venerdì 16 agosto 2013

Città notturna


Non avevo più visto la mia città di notte. Alcune zone, a dire la verità, nemmeno di giorno.
L'altra sera però siamo andati a mangiare un gelato. Sulla statale poche macchine. Nel parcheggio in centro anche. Andando verso la stazione ferroviaria per raggiungere quella che è la migliore gelateria della città, parecchia gente a piedi e molte auto. Non traffico caotico dei giorni non agostani, ma traffico comunque.
In gelateria prima di noi solo un ragazzo. Dopo, la coda. Tutti italiani, ragazzini, giovani.
Col cono in mano ci siamo seduti sul bordo di una fontana priva di vita, la vasca vuota e sporca. Intorno un parcheggio pieno, per lo più auto di piccola cilindrata. Da una Panda scendono due donne, mezza età, capelli grigi. Una indossa una maglietta di cotone a mezze maniche, l'altra una camicetta a maniche lunghe. Poi, arriva una famiglia, padre madre e due figli piccoli. Attraversano calpestando un'aiola privata di fiori e di erba dal continuo calpestare dei pedoni. La femmina si ferma al bordo dell'aiuola. La madre si volta e le urla di muoversi, che non è Gesù che vola in cielo. Forse si è confusa con Gesù che cammina sull'acqua. Fa lo stesso! La bambina saltellando in punta di sandaletti viene avanti. Forse è solo una lagna, questa bambina. O forse lei sa che le aiuole non si calpestano.
Seduti intorno a noi altre persone. Coppie, due uomini che parlano di sport, ragazzi che ridono e si sfottono. Poi, più lontano, in testa al parcheggio, extracomunitari. Tanti. Nordafricani per lo più. Tre sono in piedi v cino ad una vecchissima auto. C'era un bar, proprio a pochi passi da noi, gestito da extracomunitari. La musica usciva sempre a tutto volume. Ora è chiuso. Sarà in ferie? Sarà fallito? Chi lo sa! Dove si ritroveranno ora questi ragazzi nordafricani? Dove si riuniranno con i loro connazionali?
Mi guardo intorno. In testa alla piazza, dall'altra parte della rotonda, proprio di fronte al nostro parcheggio c'erano un negozio di lampadari e un'oreficeria. Sono spariti, sostituiti da una kebaberia turca con tre vetrine illuminate e un bar. Arabo, naturalmente.
E' buio ma ben illuminato. Fa caldo. Finiamo il gelato veocemente perchè si scioglie e decidiamo di fare una passeggiata. Ci ritroviamo in mezzo ad una marea di gente. Pazzesco! E' la prima settimana di agosto e le strade sono affollate. Sarà la crisi....
Corso Einaudi, Piazza Libertà, Via Garibaldi e la gente aumenta. In Piazza San Secondo, sfiorati appena dalle luci verdi che illuminano il municipio incollato alla fiancata della Collegiata, tante famiglie. Quasi tutti giovani coppie con figli piccoli. Qualche nonno. Bambini sui monopattini, alcuni con la parte anteriore piena di led luminosi e colorati che lampeggiano. Sembran tante lucciole impazzite addobbate per carnevale che invece di volare corrono.
In via Gobetti, sotto ai portici, altra gelateria e coda. Deviamo a centro strada per non tagliarla. Tanto la zona è pedonale. In corso Alfieri, ancora più gente. Vetrine illuminate. Un negozio di chincaglieria aperto e una cliente all'interno. I bar con dehors sulla via e i tavolini pieni. Tutti italiani qui, tranne qualche turista tedesco. Chiachiere e risate  ma contenute... senza schiamazzi.
Allontanandoci verso il parcheggio incontriamo sempre meno gente. Nel parcheggio quattro auto la nostra compresa. Praticamente vuoto.
Torniamo a casa. Sulla statale nessuno, solo due prostitute slave. Di notte ci sono loro al lavoro. Le nigeriane di giorno.
L'aria è dolce, leggermente più fresca. La notte è scura. Le stelle ammiccano da un lassù completamente sgombro da nubi.
E io, nella mia città, ho trovato due mondi diversi, separati. Ad ognuno la sua zona,
La verità? La mia città.... non l'ho riconosciuta.

Myrtilla

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