mercoledì 22 giugno 2016

Non doveva andar così








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Si inerpicò sulla collina. Lungo il sentiero battuto da troppi escursionisti calpestò pietre e mozziconi. Arrancò per la ripida salita. Si fermò. Ripartì. Voleva arrivare alla cima prima che fosse buio.
Doveva vedere l'ultimo sole. Godersi gli ultimi raggi. Ammirare il crinale che chiudeva il fondo valle, laggiù, lontano, a nord.
Chiuse gli occhi per la fatica. Un ultimo sforzo e avrebbe potuto sedersi e riprendere fiato. Ecco! Ancora pochi passi.. gli ultimi...
Che serie di ultimi quella notte! I passi, i raggi del sole, il sole stesso... ma la vita andava così e bisognava accettarla per quello che era. In fondo ce l'avevano imprestata mica venduta. E quando si parla di prestito si sa già che prima o poi la richiedono indietro.
Posò il piede sul punto più alto della collina. Un respiro profondo e si lasciò cadere sull'erba verde quasi umida.
Le gambe penzoloni nel vuoto. Sotto, la vallata che si stendeva per centinaia di chilometri interrotta solo da grattacieli e fabbriche. Che schifo! La natura deturpata, svilita, violentata per il dio denaro. I fiumi imbrigliati. La loro azzurra acqua divenuta marrone di morte. L'aria resa grigia, di piombo per gli scarichi di automobili e ciminiere. E poi la chiamavano vita.... Illusi!
Guardò il sole che scendeva all'orizzonte dietro i monti lontani. Mancava poco ormai. Aveva fatto calcoli precisi al millesimo di secondo. Quando il sole fosse arrivato a baciare la cima del monte più alto, la vera vita sarebbe iniziata. E lui si sarebbe goduto lo spettacolo fino in fondo. Il ritorno alla vita ancestrale. Il ritorno al vecchio mondo semplice e pulito.
Mancava pochissimo ormai. Tolse di tasca il cellulare pronto a chiamare il numero della nuova vita. Un numero facile aveva scelto. Facile da ricordare.
Un fruscio alle spalle lo fece rabbrividire. Un movimento pesante.... un alitar greve... si voltò. Due lucine luminose lo stavano fissando. Occhi di demone.
Si spaventò. Si mosse bruscamente. Si sentì precipitare nel vuoto. Cercò di abbrancarsi a rami o pietre. Ci riuscì a malapena. Il cellulare gli sfuggì di mano e sparì nel baratro.
No! Non doveva andar così! Lui era il salvatore della terra! Dovveva riportarla alla sua bellezza naturale! Non doeva andar così!
Non aveva più senso restar appeso a penzoloni nel vuoto ormai. Lasciò la prese e cadde.
Il cinghiale si affacciò all'orlo del burrone annusando e grugnendo. Poi, girò le spalle e se ne andò.
Myrtilla

4 commenti:

  1. Un finale drammatico. E perché no?

    podi-.

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    1. Attuale forse Carlos. Voi con Atocha ne sapete qualcosa vero?

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  2. Risposte
    1. Grazie Sinforosa.
      Diciamo che forse è attuale. Anche se sarebbe troppo bello che tutti quanti i terroristi perdessero i cellulari e quindi niente booooom!

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