martedì 27 maggio 2014

Il ritorno


Non ne poteva più! Quella maledetta guerra aveva spedito il Paese in fondo ad un baratro. Tutti affamati e disperati. Ma a lei aveva fatto di più. Si era ritrovata sola. Senza lavoro. Una bambina sfollata in campagna dalla sorella. Soprattutto, le aveva preso il marito. Con trentacinque anni lo avevano richiamato alle armi. Avevano finito la carne da macello. Ne serviva altra. Non importava l'età.
Il cinque settembre 1943 era entrato nella caserma degli Alpini di Pinerolo. L'otto era stato firmato l'armistizio. Il dodici erano arrivati i tedeschi in ritirata. Rastrellamento in paese e in caserma. Via! Quei traditori di italiani erano finiti nei campi di concentramento. Anche lui! Ma questo lo sospettava solo. Nessuna notizia certa per mesi e mesi nonostante le sue continue visite al comando. Poi, un giorno, aveva saputo che il suo Vigin era a Norimberga, in un campo di lavoro. Sai che differenza tra quello e il lager!
Tramite la Croce Rossa era riuscita a spedirgli dei pacchi con viveri, medicine e lettere. Poi aveva dovuto sospendere. Non li consegnavano più perchè questi pacchi arrivavano aperti e vuoti ai prigionieri. E pensare che per poterli riempire si faceva in otto. Faceva la serva in varie case a pulire i gabinetti. Andava a fare le pulizie in un bar alla chiusura. Si era perfino messa a cucire i pantaloni per i soldati. Di notte. Quando rientrava dal bar. Con una macchina da cucire scalcagnata che aveva recuperato nei rottami e un vicino le aveva riparato in qualche maniera.
Adesso, la guerra era finita ma del marito nessuna notizia. Per questo, seduta nella cucina della Jeta sperava di avere qualche nuova. Dalle carte... Quando una è disperata si appiglia a qualunque cosa. Poco importa la sua validità scientifica. Dalla Jeta comunque aveva sempre avuto un briciolo di speranza, vera o meno che fosse, quando le diceva che era vivo.
Seduta su una delle due uniche sedie, mentre la stufa a legna faceva cuocere la minestra di erbe selvatiche e le due uova che aveva portato in pagamento e che erano appoggiate sul tavolo, guardava la vecchia che mescolava le carte. La vide girarle. Alzare gli occhi su di lei e sorriderle sdentata. "E' qui!".
"Sì, Jeta, sì.. ma dove?"
"C'è!"
"Dimmi dove almeno!"
"Jucci va'... va' a casa... e tieniti le tue uova. Non le voglio! Va' a casa e aspetta.... Vigin è qui!"
Sconsolata Maria riprese le sue uova, ci ripensò e le posò di nuovo sul tavolo. Lei aveva poco da mangiare ma la Jeta ancora meno.
Percorse quel lungo balcone della vecchia casa di ringhiera, gli infissi ancora oscurati da tele nere, le macerie in cortile dove si era scaricato tutto il rottame della casa vicina. Scese in strada. Pochi passi ed entrò in un'altra casa. Anch'essa vecchia, con crepe che la percorrevano in altezza, serramenti dell'ultimo piano che pendevano come braccia disarticolate, un foro nel tetto.
Salì al primo piano sperando di non incontrare la vicina. Non aveva voglia di parlarle. Cosa doveva dirle? Nessuna nuova buone nuove? Che balla! Questa volta la vecchia Jeta si era sbagliata. Questa volta l'aveva presa in giro. Chissà dove era Vigin?
Si avvicinò alla stufa a legna. Era rovente nonostante il caldo di giugno però qualcosa da mangiare bisognava pur farselo. Aveva un osso che il vicino, guardia carceraria, aveva portato a casa dalla prigione. Un po' di carne attorno c'era. Lo avevano diviso a metà e poi ancora a metà. D'altronde lei era sola mentre invece da Giuanin erano in quattro. Un po' di brodo e un'insalata di pisacan*....
Dalla porta aperta sulla ringhiera, entrò la zia Rusin, velocemente come le permetteva la sua decrepitezza.
"Maria.. c'è Vigin! Va' in caserma.. sbrigati!"
"Magna Rusin... vecchia come siete mi pendete in giro anche voi?"
"No no ! C'è L'ho visto... Maria va'... va'!
Non pensò più a niente. Uscì di corsa facendo le scale come se volasse. Correndo come una pazza si diressa in piazzetta Cagni dove c'era la caserma. Gente per strada... donne che piangevano.. soldati con le uniformi sporche.... feriti... barelle..... caos....
All'ingresso della caserma due soldati di piantone le si pararono davanti con l'intenzione di bloccarle la strada. Ma Jucci non se ne accorse nemmeno. Con il suo impeto disperato, il cuore in gola li spostò cozzando contro di loro ed entrò. Non sentì che la chiamavano e la rincorrevano. Incominciò a girare per i corridoi in preda ad un'ansia sempre crescente. Disperata. Gli occhi fuori dalle orbite.
"Jucci...."
Si girò di scatto. Incapace di parlare. Pianse come non avrebbe mai creduto di essere capace.
Dopo quasi tre anni, Vigin era tornato.
Myrtilla


ps Non è un racconto. Sono ricordi miei. E' quanto mi raccontò mia nonna  tanti anni fa. Era lei Maria (Jucci) e lui era mio nonno Luigi (Vigin). Finalmente fuori dal campo di concentramento di Norimberga. Finalmente a casa!
Patricia

