sabato 4 gennaio 2014

Il candelabro



Posò la cornice d'argento antico, massiccia e pesante. Aveva appena finito di pulirla ed era venuta proprio bene. Lucida, senza aloni. Conteneva una foto, quella dei nonni. Primi anni del 1900. Lui seduto su una grande poltrona e lei in piedi, dietro. Abito lungo, scuro, capelli perfettamente in ordine, lucidi, con le onde, collana d'oro al collo la nonna. Vestito nero, camicia bianca e papillon nero il nonno. Sigaro nella mano destra. Entrambi lo sguardo fiero, risoluto. Da persone che si ritengono superiori grazie ai soldi e ai possedimenti terrieri. Bella coppia senz'altro. Teneri nonni, proprio no. Tutt'altro. Li aveva conosciuti, rispettati per evitare punizioni ma di certo non amati. Ma era inutile rivangare il passato. Erano morti da così tanti anni che ormai di loro non restava nemmeno più la polvere.
La polvere, no, ma quel candelabro... e pulire quello con tutte quelle decorazioni, le incisioni.... Sospirò poi si decise a prenderlo in mano. Era di argento massiccio, pesantissimo, in stile impero, con ben sette fiamme, una centrale e sei tutte intorno disposte a stella. La base della fiamma era lavorata a petalo dal quale partiva la coppa anch'essa istoriata a motivi floreali. La base del candelabro invece, era un cubo alto una decina di centimetri. Ai lati, quattro piedi a forma di zampa. Al centro del cubo s'ergeva una figura femminile in abiti succinti che reggeva la colonna da cui si dividevano i bracci del candelabro.
Bello! Indubbiamente bello! Unico ricordo di un tempo lontano. Un ricordo odiato eppure protetto.
Ricordava ancora quante volte aveva dovuto pulirlo per punizione. Sì, lei aveva sbagliato. Un piccolo errore da ragazzina però la punizione era stata eccessiva. Come tutti i gesti dei nonni, in fondo. Ricordava ancora che era uscita con degli amici e qualcuno le aveva offerto un bicchiere d'acqua. Già aveva bevuto più del solito e quell'acqua aveva fatto il resto. A dire la verità, aveva solo la trasparenza dell'acqua ma era grappa. Solo che lei era già leggermente brilla e non se ne era resa conto. Poi, in compagnia, si sa come finiscono certe cose. Mica poteva fare la piantagrane con gli amici! Così aveva bevuto quel bicchiere e poi cantando e zigzagando era tornata a casa con qualcuno. Non sapeva nemmeno più con chi. Sapeva solo che tra tutti, una volta entrati nel grande giardino della villa, avevano visto il triciclo che il nonno usava per i suoi spostamenti. Una sorta di bicicletta a tre ruote con un comodo sedile al posto del sellino e un piccolo motorino per farlo funzionare. Erano in tre o quattro non ricordava, ma ci erano saliti tutti, l'avevano messo in moto e spinto al massimo. Sarà stata la velocità troppo elevata per quel trabiccolo, sarà stato lo sbilanciamento causato dalle quattro persone che si erano sistemate malamente, fatto sta che daveva preso velocità e senza controllo aveva abbattuto la porta della serra e vi era penetrato rovesciandosi e slittando. Nella caduta, aveva distrutto una ventina di orchidee, alcune molte rare, che la nonna coltivava con una passione che non aveva mai avuto nei confronti dei figli o dei nipoti.
Non ricordava altro di quella sera. Soltanto che il giorno successivo con un tremendo mal di testa aveva dovuto sorbirsi la sfuriata dell'ava che aveva parlato e blaterato per ore decretando solo alla fine la sua punizione. Pulire tutti l'argenteria di casa. Compreso quel candelabro.
Era andata avanti per tutta l'estate quella punizione, fino al suo ritorno a scuola. In quel periodo non aveva solo odiato l'oggetto ma anche la nonna. Però, era lei che comandava. Il nonno non c'era più.
Dio! Quanto l'aveva odiata allora! Fino alla morte, l'aveva fatto. Poi, tutto era cambiato, improvvisamente. Un giorno la sorella di sua madre era tornata come un figliol prodigo dall'America ed era tornata con un marito d'oltreoceano. Un tipo sportivo, gioviale, allegro che era riuscito poco per volta a prendere in mano le finanze della famiglia. Così, nel giro di pochi anni, con la nonna malata e invecchiata, i debiti erano aumentati fino alla rovina completa. Poco per volta avevano perso tutto, oberati dai debiti. Il giorno dopo il funerale della nonna, erano arrivati i creditori che avevano inventariato tutto il mobilio e li avevano messi alla porta.
Non sapeva perchè, cosa l'avesse spinta a farlo, ma aveva nascosto la cornice e il candelabro tra le sue cose personali se li era portati con sè quando insieme a i genitori aveva lasciato la vecchia casa. Li aveva praticamente salvati. Ma da cosa? Ancora adesso non se ne spiegava il motivo però c'era un filo indistruttibile che la legava a quei due oggetti. Forse i ricordi. Forse un periodo di vita vissuta molto particolare. Forse il senso di colpa per tutte le piante distrutte. Quanto piacevano le orchidee a sua nonna!
Smise di pulire il candelabro. Si avvicinò alla phalenopsis bianca screziata di rosso, tagliò lo stelo fiorito e lo inserì dietro alla cornice appesa al muro. "Buon Natale, nonna!"

Myrtilla

8 commenti:

  1. Grazie Sttefania.
    Sai come è nato? Semplicemente facendomi dare 5 parole dalla maga di oz e poi lavorandoci sopra.
    Se vuoi, puoi partecipare anche tu dandomi 5 parole a tua scelta e vediamo cosa esce.
    Ciao

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  2. Semplicemente fantastico. Bravissima.
    Ti do cinque parole:
    Città. Mago. Tempo. Sotterraneo. Angelo.
    Aspetto con ansia.
    Un caro saluto
    sinforosa

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  3. Grazie Sinforosa. Domani mi metterò al lavoro!
    Ciao!

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  4. Sono contenta che dal nostro gioco sia nato questo bel racconto, devo pensare a delle parole più astruse, ti voglio mettere alla prova data la tua bravura!!!
    Sinforosa....troppo facili quelle parole per la nostra amica! : )

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    1. Maga... Come si dice dalle mie parti... va dussss!

      ps significa calma! Mica sono Umberto Eco io.... :))))

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  5. Racconto stupendo, attendo i prossimi...
    Namastè, Patricia.

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    1. Grazie illusione, mi fa piacere che ti sia piaciuto.
      Come vedi ho già altre 5 parole su cui lavorare. Se iresco domani mi ci metto. Se vuoi partecipare anche tu... dandomi tempo....

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