martedì 30 luglio 2013

Mancanze





Non avete mai sentito la mancanza di qualcosa? Anche una cosa stupida per tutti ma importante per voi? Io, sì! Eccome! Ed è effettivamente una cosa stupida, una mancanza da poco in un mondo in cui manca ormai il molto. In certi casi, il tutto.
A me, è sempre mancata una camera mia, un posto dove rifugiarmi ed essere a tu per tu con me stessa. Dove leggere, studiare, ascoltare musica o fare disordine a mio piacimento.
Fin da ragazzina ho diviso la mia camera da letto con la nonna materna. Poi, morta lei, a diciotto anni e mezzo mi sono ritrovata a dormire sul divano letto in sala. Dopo, mi son sposata.
Che dire? Per quanto non essenziale, l'assenza  di questa stanza per  me ha comunque sempre rappresentato un vuoto. Era come se mi mancasse una tana dove poter essere me stessa e non quello che volevano gli altri. Non la personcina educata, pronta ad aiutare, ordinata.... bensì quella che lasciava la maglia per terra o vuotava il contenuto della borsa sulla scrivania e poi lo mollava lì fino a quando non usciva di nuovo. O che riempiva fogli e fogli e poi li stracciava ritenendoli terribili e li gettava.
Una stanza con un letto in un angolo ed una grandissima libreria per i tanti libri cche già possedevo.
E poi, la scrivania a cui sedermi per scrivere quello che mi veniva in mente...
L'ho sempre solo immaginata, questa scrivania. Un ripiano grande grande con un portapenne enorme e  zeppo di biro e matite di tutti i colori, i miei libri preferiti da una parte e dall'altra  quadernoni protocollo e block notes pronti per essere azzurrina che ormai è in pensione in ripostiglio tanto non trovo nemmeno più i nastri inchiostrati. E  il computer è molto più pratico.
Nei cassetti, poi, la carta per scrivere a macchina, raccoglitori di ogni colore, cartelline in cartoncino, pinzatrice, graffette...
Ah! Dimenticavo in un angolo, sulla scrivania, una grande scatola dove raccogliere i miei appunti per racconti, per poesie, per recensioni. Un raccoglitore archivio, insomma. Ricordo che lo avevo anche visto in un negozio di cancelleria e articoli per ufficio. Costava troppo comprarlo. Sognarlo, però no. Era gratis.
Soprattutto mi è sempre mancato quello che questa stanza rappresentava più di tutto. La solitudine, il silenzio. La libertà!
Come la piccola Myrtilla che portava tutti i suoi giocattoli, carta, rametti, mollette, sotto al divano, anch'io avrei voluto un luogo solo mio. Da fare e disfare. Costruire e cambiare. Dove rinchiudermi con la mia musica, i miei poster.
Ok! Adesso sono riuscita ad intristirmi un po'. Ma i ricordi, a volte, hanno questo difetto.

Myrtilla









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