venerdì 1 marzo 2013

Vecchie storie


Ieri ho perso un piccolo oggetto. La vana ricerca mi ha riportato alla mente una frase tipica delle mie parti quando si cerca qualcosa e non si trova più. "Son passate le masche!".
Da qui a ricordare un aneddoto che mi raccontava sempre la mia nonna materna, nata e cresciuta fino al matrimonio in un paesino subito fuori Asti il passo è stato breve. Riguardava proprio le masche che sono.... donne dotate di poteri sovrannaturali. Difficilmente cattive, anzi alcune curavano malanni vari e presunti malefici, erano però dispettose, malignette e vendicative.
Facevano parte della nostra tradizione folcloristica e culturale in un'epoca in cui le notizie basilari della medicina e delle malattie erano molto scarse ed i rimedi molto empirici.
Oltre a queste che erano le masche domestiche, vi erano anche quelle sovrannaturali, cioè spiriti dei boschi che diventavano veramente cattive quando disturbate. Da spiriti eterei potevano trasformarsi in tempeste, grandine, bufere o siccità e distruggere interi raccolti o in donne vecchissime o giovanissime per vendicarsi di torti reali o presunti compiuti da una sola persona. Di queste ultime si diceva anche, almeno al paese di mia nonna, che in determinate notti saltavano sulla scopa e volavano in una radura per folleggiare con il diavolo. Naturalmente in quelle notti particolari era meglio starsene chiusi in casa al riparo da loro e non aprir la porta per nessun motivo. Se si sentiva bussare e la voce di un familiare che invocava soccorso, il pianto di un bambino o il belare di una pecora, occorreva sprangare ancora meglio l'uscio e pregare per allontanarle. Ovvio, che fuori ci fossero le masche e non persone o animali reali.
Detto questo, vi racconto il piccolo aneddoto o storiella come preferite, che ieri mi è venuta in mente e che spiega a quali problemi anche le masche domestiche potessero andare incontro visto che non erano immuni da malattie, dal passare degli anni e tanto meno della morte.

Verso la fine degli anni venti, nel paese di mia nonna c'era una donna molto vecchia. Tanto vecchia da essere quasi ritornata delle dimensioni di una bambina. Piccola, magra magra, piegata in avanti per la gobba, il volto pieno di rughe incorniciato da radi capelli bianchi stopposi intrecciati e poi girati intorno al capo. Camminava adagio adagio appoggiandosi ad un bastone fatto con un ramo di salice che, si diceva, nonostante fosse tagliato da anni, non seccava mai. Anzi, in primavera, germogliava e metteva foglioline verdi che cadevano quando la Pinota, la vecchietta, passava davanti alla chiesa. Viveva subito fuori del paese nella ca' del berti, cioè la casa della gazza ladra perchè proprio una gazza viveva appollaiata sotto la grondaia, un uccello che si mormorava fosse vecchio come la Pinota, e tutti quelli che vi passavano davanti si segnavano sempre per scongiurare il pericolo di una maledizione. Non era mai stata troppo cattiva la Pinota ma col passare degli anni, la fame, l'isolamento in cui i suoi compaesani la tenevano, avevano peggiorato il suo carattere. Tutti sapevano che era una masca e desideravano e temevano insieme il momento della sua morte perchè avrebbe dovuto lasciare il suo potere a qualcuno, possibilmente una donna giovane.
E quel giorno venne. La Pinota incominciò a star male. Non si alzava più dal suo letto, non mangiava, non beveva. Urlava solamente per il dolore e l'affanno. A quel punto impietositi, ma all'erta, i suoi compaesani si erano lasciati prendere dalla pietà e andavano a turno a visitarla per portarle qualcosa da mangiare o un goccio di vino buono. Un pomeriggio, dalla Pinota andò una donna, la Ianina d'la riva, la Mariannina della riva. Era una donna buona ma decisa e soprattutto sapeva cosa doveva fare. Era entrata in casa con il suo piatto di minestra e l'aveva posato sul letto.
"Mangiate Pinota...."
"Non posso! Voglio solo morire! Datemi la mano..."
Ma la Ianina sapeva che non doveva farlo. Non la doveva toccare. Se Pinota le avesse preso la mano, le avrebbe passato il suo potere. Mica lo voleva un potere del genere!
Comunque aveva insistito un po' perchè la vecchietta mangiasse ma l'altra non voleva saperne.
"E se volete morire... allora morite! Sbrigatevi!" le aveva detto.
"Non posso... non posso! Devo lasciare... devo lasciare una cosa prima.... è importante!"
"E se è così importante, lasciatela al gatto!" e così dicendo le aveva lanciato sul letto un vecchio gatto nero.
Improvvisamente questo povero gatto aveva spalancato gli occhi, gonfiato il pelo e si era messo a saltare per tutta la casa facendo versi che nessun gatto ha mai fatto, cercando di uscire di casa. Ianina, però, entrando aveva chiuso la porta e adesso con una scopa cercava di spingere il micio verso il camino. Con un urlo terribile, quasi disumano, la Pinota era morta. Nello stesso istante, con un urlo altrettanto spaventoso, il gatto era balzato nel fuoco ed era sparito. Un attimo di simenzio poi le urla avevano ripreso. Provenivano da un baule in fondo al letto che improvvisamente si era messo a sussultare come se dentro ci fossero stati milioni di topi che cercavno di uscire. Ianina a quel punto aveva apeprto la porta e fatto entrare alcuni uomini che avevano sollevato il baule senza aprirlo e lo avevano gettato nel camino.
Altre urla, poi silenzio. Fumo nero e puzzolente di zolfo che usciva dal camino.
Fuori della casa però, c'era già il prete del paese che aspergeva la casa di acqua benedetta mentre tutte le donne presenti recitavano il Rosario.
Mia nonna racconta che da quel momento in poi, nel suo paese non ci son più state le masche.

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