lunedì 31 agosto 2015

Ai tempi di una volta

Ai tempi di una volta, si lavorava come muli nei campi sotto  un padrone che non permetteva di alzare la testa. (diverso da ora con i caporali?). Poi c'era il piccolo orticello di casa per avere due patate e sfamare famiglie numerose. C'erano i lavori di casa. Gli animali da accudire....
E dopo la misera cena da contadino piemontese dell'inizio del 900?
Se era estate ci si sedeva fuori, sull'aia, tra vicini e si continuavano i lavori.
Se era autunno o inverno, ci si sedeva nella stalla. La stanza più calda. Mucche buoi e vitelli col respiro scaldavano l''ambiente. L'olezzo di letame... beh, a quello ci erano abituati. Non lo sentivano più.

Andavano a vijè! A vegliare. Che poi era una veglia lavorativa sempre perchè se stavi con le mani in mano arrivava il diavolo e ti portava via.

Gli uomini preparavano i ferri per il lavoro. Battevano le falci, aggiustavano tridenti e vanghe, rifacevano i denti alla sega da legno, preparavano le corde per le fascine o i manici delle zappe. Un bicchier di vino ogni tanto e una tirata di toscano.
Le donne invece?
Le donne aggiustavano camicie da lavoro (altre non ce n'erano), lavoravano ai ferri, rammendavano.
Ognuna il suo lavoro. Secondo le proprie capacità anche se tutte dovevano imparare a fare tutto. Una volta imparato, ognuna però si specializzava in qualcosa. C'era chi faceva la maglia, gli scot di lana da mettere sulla pelle. Chi rammendava i mutandoni fino alle caviglie. Chi faceva gli scapin....
Gli scapin... i sottopiedi dei calzettoni di lana grezza. Grigi normalmente O ecrù. Certo che gli scapin magari erano di un altro colore ma che importava. Bastava che il buco o la parte logorata sparisse.
Già! Perchè una volta le nonne, con quattro ferri per volta facevano le calze per tutta la famiglia. Le facevano in modo tale che quando si consumava la parte inferiore, quella che lo zoccolo di legno usurava prima, si potesse togliere e cambiare.  Mica si rifaceva tutta la calza! Di gettarla poi non se ne parlava!
E c'era chi si ricamava il corredo. Le ragazze da marito.

E noi oggi ci lamentiamo che non abbiamo il punto luce giusto, che sessanta watt sono pochi, che...  a quell'epoca, c'erano grame candelo di sego che  bruciavano fumando e puzzando. Irritavano gli occhi ma di luce ne facevano ben poca.
Eppure, il lavoro non si fermava mai, tra una l'historia 'd maschi (storia di masche) e l'altra.
Certo... forse la perfezione non si trovava. Forse c'erano punti sbagliati... però i risultati erano questi



E' nel mio armadio. E' un asciugamano grande metà di un lenzuolo da una piazza o quasi. E' della mia nonna materna, Maria, classe 1911.
E' di canapa. Una canapa spessa e ruvida che tesseva suo padre, il mio bisnonno Emanuele. Quella più bella e fine era per i signori, questa di scarto per la famiglia e i corredi dei figli.
Ci facevano lenzuola e asciugamani e tovaglie. E pezze varie da usare al posto della garza che se c'era non avevano i soldi per comprare.
Fresca e rinfrescante. La usai quando nel 1990 tornai dalla maternità con la bimba con un culetto arrossato e infiammato dar far paura. Pomata e triangolo di canapa sotto al pannolone e nel giro di due giorni sparì tutta l'infiammazione.
Tagliai un vecchio lenzuolo ammorbidito dall'uso. Gli asciugamani ricamati no, non li toccai. Li lavai e li riposi con rispetto nell'armadio.
Ci rimasero fino a qualche anno fa quando mi chiesi perchè non usarli.  E li misi all'opera, a fare il lavoro per cui erano nati.
Myrtilla


22 commenti:

  1. Grazie di questo racconto. È bello ricordare le nostre origini e il valore che gli oggetti fatti da sé racchiudono.
    buona giornata

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    1. Ciao Effe,
      sono semplici strofinacci o asciugamani. Sono ruvidi nonostante i lavaggi però sonno una parte di storia di famiglia. Quello che resta della nonna, oltre ai soi aneddoti.
      Ciao bella!

