sabato 4 ottobre 2014

Pasqualino dei dolci

Ieri vi ho parlato del mercato delle regioni e dei papassinos, quei dolci con la glassa e le perline colorate che ho subito cercato al banco della Sardegna.
Oggi vi spiego il perchè delle mie parole di ieri, quando ho scritto che vederli mi avevano portato tanti ricordi.

Quando ero una bambina, il sabato e la domenica andavo dalla nonna paterna. Viveva da solo ma ogni tanto arrivava da lei anche mio zio.
Non è di lui che vi voglio parlare ma di un suo amico.
Paqualino... sardo, appunto.
Carnagione scura, occhi neri, una massa incredibile di capelli nerissimi e baffoni. Allora mi pareva altissimo anche se capivo che forse il mio giudizio non era poi tanto esatto visto che vicino a mio zio era molto più piccolo.
Ogni volta che tornava dalla Sardegna, andava a trovare mia nonna e portava apposta per me questi dolcetti di pasta di mandorle con la glassa, gli zuccherini colorati, fatti in casa da sua mamma.
Sinceramente il gusto non lo ricordo. So però quanto mi piacevano.
So soprattutto quanto era strana l'atmosfera quando arrivava Pasqualino.
Era accompagnato da un non so che di tristezza, di malinconia.
Anche quando mi sorrideva gli occhi erano sempre strani... io ero piccola e non capivo bene cos'era quest'aura misteriosa che aveva intorno.
Era dolce con me, dolce con mia nonna però il suo modo di fare era.... come dire... pieno di dolorosa nostalgia.
Crescendo avevo sentito parlare vagamente di problemi di famiglia. Avevo percepito che  erano dovuti al fatto che la madre e la sorella non volevano che frequentasse la donna che poi sarebbe diventata sua moglie. Ne erano in qualche modo gelose e per cui in casa c'era la guerra, non la famiglia.
Resta comunque il fatto che da quando si era sposato non era più andato a trovare mia nonna. Più nessun  papassinos per me....

Poi, mia nonna è morta, mio zio.. beh, lasciamo perdere...
Un giorno comunque proprio da lui ho scoperto che Pasqualino  dei dolci, come lo chiamavo io, si era impiccato. Ero già sposata e c'era già la figlia quando l'ho saputo ma ci sono rimasta male lo stesso.
Il mio speciale amico dei dolci non c'era più. Aveva deciso di porre fine ad una esistenza che era più tormento che gioia.
Pettegolezzi dicono che avesse un grande esaurimento; che la moglie lo tradisse ripetutamente; che la madre fosse morta; che la sorella invece di stargli accanto gli desse contro...
Non so e non voglio nemmeno sapere. Non sta a me giudicare nessuno.
Però, ho capito in quel preciso momento cosa fosse l'aura che aveva intorno.
Quale fosse l'aroma che emanava. La profonda tristezza del suo sguardo anche con il sorriso sulle labbra.
Si chiama fragilità. Quel senso di insicurezza e impotenza che può colpire chiunque. Che può ferire chiunque. Distruggerlo. Spingerlo a gesti estremi. Proprio come il suo...

Ciao Pasqualino!
Grazie dei papassinos che mi regalavi.
Grazie degli abbracci calorosi con cui mi stringevi.
Grazie di avermi considerata forse quella figlia che non hai mai potuto avere.
Che la tua nuvola ti porti in un mondo di pace!
Myrtilla














9 commenti:

