mercoledì 6 febbraio 2013

Nonni e nonni

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Uscendo, questa mattina, ho incontrato un nonno. Teneva per mano una bambolina. Rosa il berretto, rosa la giacca a vento, i pantaloni, lo zaino. Un dolce confetto chiacchierino e saltellante. Andavano all'asilo, mano nella mano e la bimba chiedeva al nonno “perchè non canti con me?” “Perchè sono stonato”. E la piccola “ma no, nonno che canti benissimo”. E il nonno si è messo a cantare con la nipotina. Una tenerezza unica. Due generazioni così lontane accomunate dall'affetto. Unite dalle mani strette una nell'altra. E ridevano. E facevano sorridere tutti. Ma al nonno non importava. Gli luccicavano gli occhi dal troppo sorridere. Dall'orgoglio....
A me, sì, però, che è importato perchè mi si è risvegliato improvvisamente un ricordo non piacevole. Non so da quale strano mondo sia uscito ma ho visto una bambina più o meno della stessa età del confetto rosa che un giorno, uscendo dall'asilo, sarebbe andata a casa dei nonni anziché a casa sua. La nonna paterna l'avrebbe aspettata sull'uscio. L'avrebbe abbracciata e baciata. Avrebbe chiesto come era andata all'asilo, cosa aveva mangiato, cosa aveva fatto. E avrebbero chiacchierato tanto, riso, cenato, guardato la televisione e poi a dormire nella stessa camera, su uno di quei vecchi letti in ferro battuto, quello con il copriletto azzurro sotto al piccolo abbaino di sinistra della mansarda. E il giorno dopo sarebbero andate insieme a comperare il pane e la nonna, in quella vecchia panetteria-pasticceria che non c'è più, quella dei genitori di un compagno d'asilo, le avrebbe comperato due paste con la crema. Le solite. Un piccolo incarto verdino da portare con cura e scartare appena entrata in casa. Come erano buone quelle paste! Così buone che per farle durare a lungo la bambina le leccava soltanto gustandosi poco alla volta quella crema dolce e spessa.
Il nonno invece non lo avrebbe più visto. Solo dieci minuti a cena quella sera e a pranzo il giorno dopo. Ma sarebbero già bastati. Ci si spaventa facilmente a quell'età e ci si stufa presto di chi apre la bocca solo per bisticciare e criticare.
Però, a prenderla all'asilo, quel venerdì sarebbe andato lui. Sarebbe entrato, l'avrebbe presa per il polso e con un “ven avanti scarusa” l'avrebbe trascinata a casa sua per liberarsene presto. Come di un pacco ingombrante.
E' stata la bambina a non liberarsi mai più di quel “vieni avanti, sporcacciona!”. Non lo ha mai dimenticato. Ma troppe volte ha rimpianto un nonno che avesse voglia di cantare con lei.
Un nonno capace di affetto, di un sorriso, di una carezza.
O anche solo che le spiegasse perchè la chiamava sporcacciona quando il suo vestitino era pulito.

4 commenti:

  1. Mtrtilla...che tristezza mi hai fatto venire! E' anche uscito il sole dopo una mattinata grigia, e questo tuo ricordo mi ha fatto venire il magone. Tutti i bambini hanno il diritto di avere dei nonni amorosi, i nonni sono preziosi ed anche da adulti li dovremmo ricordare con amore e tenerezza! OZ

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  2. Hai ragione, ma non è sempre possibile. Un nonno è morto che ero piccola e l'altro era così...
    Invidio però mia figlia che dell'unico nonno che ha potuto frequentare perchè l'altro non c'era già più, ha dei bei ricordi. Le canzoncine, i salti sulle sue ginocchia... che bello!

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  3. Mi dispiace, Patricia... Davvero è triste tutto ciò, per una bambina lo è ancora di più... :(

    Maira

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    1. Sai Maira, certe cose ti segnano.
      L'altro nonno non l'ho conosciuto e questo... di lui non ho ricordi piacevoli! Fose ne ho ben pochi a dirti la verità. Quando andavo da loro era sempre chiuso in camera sua...
      Triste, sì!

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