tratta d un problema renale. Si pensa più che altro ad una intossicazione da anticrittogamici.
Che????????????? Una cagnolina che non esce dal suo cortile? E come ha fatto?
Noi non abbiamo fatto nessun trattamento d'altronde il cortile è in cemento. Il vicino nemmeno con un bambino di 16 mesi che gioca fuori e poi ovviamente si mette le mani in bocca.
Subito abbiamo pensato al regalo dii qualche fesso poi però mi è venuto in mente che a fine giugno, inizio luglio erano passati dal comune a spruzzare un antiparassitario nei tombini nella eterna lotta contro le zanzare.
Mi avevano garantito che non era affatto pericoloso per gli animali domestici. Nemmeno per le zanzare ad essere sinceri eh
Resta il fatto che, pensandoci sopra, ora mi rendo conto che dopo questo trattamento ha incominciato a essere strana.
Io avevo subito coperto il tombino e quindi non aveva potuto leccare  il liquido spruzzato. Probabilmente però ne aveva inalato i vapori. L'intossicazione è stata più lenta però c'è stata.
Stamattina dopo il terzo giorno di flebo e iniezioni, l'urea era ancora a 99. Si è abbassata sì, ma non molto. Così continuiamo a curarla.
In più ora è a dieta. Solo crocchette specifiche per non affaticare i reni che sono in salute e crearsi così altri problemi.
Papaya sta meglio, ha più fame e voglia di muoversi ma col collare di elisabetta non può. Se glielo togliamo però c'è il rischio che si tolga la cannula dalla zampa.
Mercoledì però... ragazzi! Che coliche!
E avanti!!!!!
C'è sempre posto per la sfiga!
E tra pochi giorni passeranno di nuovo per rifare il trattamento.
Ma non li lascio entrare nemmeno in cortile! Facciano della strada tanto le zanzare non le hanno fatte fuori.
Patricia

Aggiornamento. 
Sono passati mezz'ora fa e mi hanno garantito che il prodotto usato non è nè un piretricida nè un anticrittogamico.
Il principio attivo si chiama Diflubenzuron e serve per uccidere le larve delle zanzare impedendo loro di rompere il bozzolo nel quale sono avvolte e uscire trasdormandosi in zanzara.
A quanto pare non hanno mai avuto lamentele.
Ora ho già informato il veterinario così per domani quando andiamo a fare un altro flebo saprà dirmi qualcosa.

A questo punto, potrebbe essere qualcuno che di notte fa il giro per dare polpette ai cani? E chi lo sa! Non ho ancora sentito nessuno lamentarsi per problemi del genere.
Certo che i vet pensavano proprio che i valori fossero scesi molto di più dopo la cura. Invece sono ancora il doppio del valore massimo.

Oggi però continua ad avere coliche e poi a emettere gas... nervino!!!!

INSIEME RACCONTIAMO 35

    INSIEME RACCONTIAMO 35


E' vero che siamo d'estate, che fa caldo e che molti di voi sono in ferie o comunque in pausa dal blog, però per chi resta sul web ecco il nuovo incipit di INSIEME RACCONTIAMO

Speriamo di essere in parecchi ma se così non fosse, pace! Ci rifaremo più avanti :)

Intanto ecco il mio incipit e poi vi passo la... parola! 


 https://pixabay.com/en/man-human-homeless-poverty-lonely-3328779/

IL PASSATO

Quella notte aveva dormito molto male. Un pensiero fisso l'aveva tormentata. Non era riuscita a scacciarlo in nessuna maniera. "Forse solo abbattendolo a fucilate" pensò.
Ma poi sarebbe servito? In fondo il suo passato era ciò che era diventata:


Buon lavoro!!! 
Patricia

giovedì 19 luglio 2018

BERSERKR


Questo libro partecipa alla SFIDA ALL’ULTIMA PAGINA – READING CHALLENGE 2018



BERSERKR
di Alessio Del Debbio
Dark Zone (2017)





Dopo aver letto L’ora del Diavolo, ne ho parlato QUI) ho incontrato ALESSIO DEL DEBBIO al Salone del Libro di Torino di quest’anno allo stand di Dark Zone.
Giovanotto simpaticissimo!
Gli ho chiesto un consiglio su quale libro puntare dopo l’horror di cui sopra e mi ha consigliato BERSERKR. 
Un urban fantasy, lo ha definito se non ricordo male.
Ho voluto fidarmi anche se non sono troppo portata per i fantasy ma… Alessio Del Debbio non tradisce mai!

