mercoledì 30 luglio 2014

Ladra


Mi hanno sempre definito in molti modi. Qualcuno anche ladra. Non spaventatevi, però! Non rubo soldi o gioielli. Nemmeno borseggio le vecchiette al mercato. Oddio! Capita anche quello ma non lo faccio direttamente.
I sentimenti. Gli stati d'animo. Quelli sono la mia specialità.
Ladra comunque non è il terminne giusto. Forse la parola giusta per definirmi non esiste neppure.
Mi spiego. Io percepisco gli stati d'animo altrui. Quando passo vicino a qualcuno per strada oppure quando parlo con qualcuno, in un certo senso mi approprio dei suoi sentimenti. Meglio ancora! E' come se se questi si dilatassero invadendomi. Come se, pur non abbandonando i legittimi proprietari, mi penetrassero per diventare più forti.
E li somatizzo. Diventano parte di me.
Un esempio? Certo! Se passo vicino ad una ragazzina che soffre per le prime pene d'amore, lo so. Mi sento come lei. E se da una parte avrei voglia di sorridere materna, dall'altra non ci riesco. Se lei ha voglia di piangere, viene anche a me.
Per questo, a volte mi incontrate per strada che saltello come una quindicenne felice e altre mi vedete gobba e rigida, piegata sotto il peso di problemi non miei.
Ma che ve lo dico a fare? Tanto quando mi incontrate non vi accorgete di me.
Comunque, per essere ancora più chiara, è per questo motivo che il giorno in cui l'ho incontrata, ho avuto i brividi. Il terrore mi è corso per tutto il corpo. Sentivo già l'aria fredda sulla pelle. Il gusto orribile dell'acqua sporca del fiume in bocca.
Ho subito capito cosa voleva fare. Ho subito saputo che l'avrei fatto anch'io. Mi sono vista sul ponte. Mi sono vista scavalcare il parapetto. Saltare insieme a lei.
Ho incominciato a seguirla ma quando sono stata al fiume sono stata distratta. Un giovane, sorriso a trentadue denti, mi è passato vicino. Euforico. Un colloquio di lavoro andato a buon fine. Assunto con un bel contratto.
Cos', mentre saltavo dal ponte, mentre l'aria gelida mi sferzava, mentre udivo urla disperate e no gridati al vuoto, voci straziate che bestemmiavano e piangevano, mentre toccavo l'acqua limacciosa con uno schiaffo brutale e bevevo e bevevo, mi dibattevo e poi andavo giù e ancora giù, io godevo della felicità dell'altro.
Avevo un lavoro anch'io. Basta con la dipendenza dai genitori. Basta con curriculum inviati e non letti. Con domande di lavoro cestinate.
E ora ditemi voi. Sono una ladra? Di tutto mi si può dire ma ladra proprio no. Sono una compagna fedele, sempre al vostro fianco, dalla nascita alla morte. Partecipo alle vostre gioie e ai vostri dolori. Qualunque cosa accada non vi abbandono. Non ve ne accorgete forse, ma vi giuro che è così!
Cosa sono? Non so.... fate voi. La anima del mondo, forse?
Myrtilla

11 commenti:

  1. Una rara e favolosa dote.... anche se forse un po' ingombrante.
    Dani

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    1. Ciao Dani. Lo penso anch'io che sia ingombrante. Anche distruttiva... abbiamo già tanto da preoccuparsi per i problemi personali, se ci facciamo carico così anche di quelli altrui.. altro che stress!
      Comunque questo è solo un racconto. Anche se credo che ci siano persone molto empatiche, qui è spinta veramente all'eccesso!

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  2. Il commento l'ho condiviso, e più che Ladra ti definirei Acchiappasogni.
    Stupendo ! :-)

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  3. dono? maledizione? non so... può essere divertente, ma alcune volte tragico, doloroso... non è facile assorbire anche i problemi altrui... ma ladra no... ti mando un abbraccio

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    1. Ciao Annie, no, non ladra di certo!
      Questo è solo un racconto ma credo nell'empatia, magari non spinta a questo eccesso.
      Credo che a seconda dei casi possa essere sia dono che maledizione. Dipende da quanto fa soffrire, da quanto fa immedesimare. Sono convinta che un briciolo di distacco ci voglia comunque sempre per la propria sopravvivenza.
      Ciao cara. Ricambio l'abbraccio

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  4. Straordinaria gatta, ti adoro! L'empatia e una ricchezza a volte straziante, ma pur sempre una ricchezza!
    Baci <3

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    1. Ciao Pinkg.
      Hai ragione anche tu, anche se a volte può diventare un peso. Dipende sempre da come si reagisce a questa empatia. Da quanto ci si lascia coinvolgere. Se si riesce a distaccare ad un certo punto per vivere la propria vita.
      Smack!!!!!

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  5. E' molto bello che la tua compassione ( intesa etimologicamente come il patire con.... ) sappia trasformarsi in goire con, per me è più facile la prima situazione, ma entrambe sono un grande dono
    flora

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    1. Anche per me è molto più facile la prima Flora. A volte, però, loa felicità altrui è così tanta che mi contagia.
      Ciao carissima!

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  6. Questo modo di comportarsi è chiamato dal Buddha "compassione".
    Ci si mette nei panni altrui e si capta il suo stato d' animo.
    A me è sempre riuscito e riesce ancora oggi, con la differenza che ora non mi carico dei loro problemi. E' causa delle delusioni.
    Sei una brava e grande donna.

    Un abbraccione!

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