martedì 21 maggio 2013

La scelta

Stesa sul letto, guardava il soffitto sprofondato nell'oscurità. Come se fosse il telo del proiettore. Come se su quel telo si rincorressero immagini già viste. Qualcuno avrebbe parlato dei fantasmi del passato. Lei, no. Non aveva fantasmi. Non ne voleva. I fantasmi sono esseri ricoperti da un lenzuolo bianco senza volto, corpo, forma. Le sue figure invece avevano tutto. Erano trasparenze con tanto di viso, braccia gambe. Voce. Sorriso. Cattiveria.
Erano più che altro ricordi, vividi o sbiaditi, di un tempo che era passato. Da molto o da poco non importava. Non c'era più. Si era allontanato da lei nello stesso momento in cui aveva scelto. Nello stesso istante in cui aveva preso la sua decisione. Un'ora prima, quando al momento di coricarsi aveva nascosto sotto la felpa la scatola. Poi era salita in camera e si era stesa sul letto.
"Quando avrò finito di ricordare......" si era detta.
Ed ora stava ricordando cercando in quella babele di immagini qualcosa che l'aiutasse. A sbrigarsi. Oppure a cambiare idea. Non c'era differenza. Da viva o da morta,, tanto, le cose non sarebbero cambiate. O forse, sì? Forse la solitudine si sarebbe trasformata in quiete. Il silenzio in una pace interiore che adesso le mancava. Forse, quel peso che la opprimeva sarebbe svanito e al suo posto solo libertà, leggerezza.... la trasparenza dei suoi ricordi.... senza ricordi...
Forse.... forse! E se non fosse stato così? Se tutto quello che già ora la schacciava curvandole le spalle l'avesse seguita? Se quel malessere profondo ed insidioso l'avesse perseguitata anche nell'aldilà? Qualunque cosa fosse, questo accidenti di aldilà.... In fondo, non sapeva cosa c'era oltre la vita. Nessuno era mai tornato dal mondo dei morti per dirglielo. Non sapeva nemmeno se ci fosse qualcosa. Per quel che ne sapeva, poteva esserci il vuoto assoluto. Un vuoto in cui perdersi e fluttuare inconsapevoli del tempo e dello spazio. Per l'eternità. Senza capire se ci si poteva attendere una fine. Nè quando ci sarebbe stata
No! Quello non poteva permetterlo. Navigare per spazi sconosciuti come un'astronave solitaria sperduta nell'oscurità profonda di un cosmo vuoto, privo di contatti umani, di calore. Di luce. Sola. Senza affetti. Ricordi. La solitudine ancestrale di una Eva del ventunesimo secolo.
Chiuse gli occhi. Li riaprì. L'idea vagava ancora per la stanza padrona dello spazio dilatato, privo di confini. Li richiuse con più forza, stringendo le palpebre fino a provare dolore. Poi, li aprì nuovamente. E fu allora che lo vide... che in mezzo a tutti i ricordi tristi, ne vide spuntare uno, sgomitando per farsi strada. C'era un sorriso raggiante... quello del marito quando aveva saputo che era incinta. E c'era il suo a rispondergli con altrettanta felicità. E altri sorrisi si aggiunsero a quelli. E lacrime di gioia. Quando stringeva a sè la sua bimba, quando l'aveva chiamata mamma, quando aveva fatto i primi passi, quando.... e poi, via via, uno dietro l'altro, i ricordi della scuola, dei bei voti, dei suoi successi.... e le vacanze, le corse, le spese, il fidanzatino comparso dal nulla, i batticuori per le uscite...
Sentì un balbettio incerto. Un mamamamama che sapeva significare tutto..... e una risata incerta, squillante come il trillo di un uccellino implume.... e una risata un po' più profonda, meno acuta, ma vera, allegra. Una voce che da voce infantile si tramutava, diventata da donna...
"Allora non ci sono solo cose brutte nella mia vita.... Qualcosa di bello è successo anche a me.... Qualcosa di bello, l'ho fatto anch'io!"
Sbattè la palpebre più volte. Quelle immagini si erano affievolite ma i ricordi erano ancora ben presenti. "Non serve che faccia la stupida," pensò. "Basta che sappia capire le proporzioni."
In uno strano chiarore penetrato nella camera, fece la sua scelta. Si alzò, in silenzio, e scese. Aprì il mobiletto dei medicinali e vi posò la scatola di sonniferi. Era l'alba.
Myrtilla

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