venerdì 21 giugno 2013

Signor giudice basta un pareggio



Singor giudice, basta un pareggio di Fabio Pozzo e Roberto Centazzo (TEA, 2013)
      
Devo dire in tutta sincerità che il giudice Lorenzo Toccalossi e tutta la sua squadra mi erano mancati. Avevo nostalgia della sua umanità, del suo rapporto speciale con i collaboratori più fedeli, per lui disposti a tutto, anche a rischiare; del suo rapporto decisamente particolare con il proprio lavoro. Le indagini che gli scorrono nelle vene come scorre il sangue. Forse, insieme. Sempre all'interno delle regole anche quando non segue il protocollo ufficiale. Mi mancavano i suoi ricordi.
E' invecchiato improvvisamente, il giudice, forse a causa di una promozione che lo allontana da Savona e dai suoi migliori "uomini".
E' invecchiato anche il maresciallo Centofanti, prossimo alla pensione ed incapace di arrendersi, in fondo all'anima, a questa nuova tappa della sua vita, affrontata all'inizio con la falsa euforia di chi sa che tanto le cose non si possono cambiare. Alla fine con malinconia.
A loro si unisce un nuovo personaggio, un giornalista, importante per la storia ma soprattutto, simbolo di come si può collaborare anche inconsciamente, facendo ognuno il proprio lavoro. Dove non ci può arrivare uno, può farlo l'altro e assieme riunire i vari pezzi per ricostruire un complicato puzzle. Simbolo del come giostrarsi tra paletti e transenne legali che bloccano il cammino.
Assieme, però, nonostante tutto, portano avanti come possono un'indagine importante. Scomoda, come può essere scomoda a volte la verità.
Triste la metafora finale di Centofanti. Solo i pesci piccoli cadono nella rete. Quelli grandi, come il tonno rosso, riescono sempre a farla franca. Ma nella vita è così. Le reti della legalità possono avere maglie diverse e quelle a maglie piccole catturano i bianchetti, gli avannotti, non il tonno rosso che è in grado di lacerarle e andarsene libero. Più calcante di così non potrebbe essere questa metafora. In fondo, quante volte, leggendo i giornali il dubbio si presenta a noi...
Devo dire che il libro mi è piaciuto? Allora lo dico! Mi è piaciuto! Ho apprezzato il lavoro sommerso di chi indaga, mi è piaciuta la rappresentazione della vera amicizia,anche quando le rispettive professioni portano ad essere su linee di battaglia diverse, del rapporto sincero e onesto tra collaboratori a vario grado. Ho apprezzato il finale tristemente realistico. Lo scoramento del maresciallo e l'ineluttabilità delle vicende poliziesche.
Perchè, basta un pareggio? Perchè di più non si può ottenere. Ed è già importante concludere così la partita.
Consigliato leggerlo.


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