sabato 23 febbraio 2013

Guardando fuori dalla finestra


Guardando fuori dalla finestra, vedo che nevica. Fitto fitto, in silenzio assoluto ma con decisione e calma. Da mezzogiorno fino a mezz'ora fa, ha giocato. Si è divertito a confondermi le idee. Nevico? Ma, sì! E se cambiassi idea? Dai... 
Ora, invece è ben certo di quello che vuol fare. Vuole far vedere che lui può. Può farmi sentire freddo fin dentro alle ossa. Può farmi tribolare con l'auto. Oppure, nascondere tutto ai miei occhi. O ancora, rendere il paesaggio un paesaggio da favola... che quasi quasi ti aspetti di veder passare la slitta trainata da renne rossicce.
Io, il freddo nelle ossa, lo sento. Non mi scalda lo scoppiettante calore della stufa. Ogni fiocco che cade, cade dentro di me e mi raggela. E spegne quella fiamma rossa che brontola inutilmente.
Come vorrei vivere in un paese caldo... magari ai tropici... ai Caraibi...
Mi stendo sul divano e sogno. Son sveglia, ma sogno. Lunghe spiagge bianche, mare cobalto, cielo che più azzurro non è possibile. Qualche nuvoletta impalpabile che naviga tranquillamente nel suo specchio d'acqua personale, indolente. Sulla spiaggia, palme a creare ombra e smorzare il caldo. Sdraio colorate. Io stesa sopra, occhiali da sole, cappello, in una mano un libro. Magari Lawrence. Lo conosco bene ma mi ci perdo dentro ogni volta. Con Connie ho fatto amicizia. Tifo per lei. E Mellors... quanto mi piace!
Nell'altra mano invece un bicchiere di qualcosa di fresco. Succo di frutta, forse. Sì! Quei succhi che vendono oggi. Quelli colorati. Ogni tetrapak una bevanda diversa. Ai frutti rossi, a quelli gialli, a quelli blu. Ecco, sì! L'ultimo che ho elencato. Mirtilli, more, uva...
Magari... magari per dare un ultimo tocco di colore alle mie fantasie, anche qualcuno o qualcuna, non importa se uomo o donna, che mi massaggia dolcemente e mi rilassa. Tocchi leggeri e delicati ma decisi, sicuri. Oli profumati sul corpo e profumo nelle narici.
In sottofondo, non vorrei musica umana. Mi basterebbe quella naturale delle onde, del mare che sussurra ai gabbiani che mollemente ciondolano in lui.
Poi, qualcuno mi chiama. Il sogno è finito. Vado a preparare la cena.
Il sogno era banale ma la realtà è poi tanto diversa?

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