mercoledì 26 marzo 2014

Parlando tra amici


Erano seduti ad un tavolino di un bar. Erano in sette. Infreddoliti. Bagnati. Avevano girato per un paio di ore per la città in una specie di visita turistica sotto ad una pioggia non fortissima ma allegra. Fredda soprattutto. C'era pure un'arietta frizzante che la sbatteva in faccia. Per quello il viso e le mani, oltre che ghiacciati erano intirizziti.
Attendevano già da un po' le ordinazioni ma la cameriera sembrava alquanto imbranata. Speravano che non facesse casini visto che c'erano sette cose diverse da portare al tavolino. Soprattutto speravano che si sbrigasse. Vero che si stavano scaldando ma non avevano di certo tutto il pomeriggio davanti a loro. Poi, sua moglie era veramente intirizzita tanto da ordinare insieme al panino un tè caldo.
La conversazione per fortuna non languiva tra tutti. Ognuno aveva qualcosa da dire. Sul tempo... sulla città... sul viaggio di ritorno verso casa.... Erano così passati da un discorso all'altro finchè erano venuti a parlare del fatto che dipingesse. Come? Forse perchè una gli aveva chiesto d'improvviso perchè non esponesse i suoi lavori... Ma se non li aveva mai visti.... che ne sapeva lei dei suoi quadri? E invece no. La moglie glieli aveva mostrati in foto. Altra resa di certo, però meglio di niente. Le erano anche piaciuti.
“Questo lo hai visto?” le chiese mostrandole sul cellulare un autoritratto.
“Sì! Io non sono una grande esperta, però c'era un pittore che dipingeva così...”
“Cézanne..... sono un po' cézanniani i miei quadri.”
“Non so dirti. Però mi piacciono. Perchè non li esponi?”
A quel punto il cellulare era passato di mano in mano perchè anche gli altri erano curiosi. Comunque avevano apprezzato la sua opera. Lui si era schernito dicendo che non aveva uno stile. Che glielo aveva detto un pittore. Che gli aveva consigliato di lavorarci sopra tanto. Che invece lui non aveva più dipinto... ma non per quello. Semplicemente mancanza di tempo... di voglia. Di ispirazione.
L'altra tuttavia non era convinta. “Ognuno ha il suo stile personale. Non dobbiamo fare tutti quanti le stesse cose.... uguali uguali... sia a scrivere racconti, poesie, romanzi che a dipingere....”
Lui allora aveva detto che gli sarebbe piaciuto dipingere paesaggi ma che non ne aveva la pazienza. E per i paesaggi ce ne voleva molta. No! Troppo lunghi. Troppo lavoro. A lui piaceva iniziare e finire. Vedere il prima possibile il risultato.
Se ne chiese il perchè, a quel punto. Aveva forse paura che gli sfuggissero le immagini così come le vedeva solo lui nella sua mente? Che il quadro davanti ai suoi occhi sparisse tanto velocemente da non poterlo mettere su tela? Era questo il motivo della sua “fretta”?
In fondo, era un po' come gli stava dicendo l'altra. … quando mi viene l'ispirazione scrivo subito, altrimenti mi dimentico... su qualsiasi pezzo di carta... ho quaderni e taccuini ovunque per casa... se non lo faccio ricordo solo che le parole andate avevano un che di magico... che erano veramente belle...
Era forse la stessa cosa anche per lui? In fondo quando un pittore decide un soggetto già se lo vede davanti agli occhi. Già nella mente vede il suo lavoro. Iniziare, progredire, finire.... ma mettere su carta parole è un conto. Un disegno, invece.... come si fa a rendere il quadro finito che hai nella mente facendo solo schizzi?
Una mostra.... forse se avesse più tempo... se avesse più quadri finiti... se.. se ne avesse voglia...
Mah! Non escludeva l'idea per principio però.... chissà. Ci avrebbe ancora pensato sopra.
Myrtilla

2 commenti:

  1. Ogni tua parola appare come un dono prezioso. Grazie!

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    1. Le parole possono andare e venire. Gli amici veri no! Loro sono un bene prezioso. Da accudire con cura.
      Ciao bella! Un bacione!

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