lunedì 22 luglio 2013

Amici


Sì! E' vero! Parlo da sola. Ma forse non è poi neppure così vero. Neanche dire che parlo con nessuno è esatto. Perchè io parlo con qualcuno. Perchè io ho degli interlocutori. Sì, anche più di uno. E' solo che non si vedono. Chi sono? Persone che mi stanno accanto. Persone reali che non conosco e che non conoscerò mai e persone di fantasia. Normalmente personaggi dei miei scritti. Mi raccontano la loro storia. E a volte io racconto la mia. A volte invento, però... Questo è proprio vero. A volte mi invento come avrei voluto essere e non sono nè sarò mai. Sovente, però, sono proprio io, problematica, polemica, insicura, irruente, irritabile. Non è normale? Ha ragione! Ma, la vita lo è?
Ma, andiamo con ordine. Così capirà. Dunque.... Chi sono queste persone? Attori, sbirri, albergatori, amici e amiche coi quali sono praticamente cresciuta condividendo tutto, balli, partite a calcio, feste e casini vari. Solo gli attori sono persone reali anche se non avrò mai l'occasione di conoscerli. Gli altri sono solo frutto della mia fantasia. Sono nati per finire nei miei racconti, quelli che non pubblicherò mai, per intenderci. Eppure sono reali. O sarebbe meglio dire che sono alter ego falsamente reali. Realistici, ecco. Servono a costruire le mie storie, quelle che mi racconto in silenzio, nella mente; quelle che devono trasformarsi e prendere forma prima di essere inchiodate su un foglio. Solo alcuni appunti sono su carta, all'inizio. E solo per dare un filo logico alla loro vita. Per dar loro la facoltà di muoversi in un tempo reale e cronologicamente esatto. Ho costruito la loro esistenza con problemi, fallimenti, successi. Ho costruito il loro carattere con incertezze e dubbi oppure sicurezza e forza a seconda del personaggio. Ho dato loro un lavoro in base al loro modo di essere. Il gigante, forte di carattere, deciso, sicuro, cosa altro potrebbe fare se non lo sbirro? E l'amico gay, gentile, cortese, con una vita travagliata alle spalle a causa delle sue tendenze sessuali, ottimo ballerino e cuoco, è un albergatore ideale. E così l'amica di sempre, quella con le palle, da buona figlia d'arte è un ottimo sindaco del paese di montagna dove è nata. L'intreccio delle loro vicende, a partire dall'infanzia fino all'età matura, è quello che ci ha permesso di diventare amici. Sono la loro confidente e loro sono i miei. Io racconto loro cose che non direi mai a nessuno. Sanno tante cose di me. Forse troppe. E' per questo che sono nati, per finire sulla carta ma... non succederà mai. Scrivere di loro nei dettagli, mettere bianco su nero le loro vite, il loro lavoro, il loro modo di essere e di vivere significherebbe staccarli da me. Li perderei. E renderei evidente troppa parte della mia intimità, di me stessa. Non posso! Non posso privarmi di loro o, forse, sarebbe meglio dire che non voglio. Sono miei amici, i miei unici amici.
Lei, mi crede pazza? No! Non lo sono. Sono semplicemene una donna che si sente sola. Che avrebbe bisogno di parlare. Di chiedere. Di sapere. Di togliersi la maschera di donna forte e mostrarsi finalmente in tutta la sua fragilità. E poi, pensi a quello che le ho detto prima a proposito della vita. E' normale la vita? O è folle? Ci pensi sopra un attimo! Niente è come appare. Neanche gli affetti più cari. Ad un certo punto il tuo mondo esplode. Le tue certezze si disintegrano. Tutto quello che amavi, che faceva parte di te, che ti faceva sentire parte integrante di un unico universo, non esiste più. E' in frantumi. In frammenti microscopici come le punture di un insetto. Sei rincretinita. Incapace di capire cosa sia successo. Perchè qualcosa è successo. Qualcosa c'è stato. E' questa l'unica certezza che ti rimane. Poi, capisci. Il big one del tuo mondo. Ecco, cosa è successo.