Mi ha incuriosito parlando di questo libro che non è più ambientato nei luoghi preferiti da Alessio, la Toscana, la zona delle Apuane…
No, questo si svolge in Germania in una Berlino all’inizio del terzo millennio. Uno sguardo nel futuro, quindi anche se spero che questo suo sguardo sia solamente fantastico e non diventi mai realtà.
Il libro per me è una grande metafora dei giorni nostri e temo di quelli che potrebbero attenderci se le cose continueranno ad andare in questa direzione.
Urban fantasy perché è ambientato in città e parla di umani e razze sovrannaturali, vampiri, streghe, lupi mannari e via dicendo. Poi ci sono le Oceanine, le terribili sirene incantatrici e mangiauomini, che già erano comparse in L’ora del diavolo. Qui le ritroviamo e sono coprotagoniste, sempre più violente e crudeli.

Ma parla anche di segregazione. La razza umana che con la scusa della pace, costringe gli altri, le antiche stirpi, a firmare un accordo destinato a mantenere l’ordine costringendole a restare rinchiuse entro determinati confini. Una sorta di lager dai quali non possono uscire.
Non vi ricorda qualcosa? Non vi sembra che certi individui convinti della loro superiorità stiano spingendo verso questa segregazione? O è solo una mia impressione?

Tornando al libro, di veloce lettura perché ben scritto e coinvolgente, il protagonista è un uomo che non ha mai chiuso i conti con il suo passato. Per farlo tacere si dedica a rapporti promiscui continui oltre a svolgere il compito di cacciatore per la Divisione, la polizia del luogo.
Diciamo che più che vivere, sopravvive. E’ tormentato, scontento. Pieno di dubbi che prende a calci per non doversi prendere la responsabilità di rifletterci sopra. Ma, quando il delicato equilibrio sociale traballerà in seguito ad omicidi efferati quanto inspiegabili, dovrà per forza di cose scontrarsi con il suo alter ego: il passato e riuscirà ad accettare quello che in fondo è veramente. Non solo un uomo, non solo un cacciatore ma soprattutto lo Spirito Protettore della Città, l’Orso di Berlino, colui che si prende carico della sicurezza della città e dei suoi abitanti contro le forze oscure. Un Orso arrabbiato anche che farà della sua rabbia a lungo covata, della sua voglia di giustizia un’arma letale contro i nemici.

Inoltre, ci dimostra che pur essendo “diversi”, se vogliamo aiutarci è possibile. Se vogliamo allearci contro un comune nemico lo possiamo fare.
Soprattutto, se vogliamo dialogare e cercare di capirci basta parlare ed ascoltare. E che si può convivere.

Per non amare troppo i fantasy, confesso che questo libro mi è piaciuto. Si sente che non è “solo” fantasia ma che dietro a tutto c’è un lungo lavoro di ricerca nella mitologia nordica in particolare e nella mitologia in generale. Si sente la preparazione di Alessio su questi argomenti. Niente è campato per aria. Tutto è ben valutato e piazzato al posto e al momento giusto.

Bravo Alessio! Buonissima lettura!
Patricia




Questo post partecipa a LIBRI A TUTTO GAS
ideato da SQUITTY DENTRO L'ARMADIO
e dal Pripi con questo POST 


