martedì 28 maggio 2013

Se ne vale la pena...

Si sedette al tavolo per fumarsi una sigaretta. Dopo tutte le incombenze della giornata, le solite, lavare, stirare, far la spesa, preparare pranzo e cena, lavare i piatti, pensava proprio di essersela meritata. Anche se quel giorno non aveva dovuto preparare niente di particolare da mangiare visto che il marito era in trasferta a Roma per lavoro e lei e la figlia si erano accontentate di una pizza surgelata, i piatti erano comunque da lavare. Poi sbattere la tovaglia, una scopata per terra... dopo, però. Prima la razione quotidiana di cattive notizie, di morti ammazzati, di nuove tasse. Col telecomando accese la televisione per vedere il tg. Le solite cose. A Roma c'era stata una manifestazione dei centri sociali e si erano menati. Nel momento in cui la giornalista presentava il suo servizio stavano raccogliendo i cocci di una intero rione in briciole. Niente di particolare. I soliti delinquenti che non erano capaci a parlare. Solo ad usare mazze e bastoni e bottiglie incendiarie...
Poi, il cuore le si fermò. Questione di un momento ma le era parso di vedere... no! Non era possibile! Aveva visto male! Qualcuno che gli assomigliava. Fumando frenetica, attese che le riprese continuassero e lo rivide. Era proprio lui... lui che doveva essere nella capitale per lavoro e invece.... "Bastardo!" fu l'unica cosa che riuscì a pensare. Lui, con la sua camicia a righine bianca e blu, con il pullover buttato sulle spalle come un ragazzino.... e con il braccio sulle spalle di una giovane donna.. ma che giovane donna! Poteva essere sua figlia!
Attonita, lo sguardo fisso su immagini che non vedeva più, incapace di pensare ad altro che non fosse la parola bastardo. Perchè le stava facendo quello? Perchè tradirla dopo tanti anni di matrimonio? E con una che aveva la metà dei suoi anni? Anche meno... perchè... il sonoro più alto della pubblicità la scosse. Cambiò immediatamente canale per vedere anche un altro telegiornale tanto normalmente i servizi erano gli stessi. Attese con ansia che lo speaker parlasse della manifestazione sperando in cuor suo di essersi sbagliata. Non avrebbe potuto sopportare una cosa del genere. Una simile umiliazione era impensabile. Sentirsi così..... non trovava nemmeno la parola giusta. Sperò e pregò ma lo stesso servizio rimandò in onda le identiche immagini. Era proprio lui!
Il mondo le cadde intorno in frantumi. I cocci la ferirono profondamente. Un dolore intenso, quasi fisico le fece mancare l'aria. "Perchè?". Solo questo riusciva a chiedersi. Nessuna risposta, però.
E la sera dopo sarebbe tornato a casa. Con che faccia? Come si sarebbe presentato? Il solito ciao, il solito bacio sulla guancia quando il giorno prima... e chissà quante volte era già successo durante le trasferte. Chissà da quanto tempo la cosa andava avanti. Come aveva fatto a non capirlo? A non vederlo? Aveva voglia di urlare. Di rompere qualcosa. Di piangere. E lei, come si sarebbe comportata la sera dopo? Cosa avrebbe fatto rivedendolo? Niente! O no, invece, lo avrebbe atteso con la valigia sulla porta. Appena entrato lo avrebbe preso a ceffoni e poi se ne sarebbe andata.
Senza una parola. Lui avrebbe capito. Oppure.. no, meglio ancora... non l'avrebbe nemmeno più trovata in quella casa che divideva da venticinque anni. E se voleva spiegazioni doveva solo cercarla. Non gli avrebbe nemmeno lasciato un biglietto.
"Non mi puoi umiliare così e poi far finta di niente! Non puoi trattarmi come se fossi solo la tua serva! Non te lo permetterò! Io..."
"Mamma..." La voce della figlia la fece trasalire.
"Non ti avevo sentita..."
"Scarpe da ginnastica... " le rispose la ragazza indicando con il mento i suoi piedi. "Ho bisogno di un consiglio..."
"No, adesso...." le disse con le lacrime agli occhi, cercando di trattenerle.
Un brevissimo istante di silenzio e un lampo nei suoi occhi prima di dirle: "Mamma, è importante.... per favore.... si tratta di una mia amica.... la madre ha deciso di chiedere il divorzio e lei è a terra...
"Manuela?" le domandò pensando anche sua madre....
"No, non la conosci. Si chiama... si chiama Tamara... sua madre ha scoperto che il marito la tradisce e vuole separarsi...
"Perchè mi dici questo?" le chiese sospettosa.
"Perchè è a terra e voglio consolarla. La mia ami... Tamara ha bisogno di me. Di qualcuno vicino. Dice che sua madre è troppo presa dalla rabbia per aiutarla e allora.... ma non so cosa dirle... come comportarmi...
"Non mi hai mai chiesto un consiglio....
"Lo so, ma questa situazione è più grande di me e non so cosa fare... La mia.. Tamara... mi ha detto che sua madre non vuole perdonare... che vuole dimenticare tutto quello che c'è stato di bello prima... che vuole buttare nel cesso tutta la loro vita...
"Avranno dei motivi validi per...
"Sì, va bene... però Tamara dice anche che sua madre è sempre troppo impegnata.. i figli, la casa, il lavoro part time... che non ha più tempo per nessuno... nemmeno per se stessa. Che si trascura un po' troppo... prima smalto, beu vestiti, parrucchiere. Adesso invece....
"E cosa vuol dire con questo la tua amica? Che adesso la colpa del tradimento è la sua?
"No no ... sì... forse.. almeno in parte... se lei pemsasse meno alla casa e al lavoro e di più al marito.. tu che ne pensi? Se me lo dice un'altra volta che le rispondo?
"Non so.. non so proprio.. bisogna trovarsi nel caso... se mi capitasse....
"Se capitasse a te mamma so che ci penseresti bene prima di buttare via tutta una vita. Che penseresti alle cose belle che avete vissuto insieme, che avete fatto insieme. Che penseresti anche a me, che ne soffrirei troppo. So che tu non ti arrenderesti così facilmente. Che lotteresti per riconquistarlo.. che...
"Basta! Tu che ne sai? Le persone non sono mai quelle che sembrano. Si rivelano sempre diverse da come credi che siano. Io... io non so proprio cosa farei.... ci devo pensare...
"Ok. Allora io vado.. tu intanto... pensaci bene...
E la vide sparire oltre la porta della cucina. La sua bambina che bambina non era più. Che era una donna. Più matura dei suoi anni.
Rimasta sola ripensò alle sue parole. A quel discorso strano fatto proprio in quel momento. E poi chi era questa Tamara? Conosceva tutte le sue amiche. Le aveva avute in casa tante volte. Il dubbio si rafforzò. Sembrava proprio che quella chiacchierataa avesse uno scopo preciso. Come se volesse chiederle di non fare stupidaggini... di rifletterci bene sopra prima di prendere una decisione. Sì!
Sapeva tutto.... non aveva avuto il coraggio di chiederglielo ma ne ora era sicura. Aveva visto anche lei quelle immagini e adesso voleva dirle qualcosa. Cercava di farle capire cosa provava. Che le chiedeva di non distruggere tutto. Ma come poteva sapere come si sentiva lei? Come poteva capire quello che aveva nel cuore? Le aveva domandato di non buttare l'intera famiglia nel caos ma non era stata lei a farlo.
Mollò tutto sul tavolo e se ne andò in camera per buttarsi sul letto. Non avrebbe dormito ma pianto, ma la stanchezza era troppa per riuscire ancora a stare in piedi. Giunta in camera, però, lo specchio dell'armadio le rimandò un'immagine che non conosceva più. Pallida, occhiaie, capelli in disordine,
una vecchia tuta nera ormai sbiadita. Con rabbia sbattè l'anta rimasta socchiusa e si buttò sul letto.
Dopo una notte di domande, al mattino si alzò ancora più stanca. Chiedersi sempre il perchè dell'accaduto... cosa lo aveva spinto... se bastava che lei si trascurasse un po'... che fosse troppo stanca per accontentarlo alla notte.... in fondo, però, anche lui non la cercava più. Si limitava a coricarsi, girarsi sul fianco e mettersi a russare. Già! Non aveva più bisogno di lei per quello. Aveva la sostituta. O le sostitute..
tutto questo rimuginare e aveva lasciato un cerchio alla testa. Una morsa d'acciaio. Però adesso possedeva quelle che potevano essere risposte. Valide? Non lo sapeva ma forse valeva la pena tentare.
Alle venti il marito aprì la porta e posò la valigetta ventiquattrore al solito posto, sotto alla mensola in corridoio.
"Son tornato..." disse e poi non parlò più, avvolto in un abbraccio profumato di patchouli. La guardò. Un nuovo taglio di capelli ultramoderno, un biondo oro con sfumature ramate, un filo di trucco. Niente tuta.
"Wow! Come sei carina...!"
Lei sorrise. "Lo so! Dai, vieni, che ti ho preparato una cenetta speciale... e poi magari mi racconti come è andata la tua trasferta...." gli rispose prendendolo sottobraccio.
E intanto pensava "Intelligente la mia bambina! Grazie...."


