venerdì 25 aprile 2014

25 Aprile

Non credo ci siano ancora parole da spendere sul 25 Aprile del 1945!
O forse sì! Forse ce ne sarebbero ancora tantissime! Tante per quei giovanissimi che ancora non hanno studiato a scuola. Per coloro che vogliono dimenticarsene. Per coloro che ritengono quella data una baggianata... un voltagabbana.. o, come purtroppo ho letto, un mettersi proni davanti agli alleati.
Ognuno è libero di pensare come crede e non sta a me criticare le idee altrui e spero che altri non critichino le mie anche se un dialogo aperto e corretto è sempre preferibile all'indifferenza.
Però, se permettete, vi dico il mio pensiero.
Quel giorno finì la seconda guerra mondiale. Quel giorno gli italiani ritrovarono quella libertà che era stata loro tolta con un regime non propriamente democratico che ci aveva costretti ad una guerra sanguinosa e disgraziata.
Quel giorno vennero commessi delitti immani come d'altronde furono commessi nel ventennio precedente. Il respiro della libertà dopo tanta sofferenza, dolore, tragedie diede alla testa come la mancanza d'ossigeno.
Quegli italiani erano stati divisi a metà. Una di queste metà non voleva la guerra e non voleva nemmeno il regime al governo, quel regime che non va dimenticato, andava a braccetto con i creatori dei lager, delle leggi razziali, delle deportazioni. Quindi si erano opposti. Ma ognuno si oppone secondo le proprie capacità e disponibilità materiali.
Questi italiani non potevano dimenticare le guerre città per città, rione per rione, isolato per isolato. Le fughe in montagna. La fame e il freddo. Non potevano dimenticare i loro amici o parenti o gli altri combattenti "fuorilegge" arrostiti sulle stufe a legna dai nazisti in Vai Rasella o Via Tasso.. a quelli torturati dalle altre parti... a quei familiari o amici morti di fame e di stenti o in mano alle milizie. Agli amici ebrei deportati come bestie.
Nessuno è perfetto! In caso di guerra, per conto mio, entrambi le parti hanno torto. Ci sono altri mezzi per capirsi prima di prendere in mano le armi. Basta solo volerlo. E non mi pare che Hitler fosse così disponibile al dialogo...
Però... però in mezzo a tutto questo, un occhio di riguardo per chi rischia la sua vita per la libertà propria e dei propri connazionali ci vuole. Non dico perdonare le atrocità da loro commesse se ci sono state... dico non dimenticare che questi combattenti una ragione in più degli altri per combattere l'avevano: la Libertà!

Patricia,
la nipote di un nonno alpino che trascorse tre anni nel campo di concentramento di Norimberga e che non sa se ringraziare gli americani, gli inglesi o i russi per averlo liberato. Chiunque sia stato, un tardivo GRAZIE!


Immagine presa dal web





4 commenti:

  1. È vero. Non bisogna dimenticare. Ma raccontare, narrare, ricordare, e cercare di rabbrividire il più possibile, perchè almeno il sacrificio di tanti sia servito a qualcosa!

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    1. Io ne sono più che convinta pinkg. Dimenticare MAI!!!!!!!!!!!!!!!! Significherebbe buttare alle ortiche tutti i sacrifici di chi allora ha fatto tutto quello che ha potuto per darci una democrazia.
      Se poi noi ci siamo affidati a persone non corrette, loro non ne hanno colpa!
      Ciao bella!

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    2. Mi associo, ragazze!!! Mai mai mai permettere che tutto quello che è successo venga dimenticato!

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    3. Dimenticare quanto successo vorrebbe dire annullare tutti i sacrifici fatti, tutte le rinunce, le sofferenze! Non deve essere così!

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