venerdì 12 febbraio 2016

A tu per tu con l'autrice

Ieri vi avevo promesso una sorpresa per farmi perdonare dello spavento :)).

Eccola qui!

Vi ricordate che in questo post LETTURE NATALIZIE vi avevo parlato dei libri che ero riuscita a leggere nelle vacanze di Natale?
Oltre ai soliti scrittori, vi avevo parlato in fondo al post di una novità (per me) molto piacevole e che mi stimola a cercare anche altri titoli.

Si tratta del libro di ADRIANA DI MEGLIO   LA LANTERNA IN GIALLO





Vi avevo detto che per me, che conoscevo Adriana solo come blogger di GHIACCIO E LIMONE  e la conoscevo come una blogger dalla lingua pungente tendente molto spesso al sarcastico ma con ragione a mio modo di vedere, la sua scoperta come scrittrice di noir è stata una piacevolissima sorpresa.

Avevo scritto:

La nuova entrèe come autrice invece è Adriana di Meglio. L'adoro come blogger per la sua lingua tagliente ma come scrittrice ancora non la conoscevo. Molto apprezzabile invece! La verve e l'ironia che mette nei suoi post, a volte anche il sarcasmo, sono confluiti in questo libro, l'unico per ora che ho letto. Ne “La Lanterna in giallo” fa la parte del leone l'ironia di fondo con cui vengono trattati i personaggi della Trieste bene. Bene di facciata, col trucco appena rifatto, perché se si toglie quel mascherone, i difetti vengono messi in mostra senza pudore. Subito dopo, viene la catena di solidarietà femminile che unisce molte delle donne protagoniste come se Adriana ci credesse davvero. Ci contasse. Come se fosse convinta (e a ragione) che essere unite può aiutare. Aiutare ascoltando, asciugando lacrime, spronando al sorriso, pensando e tirandosi su le maniche una per l'altra. Bella scoperta letteraria! Felice di aver comperato questo libro. Scorrevole, con personaggi ben delineati e purtroppo reali. Personaggi che si è disposti a perdonare per certi errori, che per un attimo deludono ma subito dopo fanno nuovamente stare dalla loro parte. Brava Adriana!

Bene! L'ho contattata e le ho chiesto se potevo farle alcune domande. 
Molto gentilmente, direi anzi con entusiasmo, Adriana ha accettato.
Sì, lo so! Sono recidiva, perdonate! :)))
Ma non mi sembra vero di poter tradurre in realtà i miei sogni di bambina quando volevo fare la giornalista! :))

Ok! I giornalisti veri avrebbero senz'altro posto altre domande ma è la loro professione. La mia... è quella della rompiscatole pasticciona, quindi per le domande accontentatevi.
Per le risposte invece, tirate pure un sospiro di sollievo perchè Adriana è come mi aspettavo una grande. Una donna semplice ma vera! Una donna che conosce la vita e sa riconoscere il mondo che le gira intorno.

                    Ecco qui l'intervista!



1 - Partiamo con la domanda più banale del mondo, Adriana.
Perchè scrivere un libro giallo?
Non so che lavoro tu svolga e forse ha niente a che vedere con gli omicidi. Ne “La Lanterna in giallo” di assassinii ce ne sono invece.
Hai una preferenza per questo tipo di romanzi, oppure c'è un'altra Adriana che viene fuori su carta? Quella che è arrabbiata col mondo e trova modo di vendicarsi senza colpo ferire?

Sono cresciuta a pane e gialli, mia madre ne andava matta.
Non mi permetteva di leggerli perché secondo lei ero “troppo piccola”... solo che li archiviava dentro a scatoloni di cartone in soffitta, quindi li lessi tutti di nascosto: i vecchi gialli Mondadori.
Quando se ne accorse non fu particolarmente severa, mi indicò alcuni scatoloni di Urania e divenni appassionata anche di fantascienza.
Nulla a che vedere con il mio lavoro, per scrivere alcuni passi mi sono documentata da un'amica medico e da un vero maresciallo dei Carabinieri.