Ti guardi attorno e vedi solo vuoto. Spazi inutili, pieni solo di macerie. Polvere di macerie. E vorresti prenderti a pizzicotti per svegliarti dal'incubo. Ma non è un incubo. E lo sai bene! Non ci puoi credere... non ci vuoi credere ma, in fondo all'anima, lo sai. Vorresti prendere la scopa e spazzare tutto. Soffiare fino a farti implodere i polmoni per cancellare tutto. Anche te stessa. Poi, dubiti. Non sei più certa di nulla. Allora che ti resta da fare? Solo raccogliere uno per uno i frammenti di quello che era il tuo mondo per rimetterli insieme con costanza. Pazienza. Anche se a volte ti scappa e ti arrabbi, urli, chiedi, lanci accuse.
Poi ti ricordi di come ti considerano gli altri. Una donna forte. Ti chini, raccogli la maschera che ti era scivolata dal viso, la risistemi, la odi ma la risistemi, e ricominci da capo.
Vede! C'è chi si getta sull'alcool, chi nel lavoro, chi sotto un treno o nel fiume. Io mi sono gettata nella irrealtà. Mi sono creata questi amici. Vivono solo nella mia fantasia ma, con le loro storie unite alla mia, cerco di sopravvivere sotto ad una maschera che mi soffoca, E di capire.
Lo so che le cose sono migliorate ma vorrei di più. Vorrei la certezza di poter ricominciare.
E' per questo che la loro compagnia mi serve ancora. E poi, non sono egoisti. Quando li metto da parte perchè non ho tempo per loro, ho altro da fare o sono tra persone reali che non capirebbero, non si offendono. Se ne stanno buoni. Non scalpitano per uscire dal loro nascondiglio. Sanno aspettare il momento buono. E non percepisco rancore quando li libero. Non mi fanno sentire stupida o inadeguata. Discutono le mie opinioni, le mie scelte, le mie azioni in maniera civile. Sono scambi di opinioni anche vivaci ma sempre corrette. Senza voci che si alzano o parole dette e ridette come si fa coi bambini stupidi nè frasi che ti fanno sentire scema e ti invitano ad alzare la voce a tua volta e a rispondere malamente.
Comunque, sia chiaro, non mi danno sempre ragione. Sempre meglio di quelli che invece mi danno quasi sempre torto. Interrompono a metà frase senza neanche sentirne la fine o non fanno il minimo tentativo di capire. Per intenderci, quelli che vivono in simbiosi col pc e con le cuffiette del'Ipod nelle orecchie e non sai mai se ascoltano davvero la musica o se lo fanno per isolarsi. Da chi? Da te, ritengo. Da me.
Beh! Sa cosa le dico? Lei pensi quello che vuole di me. E' libera di ritenermi pazza o immatura, folle o insensata. Non mi importa. Sappia, però, che nè lei nè nessun altro mi vedrà mai parlare da sola perchè quando sono in mezzo agli altri, evito di farlo. Ho coscienza del fatto che non sia il caso. E non lo faccio. Quindi, si metta l'animo in pace e dimentichi quello che le ho raccontato.
Ah! Un'altra cosa. Si metta l'animo in pace per la seconda volta perchè io non ho intenzione di cambiare. Continuerò imperterrita a mantenere i contatti con i miei amici virtuali e loro continueranno a tenermi compagnia. Almeno loro, mi rispondono quando parlo.
La donna osservò per un lungo momento il quaderno, le parole scritte sulle righe violette stampate sul foglio bianco. Un lungo serpentone di vocaboli vivi, pensieri in movimento. Odore di libertà. Quella libertà che ti permette di sederti ad un tavolo e fare cosa vuoi della tua vita per un'ora, due, sei.
Ripose la biro nel portapenne, chiuse il quaderno e si alzò per riporlo nel cassetto del suo tavolino da toeletta. Sorridendo. Leggera. Tra poco sarebbero tornati tutti a casa. Era ora di preparare la cena.

Myrtilla





1 commento:

  1. Scrivi proprio bene Myrtilla, mi è piaciuto molto questo tuo racconto, ma voglio rileggerlo con più attenzione prima di dire qualche sciocchezza. Un risultato l'ha già ottenuto, mi ha letteralmente catturata!

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