sabato 8 agosto 2015

Orfanitudine


Un neologismo per indicare quel senso di vuoto che lascia chi parte.
La provano i bambini. In modo irrazionale. Vedono i genitori uscire per andare al lavoro oppure lasciarli all'asilo con maestre e compagni e si sentono abbandonati. Hanno paura che papà e mamma non tornino più. Che non li vogliano più. Salvo poi dimenticarsene dieci minuti dopo quando la maestra li sa prendere dal verso giusto e coi compagni si divertono un mondo.
Una paura irrazionale come ho già detto. Infondata ma che ha radici antiche. E' dovuto all'attaccamento che hanno verso i genitori.
La provano gli adulti quando una persona cara si allontana. Magari perché trasferita per lavoro o matrimonio. Non parliamo poi quando la persona cara muore. Diventa difficile farsene una ragione e comunque ci vuole tempo tempo tempo. Ma questa è una situazione definitiva. Non c'è ritorno.
Ma la provano anche i genitori quando i figli si allontanano perché cresciuti. Ed è ancora più irrazionale.
Tutti i genitori del mondo sanno che crescendo quei “pargoli” si costruiranno la loro vita dalla quale in un ceto senso saranno esclusi. Dovranno chiederse permesso per entrarci. Attendere l'avanti. Proprio come facemmo noi.
Sanno come dice una canzone che ho ascoltato tempo fa in radio che “un figlio poi cresce per prendere il volo, dal momento che nasce sai di stare solo”.
D'altronde, anche i genitori sono stati prima figli e si sono comportati in ugual modo. E' normale! E' la vita che continua il suo corso. Si nasce, si cresce, si invecchia... si diventa indipendenti.
E' la prospettiva che cambia. La visuale. Essere dall'altra parte della barricata è diverso. Fa dimenticare quello che facemmo noi come figli e capire cosa provarono i nostri di genitori.
Ma il vuoto che sentono padre e madre è lo stesso vuoto che provano i piccini. Una mancanza. Una privazione. Qualcosa che c'era e non c'è più. Che avevamo e non è più nostro.
Benchè i genitori siano orgogliosi dei figli, che siano felici che impostino la loro vita come individui autonomi e si prendano le loro libertà con scelte, giuste o sbagliate secondo noi, non importa, che facciano le loro esperienze mettendo in pratica (si spera) i valori che essi hanno inculcato loro, il vuoto rimane.
E' un vuoto fatto di attese. Della telefonata, del messaggino, di sentire la loro voce per cercare di capire se sono felici contenti delle loro scelte.
Sempre con i radar accesi questi genitori!



Perchè questo discorso? Perchè la figlia è partita lunedì mattina per le vacanze. Pisa e i suoi monumenti. Perchè mercoledì sera abbiamo saputo che in giornata era stata a Livorno. Perchè giovedì sera abbiamo saputo che era stata a Lucca e ieri era a Pistoia.
Sembra contenta delle sue vacanze. Da come ne parla, da come ci descrive cosa ha visto, fatto e mangiato. Dal numero di foto che ha fatto e che domenica guarderemo in reoigioso silenzio, pieni di curiosità.
Sapere che queste sue ferie se le è guadagnate con un anno di lavoro, che se le è pagate, che se le sta godendo è una grande soddisfazione per lei. Figurarsi per noi!
Però... manca! E' inutile negarlo. Anche se a casa c'è poco perché lavora o esce con le amiche, la presenza non tarda mai a farsi corpo. A diventare reale.
6 giorni invece sono tanti!
Ma di certo non glielo dirò. Non si devono dire queste cose. Si devono tenere per sé. Perchè è la normalità. E' la realtà. E' la vita. Ed è giusto che sia così.
Poi, sinceramente con quasi 26 anni non credo che debba rendere conto a noi delle sue vacanze. Tanto meno chiederci il permesso. Scherziamo? Ieri addirittura mi ha già detto che la Toscana è bella che per l'anno prossimo sta già pensando a Firenze...
Sono felicissima per lei..... ma stasera tornerà!!!!!!
E mentre il mio cuore si allargherà in un sorriso, le dirò: “ Ciao stella, allora come sono andate queste vacanze? La Toscana merita proprio di essere vista?”
Myrtilla






ps e menomale che stasera torna perchè devo vedere se davvero si è soltanto spelata poco poco scivolando sugli scogli a Livorno.... :)

12 commenti:

  1. Quindi non sei mai venuta qua in Toscana, Patricia? Del resto anch'io il Piemonte l'ho solo attraversato in alcune occasioni senza mai fermarmici, per andare ad Aosta e a Saint-Vincent.

