mercoledì 29 maggio 2013

Uomini soli

Dal Salone del Libro di Torino 2013

Uomini soli di Attilio Bolzoni, edito da Melampo Editore (2012)

Ci voleva un giornalista siciliano, uno del posto quindi, che conosce i suoi conterranei, che ha conosciuto questi Uomini Soli, per parlare do loro con semplicità, rendendo le cose chiare a chiunque. Attilio Bolzoni, giornalista ora a La Repubblica ma agli inizi a L'ora di Palermo, ha compiuto questo miracolo. E' riuscito a spiegare bene in quai condizioni lavorassero questi Uomini Soli, contro quali e quanti nemici dovessero lottare quotidianamente.
Quali è tristemente semplice. Oltre alla mafia anche tanti di coloro che avrebbero dovuto sostenerli e aiutarli fornendo loro libertà d'azione, strumenti e uomini d'appoggio ma che al contrario, per connivenza, per gelosia, invidia o per interessi troppo forti, li hanno traditi, venduti e abbandonati al loro destino. Omaggiandoli naturalmente, solo al momento del loro funerale. Spargendo lacrime ufficiali e sorridendo ufficiosamente.
Quanti invece è molto più difficile quantificare. Troppi senz'altro. Decisamente troppi.
Bolzoni col suo libro scoperchia una pentola in cui un bel pezzo di carne pregiata cuoce insieme a scarti maleodoranti e rancidi. E l'odore che ne esce è nauseante per ogni persona civile. Per l'intera società civile.
Questi quattro Uomini soli, ma con loro si parla anche di altre vittime innocenti di un'ingiustizia di Stato sovente invidiosa, troppo spesso collusa, portavano il nome di Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Uomini con (cito dal libro) "la schiena diritta" ed un'onestà di fondo da far paura a mafiosi e non. Anche qui, a troppi.
Eroi di un'epoca in cui, per mano loro e di altri uomini coraggiosi e fedeli al giuramento fatto allo Stato, la giustizia ha cercato di fare il suo dovere, togliendo il marciume dove marciume c'era.
Eroi di cui si sa poco e cui si parla poco e solo nell'anniversario della morte. Per alcuni. Per altri, vittime silenziose, nemmeno in quella ricorrenza.
Quattro Uomini veramente soli nella loro lotta alla mafia, uccisi anche dall'indifferenza di chi l'esistenza della mafia negava.
Per concludere, un libro che non si vorrebbe mai dover leggere. Per fortuna però, qualcuno l'ha scritto.

2 commenti:

  1. Oggi si dice che tutti ci ricordiamo dove eravamo l'11 settembre 2001. Io mi ricordo benissimo dov'ero e cosa stavo facendo quando seppi della strage di Capaci e dell'attentato a Borsellino. Rimasi annichilita, mi commossi e venni presa da una gran rabbia. Per fortuna c'è chi non si stanca di parlarne e cerca di far capire ai giovani che uomini così non devono essere dimenticati.

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  2. Sinceramente non ricordo dove ero in nessuna delle terribili occasioni. Forse, le notizie erano talmente forti e tragiche che hanno cancellato il resto.
    Son contenta anch'io, però, che qualcuno continui a parlarne. NON BISOGNA DIMENTICARE

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