giovedì 14 marzo 2013

Dai pettegolezzi, un pensiero


Ero in un paese qui vicino, ferma sul marciapiede in attesa di attraversare quando ho captato brani di conversazione che mi hanno irritato. Erano due donne anziane, le classiche beghine di paese. Non so di chi parlassero ma quelle due frasi dette con tono che andava dal saputello-furbesco di una all'estremo pseudo sbalordimento dell'altra mi hanno colpito. Non so nemmeno se la persona di cui spettegolavano fosse giovane o vecchia, né cosa le fosse successo di preciso per essere oggetto delle loro chiacchiere. So solo che....
In buon dialetto la prima diceva “massì, una morte così stupida!” e la seconda “Ooooooooh! Ma davvero? Proprio stupida!”. Sì! L'esclamazione con tutte quelle o tipicamente usate quando si vuol rimarcare qualcosa. Lo sbalordimento, forse. La curiosità, senz'altro.
Ecco! E' quell'aggettivo vicino alla parola morte che mi ha irritata e mi ha costretta a domandarmi ma, la morte può essere stupida? E quando mai? E poi esiste anche una morte furba? Una morte di serie A e una di serie B, insomma.
La morte può essere atroce, violenta, cruenta, dolorosa, improvvisa, inaspettata, lenta, solitaria. Può essere causata da un'agonia lenta, oppure essere improvvisa, nel sonno. Causata da infarto o malattia. Si può morire senza rendersene conto nel sonno o in seguito a un coma o un incidente. Può essere causata da crudeltà, sadismo, leggerezza, stupidità propria o degli altri, da abbandono, incapacità o incompetenza. Perfino di menefreghismo si può morire, quando qualcuno decede sotto gli occhi di altri che voltano la faccia per non vedere . Tipo i senzatetto. Quindi, alla parola morte si possono unire mille aggettivi. Mille, tranne due: furba o stupida.
E' un qualcosa che va oltre le nostre capacità di definizione ma che accomuna tutti gli esseri umani e animali. Perfino piante e fiori.
E' l'atto conclusivo di una vita umana o vegetale, lunga o corta, felice o disagiata, piena o sprecata. Ma non può essere furba o stupida.
E' una tragedia che priva alcuni di persone amate, altri di nemici. Può porre fine a sofferenze indicibili o cogliere all'improvviso e lasciare i superstiti attoniti, incapaci di capire. Ma è anche la prosecuzione di un rinnovamento, l'atto finale di un perpetrarsi nei figli e nei nipoti perchè qualcosa di nostro in loro c'è. Diluito dal tempo e dalle diverse unione, ma c'è. Già il semplice fatto che loro esistano è segno del nostro passaggio su questa terra. La morte è un cambiamento. Dai nonni ai nipoti, dai genitori ai figli.
Resta il fatto che, qualunque tipo di vita si sia vissuta, a qualunque tipo di morte si vada incontro, la stupidità può essere nostra, non della morte. E' superpartes, lei. Ci prende quando è giunto il momento, quando il nostro orologio vitale si ferma, che il percorso da noi umanamente intrapreso sia ultimato o no. E non siamo pronti. Non lo saremo mai. Cerchiamo e cercheremo sempre di sconfiggerla con la scienza, con i guaritori, i santoni, le tecnologie, a seconda della nostra cultura o credulità.
Non è questo quello che conta, però. Il fattore più importante non è sconfiggerla perchè mai ci riusciremo. Fa parte della vita come la nascita e la crescita. Quello che conta è che quando arriva sia dignitosa. Che l'atto finale non ci privi della nosta dignità.
E dignità, significa anche non sentir parlare di morte stupida.

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