lunedì 11 agosto 2014

Dietro il burqa

Salone del Libro 2014

Dietro il burqa
di Batya Swift Yasgur
Edizioni Clandestine (2007)



Due donne. Due sorelle. 16 anni di differenza. Due vite difficili prima in una famiglia di ferventi musulmani poi sotto regimi pseudo religiosi che della religione si fanno scudo per compiere le loro atrocità: mujaiddin e talebani.
Vite fatte di passaggi da una semilibertà alla schiavitù, dallo studio universitario alla reclusione in casa. Dalla vita alla'annientamento.
Entrambe donne coraggiose. Entrambe provate da una vita che cerca dj piegarle a tutti i costi ma non ci riesce.
Sulima, la più vecchia, è oltre che studentessa universitaria, attivista per i diritti civili delle donne in un paese dove ancora le donne sono considerate qualcosa e dove possono permettersi di studiare, farsi curare, uscire di casa.
Questo attivismo unito all'estremismo religioso del padre prima e all'eccessivo maschilismo tradizionale del fratello dopo fanno sorgere tutti i suoi problemi.
Da un matrimonio forzato a cui si oppone, fino ad un matrimonio d'amore che però ben presto si trasforma in prigione. L'espatrio forzato, l'alcolismo verso cui il consorte tende, la mancanza di voglia di lavorare e nel contempo la non sopportazione per i successi della moglie, trasformano questa  unione in una galera da cui Sulima si libererà solo giunta in America. La patria di tutte le libertà! Almeno, così è vista dalle due sorelle.

Hala, la più giovane, da studentessa universitaria di medicina si ritrova ad essere costretta ad indossare il burqa, a non poter uscire se non accompagnata da un parente maschio, a non poter più studiare nè insegnare.
Nemmeno lei però si arrende.
Apre una scuola in casa per bambini, mmaschi e  femmine, di tutte le età. Fino a quando..... come la sorella è costretta ad abbandonare il suo Afghanistan per aver salva la vita.
Come la sorella si scontra contro le tradizioni afghane in cui il senso dell'onore prevale su tutto quindi niente divorzio per non disonorare la famiglia (se il marito di picchia la copa è delle tue mancanze)  o mai mancare alla parola data.
Come per la sorella, anche di più, il nuovo mondo è sì sinonimo di libertà ma anche di sofferenza, di malinconia.

Dalla loro storia si evince una gran forza d'animo e la grande capacità di sopportazione delle donne afghane, esseri fantasma che vivono come schiave racchiuse in un sarcofago nero. Che come canne, si piegano al vento della privazione di libertà ma non si spezzano. Non tutte! Molte reagiscono. Si fanno forza, trovano il modo di combattere la paura e cercano di continuare a vivere quasi come prima. Difficile! Pericoloso! Però non si arrendono!
Rischiano e lo sanno. Ma combattono, ognuna con le proprie armi.

Non è un romanzo, questo. E' la storia vera di due sorelle con le quali l'autrice ha parlato. Due storie che l'hanno colpita e fanno rabbrividire. E riflettere!
Anche sulle informazioni parziali che ci giungono attraverso i media e i politici.
Forse sarebbe ora di sapere tutta la verità!
Myrtilla

3 commenti:

  1. Risposte
    1. Ciao Vivy.
      Sì, il libro è bello. E' chiaro. Spiega bene la situazione politica e quella delle donne.
      E' triste. Doloroso! Ma nonostante tutto, è permeato da un sospiro di fede in un futuro migliore.
      E speriamo che non tardi!

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  2. DA g+

    Giuliana Lubello
    Ieri alle ore 15:19


    Buon giorno Patricia , molto interessante

    Patricia Moll
    Ieri alle ore 15:43

    +Giuliana Lubello Buongiorno Giuliana.
    Sì, è interessante! Scoprire tante cose che non ci vengono dette, raccontate poi da chi le ha vissute sulla propria pelle mette i brividi.
    Ci fa anche ripensare un po' alla nostra situazione di donne occidentali. Noi (io almeno) che a volte ci sentiamo trattate come esseri inferiori solo perchè ti si ferma l'auto e il solito cucù ti chiede se hai benzina... (successo a me!!!!) siamo estremamente fortunate nei confronti delle donne arabe.
    Già il burqa, poi la schiavitù in casa e fuori, l'essere considerate serve che contano meno delle capre..... quel saliscendi tra pseudo libertà e schiavitù vera e propria.... brividi ripeto!


    Giuliana Lubello

    Non dimenticare che nel caso del bruca la mancanza di rispetto e' eclatante.... Da noi nel civile occidente e' più sottile ma succede ugualmente una donna deve valere 10 volte di più per raggiungere lo stesso posto di un uomo.... Questo non dimenticarlo mai! Ti abbraccio

    Patricia Moll

    +Giuliana Lubello Questo lo so! A parità di lavoro, a parità di competenze una donna guadagna sempre meno di un uomo.
    Forse è per questo che a certi livelli le donne sono costrette a trasformarsi in una pessima imitazione dell'uomo. Altrimenti non riescono a raggiungere gli obiettivi, le cariche importanti e per le quali sono magari più che adatte e competenti.
    Il mondo è maschilista! Lo è sempre stato!
    Un saluto caro

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