lunedì 28 gennaio 2013

Sorpresa

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Sul tavolo c'era una pila di strofinacci, tovaglie ed asciugamani ben piegati. Aveva appena finito di stirare e pensava di essersi meritata un buon caffè.
Lasciò la biancheria dov'era e si avvicinò al lavello. Come al solito, la caffettiera era ancora da lavare. Non lo faceva mai subito dopo averla usata. Pensò che le sarebbe convenuto comperarsene un'altra. Non che con due caffettiere la sua vita sarebbe cambiata, però...
Però, un accidente!” pensò. Sveglia alle sei e trenta, caffè, il marito che andava a lavorare, la figlia da far alzare con le maniere forti, che andava portata a scuola, la spesa, le ore trascorse a far pulizia, lavare, stirare, preparare pranzo. No! Non sarebbe cambiato niente. “E' solo che... potrei comperarne un'altra. Tutto lì!”
Smontò la caffettiera ed aprì il rubinetto, ma fu interrotta dal suono del campanello. Guardò l'ora. Non aspettava nessuno. Chi poteva essere alle dieci di mattina? Per il postino era presto e poi avrebbe suonato il citofono. Alla porta di casa, no di certo.
Un altro scampanellio interruppe I suoi pensieri. Più lungo, questa volta. Senza sapere il perchè,le parve un suono impaziente. Si asciugò le mani ed andò ad aprire.
Stupefatta, guardò l'uomo che aveva di fronte. Indossava una divisa scura, sconosciuta, di certo non italiana per quello che ne sapeva lei, il berretto calato sugli occhi, il viso serio. Portandosi due dita alla visiera la salutò.
- Dovrei farle alcune domande, signora. Mi fa entrare?
- Come? Cosa? Domande? – rispose sempre più sbalordita, incapace di parlare. Conosceva quello sguardo. Ma cosa stava succedendo? Decise di scoprirlo. Incuriosita.
Lo precedette in cucina osservandolo di sottecchi.
- Mi stavo facendo il caffè...possso offrire?
- Non si disturbi, signora. - disse l'uomo calcando sulla parola signora.
- C'è disordine – e tolse in fretta le pile di biancheria dal tavolo per metterle sull'asse da stiro. Poi, lo guardò, in attesa.
- Visto che è così gentile, accetto la sua offerta.
- Come?
- Il caffè. Non mi aveva offerto un caffè?
- Ah, sì! Mi scusa....scusi.... è che non capisco...
- Capirà, signora. Capirà – rispose con la stessa intonazione di prima. Un tono strano. Come di uno che è abituato a dare ordini.... ma anche canzonatorio. Indecifrabile. Ecco la parola giusta. Indecifrabile.
La donna annuì in silenzio, deglutendo. Si avvicinò al lavello e riprese a lavare la caffettiera. Sentiva il suo sguardo su di sè. Era come se la stesse studiando nei minimi particolari. La nuca, la schiena, i fianchi. Niente di professionale. “Radiografia!”. Non seppe spiegarsi perchè le era venuto in mente quel termine, ma era proprio come se l'uomo la stesse radiografando. Come se volesse vedere i suoi segreti più intimi.
Automaticamente accese il gas e prese due tazzine dallo scolapiatti. Ci ripensò. Le posò e ne prese due migliori nella credenza, di quelle col piattino e la zuccheriera uguale.
Si voltò. Le appoggiò sul tavolo. La stava ancora guardando. Era un bell'uomo, castano, riccio di capelli, gli occhi chiari, strani baffi e ancor più strana barba, un fisico robusto appena un po' appesantito. E la stava fissando sfrontato. Un brivido le corse lungo la schiena. Quegli occhi parevano vedere oltre il tessuto dell'abito. E lei avrebbe dovuto voltargli le spalle. Doveva farle delle domande, aveva detto. Capirà, aveva detto. Ma non le aveva ancora fatte, le domande. E poi, cosa significava capirà? Proprio non capiva, invece. Un altro brivido la percorse da capo a piedi. Non che avesse paura, però, si sentiva esposta. Come se fosse stata in vetrina, indifesa di fronte agli occhi di tutti. E sempre più attonita.
