domenica 25 maggio 2014

Pensieri tristi

Voi sapete cosa è successo in casa di Myrtilla, vero? Vi ho tartassato con le brutte foto dei miei due nuovi pulcini però questo mi ha portato a fare pensieri bruttini. A fare considerazioni mie personali tristi.
Ma partiamo dall'inizio.
Giovedì mattina ho visto la mia Bionda fuori dal suo bidone. Sotto alle ali aveva due piccolissimi pulcini appena nati Cip e Ciop. Dopo venti, venticinque giorni in cui la poverina non si muoveva dalla sua postazione per scaldare e covare le sue uova, finalmente era diventata chioccia.
Questa mattina purtroppo ho fatto la triste scoperta della scomparsa di Ciop, il pulcino giallo, L'ho cercato ovunque ma non l'ho trovato. Temo che sia servito da pasto a qualche gatto randagio o di qualche gazza che svolazza e nidifica qui da noi.
Mi dispiace moltissimo ma non è di questo che volevo parlare. I miei pensieri tristi possono essere nati da questa esperienza ma riguardano altro. Riguardano l'atteggiamento della gallinella. Il suo sacrificarsi durante la cova. Il suo stare accucciata sopra ai pulcini per ripararli da vento, pioggia, pericoli vari. Il suo gonfiarsi ed avventarsi contro di me quando ho voluto fotografarli. Il suo continuo nascondere se stessa e i pulcini in mezzo all'erba alta sempre per tenerli al sicuro. Già prima che c'erano tutti e due. Peggio ancora adesso che ne è rimasto uno. Riguardano la sua sconfitta nell'averne perso uno. Nonostante le sue attenzioni.
Mi fa tenerezza! In fondo non è poi tanto diversa da noi donne quando ci coccoliamo il nostro "cucciolo" per nove mesi nella pancia. O quando lo guardiamo per la prima volta. O anche dopo, quando cresce e ha bisogno di noi. Pure quando di noi non ha più necessità e, se da una parte ne siamo orgogliose, dall'altra ci sentiamo messe da parte.
E' questo che ho pensato guardandola. Poi, il lampo. Il pensiero triste. Mi sono tornate in mente improvvisamente tutte quelle mamme umane che i loro cuccioli li hanno uccisi. Appena nati o dopo pochi mesi o pochi anni.
Non sono qui per giudicare. Non voglio farlo! Non ho nessun titolo accademico per farlo. Posso non essere d'accordo come mamma come donna. Come essere umano, NON sono d'accordo! NON riesco a capire cosa possa averle spinte a commettere un simile gesto. E' inconcepibile un simile gesto. Anch'io come quella gallinella gonfierei le mie penne e attaccherei chiunque cerchi di far male a mia figlia. E credo che le mamme che leggono (forse) questo mio post la pensino come me. Anche le non mamme, credo.
Non so quale molla scatti nel loro cervello. Quale filo elettrico faccia corto circuito per mandare in tilt tutte quelle vite che vengono così distrutte.  Ufficialmente lo chiamano in molti "mal di vivere" ma di cosa si tratta realmente? Di depressione? Solitudine? Stanchezza? O delle tre cose insieme, magari con mille altre ancora? O è un semplice momento di buio che annebbia il cervello, l'intelletto, il buonsenso, l'etica, la morale? L'amore?
O ancora è colpa di tutti quanti? Della famiglia che non si rende conto delle necessità psicologiche, della stanchezza, della debolezza di quella mamma.
Dello stato che per la famiglia fa ben poco per non dire niente. Che ti obbliga a mettere sempre mano al portafoglio, anche se vuoto al giorno d'oggi, ogni qualvolta hai qualche necessità. Per impellente o importante che sia. Della società intera che è sempre disponibile quando non ti serve niente ma al momento buono, disponibile non è più. E invece di liberarti la strada ti riempie di intralci e paletti.
Quante domande! Quanti punti interrogativi! Ma di risposte, nessuna. Di soluzioni, nemmeno.
Ecco a cosa mi ha fatto pensare Bionda e i suoi pulcini. A cosa fare per evitare che simili infanticidi si ripetano. Se io posso cercare e trovare una soluzione perchè delle prossime nidiate nessun pulcino perisca, possibile che non si possa provvedere anche perchè questi terribili gesti non vengano più compiuti?
Non so! Magari fare in modo che queste mamme se stressate e stanche, oppure sole, abbiano un aiuto anche esterno. Abbiano appoggi. Sappiano di poter contare su qualcuno. Non tutte purtroppo possono avere accanto madri diventate nonne subitamente innamorate del nipotino e che magari se ne occupano per permettere alla mamma di dormire qualche ora in più visto le notti in bianco....  o mariti che quando sono a casa dal lavoro si prendono cura dei loro pargoletti nutrendoli e cambiando pannoloni, cullandoli o facendoli giocare.
La maternità è un momento magico. Ci rende ipersensibili. Ci fa perdere nelle necessità del nostro cucciolo. Ma ci può rendere anche più fragili. Senz'altro più stanche. Probabilmente più nervose. Paurose. Cose che si superano benissimo. Tantissime donne le superano. La stragrande maggioranza. Ma per le altre? Per quelle che non ce la fanno a superare il momento, lo stress?
Non si può fare proprio nulla?
Myrtilla






