giovedì 16 maggio 2013

Vaggio tra i ricordi

Oggi ho sentito un profumo. Ero in città. Stavo andando a fare delle commissioni. Improvvisamente, in corso Alfieri, verso la fine dove la strada si allarga per poi restringersi improvvisamente in una curva su un leggero dosso, tra la chiesa di Santa Caterina e i resti delle antiche mura romane da una parte e nuovi negozi in vecchie palazzine dall'altra, questo profumo mi si è presentato. Inaspettato. Dapprima debole, come una sensazione strana. Poi, più forte. Un misto di dolce e amaro insieme, di pepato e muschiato. E' entrato in me ed ha bussato alla porta dei ricordi. All'inizio leggero, quasi evanescente. Indecifrabile.
Mi sono fermata con la scusa di guardare una vetrina di cui mi interessava poco ed ho chiuso gli occhi. Ho pensato e ripensato fino a quando mi è tornato in mente. Il profumo del dopobarba di mio padre. Il suo tabacco d'harar, mi pare si scriva così. E la porta dei ricordi si è aperta piano piano lasciandone defluire un po' all'esterno.
Alto, robusto, il ventre prominente. I capelli neri e ricci, un po' radi e con quelle che lui chiamava autostrade sulle tempie dove erano spariti. Qualche filo bianco nel mezzo. Gli occhi verdi, dolci, capaci di diventare color del piombo quando era arrabbiato o stava male.L'eterno sorriso dell'uomo tranquillo. Le mani grandi. Un bell'uomo... va beh! Era... è mio padre. Normale che la pensi così. L'ho sempre adorato. Nonostante le litigate del mio periodo adolescenziale.
Per un istante me lo sono visto al fianco. Pantaloni cammello, camicia verdino con una piccola bruciatura d sigaretta all'altezza della terza asola, sbottonata sul petto, maniche rimboccate.. Non aveva mai freddo lui. Noi ci siamo sposati il 26 gennaio. Nevicava. Sotto al vestito, mio padre aveva le maniche della camicia rimboccate e il nodo della cravatta umido. Così, solo per dire.
Uomo generoso, pronto a farsi in quattro per chi aveva bisogno di una mano. Forse è per questo che, soprattutto tra gli ex parenti, ha trovato troppo spesso persone che ne hanno sfruttato il lavoro, la forza, le capacità, senza nemmeno un grazie. Non che lui lo avesse chiesto, però, forse l'educazione l'avrebbe previsto. Ma avevano bisogno di una mano.... erano cugini cresciuti con la figlia... già! Gente di famiglia....
Solo una persona si è distinta da questo ammasso di opportunisti: l'uomo che una dozzina di mesi dopo sarebbe diventato suo genero e per il quale lui stravedeva. Come un figlio.
Sono quasi ventisette anni che non c'è più ma il suo ricordo è sempre vivo in me. I suoi insegnamenti, le sue regole, la sua voglia di vivere.... basta niente per farli tornare in superficie. Sono sepolti sotto un velo leggerissimo.Un velo di cipria che ha il profumo dell'affetto.
Ciao papà

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