5 commenti:

  1. Che la ragazza del tuo racconto sia intelligente, non ci sono dubbi, ma un conto è essere figlia, un altro è essere moglie. E' un argomento da sviscerare. Sicura che basti un vestitino carino e un po' di trucco per riconquistare un marito disamorato?

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  2. No! Non sempre per lo meno. Possono esserci casi in cui questo disamore è ancora solo un'idea e non un male psicologico e magari qualcosa in più si può fare. Quando è troppo avanti non credo che serva.
    Dicono però che tentar non nuoce e quindi magari si può anche tentare qualcosa prima di mandare tutto all'aria. A parte il fatto che bisogna esserne capaci... io non so cosa farei in un caso simile.

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  3. Il mio era solo uno spunto di riflessione. Troppo spesso si colpevolizzano le donne perchè dopo qualche anno di matrimonio non si curano più come prima. A volte è vero, ma in altri casi possiamo chiederci se per caso non si curano proprio perchè il marito non se la fila più? Certo, bisogna sempre tentare di salvare un matrimonio se ne vale ancora la pena o se ci sono figli in casa, ma a volte i sacrifici delle donne rasentano il masochismo.

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  4. Forse perchè nelle donne di qualunque generazione è stato inculcato il senso del dovere ad ogni costo, anche della propria dignità. E' sempre stato detto che la donna deve seguire l'uomo. In parole povere le è stato insegnato ad avere sensi di colpa per tutto. E purtroppo è un insegnamento molto difficile da scordare. Donne della nostra età lo sanno bene. Rinunciano al lavoro per la carriera del marito o per i figli. Magari non si annullano più come una volta perchè hanno anche interessi e hobbies, però intanto, prima viene il lavoro del marito e poi il proprio.
    Speriamo nelle nuove generazioni. Già si stavano svegliando cercando lavoro e accettando anche trasferte o allontanamenti per la propria carriera. In quelle future auguriamoci che ci sia ancora più voglia di autonomia. Soprattutto di dignità ed autostima

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  5. Concordo appieno. Mi auguro che il lavoro per i giovani non resti una chimera troppo a lungo!

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