lunedì 29 aprile 2013

La mia storia


Era una notte buia e tempestosa.... quanti racconti hanno avuto questo incipit. Purtroppo, il mio no.
Non sono nato di notte e non c'era tempesta. Mia mamma mi aveva raccontato che era fine estate, di mattino. Comunque la mia storia ve la racconto lo stesso perchè, per me, vale la pena farlo. Non per il lieto fine ma per dimostrare che non bisogna mai perdere le speranze. Qualcosa di buono, prima o poi nella vita capita. E continua. Anche nella vita di un cane. Ma partiamo dall'inizio....
Dunque quattordici anni fa io nascevo da una femmina di meticcio insieme ad altri fratelli e sorelle tutti variamente colorati come me, in una cascina sperduta da qualche parte del Piemonte. Ho vaghissimi ricordi del primo anno. Se ci penso rammento solo la mamma legata con una catena molto corta, poco cibo e poca acqua, magra e sporca. Ma bellissima! Con occhioni scuri teneri e dolci. Come ci guardava....
Ricordo anche che uno ad uno, i miei fratelli e sorelle sparivano, Arrivavano un paio di stivaloni di gomma, qualcuno li prendeva per la collottola e loro non c'erano più. Rammento bene però dei terribili colpi e tanti guaiti finchè un giorno, i guaiti si sono spenti per sempre. Dopo l'ennesima scarica di bastonate la mia mamma se ne è andata. I soliti stivaloni hanno incominciato a scavare una buca e poi l'hanno gettata dentro e ricoperta ed ogni palata che scendeva su di lei era una mazzata in testa a me. Era terra gettata nel mio cuore. Fino a soffocarmi.
Poi quella voce: "Vieni qua bastardo, adesso tocca a te!" e alla catena mi ci son trovato io, spaurito, l'unico rimasto della cucciolata.
Solo a quel punto ho capito cosa erano tutti quei colpi che avevo sempre sentito perchè ora arrivavano sulla mia schiena. E ne sono arrivati tanti, fino a quando, a forza di tirare, son riuscito a strappare la corda che mi segava il collo e mi imprigionava a quella catena e a quella vita e sono scappato.
Dove? Non lo so! Non sapevo dove ero, da dove son partito e dove volevo andare. O meglio, dove volevo andare lo sapevo benissimo. Lontano. Verso la libertà. Non avevo cibo e qualche volta riuscivo ad acchiappare un topo oppure rovistavo tra i rifiuti ma non importava. Conoscevo già molto bene la fame. Non mi faceva paura. Non più degli stivaloni che mi prendevano a calci.
Un giorno, quando ormai ero quasi allo stremo delle forze, avevo fame, sete, freddo.... qualcuno mi ha preso per le zampe e caricato di peso su qualcosa che si muoveva. Non mi sono ribellato. Non ne avevo più la forza. Steso sul ciglio della strada aspettavo di addormentarmi per sempre. Come la mamma. Però... però da quel giorno la mia vita ha incominciato a cambiare. Dei primi giorni ricordo poco, solo qualcuno che mi rivoltava da una parte e dall'altra, mi infilava strane cose dolorose nelle zampe. Poi, ho incominciato a riaprire gli occhi, ad aver voglia di alzarmi. Guardandomi attorno, mi sono ritrovato in un posto incredibile dove c'erano un centinaio di cani come me. Puliti, festosi, pasciuti. E intorno a loro giravano tante persone con stivaloni di gomma però li usavano solo per camminare, non per tirare calci. E la cosa strana era che passavano la mano sulla testa degli altri cani e loro erano felici.
Quando sono stato meglio ed ho ritrovato le mie forze, sono stato messo in un box piccolo che dividevo con un altro cane. Lo spazio non era molto però con il mio nuovo amico andavo d'accordo. La notte ci coricavamo vicini e ci scaldavamo a vicenda, il cibo arrivava abbondante ogni mattina e l'acqua non mancava mai. Ogni tanto ci facevano pure il bagno e ci portavano a correre in un cortile recintato. E sempre carezze e grattatine detro le orecchie...
Poi un giorno come tanti altri, 3 persone sono entrate nel canile (finalmente avevo scoperto in che posto ero finito) e si sono incamminati tra i box guardando a destra e a sinistra, dispensando complimenti e carezze a tutti noi. Io facevo come gli altri. In piedi vicino alla porta del box uggiolavo per attirare l'attenzione. Beh! Poco dopo, sono venuti a prendermi, mi hanno messo un collare nuovo e mi hanno portato fuori. Ad essere sincero, appena ho capito che mi volevano allontanare da lì ho cercato di rientrare. Avevo una paura folle. Quante persone nel mio vagabondare mi avevano preso a calci o tirato pietre perchè mi allontanassi. Adesso che finalmente avevo trovato una casa mi cacciavano di nuovo. Se fossi stato capace, avrei pianto di disperazione.
Comunque, niente da fare. Ho dovuto lasciare il canile. Con la disperazione nel cuore ma, nemmeno lì mi volevano più. E da quel momento, cosa sarebbe stato di me? Tremavo. Mi stavano portando lontano dalla mia casa.
Mezz'ora dopo, siamo arrivati in un posto che non conoscevo. Una casa, un grande cortile recintato, una cuccia nuova, la pentola piena d'acqua.... mi hanno scaricato dall'auto e mentre mi guardavo attorno una quarta persona, la nonna, mi è venuta incontro. "Ciao, bello! Ma fatti vedere... ma lo sai che sei bello?" e carezze e grattatine. Io non capivo però... i vizi li ho raccolti tutti. Poi, sono andato a perlustrare il territorio. Era tutto per me. Potevo andare dove volevo. Al sole, all'ombra, vicino al cancello o a casa..... e avevo nuovi amici. Questi invece di abbaiare miagolavano ma era lo stesso. Mi si avvicinavano e si strusciavano contro le zampe. Ad un certo punto, la ragazzina si è seduta per terra, mi ha chiamato "Pippo, vieni... vieni da me!" ed io ho obbedito per paura, mi sono coricato vicino, le ho messo la testa in grembo ed ho chiuso gli occhi. Carezze e carezze. Io l'ho guardata negli occhi e mi sono innamorato. Di lei e degli altri. Compresi gli altri pelosi di casa, mobidi e grassocci.
Da allora, ho avuto una cuccia piena di coperte tutta per me, il cibo tutti i giorni mattino e sera e l'acqua sempre a disposizione e poi un cortile per correre, carezze e giochi... Avevo trovato il paradiso.
Son passati dodici anni da allora. Son diventato vecchietto e qualche pelo ormai non è più marrone ma grigio però sono ancora nel mio paradiso personale. Coricato sotto all'uscio di casa perchè li devo proteggere. Perchè li voglio vicini. O nella cuccia ma solo
quando fa troppo caldo al sole.
E quando mi cantano la mia canzoncina "Pippo Pippone cane salamone..." che mi frega se è stonata.. È mia... parla di me... parla di noi... della mia famiglia.




