sabato 5 aprile 2014

Roberto, 2

GELO


Come vivere, freddo nelle giunture,
calore disperso, richiami un'esperienza sperduta.
Dimora nel tempo della memoria,
ma hai altro oggi che ti sfianca,
scegli sempre di andare in un allora diverso,
non fu una congiura, un caso dava il senso,
Inappellabile era la scelta.
Perché nascere? Perché concepire?
Un orologio batte il tocco e tu senti il cuore di latta,
tonfo vuoto in un corpo assopito.
Volesse farsi assorto, quali rimedi all’orizzonte.
Così no! Duro il nodo da sciogliere, sacrilegio umano,
densità di un cupo resoconto di sè.
Madre, come mi osservi, chiedi un poema per te,
ecco quello che mi gela il corpo, torcina il suo intestino, 
uno straccio di carne per prendere commiato,
da quell’angoscia di sempre.
Roberto

4 commenti:

  1. Non so se ho capito bene....forse no...
    la poesia di un figlio ad una madre che sta morendo?
    In ogni caso ....un abbraccio!

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    1. Non so dirti pinkg. Bisogna chiedere all'autore. Che ne dici Roberto? Ci spieghi?
      Ciao bella!

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  2. Anche....un figlio, un uomo, un essere che si confronta con la sua esistenza, con il gelo dell'angoscia e con l'abisso e il "terribile", al cui fondo c'è anche la madre, la madre eterna, universale, che mai morirà anche se muore...Non vuole essere una spiegazione, perché non può esserlo...come i sogni la poesia sale da un fondo (forse lo stesso fondo di quell'abisso) che nel suo "in sè" non è limpidezza e icasticità. Parafrasando Jung, se i sogni fossero tutti interpretabili, decifrabili, deducibili non esisterebbe l'inconscio e forse l'umano....ciao

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    1. Grazie Belvedere, moglie dell'autore della poesia.....
      Spiegare le poesie è sempre molto difficile, anche per l'autore stesso. Nascono in un momento particolare che forse nonsi ripeterà nemmeno più e quindi.... quell'attimo fuggente che è stato preso al volo passa e lascia parole scritte, emozioni, sensazioni che però non saranno mai quello del momento della composizione letteraria.
      Ciao!

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