#libriatuttogas    #ispirazioniandco

mercoledì 18 luglio 2018

Pennanera


                   https://pixabay.com/it/alpini-cappello-militare-penna-647542/



Pennanera è tirato ai giardini… steso… morto…
Quella era la voce che circolava in paese da un po’. Tutti i curiosi a correre. Tutti i pettegoli a dire è coricato… è a pancia in su.. è a pancia in giù… è seduto…
L’unica cosa sulla quale era tutti d’accordo era che sorrideva. Mai fatto da vivo ma ora che era morto….
Non ricordavano nemmeno il suo vero nome. Era Pennanera per tutti. Girava notte e giorno, d’estate come d’inverno, col cappello da alpino di suo padre, sformato, lercio, consunto, un mozzicone sgualcito di penna che puntava verso il cielo come a dire “ehi, tu, ricordati!”.
Già.. ricordati che proprio lui non era stato arruolato per zoppia. Lui.. nonni, zii, padre alpini eppure era stato escluso dalla famiglia in divisa. Non lo avevano mai voluto perché aveva una gamba più corta dell’altra. Per una vita si era presentato due, tre volte all’anno alla caserma vicino per essere arruolato ma niente. Quei testoni non lo avevano mai voluto. “Eh… non sono più gli alpini di una volta!” soleva dire a tutti.
Era per questo motivo che non si toglieva mai il cappello con la penna nera. Era alpino dentro, alla faccia della gamba gigia. Ed era per lo stesso motivo che aveva smesso di sorridere da anni.
Ora, invece, un sorriso gli aleggiava sul volto. Gli distendeva rughe e anni rendendolo strano a dirsi, finalmente sereno.
Nessuno se ne spiegava il motivo ma Pennanera lo sapeva. Lui sapeva perché finalmente poteva tornare a sorridere.
Quando aveva chiuso gli occhi perché quel dolore al petto era diventato una coltellata terribile, tutti gli alpini della sua famiglia gli erano venuti incontro.
Dai, Battì! Dati ‘n andi, bocia” (Dai, Battista! Datti una mossa ragazzo)
E lui finalmente con la sua divisa, il suo cappello nuovo e una lunga penna nera luccicante si era incamminato verso il battaglione che l’aspettava.
Patricia

martedì 17 luglio 2018

L'esilio dei moscerini danzanti giapponesi

Questo libro partecipa alla SFIDA ALL’ULTIMA PAGINA – READING CHALLENGE 2018


L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi
M. Magliani
Edizioni Exorma (2017)

Immagine presa da https://www.ibs.it/esilio-dei-moscerini-danzanti-giapponesi-libro-marino-magliani/e/9788898848478


Un io narrante che forse è l’autore che parla di se stesso. O forse, no!
Una voce senza nome che parla di lontananza, di solitudine. Di inquietudine intima e profonda. Di esilio volontario.. ma scelto per quale scopo? Per paura? Forse. Ma paura di cosa? Della vita probabilmente.
Una paura che lo porta a peregrinare tra la Liguria, il Portogallo, l’Olanda.

Parte, ritorna, riparte come se non si trovasse bene in nessun luogo. Come se le sue radici lo richiamassero ogni volta in Liguria, la sua terra, ma, asfittiche e fragili, non riuscissero a trattenerlo.
E anche perché non riesce a dare un addio definitivo alle persone, alle cose, ai luoghi. C’è un’inquietudine di fondo in lui che lo spinge a tornare a casa e poi a tornare "altrove".

Così, tra ricordi di un passato lontano e ricordi di momenti più recenti, quest’uomo che di professione è traduttore, dialoga con se stesso viaggiando avanti e indietro nel tempo e geograficamente in perpetua ricerca di una stabilità interiore che non trova.
Metafora di questa infruttuosa ricerca è l’aneddoto di quando era bambino e saliva su una rocca “perchè da lì si vede Genova”. Ma Genova si nasconde sempre al suo sguardo.

Romanzo molto intimistico, all’apparenza caotico per i continui passaggi da un’epoca all’altra, un luogo all’altro, ma è solo impressione. Tutti i fatti, tutte le parole son ben legate. Intimamente legate tra di loro.
Patricia




Questo post partecipa a LIBRI A TUTTO GAS
ideato da SQUITTY DENTRO L'ARMADIO
e dal Pripi con questo POST 


#libriatuttogas    #ispirazioniandco

lunedì 16 luglio 2018

Oggi condivido Miki Moz

Oggi condivido il post di MIKIMOZ https://mikimoz.blogspot.com/2018/07/falsi-blogger.html perchè l'ho trovato interessante e istruttivo.
Magari sono solo io che sono ingenua e non sono arrivata a pensare a simili eventualità però qualcuno più scafato... ahahahhaahh
Leggetelo è davvero illuminante!
Bravo Miki!
Patricia