mercoledì 16 ottobre 2013

Involuzione


Si stese sulla branda. Lo sguardo che correva sul soffitto a inseguire la camminata di una mosca che si barcamenava tra una macchia di sporco e l'altra e pareva affrontarle con coraggio. Lo stesso coraggio che aveva avuto lui quando... quanto tempo era passato da allora? Secoli... millenni, forse. Eppure risentiva ancora nelle orecchie, nella testa, in ogni sua fibra le urla della madre quando aveva visto accanto a lui quel corpicino immobile. Fulvo. La coda enorme. Gli occhi vitrei.
Non aveva capito niente, sua madre! Non aveva capito che era uno scoiattolo impagliato che aveva trovato per caso in discarica. Che non era stato lui ad ucciderlo ma qualcuno chissà quanto tempo prima. Lui lo aveva solo aperto per vedere cosa conteneva. Per scoprire come avevano fatto a renderlo una statua vivente... quasi vivente. Lui non avrebbe mai ucciso un animale. No! Un animale no.... gli esseri umani... altro discorso!
C'erano volute ore per farle capire la situazione e quando finalmente sua madre aveva compreso, le aveva mostrato il suo tesoro. Quel piccolo cuore di pietra dura nascosto all'interno dell'animale. Un'agata legata con una catenina argentata. Aveva anche cercato di regalarglielo ma lei non ne aveva voluto sapere. Schifata al pensiero di dove era stato trovato. Forse anche del figlio che lo aveva trovato. Così, se lo era appeso al collo lui. Ancora adesso lo portava. Non lo aveva più tolto. Aveva subito sentito che gli sarebbe stato utile. E col tempo aveva trovato il suo uso ideale. Quando aveva voglia di rilassarsi... quando cercava un po' d'evasione dalla routine, si sdraiava, alzava gli occhi al soffitto, lo stringeva tra le dita e si rilassava. In quel momento il tempo pareva trascorrere all'indietro. Da uomo si faceva ragazzo. Poi bambino. Alla fine era solo una cellula di un corpo umano, nè tessuto nè organismo. Una cellula amorfa in continua involuzione. Fino al nulla totale.
All'inizio quel processo mentale era stato difficile. Col tempo però era diventato sempre più semplice. Incredibilmente semplice. Rassicurante. Era diventato un maestro in quell'arte, lui.
Armeggiò sotto alla maglia alla ricerca del cuore d'agata. Quando lo ebbe tra le dita, lo guardò attentamente finchè un sorriso freddo gli compare sul volto. Riprese a guardare il soffitto stringendolo con entrambe le mani.
Tra poco avrebbero portato la cena ma lui era pronto. Era finalmente pronto.
Dieci minuti dopo, il secondino si affacciò alla cella con il vassoio. Uno sguardo sbalordito oltre le sbarre. Una fuga precipitosa a dare l'allarme.
"Il detenuto 504 è evaso!"

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