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  2. bellissime le tue storie contadine, io sono nata in città in una famiglia cittadina e ho conosciuto la campagna solo quando andavo a far visita ai miei nonni che, però non erano contadini, avevano uliveti, vigneti,orti ma ad uso personale, quindi non ho esperienza se non attraverso le letture e mi piacciono immensamente.
    Però le lenzuola ricamate dalla mia mamma,anche lei classe 1911, io sono nata che lei era già avanti negli anni,le ho conservate con tanto amore, non era forse bravissima, lei sue mani erano nate ed usate per trarre suoni meravigliosi dal pianoforte,e quella era la sua professione, ma sono per me preziosissime

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    1. Ciao Flo,
      anch'io nata e vissuta in città fino al matrimonio. "contadina" solo dal 92 quando compramma casa qui in frazione e solo perchè in paese non trovammo niente.
      Della campagna d'infanzia ho vaghi ricordi. Ricordi basati su racconti e aneddoti della nonna.
      Solo questi asciugamani sono ricamati. Le lenzuola erano semplicemente orlate. Ci sono punti errati, qualcuno fatto nel verso sbagliato, però che conta?

      Era dell'11 mia nonna, Deve esserso sposata a 18/19 anni... pensa tu! Sono quasi antiquariato!!!

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  3. I tuoi ricordi somigliano moltissimo ai miei...è stato bello il tuo modo di raccontarli mi hai fatto tornare indietro nel tempo con nostalgia, quasi sento il profumo del latte appena munto e il fieno dove giocavo coi miei cuginetti nella stalla...grazie!

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    1. Grazie Leda.
      anch'io ho provato nostalgia nel parlarne. Pur non avendo vissuto quegli anni ne ho sentito parlare così tanto!
      Il latte appena munto lo beveva mio marito perchè i suoi avevano la mucca. Io ricordo quella della centrale del latte di Asti nel pacchetto di plastica.....
      Un abbraccio!

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  4. Anche questa volto ho spaziato con i ricordi, i racconti di mia mamma su i miei bisnonni friulani, i racconti di mio nonno sulla vita del Piemonte agricolo dei primi del '900, bello, bello.

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    1. Qualche radice comune l'abbamo, eh, Max?
      Peccato aver dimenticato tanti racconti! La nonna è morta che avevo 18 anni, tanto indietro nel tempo che...per ricordare tutto bisognerebbe essere Pico de Paperis :)

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  5. mia nonna mi raccontava queste stesse cose che hai scritto, in più le donne facevano la tela per i lenzuoli con il telaio, la sera nella stalla.E io abito in Romagna. Le usanze non cambiavano molto da regione a regione

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    1. Ciao Azzurrocielo,
      non non cambiavano tanto se la classe sociale era la stessa.
      Le lenzuola le faceva il mio bisnonno. Coltivava e raccoglieva la canapa (da mezzadro, non aveva terra sua) e la tesseva.
      Certo che quella più fine e leggera era per chi aveva i soldi. Alla famiglia restavano gli scarti, però, meglio che niente!

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  6. Bellissima rievocazione, Patricia. Io ho avuto un'infanzia semicontadina (ma credo di aver avuto un'infanzia semitutto, perché durante l'anno passavo del tempo al mare, del tempo in montagna e del tempo in campagna) e ricordo molto di quello che descrivi: la stalla con i buoi, la stanza dei telai per la tessitura, il porcile, la vendemmia sui carri ecc.ecc.

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    1. Ciao Ivano.
      Io cittadina in tutto. Andavo in cmapagna una volta ogni tanto con mia nonna a trovare suo cognato e al mare o in montagna in estate.
      Un ricordo nitido però ce l'ho. Da questo mio prozio, nella stalla c'erano due buoi rossi. Io bambina di 6/7 anni li trovavo enormi e li guardavo da sotto in su. Ma non ne avevo paura.
      Erano comunque molto grossi perchè erano da lavoro nei campi a tirare l'aratro.

