venerdì 7 novembre 2014

Cavalli selvaggi

Cavalli selvaggi
di Cormac McCarthy
Einaudi Editore 2006




Sto leggendo la Trilogia della Frontiera di Cormac McCarthy.
Ho finito il primo libro: Cavalli selvaggi.
Come sempre di questo autore adoro lo stile scarno, asciutto, eppure velato di un sottile romanticismo e di una sorta di malinconico rimpianto per un mondo che non c'è più. Il lontano West.
Non è un libro di pellirossa e vaqueros o pionieri come ce lo avevano descritto i film di John Wayne, questo no. Epopea molto più lontana quella.
Cavalli e dome, allevamenti e corse sfrenate per la prateria sono presenti nel libro ma fanno da contraltare alla protagonista principale del libro. Così cone la frontiera. Quell'Eldorado che allontana da una realtà non amata. Il cui miraggio aiuta a strappare tutti i legami con la famiglia. Un nuovo inizio, praticamente.
E anche se la realtà sarà diversa da quella sempre immaginata e a lungo sognata, sarà una scuola di vita che farà crescere un giovanissimo ragazzo molto in fretta e gli farà scegliere la sua strada per il suo domani.
Sì, perchè la vera protagonista è la vita con i suoi fatti negativi che quando non annientano, rinforzano. Con la forza che nasce dentro di noi e poi cresce e ci fa diventare quello che saremo.
La vita che ci farà fare scelte. In questo caso, quella del protagonista lo porterà alla solitudine. John Grady Cole deciderà di prendere la strada e andare a vedere dove finisce. Se finisce.
Bellissimo e coinvolgente. Ma l'autore si chiama Cormac McCarthy. come poteva essere diversamente?
Myrtilla







4 commenti:

  1. Prima o poi leggerò l'opera di Meccarti.
    So già che il suo stile potrebbe davvero piacermi...

    Moz-

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    1. A me è piaciuto tantissimo Miki,
      Mi è piaciuto ancora di più The Road dello stesso scrittore.
      Ancora più crudo, ancora più "feroce" ma incredibilmente umano.
      Umano e disumano al tempo stesso direi, perchè quello che succede nel corso della narrazione si divvide proprio in due parti ben distinte che però si sfiorano sovente. L'umanità del padre, il suo amore per il figlio e la sua stessa disumanità come arte della sopravvivenza. Stupendo! Ne avevo anche parlato nei tempi indietro.

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  2. Mi sono proprio rimbambita, non ricordavo questo autore! Come al solito grazie Patri, lo segnerò tra i desiderati. Bella recensione, al solito......

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    1. Ciao rimb... ops, scusa! Maga di oz :))))))
      Quando avevo parlato di McCarthy e del libro The road mi avevi detto che era troppo apoccalittico, mi pare.
      Questo è un western particolare. Niente sparatorie tra indiani e cowboys anche perchè è ambientato intorno agli anni 50. C'è l'ambiente qestern, se ne respira l'aria. Non altro.
      Bellissimo però!
      Grazie dei complimenti!

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