venerdì 29 marzo 2013

Una favola


Una volta, nella notte dei tempi, un tempo a noi ancora sconosciuto, bucò il nulla un microscopico frammento di niente. Un niente pieno di tutto ciò che serviva per creare qualcosa di unico e mai visto: un universo nuovo, a riempire il vuoto assoluto.
Questa cellula si mise al lavoro e nubi di gas densissimo si dilatarono ed esplosero a formare grumi di materia senza nome nè forma e richiamarono a sè altra materia. Fu così che nacquero le stelle, piccole, grandi o immense, e dotate tutte di una forte volontà. Ma la volontà di quelle più imponenti e dense prevalse ed attirò a sè le altre più piccole e anche un qualcosa di simile alle stelle ma senza fuoco, arido e freddo in certi periodi, caldo in altri, e in cui il buio si alternava alla luce con regolarità.
Troppo caos però regnava in quello scuro vuoto improvvisamente riempito di corpi astrali. E troppe liti, forse. Così le stelle più forti si crearono la loro corte trattenendo vicino a sè (un vicino che per noi è però distanza incolmabile) le loro stelle suddite, quelle più piccole, e i loro servitori della gleba, i pianeti ed i satelliti, contornandosi dei loro sottoposti sempre pronti a ruotare intorno a loro ed incapaci di allontanarsi. Come monarchi assoluti, decisi a concedere vita fino alla fine della loro stessa vita . Decisi a far perire con sè tutto il proprio clan.
Così nel nero profondo e senza fine a iniziarono a vedersi strane forme appese nel vuoto. Più o meno luminose, più o meno grandi, disposte in maniera strana, apparentemente anarchica.
Restava però il problema della confusione e perciò sapienti uomini antichi, miliardi di anni dopo, decisero, per rimettere un po' d'ordine, di chiamarle costellazioni. Ma ciò non bastava. Per etichettarle come si deve, le battezzarono con nomi mitologici. Ogni costellazione ricordava un eroe o un animale magari leggendario e fantastico e per quei minuscoli sapienti uomini comparsi su uno dei pianeti di una qualunque costellazione in un qualunque luogo dello spazio, fu facile ma necessario nominarli.
Alle stelle non importava avere un nome ma per l'uomo era necessità. Già aveva capito l'importanza di dare un nome ad ogni cosa per rendersi la vita meno complicata. Per potersi orientare. Per fare calcoli sul tempo che passa e stabilire le epoche passate e quelle presenti. E soprattutto per soddisfare la propria curiosità, quella leva che ha sempre spinto l'umanità a cercare di progredire, di migliorare anche se a volte, certe scoperte di per sè utili, son poi usate malamente e diventano pericolose se non nocive.
Inoltre, senza rendersene conto, avevano aperto la strada agli uomini futuri, ugualmente curiosi e desiderosi di scoprire l'universo intero. Un universo sempre in movimento, sempre in cambiamento. Mai uguale a se stesso.
E domani ed ancora più in là nel tempo, altri uomini sapienti e curiosi continueranno quello che gli antichi iniziarono millenni fa. E così sarà fino a quando l'universo cesserà di esistere.

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