18 commenti:

  1. Cara! Non ho studi portanti neppure io alle spalle, ma da appassionata di psicologia, posso intuire solo che il bambino assume una forma diversa da quella che è: si impersonifica una propria paura, un proprio limite, una fatica in tale creatura nata. Tutte le mamme attraversano (in stadi nettamente differenti a livello di intensità) uno stress post-parto, dovuto alla mancanza del feto dentro di loro, al "distacco". A differenza di molte, fortunatamente, che poi superano tale angoscia, con la gioia per la riuscita, altre non riescono mai a liberarsi di questo peso e impersonificano la causa di tutto il loro male, delle privazioni, dei sacrifici, nel loro figlio. Poi dall'altra parte, il cervello farà sicuramente il suo gioco, agevolando la malsana opera. La mente è molto labile, fragile... e noi ne siamo perennemente schiavi, nel bene e nel male. Ma questa è solo una mia, forse malsana, opinione da non esperta.

    Molto riflessivo il paragone con la chioccia, molto bello e sensibile... sicuramente lei è una buona madre ^_^

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    1. Forse io vado più d'istinto che di psicologia. Ti do ragione però riguardo alla depressione pI distacco è sempre grave e doloroso, di qualunque tipo sia. In quel momento poi, il bèbè che magari dorme pochissimo, tutti i lavori da fare, la stanchezza, la pauraadi non essere all'altezza del compito, la paura di sbagliare.... ecco! Tutto un insieme di cose che possono far scoppiare la testa. Per questo penso che un supporto assolutamente non fa male. Anche solo per riposarsi due ore mentre qualcuno ti guarda il bambino o magari riuscire a fare una doccia conn calma... o la spesa...
      In quel particolare momento siamo tutte fragili. Qualcuno lo è di più!
      Un bacione carissima

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    2. Patri hai ragione, concordo è un misto di cose! Non sono mamma e questo è sicuramente un limite, ma posso dirti che sono baby sitter part-time e questo contempla ciò che hai detto prima :D
      Un bacione cara!!! ^____________^

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    3. Ti credo, Jenny!
      E tu pensa quando oltre al bèbè hai anche una casa, un marito... magari un lavoro fuor casa.....
      Io sono casalinga ma quando la mia "bimba" era piccola sono stat fortunatissima. Dormiva tutta la notte, mangiava senza problemi, avevo mia mamma vicina e un marito che quando tornava dal lavoro si prendeva la figlia in braccio e liìe dava il biberon.
      Mica tutte però sono così fortunate!
      Ciao stellina!!!!!

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    4. Concordo! ^_^ E soprattutto non tutte sanno cogliere ed apprezzare le proprie fortune...
      Buona giornata carissima! ^_^

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  2. sinforosa c

    Che tristezza, Patricia.


    Patricia Moll

    Vero Sinforosa.
    Il mio è un discorso semplicisticco, lo do. Però ieri sera ho messo giù e mie semplic iriflessioni. Qualcosa che non va in questo mondo e il cosiddetto "mal di vivere" deve essere debellato. Ma come? Magari intanto parlandone!

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  3. Ciao Patricia, paragone interessante quello della chioccia .. credo comunque, restando in tema, che ciò che definisci ' male di vivere ' sia in realtà debolezza, fragilità e insicurezza, soprattutto, almeno nell' ultimo caso, per quanto riguarda il futuro: quando non si hanno, o non si vedono prospettive per se e tantomeno per i propri figli, la mente si annebbia e può portare ad azioni sconsiderate ... comunque restano argomenti talmente personali, che è difficile arrivare ad una valutazione oggettiva che vada bene per la gran parte dei casi.