      Per il resto, cerco di ricordare gli aneddotti di mia nonna ma quanto tempo è passato da quando mi racontava qualcosa....

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  7. La vita è tanto cambiata! Siamo diventati degli incapaci.

    podi-.

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    1. Ciao Carlos,
      proprio incapaci magari no ma di certo freddi e abbastanza egoisti
      Una volta comunque, seppure difficile per la fame e la miseria, la vita dei paesi era in un certo senso più semplice.
      Ora, col pc risolviamo tutto. Parliamo due volte con una persona tramite il web e la definiamo amica. Ma che faccia ha? Che voce ha? E' alta, bassa, bionda bruna?
      E chi lo sa! Però ci basta!
      Sì, la vita è proprio tanto cambiata!
      Buona serata Carlos

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  8. Le storie che girano anche dalla mie parti

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    1. Ciao Ferruccio,
      sai quale è il problema? E' che siamo noi italiani a volte a volerci sentire diversi dai connazionali quando in realtà le storie del passato sono comunque molto simili se non uguali.
      La miseria e la fame c'erano al nord come al sud. I padroni ricchi e prepotenti idem.
      SE incominciassimo a capire questo chissà che magari...... :)

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  9. Meraviglioso racconto, Patricia!
    Anche nelle valli trentine la vita era poco diversa.
    E pure io ho qualche lavoro della nonna, tesori preziosissimi.
    Baci

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    1. Ciao Squitty, come ho detto a Ferruccio sopra, le origini di noi italiani variano poco tra una regione e l'altra. Miseria e fame ci hanno sempre accomunato e quindi è normale che le storie siano simili e che magari siano diverse di poco.

      Devo cercare dove sono sistemati nell'armadio ma ho anche cose della nonna di mio marito. Federe da letto in cui dnetro ci sta un cuscinetto piccolo piccolo. Asciugamani, Lenzuola....
      Se ho tempo per cercarle... :)
      Ciao bella!

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  10. Bellissimo post... La tua curiosità, il tuo conoscere la storia di ogni pezzo della tua vita, è commuovente... Grazie Patricia!

    Maira

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    1. Ciao stella, bentornata!
      Hai fatto le vacanze o sei stata di lavoro per il prossimo giugno? :))
      Sto cercando di ricordare aneddoti che mi raccontavano ma è difficile. Gli anni passano anche per me :)
      Ogni tanto però qualcosa torna in mente e allora ne scrivo volentieri. E' anche per non perdere del tutto memoria di ciò che è il mio passato.
      Un bacione gioia!

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  11. Bellissimo questo ritaglio della vita che fu. Bellissimo il lavoro di tua nonna, una vero tesoro che i giovani d'oggi non sapranno apprezzare! Vuoi mettere, non sono mica griffati!!!
    Benritrovata Patry, finalmente ho qualche minuto per rifarmi di tante settimane di assenza e sguazzare tra i tuoi meravigliosi scritti!

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    1. Ciao kly, bentornata! E grazie!
      Sei mancata in questi giorni. Riposata? Pronta a riprendere sì, perchè ho già curiosato e letto... :)

      Un'epoca lontana, viva soltanto più nei ricordi dei nipoti come me o nei figli come mia mamma.
      I nonni ormai non ci sono più da tanti anni e sembra quasi che quel periodo sia finito con loro. E' per questo che voglio cercare di ricordare quello che nonna Maria mi raccontava. E' difficile, sto diventando vecchi anch'io, però ci voglio provare lo stesso.
      E' per rendere un omaggio a coloro che vissero una vita grama, di fame e stenti ma che nonostante tutto non persero mai il coraggio di tirare avanti. Lei, era proprio una di queste persone. Una donna forte!
      Griffati? E chi se ne frega della griffe. Questi sono griffati con la malinconia dolce dei ricordi.
      Ciao bella!

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