martedì 9 giugno 2015

Città di pianura

Città di pianura
di Cormac Mc Carthy
Einaudi Editore (2008)


Su uno sfondo scenografico di monti azzurrini che si stagliano all'orizzonte come un tendone di teatro, incorniciati da nebbie e nuvole e lampi, le prime a celare la verità, i secondi a squarciare il velo che la ricopre, la vita di John Grady Cole si snoda verso l'abisso di una realtà cattiva. Bruciante e violenta.
A fargli da controcanto tutti gli uomini del ranch, in particolare Billy Parnham, e l'umanità intera più misera e reietta condensata nei sobborghi della città.

Stupendo!

L'ultimo libro della Trilogia della Frontiera non smentisce la grande capacità di Cormac Mc Carthy di sondare l'animo umano. Come un tarlo che rosicchia il legno, la sua capacità di scavare nell'intimità più profonda dei personaggi è notevole e grandiosa.

Anche questo è un libro pieno di domande. Nemmeno l'argomento è diverso. La protagonista è sempre lei, la vita.
Ma cosa è questa vita tanto decantata, amata, odiata, vituperata?
In questo terzo romanzo, mille domande vagano tra cavalli da domare, vendite all'asta, ranch, cacce ai cani randagi, postriboli, innamoramenti.
Domande di tutti. Risposte di tutti. Verità assoluta di nessuno.
L'unica cosa certa è che la vita è la vita. Può avere mille significati. Nessuno matematicamente certo. Tutti relativi.
Ogni sua definizione è valida solo nel momento in cui viene espressa. Prima o dopo, può essere diversa. E' diversa.
Definirla è un compito arduo e coraggioso e Mc Carthy ci prova coi suoi personaggi ma ognuno di loro ha la sua versione personale. Tutti però concordano che bisogna sempre lasciare aperta una porta in modo che il nostro pensiero, la nostra idea su di essa, possa variare con lo scorrere del tempo e il tramutarsi degli eventi.

Ecco cosa mi  ha lasciato dentro questo libro.
L'idea che la vita non sia imprigionabile, che non sopporti catene. Può essere lei a mettercele ma  le nostre le rifugge.
La vita è vita e basta. Va vissuta attimo per attimo, dolore per dolore, gioia per gioia, ferita per ferita. Appieno. Fino alla morte.
Myrtilla



8 commenti:

  1. Grande libro, benché per me delle trilogia sia considerato il minore come qualità

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    1. Ciao Ferruccio, diciamo che è diverso dai due precedenti. Non ci sono più i lunghi viaggi, la fame e il freddo delle montagne, la prigione, la cattiveria e la disponibilità dei più poveri a dividire il niente che hanno
      A parte la caccia ai cani randagi, questo è molto più statico. Rinchiuso in un perimetro più ristretto.
      Io comunqque l'ho trovato incredibile proprio per la capacità d Mc Carthy di entrare a fondo nell'intimità dell'uomo. In quegli angoli che forse nemmeno lui conosce bene e scopre poco per volta con noi.
      Grazie per la dritta!

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  2. Non ho mai letto nulla di McCarthy, ma sono libri leggibili a sé o devo trovare prima i due precedenti?
    Da come hai descritto una certa vita di sobborghi e esistenze marginali... potrebbe piacermi!

    Moz-

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    1. Ciao Mozzino,
      questo è il terzo e qui si ritrovano i pprotagonisti dei due libri precendenti. Prima ragazzi e ora adulti. Qui pesa sulle loro anime il bagaglio di esperienze che abbiamo letto negli altri volumi. Ci son parecchi riferimenti e non sempre sono pìben approfonditi.
      Sì certo! L'èlite, la crème della società qui non entra nemmeno di straforo. Gente comune. Gente che lavora Che suda. Che soffre la fame o conta i soldi per comprarsi il cibo.

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    2. Per conto mio si possono leggere indistintamente, però comincerei con Cavalli selvaggi e poi Oltre il confine per finire con Città della pianura

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    3. In effetti quello è proprio l'ordine del volume.
      Un mattone bello pesante da reggere... :))
      Il libro invece no. Profondo ma non mattone.

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  3. Devo leggerla!!! XD Ennesimo invito a farlo e al più presto! *__*
    Buonanotte Pat! ^_^

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    1. Buongiorno!
      Buona lettura allora... :))) Non è un libro che si legge in due ora. Questo no! Però si assapora davvero!
      Ciao!

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