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    1. Ma infatti! Questa definizione che normalmente danno "ma di vivere" mi sta un po' stretta. Credo che quello sia una conseguenza ma che i veri motivi risiedano altrove.
      Io non voglio assolutamente giudicare anche perchè è vero che ogni caso è a sè stante. Dico solo che si dovrebbe cercare di fare qualcosa di concreto e non solo e sempre le belle parole. Fatti anche semplici, anche piccoli ma che permettano di tirare un sospiro ogni tanto .
      Oggi come oggi, poi, l'inncertezza regna sovran purtroppo in tutti i campi... economico, sociale, politico, culturale... siamo in balia del Mare Incerto. Altro che Mediterraneo!!!!!
      Ciao

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  4. penso che una mamma che uccide il suo figlio mentalmente non sta bene perche' l'istinto materno spinge a proteggere il figlio

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    1. Vero Principessa. E' la prima cosa a cui si pensa. A volt, però, quel labile confine tra realtà e fantasia si straccia e allora può anche capitare che prese dalla disperazione, dalla solitudine, dalla paura del domani alcune mamme credano di salvare i loro figli privandoli della vita.
      Non so! Come dice pinkg l'argomento è molto complesso e forse anche di difficile soluzione. Si tratta magari di quella solitudine
      interiore che si può sentire anche in mezzo a mille altre persone. Da sole è difficile farcela. Con un aiuto magari si può migliorare il proprio essere fragili.
      Io ti dico che se qualcuno toccasse mia figlia anche se ha quasi 25 anni, probabilmente finirei in galera, però.....

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  5. Tiri fuori un tema a dir poco "complesso"...
    Difficile da comprendere. Solitudine? Disperazione? Io non sò come possa essere passare quel limite che dalla ragione porta alla follia, dall'istinto di protezione alla distruzione di te stessa...con un gesto. So che anche questo , per quanto inumano possa sembrare, ci appartiene. Per questo mi fa paura.

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    1. Hai detto una grande verità Pinkg. Anche questo fa parte della nostra natura umana. E dè terribile sapere di non essere al sicuro da un istante di follia.

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  6. Quando si cade in uno stato di disperazione e non si riesce a risalire,
    è perché si è un pò deboli, ma soprattutto perché si è soli. Nonostante anche la presenza fisica di altre persone. Soli psicologicamente.

    L' uccisione dei bambini ( che è avvenuta, leggendo la cronaca, anche a causa di molti padri ) è una cosa che non si può concepire.
    Come puoi uccidere un individuo che non sa e non può difendersi?
    La risposta pare inesistente. Pensiamo ad una zanzara. Non può difendersi, eppure è così facile da uccidere.
    Un bambino non può difendersi, ma non è facile da uccidere.

    Io penso che di mezzo ci siano anche le sostanze, i farmaci, le droghe
    ( alcool, fumo, e "droghe classiche" ).... perché il cervello di un essere umano lucido ed in sè, non può attuare queste crudeltà.
    Forse mi sto sbagliando. La storia ci dice invece che è possibile.
    Ma una madre no. Non può farlo. Non deve farlo.

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    1. Vero Daniele! La debolezza umana... quella che può farci crollare in qualunque momento. Già l'omicidio di per sè uno dei gesti più abbietti ma ammazzare un bambino ,.... beh! Credo che superi tutto! Indifeso, fragile, sangue del tuo sangue eppure....coe dici tu la storia ci insegna che può capitare. Lo dicono le cronache, i giornali, Inorridiamo ogni volta e ogni volta ci chiediamo perchè sia successo, come sia stato possibile. Troveremo mai una risposta valida?
      A parte il fatto che ogni caso può essere a se stante, però una risposta urge se vogliamo cercare di porre rimedio a questo crimine.

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    2. Bisogna iniziare a mettersi metaforicamente nella pelle degli altri e in seconda cosa finire col dare importanza agli oggetti anziché alle persone.
      Il potere e l' egoismo bruciano la mente.

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    3. Purtroppo, per certi le persone hanno lo stesso valore delle cose. alla stessa maniera vengono usate e buttate quando non servono più.

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  7. Che tristezza. Che domande senza risposta, ci girano nella mente.
    Ma una cosa te la so dire: la società non sa stare vicino alle mamme. Non lo fa la società e non lo fanno nemmeno i singoli individui.
    Lo vedo vicino a me.
    Quando una donna vive una situazione difficile, gli altri (amici...?) si annullano, si disperdono nel vento.
    Tristezza.
    Quel corto circuito lì, a me mette i brividi al cuore...

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    1. Sacrosanta verità! E' quando hai necessità che ti accorgi della pochezza che ci circonda. Del vuoto.
      Sì... i brividi al cuore! Proprio così!

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