martedì 18 dicembre 2012

Torino

Torino.... capitale sabauda. Città storica e di importanza notevole nei tempi passati. L'antica Augusta Taurinorum romana, nata secondo le leggende sui resti di Taurasia, capitale dei Tauri, di pianta ortogonale, poi libero comune fino a diventare la capitale dei Savoia e del regno di Sardegna.
Poi, la nascita della FIAT, di Lancia e dell'Itala e l'industrializzazione, l'avvento dell'immigrazione interna dei popoli meridionali in cerca di lavoro. Il benessere..... e ora la crisi.
Cosa resta di questa città dalla storia importante e che ha fatto tanto per questa Italia? Restano monumenti storici notevoli, regge, palazzi, il Palazzo Reale, Musei come l'Egizio che è tra i primi al mondo e vie diritte, affiancate da portici sotto ai quali si aprono e si mescolano negozi di gran classe (Chanel, Vuitton...) ad altri di grandi catene internazionali per giovani.
Però.... in mezzo al flusso e riflusso della gente che va a fare shopping, che entra ed esce dai più disparati negozi con borse e sacchetti vari, una moltitudine di persone che a fare shopping di certo non va. Anzi! Donne e uomini anziani e giovani, in piedi appoggiati ad un bastone o inginocchiati per terra... alcuni soli altri in compagnia di un cagnolino.....tutti però con la mano tesa ed una frase uguale per tutti: una moneta, per favore... e poi cartelli, appoggiati a terra vicino ai piedi o legati ad un cordino e appesi al collo: sono solo e malato... sono povero e sto male... aiutatemi, ho quattro bambini.... e questo in via Roma! Una persona ogni cento metri..... e anche musicisti: fisarmoniche, chitarre, sassofoni.... tutti a suonare jingle di Natale, in piedi, la custodia dello strumento aperta per raccogliere la generosità di persone che passano in fretta, ignorandoli. Quasi scansandoli per assoluto distacco e menefreghismo.
E ancora, in via Sacchi,  di fronte alla parte laterale della stazione di Porta Nuova, addossati contro i muri nei pochi spazi dove non ci sono vetrine o portoni, mucchi di stracci simili a govoni rovesciati dal vento, circondati da cartoni spessi, giovani e vecchi a dormir per terra, barbe lunghe, capelli sporchi, occhi stanchi e persi in una visione sconosciuta ai più. Puzza. Homeless e drogati.
E il numero è aumentato dall'ultima mia visita a Torino....
E' questo che resta della ricchezza e del benessere della città? E' questo che ha lasciato la crisi? E'a  questo che si sono ridotte sempre più persone?
Consumismo e menefreghismo (o forse senso di autoprotezione dalla miseria) da una parte e miseria dall'altra?
E indifferenti a questa umanità varia e disagiata, clacson che assordano, strombazzamenti incavolati, motori che rombano e sibili di inchiodate....
Il resto del mondo, di questo piccolo mondo, va avanti...






3 commenti:

  1. Torino come ogni altra città... il degrado sta trasformando ogni cosa... le nostre miserie si moltiplicano e assumono il volto dei tanti homeless...
    Quotidianamente attraverso un sottopasso che conduce alla stazione di Genova Brignole: è lungo diverse centinaia di metri e accoglie, in ogni stagione, personaggi di varia umanità che chiedono l'elemosina: ultimamente tra i più assidui vi è un giovane indiano che parla a voce alta nella sua lingua, con tono risoluto, come volesse esprimere la sua rabbia verso il mondo. Accanto ha un piccolo bongo e lo percuote in maniera convulsa, aritmica. Di solito nessuno lo nota. E' pressochè invisibile.
    Trascorre quasi interamente la sua giornata lì dentro, su una vecchia coperta e con una scatola di fagioli come pasto.
    E' una vista disarmante. Eppure più di tutto mi è capitato di notare la sua solitudine.
    Nessuno capisce la sua lingua e lui non conosce credo neppure una parola di italiano.
    Altri clochard si ritrovano a fine giornata nel sottopasso, sbevazzano insieme e parlano ad alta voce. A volte litigano tra di loro.
    Ma lui no. Sempre da solo, con la sua cantilena incomprensibile.
    Mi ha atterrito pensare che vive nell'isolamento più totale.

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  2. La solitudine è uno dei mali più grandi, oggi come oggi. Essere soli in mezzo agli altri lo è ancora di più. Unito poi all'indifferenza che troppo spesso l'accompagna è una grande tragedia.Il distacco con cui non si vedono gli altri, con cui si passa per la strada e tante volte per la vita; l'insensibilità che accompagna troppe persone, il loro egoismo fanno regredire l'umanità ai tempi oscuri della preistoria, quando la morte di uno era la vita di un altro.
    Svegliamoci!

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  3. Siamo in inverno, arriva il freddo. Nelle stazioni delle grandi città si organizzano ricoveri per i senzatetto. Ogni giorno la corsa per accaparrarsi l'ultimo posto e un pasto caldo. Ma sono troppi e l'indifferenza resta.

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