2 – Parliamo dell'ambientazione. Ci presenti una Trieste, che comunque potrebbe chiamarsi come qualunque altra città italiana o del mondo, con storie normali che forse tanto normali non sono. Metti in luce la miseria umana di particolari persone. Quelle che appartengono ad un ceto sociale alto e quelle che lo vogliono a tutti i costi raggiungere. E' come se tu volessi togliere gli stucchi dorati che ricoprono la realtà, quelli che fanno da paravento a difetti comuni a tutte le categorie di persone ma qui sono enfatizzati. Successo professionale che fa da schermo ad una indole insicura nella vita privata, ad un amore ossessivo e distruttivo. Doppia vita per raggiungere quel benessere e quella indipendenza economica sognata che, pur sacrificandosi, un lavoro cosiddetto normale non darebbe.
Secondo te, questi stucchi dorati esistono davvero e quanta parte del mondo della gente per bene nascondono?

Spero di non stupirti in modo negativo: quasi tutti i miei personaggi sono ispirati a persone che ho conosciuto alle quali ho cambiato alcuni dettagli per non incorrere in guai!
Alcune delle “mie donne” sono dei collage, ma a parte gli omicidi... è quasi tutto vero.
Temo che in effetti l'unica cosa davvero particolare che Trieste sia riuscita a conservare è proprio quello stabilimento balneare con la separazione tra uomini e donne.

3 – Sappiamo benissimo che ci sono storie reali che di normale hanno nulla, soltanto l'apparenza che ci viene mostrata. Quella esposta al pubblico.
E' la norma secondo te o l'eccezione?

Io spero proprio che si tratti di eccezioni, credo di aver tratto spunto da quelle persone particolari proprio perché “insolite”.
Non ho l'abitudine di sospettare una doppia vita tra le persone che conosco, anzi, forse l'aver assistito a certe cose mi ha colpita al punto da voler relegare quella gente in un mondo immaginario, un mondo che sta bene in un romanzo e non nella realtà.

4 – Nel tuo libro ci sono donne che fanno gruppo. Si aiutano. Si sostengono con l'ascolto, un sorriso, un fazzoletto prestato per asciugar lacrime o una bonaria sgridata.
Tu pensi che sia davvero possibile che le donne facciano gruppo? Abbiamo la fama di non esserne capaci. Di considerare le altre donne come rivali e non come forza che unita può. Possiamo cambiare modo di vedere e vivere questa situazione? Oppure resterà sogno?

Diventa possibile quando la competizione cessa per forza di cose: le ottantenni non si sentono più in competizione con le trentenni che a loro volta già considerano anziane le cinquantenni.
Comincio a credere che sia possibile da quando ho pubblicato questi libri popolati di donne molto determinate. Sono molto apprezzata dalle donne, un po' temuta dagli uomini.
Nel primo libro mi sono permessa di dipingere un ritratto di “maschio-medio” piuttosto realistico e in molti non mi hanno perdonata, invece le donne mi apprezzano.

5 – I tuoi personaggi oltre che ben tratteggiati sono molto variegati. Parlando di loro singolarmente, una conduce una doppia vita per arricchirsi facilmente e fare la bella vita.
L'altra, da donna/uomo (e non è un controsenso da come la descrivi), da persona che ha sempre nascosto la sua femminilità ritenendola inferiore a quella di altre, invece è vittima di se stessa. Di un amore morboso, possessivo.
La terza si risveglia dal suo torpore nell'ambito familiare e sentimentale solo quando le cose raggiungono il punto di non ritorno.
Ma sono protagoniste della loro vita o sono vittime? A me paiono vittime. Tu che ne pensi? Quale era il tuo intento?
E donne così, considerate forti ma deboli nella realtà dei fatti o viceversa esistono realmente?

Naturalmente sì.
Anche gli uomini vivono pieni di ansie e insicurezze, ma loro molto più di noi devono mantenere una “facciata” per mostrarsi forti, sicuri, determinati e tante belle cose che non sono.
Penso che qualunque persona si intestardisca a vivere un “ruolo” diventa vittima di sé, per il mio modo di pensare il soccombere consiste nella perdita della libertà.
Libertà di cambiare, di smettere, di ripensarci e anche di tornare indietro o chiedere scusa.
A noi donne sono concesse più libertà emozionali, anche se poi ci etichettano come “instabili” o anche peggio, ma quelle veramente forti siamo noi.