  1. Che tristezza...ci si sente impotenti davanti a tanta infelicità!
    Forse una "ragione" vera non c'è: nulla dovrebbe sovrastare l'istinto di sopravvivenza, eppure capita, sempre più spesso ahimè!
    Ho perso un amico d'infanzia (che non vedevo da diversi anni) ed un caro amico di comitiva per suicidio. Poi ci sono tutti quelli che non conosco e di cui si sussurra in paese...ancora come se fosse un onta... terribile per chi resta e per chi ha deciso di andarsene.
    Un abbraccio in questa domenica uggiosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se fosse vivo adesso.. non so! Potrebbe avere forse una settantina d'anni. Magari qualcuno in più... invece sono anni che se ne è andato..
      Ero piccola quando lo conobbi però tra tutti gli amici di mio zio lui mi è sempre rimasto impresso.
      Non so! Forse la tristezza di fondo che anche se bambina percepivo intorno a lui. Quegli abbracci stretti stretti ad una bambina che per lui era niente...
      Tu parli di impotenza... vero! Impotenti noi che non riusciamo a fare in modo che non capiti. A volte nemmeno riusciamo a capire che potrebbe succedere.
      Impotenza da parte di chi si suicida di affrontare questa vita sempre difficile. A volte soffocante. La solitudine interiore. L'incapacità di combattere, reagire...
      Non è un'onta. Potrebbe essere (condizionale d'obbliigo) però una condanna nei confronti di chi è vicino a questa persona perchè non ha capito la situazione, non ha saputo o voluto aiutare.
      Ho scritto condizionale d'obbligo perchè a volte non si PUO' aiutare.
      Un abbraccio Ciaooooo

      Elimina
  2. DA g+

    Alf Bianchi

    C'è una connessione stretta fra cibo e ricordi,quasi quanto fra cibo e sesso. Sono gli odori i responsabili,e soprattutto il profumo dei dolci. É pazzesca la nitidezza di un ricordo evocato da un odore. Io,non essendo piú giovanissimo,ma diversamente giovane,andavo all'asilo dalle suore,con il mio bravo panierino che conteneva l'immancabile Buondí Motta.....anche adesso,a decine d'anni di distanza,se sento il profumo del Buondí é come se attraversassi una porta del tempo.....


    Patricia Moll

    Vero! I profumi, gli odori, gli aromi hanno la facoltà di farci volare nel
    tempo.
    Ricordi belli o brutti che siano ritornano improvvisamente non si sa da
    dove nè come.
    Tornano e basta.
    Anch'io,,, ehm... diversamente giovane, [?] parlando di questo ricordo vado
    indietro di oltre quarant'anni. E sinceramente, non ricordavo più quei
    dolci e Psqualino. E' stato vedendo il banco della Sardegna he qualcosa ha
    incominciato a riaffiorare dalla nebbia e poi è stato più chiaro.
    Bel meccanismo la mente umana.
    Ciao Alf, buon sabato!

    RispondiElimina
  3. Dolcissimo e triste racconto purtroppo di vita vissuta, dove l'amore può annientare un anima ricordata anche attraverso questi dolcini che ne affievoliscono il pensiero doloroso!
    Un bacio dolce Patricia!

    RispondiElimina
  4. Ciao Patricia, in questo tenero post hai trattato un argomento doloroso con la tua consueta chiarezza di pensieri e di sentimenti, con la rara capacità che tu possiedi di rappresentare immagini, sensazioni ed avvenimenti in modo nitido anche a chi non c'era e non li ha vissuti direttamente.
    Ti abbraccio.
    Dani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio Dani! :)
      La mentee a volte gioca scherzi strani. E' bastato vedere la scritta Sardegna, sentire l'odore dei dolci e tutto è tornato a galla.
      Nonn che ricordi molto visto che son assati piùù di quarant'anni, però quello che bastava per farmi pensare a lui, sì.
      Buona domenica!

      Elimina
  5. Dolcissimo ricordo a cui il tempo regala quella patina di malinconia che merita
    grazie Patty
    flora

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Flora, grazie!
      Sì, un velo di malinconia. Anche di rimpianto perchè quando si impiccò era giovane... chissà! Forse era destino... o forse adesso potrebbe essere anziano, nonno.... e sereno.
      La vita....sempre un'incocgnita!
      Buona domenica!

      Elimina