- Il caffè. Sta venendo su..
- Cosa? Giusto! Sì!
Si voltò. Spense il gas e riempì le due tazzine posate sul tavolo. Ne spinse una verso l'uomo in divisa. Spinse anche la zuccheriera ma lui non se ne servì. Con un semplice gesto della mano le fece capire che non voleva zucchero. Con calma prese la tazzina e la portò alle labbra. Con troppa calma. Non distolse mai gli occhi da lei.
- E le domande? - chiese con voce incerta.
- Beva il caffè. Si raffredda – ribattè l'altro sicuro e calmo.
Soggiogata dalla pacata autorità di quella voce maschile, si sforzò di bere, la gola chiusa da una profonda titubanza. Non riusciva a capire cosa stava accadendo. Era tutto così assurdo! La visita improvvisa, la divisa, le domande che non arrivavano ma che pesavano come piombo. E su cosa, poi? Cosa voleva sapere? Perchè? Cercò di leggerglielo negli occhi. Non ci riuscì. Vide solo un che di scanzonato.
Per sfuggire a quello sguardo, bruscamente si alzò. Prese le tazzine, le mise nel lavello e cominciò a lavarle.
Improvvisamente lo sentì vicino. Non si era accorta che si fosse alzato ma, ora, le stava alle spalle, il corpo appoggiato contro il suo. Le annusava I capelli. Le mani le scorrevano sul corpo, forti e curiose. Si irrigidì sentendo il bacino dell'uomo spingere contro il suo fondoschiena.
Una mano si infilò nella scollatura dell'abito. Le strinse il seno con forza. L'altra le scostò I capelli. La lingua dell'uomo le scivolò sul collo. Non poteva muoversi, imprigionata tra il corpo maschile ed il mobile. Impotente, lasciò che le dita le accarezzassero il seno. Permise che il suo vestito venisse sollevato e che la sua pelle fremesse.
Rabbrividì mentre mani non sue la spogliavano e si appropriavano di lei. Stesa sul letto, sentì le labbra dell'uomo su tutto il corpo, le sue mani scorrerle addosso con passione. Con fretta. Un bacio. La sua bocca che si apriva alla lingua maschile. Le mani nei capelli di lui, sulla schiena ed intorno ai fianchi in un forte abbraccio. E lui dentro, con impeto. Un movimento ritmato, vigoroso. Tutto in silenzio, fino all'urlo finale. Un urlo liberatorio.
L'uomo alzò il viso. La guardò sorridente e si lasciò cadere ansimante sul letto. Lei sentì il bisogno di stringerlo a sé accarezzandolo.
Quando si risvegliò, al posto dell'uomo c'era un biglietto.
Non sapevo cosa regalarti, così ho pensato di farti una sorpresa. Spero ti sia piaciuta. Adesso vado a restituire la divisa, la barba e i baffi. Ti amo! Buon compleanno!
P.S. Ti risposerei subito! ”
Sorrise. Aveva sposato un uomo unico. A nessun altro sarebbe venuto in mente di regalare un amante alla moglie.

4 commenti:

  1. Be'...un marito così lo risposerei anch'io di corsa!!!! Ma dove si comprano questi esemplari? OZ

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  2. E' possibile che siano finiti. Bisognerà aspettare la nuova consegna...
    Sai che ti dico Oz... e se ci tenessimo i nostri? Ormai li conosciamo....
    Ciao e grazie

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  3. Ma si dai....non avremo queste sorprese ad effetto, ma ci capiamo al volo. Non è anche questo un dono? OZ

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  4. Ammazzate oh!!! Che racconto hard... da bollori ;)))

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