domenica 19 gennaio 2014

Un viaggio tra i rumori


E' l'una di notte. Fa freddo ma siamo a metà gennaio. Sono in piedi in cortile a fumare l'ultima sigaretta della giornata. Intabarrata con giacca a vento e cappuccio, una mano nella tasca. L'altra che va e viene alla bocca.
Il cane dorme beato. Ci sono solo io. Tutto è nero. Solo una piccola lama di lattiginosa luce aranciata scende dal lampione ad accarezzar la strada. Quel piccolo frammento di strada che si intravede tra il mio garage e il fienile del vicino. Un minusculo mondo sperso in un mondo miliardi di volte più grande. Una nullità in confronto al tutto.
Ascolto la notte. Oltre le case, l'autostrada. A tratti si sente un vruuum basso delle auto sull'autostrada. Solo una volta un suono simile ma più possente, quasi roboante, di un camion.
In lontananza una sirena si avvicina rapidamente. E' un'ambulanza. Non vedo i lampeggianti ma ne distinguo il suono. Viene da sud e va verso la città. Qualcuno sta male. Forse un incidente. O un malore. Chissà! La vita va avanti comunque anche se noi non siamo al corrente dei fatti suoi.
Sfreccia veloce e sparisce in fondo al buio.
Un frullo d'ali sulla mia testa. Sono le due gazze che vengono a dormire sotto al cornicione, riparate dal tetto da pioggia e vento. Alzo gli occhi e nell'oscurità intravedo solo il petto bianco. Segno inconfondibile che sono lì entrambe. A debita distanza. Una più grande ed una più piccola. Maschio e femmina? Madre e figlio? Non so! So che la loro presenza in inverno ormai è diventata routine. Ogni volta che esco le cerco. Sovente al mattino alle sei e mezza le sveglio quando apro e chiudo il cancello. Sul tiglio, in fondo al cortile, tra i rami spogli il loro nido fatto di ramaglie. Abbandonato ora ma già pronto per la prossima primavera quando le foglie lo proteggeranno da sguardi indiscreti e pericolosi.
Poi, improvviso, il verso stridulo della civetta. Un guiccck prolungato che mette i brividi. Dicono anche che porti sfortuna, che segnali la presenza della morte nelle case su cui si ferma. A me non fa paura. Non sono superstiziosa però il suo stridere così a tradimento mi ha fatto sobbalzare lo stesso.
La cerco con gli occhi, illusa. Il suo verso sembrava provenire dal pino del vicino ma probabilmente è ancora più lontano. Magari sugli alberi dietro a casa e il vento lo ha portato verso di me. Ma non c'è vento. Almeno non a terra. A dieci metri d'altezza può darsi. E il noce è ancora pù alto.
Poco dopo, un altro guiccck ma dalla parte opposta. Sta giocando con me. Come a mosca cieca quando io ti chiamo ma tu hai gli occhi bendati e non mi vedi e mentre vieni verso la mia voce io mi sposto e tu non mi prendi.
Oppure sta solo cacciando. Siamo in campagna e di topi ce ne sono. Grandi e piccoli.
Beh! Allora, buona caccia e buona cena. Che vuoi che ti dica? Ciao civetta. Io vado a dormire. A te lascio il compito ingrato di procacciarti il cibo.
Myrtilla

6 commenti:

  1. Ti stava suggerendo di smettere di fumare... :-)

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    1. Per carità! Fai pure! Tanto ti rispondo come a chiunque altro... prima o poi... magari me ne viene la voglia. Per ora...
      Ciao carissimo

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  2. Ahiaiahi........come interrompere un'emozione................... : ((

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  3. Sì Maga! Oltretutto è un verso molto acuto e quando non te lo aspetti ti fa fare un bel salto

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  4. Però a me piace, ti sorprende sempre però mi piace. E poi c'è chi fa la collezione di civette di materiali vari perché dice che porta fortuna, chi ha ragione?!!!

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    1. Sinceramente non lo so chi possa aver ragione.
      Io sinceramente non sono superstiziosa... civette, gatti neri, venerdì 17... portano male a chi ci crede. Forse!
      La cosa che mi dispiace è non averla mai vista ma essendo un animale notturno...

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