lunedì 30 marzo 2015

Ricordi a novembre


Novembre. Il mese dei morti. Più adatto di così per la faccenda...
Una pratica che andava sbrigata in fretta, altrimenti antiche ferite si sarebbero riaperte. E toccava a lei!
Lì, in piedi, in un campo in cui le prime tre file di tombe erano già vuote, orrendi buchi nella terra del riposo eterno senza riposo, guardava i becchini scavare.
Sapeva già cosa sarebbe successo. Ad un certo punto, un rumore forte. Di ferro contro legno. La pala che sbatteva sulla bara. Poi altri colpi. Infine, avrebbero sollevato quella scatola di legno e l'avrebbero aperta.
Ma lei non avrebbe guardato. Sapeva già che avrebbe chiuso gli occhi. Preferiva guardare nel passato che nel presente.
Non voleva vedere ossa. Le sue ossa. Voleva rivederlo grande e grosso preparare la roba da pesca. I vermicelli nel barattolino di plastica verde col coperchio bucherellato perchè non morissero. Le canne da pesca che aveva comperato e quella che si era fatto lui con il bambù preso chissà dove. Le lenze, gli appoggi che andavano piantati nel terreno per le canne. I campanelli da pinzare perchè segnalassero che qualcosa aveva abboccato. Il cesto di rete di ferro per le sue prede.
Voleva rivederlo con un sorriso che andava da un orecchio all'altro... quella volta in cui era tornato a casa con due carpe da oltre quattro chili e un'infinità di alborelle. E poi ancora in cucina mentre le puliva. E ancora a tavola mentre si gustava un grande fritto di pesce.
Oppure, la sera dopo cena in quel bagno enorme mentre si occupava dei suoi canarini e cardellini. Intento a pulire le gabbiette e la voliera, a cambiare acqua, a preparare un pastone a base di becchime e rosso d'uovo sodo. Sentirlo fischiettare e parlare con quei piccoli pennuti che parevano attenderlo e ascoltarlo.
"Adesso vi metto l'insalata fresca, eh... Neh che vi piace?".
Un fischio di risposta.
"Vi cambio anche l'acqua e poi vado a dormire. Dormite anche voi, eh"
Altri fischi.
Poi la luce si spegneva e tutto diventava silenzio. Fino al mattino.
O quando andava in cantina con i suoi assi di compensato, le matite da falegname, la morsa, il traforo, le lime.
A distanza di anni... di secoli, ormai, ancora si stupiva di cosa potesse uscire da quelle mani enormi, dalle dita spesse, sempre incerottate col nastro isolante nero.
Quanta delicatezza sapevano usare con i canarini quando li prendeva tra le mani per spostarli o medicarli se feriti; con quei cuori di legno disegnati, ritagliati e limati tutti quanti manualmente. O nelle carezze..

Un colpo secco. Un signora, ci siamo, la riscosse dai suoi ricordi. Strinse gli occhi ancora di più annuendo solo con il capo.
No! Non voleva vederlo così! Privato di ogni fattezza umana. Orbite vuote invece di quegli occhi verdi. Non più capelli neri e ricci. Solo un teschio.
Già era un tormento ricordarlo quando il cancro lo divorava.
Non lo avrebbe visto così!
Ma lui avrebbe capito. Era suo padre!
Myrtilla

12 commenti:

  1. Oddio... un tantino tetra come storia!! XD

    Moz-

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  2. Sì, Miki, però a novembre io sarò davvero al posto della protagonista.... :((

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  3. Mannaggia Patricia!!! Anch'io la penso come la protagonista, meglio ricordarseli da vivi... Bellissime le immagini che hai serbato del tuo papà :))) Aggrappati a quelle, novembre è lontano... e quando arriverà come scrivi tu, non guardare, lui capirà anzi sorriderà.

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    1. Ciao Anna Maria. E mi prenderà in giro sai???? Sei la solita fifona penserà di me!
      Però... voglio ricordarlo come era quando stava bene. Nè quando stava male nè così, un mucchietto di ossa che non so come possono essere dopo 29 anni....
      Ciao cara e buona settimana!

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  4. I ricordi non hanno tempo, brillano sempre di più dentro di noi.
    Non ho visto nessuno dei miei cari, "dopo", ma non lo ritengo una mancanza di coraggio. Il coraggio è quello della vita giorno per giorno, senzA di loro, ma sempre uniti nel loro ricordo, amaro nella perdita, ma anche dolce come quello che descrivi, anzi rivivi, condividendolo con noi:)
    Marilena

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    1. I ricordi non ci abbandonano mai Marilena. Anche quando sembra che se ne siano andati ritornano.
      Non sono magari tutti piacevoli però quelli brutti li prendo a calci. Gli altri no, me li tengo stretti!

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  5. Ho vissuto questa esperienza due anni fà, non sono andata, mia madre non è lì, è qui con noi sempre e spesso la sento suonare al pianoforte come spesso faceva dopo aver detto mille volte " non sono più agile come un tempo....." e le note risuonano per la casa.
    un abbraccio
    flora

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    1. Ciao Flora, anche mio papà è con noi, nonostante i vari traslochi nel frattempo.
      Io penso che dovrò andare per non mandarci mia mamma.
      Solo a pensarci ho già i brividi!
      Ciao carissima!

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  6. È già un trauma vederli seppellire sotto terra, che non potrei sopportare il vederli ridotti in polvere. ..non capisco perché prendano l presenza di un parente. ..Vabbè comunque sia, no, non lo vorrei vedere. E forse per questo, per risparmiare questo sofferenza i miei che ho deciso di essere cremata. ..via, buttate mi fra i rovi e ricordatemi da viva e folle!
    Seppur tetro come dice Miki il ritratto di tuo padre è dolcissimo.

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    1. Già.. ogni palata di terra nella fossa era una palata in faccia,
      Ti dirò che l'idea della cremazione sta prendendo piede anche a casa nostra.
      Mio papà era un uomo molto dolce come carattere.

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  7. Non andare Patricia. Tuo papà è sempre con te e non lì.
    Un abbraccio

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    1. Vedrò cosa fare Fortunata. L'idea non mi sorride affatto ma con mia madre faccio quello che posso, Lei, a costo di legarla a una sedia nn ce la porto senz'altro.
      Bacio!

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