venerdì 26 settembre 2014

Burqa


Lo sapeva che sarebbe finita male! O meglio... non che lo sapesse però era una probabilità a cui aveva pensato.
Che esplodesse così, d'improvviso, però non lo aveva mai preventivato.
E tutto per quello che era successo qualche giorno prima. Pazzesco!
E pensare che lei era considerata tranquilla da tutti. Nel movimento D.L. poi era quella che cercava sempre di mantenere calmi gli animi. Quella che insisteva perché si trovasse una soluzione pacifica. Non sapeva nemmeno bene perché appartenesse a quel movimento dove erano tutte esagitate. Appoggiavano Femen ma le trovavano troppo pacifiche. Andavano bene per la visibilità internazionale che ottenevano ma loro preferivano azioni più forti. Decisive.
D.L. stava per Donne Libere. Libere dai mariti o compagni violenti, libere dal mobbing, dalla discriminazione sessuale... dal burqa. Libere, insomma! Da tutto!
Per quello avevano deciso di compiere azioni forti ma quali fossero queste azioni forti non era ancora dato sapere. Ne stavano discutendo e lei dubitava che avrebbero trovato una soluzione. Parlavano e parlavano e basta....
Invece proprio lei, qualche giorno prima, aveva visto quella specie di Belfagor per strada. Qualche passo dietro ad un uomo veleggiava un sarcofago completamente nero. Svolazzava come una farfalla triste. O meglio ancora, come la personificazione della morte. Le mancava solo la falce in pugno...
Però certo che alla morte assomigliava. Morte dello spirito, della volontà, del libero arbitrio, della libertà.
Si era fermata impietrita a guardarla. Ne aveva viste tante sulle foto ma trovarsela a pochi passi... nemmeno gli occhi si vedevano nascosti dietro ad una pesante grata di stoffa. No! Dal vivo era una cosa completamente diversa. Era ancora peggio!
Immaginava la donna nascosta là sotto, con quel caldo.... mancava il fiato a lei per la poveretta! Doveva pure essere grassa e pesante da come si muoveva.
Mentre la guardava, l'uomo le si era avvicinato con rabbia. L'aveva verbalmente assalita in un italiano stentato chiedendole cosa avesse da guardare. E quando lei lo aveva guardato in volto, prima ancora che potesse pronunciare qualunque parola, l'aveva colpita e poi se ne era andato imprecando in arabo al suo indirizzo. Con fretta.
Qualcuno voleva chiamare le Forze dell'Ordine. Qualcuno no. Chi le diceva che doveva far denuncia e chi le suggeriva di lasciar perdere. Che se avesse voluto far denuncia poteva farla ma senza testimoni, e nessuno di loro poteva descrivere l'uomo né l'azione con precisione, sarebbe stato inutile. Poi, per una spinta... se era regolare, anche con un certificato medico c'era poco da fare... denuncia contro ignoti e chi si è visto si è visto.
Se! Troppi se! Insomma... aveva deciso di lasciar perdere. Tanto chi lo riconosceva quello?
Non avrebbe detto niente nemmeno alle compagne del movimento per evitare chiassate pazzesche. Però... certo che la faccenda l'aveva rosa dentro. Sarebbe stata zitta ma solo per ora.... doveva studiare qualcosa … ma cosa? Sconfortata, si era sentita uguale alle altre. Capace solo di agire a tavolino ma non al momento giusto.
Poi, qualche giorno dopo... anzi, proprio in questo giorno, li aveva di nuovo incontrati. Stessa strada, stessi attori. Ma non la stessa scena.
La rabbia le era montata dentro e aveva pensato che era l'ora di dimostrare che anche lei valeva qualcosa. Che lei, forse più ancora delle altre, riusciva a fare i fatti e non solo le parole.
Così, si era avvicinata alla donna e l'aveva fermata per parlarle.
Voleva chiederle come faceva a portare quel sarcofago addosso... se non aveva voglia di toglierselo... voleva dirle che in Italia ci si guarda in faccia quando ci si parla....
Aveva allungato una mano per tentare di prenderle il braccio sotto a tutta quella stoffa ma improvvisamente aveva sentito una fitta nello stomaco... qualcosa di caldo colarle verso l'inguine... un dolore sordo che diventava padrone della sua testa....
Aveva abbassato gli occhi e dal burqa spuntava una mano grossa, nodosa, il dorso peloso come peloso era il braccio. Una mano che teneva un coltello.. che spariva velocemente.
Poi, rumori di passi frettolosi. Aveva alzato gli occhi e qualcuno stava correndo via.
Da sotto al burqa nero, spuntavano piedi da uomo.
Myrtilla

6 commenti:

  1. Il tuo racconto è straordinario...la realtà che racconta terribile.
    Le storie di queste povere donne...non le conosciamo però possiamo immaginare (fino ad un certo punto).
    Grazie Patricia
    Un bacio

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    1. Ciao pinkg.
      Grazie per i complimenti!!!! :)))
      Sì la loro vita è terribile ma cosa mi spaventa anche attualmente è quando circolarno col burqa. Siamo sicure che sotto ci sia realmente una donna?
      Non è allarmismo il mio, però sono convinta che sotto a quel sarcofago possa nascondersi chiunque. Donna, latitante, terrorista....
      E coi tempi che corrono, Isis e altro, non ci sarebbe niente da stupirsi!!
      Un bacione!

      ps come mai non scrivi più sul tuo blog?

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  2. Dovresti pubblicare le tue storie.
    Sono intense e fanno riflettere...

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    1. Grazie stella!!!! Non sai quanto mi fai felice con queste parole.
      Pubblicarle... per ora qui, poi... vedremo!!!!!
      Un bacione!

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  3. Storia tristissima e che fa riflettere... Brava Patricia...

    Maira

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    1. Ciao stellina.
      E' soltanto un racconto, niente di più. Però il fatto di non poter vedere in faccia con chi sto parlando mi può andare bene on line. Quando ci si trova di fronte, no!
      Lasciamo poi perdere quello che può significare indossare quella specie di scafandro...

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