* tarassaco

12 commenti:

  1. Racconto di vita vissuta, ancora più toccante. Mi hai raccontato in che stato tornò tuo nonno Patri, quanti uomini non si ripresero più da quella tragedia? Quante famiglie non ritrovarono più la serenità? Pensare che tutto questo sta accadendo ORA in tanti paesi del mondo, mi fa male ed orrore. Se ti va scrivi ancora i tuoi ricordi d'infanzia,grazie cara!

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    1. Grazie a te, maga. Di aneddoti ne avrei parecchi e chissà che poco per volta non li pubblichi.
      Sì, comunque.Mio nonno tornò malato e lo rimase per vent'anni fino a quando morì a 55 anni per tumore allo stomaco.
      Penso che quell'esperienza abbia segnato tantissime persone. Penso che quelli che tornarono non furono mai più gli stessi.
      Anch'io ho orrore di quello che capita in certe parti del mondo. Ancor di più però ho paura di ccerti rigurgiti neonnazisti che si stanno moltiplicando. Follia!!!!!

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  2. Come si può rimanere quelli di prima dopo aver visto tanti orrori?
    Anche a me fanno paura tutti questi partiti neonazisti che si sono affermati nelle ultime elezioni europee. Non si va mai avanti? Le menti non si aprono? Speriamo bene!

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    1. Ma sai.. tra revisionisti che vogliono cambare le carte in tavola, negazionisti che dicono che l'olocausto non c'è mai stato, metn ottuse che continuano a tagliari i programmi scolastici eliminando cosa dà fastidio.... tante giovani menti sono all'oscuro di quello che è significato quel periodo. Dei morti, delle tragedie umane, delle violenze, della fame, della misera... e poi distruzioni,, eccidi, torture....
      Le menti si aprono se si discute. Se si studia. Se si analizzano i fenomeni. Se si negano o non se ne parla.....

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  3. Mai come oggi, questo racconto è attuale.
    Saluti a presto.

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    1. Ciao Cavaliere. Purtoppo è vero. E non solo in altre parti del mondo. Basta pensare ai nostri soldati impegnati inn varie forze di pae. Ai nnostri marò....
      Dai propri errori l'uomo impara ben poco!
      Buon pomeriggio

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  4. Se il quadro che hai fatto corrisponde alla realtà, poveri noi! Siamo messi peggio del previsto!

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    1. Al mondo c'è spazio per tutti! Anche se qualcuno, prima di trovare spazio dovrebbe riaprire i libri di scuola...

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  5. patty cara, mi hai fatto venire i brividi per l'emozione....
    le generazioni precedenti hanno sulla pelle dei vissuti terrificanti e indelebili... mio papà era del 1910... mio nonno materno del 1901.... mi raccontavano spessissimo episodi legati alle varie guerre che avevano costellato la loro vita.... bisognerebbe tenere vivi questi ricordi, per rispetto di coloro che sono sopravvissuti a tanto orrore e a tanta sofferenza............

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    1. Ciao Belvedere.
      Anche mia nonna mi raccontava alcuni avvenimenti e mi hanno sempre lasciata basita. Incredula di fronte alla crudeltà della guerra.... della vita.
      Questo mio nonno era del 1908. Avrebbe dovuto star fuori dalla guerra ma mancavano soldati.
      Questi ricordi vanno tenuti vivi per il motivo di cui tu parli ma anche per evitare se possibile di ricadere negi stessi errori. Perchè ci insegnino e insegnino alle nuoe generazioni quello che i nostri avi haanno imparato sulla loro pelle.
      Ciao bellaa. Un bacio!

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  6. Anche a me ha fatto venire i brividi questo racconto, prezioso. Quando leggo di storie di sopravvissuti ai campi mi chiedo sempre come un essere umano possa sopravvivere a se stesso dopo esperienze del genere. COME?
    Grazie Patricia di averlo raccontato....sono molti ma non bastano mai a ricordare ♡

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    1. Ciao Pinkg.
      Credo che si riesca perchè comunque l'istinto di sopravvivenza è innato in noi e più forte di tutto il resto. Certo che simili esperienze segnano ecome!
      Diceva mia nonna che dal suo ritorno non è mai più stato bene.
      Io purtroppo l'ho conosciuto soltanto dalle parole della nonna perchè è morto che avevo due anni e mezzo e praticamente non l'ho mai conosciuto. Però, le sue parole mi sono sempre rimaste impresse.
      Ricordare ricordare ricorddare!!!!! Tassativo per non ripetere gli stessi errori

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