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    1. Ci sono venuta due volte ma sono sempre andata a Siena. Per il resto della Toscana chissà

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  2. Come hai ragione. Come sono vere le tue parole. Il "nido vuoto" è una tappa che prima o poi si deve affrontare, ma che fatica, CHE FATICAAAA!!! Pensa quando poi se ne vanno del tutto.
    Tu dici che non fai trasparire nulla. Sei proprio brava. Io, invece, dico sempre tutto, tutto.
    Un abbraccio, anche alla figlia dell' 89
    sinforosa

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    1. Non proprio Sinforosa. Mi mordo nella lingua per non dire nulla però me la stritolo.... ahahahahahh e allora
      Muzzi (diminutivo di mammuzzi) daii che adesso litighiamo.....
      Credo che se ne accorga benissimo quanto mi è mancata

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  3. Che tenerezza questo post amorevole. Ho conosciuto poco i miei genitori occupati in altre faccende private e professionali, non ho sentito il loro strappo quando me ne sono andata, non l'ho ereditato, ho sempre fatto come gli animali che ad un certo momento dopo aver curato i loro figli li lasciano al loro destino, perchè devono fare da soli...Chissà da che parte starà il vero?!
    Ho avuto da donna indipendente solo questa enorme lacerazione vicina che mi ha veramente sconvolto fino nel mio intimo, ma con la fierezza della testa dura che ha sempre fatto da sola, tento di sopravvivere..
    Ti adoro!

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    1. Ciao Nella.
      I figli nascono da noi e dal nostro amore. Ma non sono nostri. Come noi non siamo stati dei nostri genitori. Prima ce ne rendiamo conto e meglio è per tutti.
      Certo che è dura! Però giusta.
      Ho capito che ti è successo qualcosa di orribile. La vita però elargisce bello e brutto a suo piacere. Aver la testa dura come dici tu è un elisir per combattere contro le avversità. Per cercare di vincere. O almeno pareggiare.
      Un abbraccio e un bacione

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  4. come ti capisco... il mio ha solo 20 anni e ovviamente presa la patente ha cominciato ad uscire da solo, il giorno magari sei distratta dalle faccende ma la notte!!!, quelle ore non passano mai e solo al ritorno posso sperare di prendere sonno. Lo scorso anno dopo la maturità è partito con gli amici, è stata una settimana di angoscia, ma come dici tu, devono fare le loro esperienze e vivere la loro vita. Cuor di mamma soffrirà sempre e non smetterà mai di preoccuparsi. ciao buona domenica

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    1. Sì AnnaLisa. Cuore di mamma soffrirà sempre. Non può farne a meno.
      Il suo compito però è anche lasciarli liberi.
      Facile a dirsi però quanta fatica e quanto dolore costa?

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  5. Lucca è bellissima, Pistoia ha un bel centro storico, in questi giorni sto proprio da queste parti.
    Capisco benissimo il discorso sul senso di "abbandono / lontananza". Mia figlia è ancora piccola, ha undici anni, però man mano che la vedo diventare più desiderosa di autonomia mi spavento. Vorrei sempre starle accanto e mi disorienta che lei sembri invece volere il contrario. Cosa in effetti naturale, a pensarci bene.
    Stando "dall'altro parte della barricata" ho capito tante cose dei miei genitori che da giovane non capivo, purtroppo non ho ancora capito come superare il senso di "orfanitudine". Probabilmente non c'è modo di evitarlo ;-)

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    1. Credo che non ci sia un metodo. Ariano.
      Dobbiamo solo mettrrci da parte e lasciare chr facciano la loro vita ricordandoci che a suo tempo anche intraprendemmo la nostra.
      Che lei abbia voglia di indipendenza ti fa male,lo so,ma sta crescendo.
      E adesso è niente. Aspetta chr abbia qualche anno in più.....
      Ricordo quanto rompeva mia madre quando si raccomandava. Ora.. ora non lo faccio nemmeno più. Sai dove mi manderebbe con quasi ventisei anni?
      Duro mestiere quello dei genitori!

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