domenica 2 novembre 2014

La passeggiata


Uscì di casa presto. Quasi subito dopo pranzo. Il sole rallegrava le giornate e un po' le riscaldava. Per essere ottobre, il piumino leggero bastava. E sbottonato.
Ora, sulla vecchia strada comunale che correva tra vigneti, prati e boschi, si godeva quelli che potevano essere gli ultimi raggi caldi dell'anno.
Intorno a lei, l'erba era finalmente rigogliosa, verde squillante, dopo la siccità estiva.
Gli alberi invece erano addobbati a festa. Rossi, aranciati, dorati. Splendide modelle in posa per la foto ricordo dopo la sfilata.
Nell'aria, un profumo di uva matura che faceva pensare alla vicinissima vendemmia e presagire l'aroma dolce e zuccheroso del moscato e quello più forte e robusto del barbera.
I corvi su nel cielo giocavano rincorrendosi gioiosi. Le gazze cantavano nascoste tra i rami ancora ricchi di foglie. Lontano, un pavone strilllava sgraziato e rauco.
La strada riasfaltata da poco già presentava segni usura. I trattori coi rimorchi carichi di quintali di legna da ardere e pali l'avevano segnata in fretta. Segno di un lavoro veloce e malfatto.
Camminava lentamente per godersi quei piccoli momenti di pace e e tranquillità nel silenzio pressochè completo della campagna. Inspirava però a fatica l'aria tersa e leggermente frizzante. Un peso sui polmoni.
Si accorse di non essere più sola. Alzando gli occhi, là, in fondo, dove il suo sguardo sbatteva contro il piccolo orizzonte, una donna avanzava lentamente. Come lei, il piumino sbottonato, le mani in tasca, l'espressione di rilassamento totale.
Le parve di conoscerla. Dalla sagoma che si stagliava contro il cielo, alla cima del dosso, le sembrava un viso familiare. Ma era troppo lontana perchè i suoi occhi da miope potessero distinguerla bene,
Si fermò per guardare una nuvola bianca che veloce si spostava verso est. C'era vento in quota.
La donna all'altro capo della strada fece lo stesso. Ferma, in piedi, senza togliere le mani dalle tasche, stava a testa in su a seguire la stessa nube.
Poi, abbassò lo sguardo e si incamminò con calma. Come lei!
Strano!” pensò. Era come se di fronte c  fosse uno specchio che la rifletteva e ne copiava i movimenti. Ogni suo minimo gesto veniva ripetuto dall'altra. Se lei si fermava, la figura si fermava. Se riprendeva il cammino, anche l'altra lo faceva. Se tirava un calcio ad una pietra, la donna ne colpiva a sua volta una.
Si guardarono negli occhi. Lei stupita, l'altra no.
Fu a quel punto che la figura femminile si fermò. Le fece cenno di no con la testa. Mosse le labbra come a parlare ma la voce non le uscì dalla gola.
Nella sua testa, però, una frase si impresse a fuoco. “non è ancora ora!”.
Sentì un dolore al torace. Una scossa forte che la fece sussultare.
C'è! L'abbiamo ripresa! Il battito è tornato!” disse concitata una voce maschile che non riconosceva .
Poi, il bip bip dei macchinari che riprendevano a funzionare.
Myrtilla

12 commenti:

  1. Ti auguro una serena domenica ;)
    bellissimo post <3

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    1. Ciao Tissi, grazie e buona domenica a te!

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    1. Grazie stella.
      E' in tema con halloween... :)

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  3. Condivido il commento precedente: il racconto mi ha fatto venire la pelle d'oca! Bellissimo e inquietante....

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    1. Grazie Belvedere!
      Se fossi cattiva ti direi ti ho sognato. ma siccome sono buona............ :P) :P) :P)
      Un bacione!

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  4. Complimenti!
    Ti auguro un buon inizio di settimana.

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    1. Grazie Cavaliere.
      Buona settimana anche a te!

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  5. Brava Patri! Così deve essere un racconto breve, deve prendere già dalle prime righe, creare un certo pathos e tu ci sei riuscita benissimo!

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