4 commenti:

  1. Se tutti i cani che affollano i vari canili italiani potessero raccontare una storia simile, potremmo dirci un Paese civile.Auguri a Pippone e complimenti a tutta la sua famiglia di umani!

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  2. e' stato fortunato rispetto alla sua mamma e hai suoi fratellini ♥

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    1. Ciao Principessa. Diciamo che sulla storia del nostro Pippo, magari ho lavorato un po' di fantasia, ma non credo proprio di averlo fatto troppo. Quando lo abbiamo preso al canile pesava 27 chili (ora è quasi 50, cpn i suoi forse 15 anni, le artrosi all'anca, la cataratta e due operazioni per tuori). Ci avevano detto che lo vevano trovato vagabondo in pessime condizioni e che avremmo dovuto avere tantissima pazienza con lui. Ma è sempre stato così dolce e coccolone e coccoloso che non è mai servito l'ammonimento.
      Ricordo quando lo abbiamo preso. Siccome ci avevano detto di far attenzione che non cercasse di scappare, prima di aprire il cancello lo abbiamo legato alla catena. Faacciamo ancora così. Quando poi l'auto è fuori lo liberiamo subito. Non ci piace vederlo legato in quella maniera. Bene.... la prima volta che lo abbiamo fatto, si è infilato nella cuccia di corsa abbaiando come un disperato. Forse era abituato a essere legato e poi picchiato. Non so! Quando ha capito che noi lo legavamo solo per quei pochi minuti necessari ad aprire e chiudere il cancello e NON per picchiarlo si è calmato. Anzi... dicendogli Pippo viene che devo uscire se la lascia mettere tranquillamente. Tanto sa che la togliamo subito

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  3. Ferrari Ale su g+

    Ciao grande Patricia
    Ti sei dimenticata di consigliare i fazzoletti
    Di te ho imparato una cosa nuova. Che ci sai veramente fare con la scrittura
    Un libro!!!!
    Patricia Moll
    16:07




    +Ferrari Ale Esagerato Ale!!!!
    Grazie comunque. Un abbraccio

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