giovedì 30 luglio 2015

I cacciatori di libri


I cacciatori di libri
di Raphael Jerusalmy
edizioni e/o (2014)





Chi era Francois Villon? Un poeta francese della seconda metà del XV secolo.
Con la sua vita movimentata (allevato da uno zio canonico, divenuto "maestro delle arti" alla Sorbona, autori di furti, di un omicidio involontario, unito ai Coquillards che infestavano la Francia), tra prigionia, esilio e condanna a morte tramutata nel bando da Parigi, visse.
Ecco! Francois Villon visse e osservò. Studiò la vita con occhi curiosi e non ingenui. Istruito, seppe ricavare da questa sua particolare forma di studio la capacità di creare opere ora burlesche ora malinconiche. Anche feroci.
Nessuna struttura precisa ma grande capacità di colpire nel segno i vari nemici. Con ferocia e sagacia, a volte rimpianto, nel suo Grande Testamento si strugge per gli amici che non ci sono più, per avere (secondo lui) sprecato la vita, nel constatare la aducità delle cose e dell'uomo e dei piaceri quotidiani. Effimere gioie.

A quest'uomo coraggioso, sparito da Parigi nel 1463, data oltre la quale non si hanno più sue notizie, Jerusalmy gli regala una vita degna di lui. Un'avventura. Un intrigo.
Nel suo bellissimo libro, lo salva dalla forca e lo spedisce in Terrasanta per compiere una missione ritenuta dal Clero blasfema, in quanto pericolosa per il suo potere mantenuto a suon di minacce di inferno e castighi eterni. Salvare i libri che il papato vorrebbe ardere sul rogo insieme agli autori. Coinvolto in un affare in cui sono coinvolti Luigi XI, i Medici, stampatori tedeschi semiclandestini a rischio Inquisizione, monaci e rabbini, Villon ha finalmente un volto.
Un sorriso sghembo insolente e ironico, un viso rovinato da risse e torture, l'eterno lercio e consunto tricorno in testa.
Ma soprattutto ha il carattere che si evince dalla sua vita avventurosa. L'autore ce lo dipinge in modo egregio sia caratterialmente che nelle sue grandi intuizioni.
Ne risulta un personaggio accattivante al di là della storia complicata da innumerevoli personaggi, nessuno completamente sincero, nessuno totalmente bugiardo.
Un romanzo molto piacevole che si snoda in un tempo buio, l'ombra bianca dei domenicani ad incombere e terrorizzare con i loro tribunali; i saraceni, i predoni e i soldati; tra libri da salvare; monaci e rabbini che li copiano e li portano ai Medici perchè vengano stampati e diffusi... in mezzo, Francois Villon inizia anche il suo viaggio personale, alla faccia di tutti, cristiani ed ebrei,per salvare ciò che definisce la "Parola". Colei che salverà il mondo. La cultura. Quella pura non ancora contaminata da vili interessi umani. Le ultime parole di Gesù Cristo ad Anna prima di essere mandato da Ponzio Pilato.
Myrtilla

4 commenti:

  1. Grazie di aver scritto di Francois Villon,non lo conoscevo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao jaz.
      Fu un grande poeta ma a scuola ricordo di non averlo nemmeno studiato. Forse poco tempo, forse scomodo. Chissà.

      Elimina
  2. Uh! Parrebbe davvero interessante come trama. Ed è molto particolare anche il background dell'autore. Chissà quanto c'è della sua esperienza riversato in questo libro...

    Bella segnalazione, grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai PiGreco, ci ho pensato anch'io al background dell'autore.
      Avendo lavorato nei servizi seegreti israeliani, commerciando in libri, probabilmente ha fonti "particolari".
      Io non dico che ci sia tutta verità in quello che ha scritto ma penso che da una verità sconosciuta ai più potrebbe anche essere partito nello scrivere questo romanzo.
      A me è decisamente piaciuto. Anche nelle descrizioni del deserto, di Samaria, Galilea, degli uadi, dà l'idea di conoscere benissimo i posti. In più, senza essere romantico, ha però in sè una vena poetica che non sstona affatto.
      Prego.
      Ciaoooo!

      Elimina