venerdì 26 aprile 2013

Viaggio al termine della notte


Louis Ferdinand Cèline... Quando l'ho comprato mi hanno detto che ero pazza. Me lo hanno ripetuto mentre lo leggevo e quando l'ho finito e ho dichiarato apertamente che mi era piaciuto.
Certo! Nulla a che fare con una lettura leggera, di svago. È tragico, amaro, disperato. Angosciante ed angoscioso in certi passaggi. È la storia di un uomo sconfitto dalla vita. Un libro dove la notte viene vista come la guerra e la paura e l'arte di sopravvivere in esse per non lasciarsi sopraffare dagli avvenimenti collegati. Dove la vita è una interminabile stancante giornata al termine della quale, e solo allora, c'è il riposo (la notte). Riposo che non è semplicemente sonno privo di sogni ma un sonno eterno privo di fine.
È anche paura della vita, di affrontarla per quello che è e che offre. Un senso di vuoto doloroso ed enorme che divora la capacità di vivere intensamente. Si vive solo perchè non è ancora giunta la notte. La vita è un intermezzo tra la nascita e la morte, tra l'inzio e la fine. Nulla di più.
È quasi un riassunto del mal di vivere dei nostri giorni. Anticipato di oltre cento anni.
I vagabondaggi di Bardamu, il medico protagonista, sono quello sbandamento, quella perdita di radici che oggi si avverte in un mondo dove ci si sposta ancora per estrema necessità. La latitanza dei valori fondamentali descritta da Cèline è quella che si riscontra nel nostro mondo moderno, dove a sfruttamento disumano di certe popolazioni si contrappone un capitalismo feroce, dove alla povertà assoluta si contrappone uno sperpero assurdo.
Capolavoro della letteratura del Novecento.


1 commento:

  1. Tanto di cappello a te Myrtilla per queste tue letture impegnative. Penso che i classici siano fondamentali per la formazione di una persona,credo altresì che c'è un tempo per tutto ed io in questo momento non potrei mai leggere un testo così pessimista. Ciao e complimenti!

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