6 – Parlando del personaggio maschile più importante, invece, ne fai un debole. Altra vittima non solo dei suoi difetti e vizi ma anche di un infelice legame che lui forse non sa riconoscere per quello che è in realtà. Non si accorge di essere un pupo nelle sue mani.
Quanto agli altri uomini, pochi per la verità, sembrano più comparse che attori con un ruolo importante. Forse lo hanno avuto negli anni passati ma al momento dello svolgimento dei fatti, paiono soltanto appunto comparse. Quasi marginali sia nel bene che nel male.
A questo punto mi viene spontaneo chiederti una cosa alla quale se non vuoi rispondere sei liberissima di farlo. Per quale motivo li hai descritti così? Avevi bisogno di personaggi senza spina dorsale o ce l'hai realmente con gli uomini?

Riguardo il personaggio maschile principale, ho studiato a lungo la vita collaterale dell'alcolizzato medio.
Una cosa tremenda, incluso il “fissarsi” su una persona credendosi innamorati.
Trovo che sarebbe stato noioso descrivere il dramma senza tutta quell'ironia. Gli alcolisti sono bugiardi patologici che mentono prima di tutti a sé stessi e non sono fisicamente e chimicamente in grado di ragionare e sentire come le persone che non hanno dipendenze.
Gli altri uomini hanno ruoli marginali per come è strutturato il racconto, dove ho volutamente usare colori più decisi per le donne e la loro arte di arrangiarsi.
Sono cresciuta quasi come un uomo, i miei migliori amici sono maschi e nella vita ho riferimenti maschili importanti e positivi.
No, non ce l'ho con gli uomini.
Nel romanzo precedente c'è un personaggio maschile cui ho fatto anche le radiografie, ma in questo giallo – a parte l'alcolista, tutti gli altri maschi sono coinvolti per questioni di “dovere” nessuno di loro ha scelto di stare in quella vicenda, mentre le donne sono tutte lì perché ci volevano stare.

7 – Per chiudere, una domanda personale.
Hai una vena, soprattutto nel tuo blog GHIACCIO E LIMONE molto ironica, a volte sarcastica. Dimostri di non avere peli sulla lingua e quello che pensi dici. E tutto a dispetto dell'immagine che mi sono fatta di te vedendo le tue foto, cioè quella di una donna fondamentalmente dolce.
E' il tuo carattere essere sarcastica o è la vita che ti ha cambiato con le sue esperienze? Ed è questo cambiamento eventuale che metti nei tuoi libri?

Ti ringrazio per aver visto la mia parte dolce che esiste.
Credo di non aver mai scritto una poesia, forse nemmeno una lettera d'amore... probabilmente è il mio modo di essere schizofrenica.
Non per lodarmi, sono disposta a tutto per le persone che amo e loro lo sanno, ma mi hanno affibbiato il soprannome di “penna avvelenata” da prima che mi spuntassero le gemelle, quindi credo di aver sempre manifestato una certa grinta nello scrivere.


  
Che dire?
Grazie Adriana della disponibilità e al prossimo libro!
Myrtilla

8 commenti:

  1. Pur essendo appassionato di gialli e andando sempre alla ricerca di autori italiani, non mi era mai capitato il nome di Adriana di Meglio, forse anche perché il 90% dei miei acquisti avvengono nei mercatini dell'usato e lì ci vuole un po' perché i 'nuovi' arrivino. La prossima volta darò un'occhiata con questo nome in testa. Intervista interessante, il che dimostra che non bisogna essere un 'giornalista' per tirar fuori dalla gente le cose importanti, basta essere uomini (donne) empatici.

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    1. Ciao Juan, anch'io ultimamente prediligo gli scrittori italiani e se possibile quelli che non conosco.
      Mercatini dell'usato qui non ce ne sono ma con il passaparola di altri lettori e di amiche qualche nuovo nome esce sempre.

      Graazie infinite per i complimenti! :)

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  2. interessante post, cara Patricia.
    Ciao e buona giornata sempre sorridendo.
    Tomaso

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    1. Grazie infinite anche a te Tomaso!
      Buona serata e un bacione!

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  3. purtroppo non sono una appassionata di gialli, però voglio passare per salutarti almeno buona serata Patricia

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  4. Molta brava nelle vesti di intervistatrice! Complimenti ad entrambe ^_^

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    1. Grazie Glò!
      Adriana però è stata molto disponibile! :)

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