lunedì 10 ottobre 2016

Benvenuto ottobre


  




Benvenuto, Ottobre, mese che sa di uva matura, mosto, graspi spogli.
Che riporta la vita nelle vigne e nelle aie e cantine.
Che porta ricordi lontani di una festa che incominciava già prima, quando si invitavano gli amici e parenti a vendemmiare.
Di’, sent an poc… a’t veni a deme na man a vendemiè?” senti un po’, vieni a darmi una mano a vendemmiare?
E si contrattava. 10 chili di patate e qualche bottiglia di vino per tante ore. Ma era per scherzo. Tanto per… perché si sapeva cosa sarebbe successo in mezzo alla fatica di quel lavoro su e giù per colline, carichi come muli in annata buona.
Merenda a metà mattina, e merenda sinoira (un merenda che si fa nel tardo pomeriggio e sostituisce la cena).

Poi veniva il giorno stabilito. Tutti in piedi presto, tutti nell’aia con il capo/amico contadino che dava ordini e distribuiva compiti. Chi era grande e grosso portava la brenta (la gerla che appunto conteneva una brenta ossia uva per fare 50 litri di vino).
Gli altri, donne e bambini compresi, staccavano i grappoli e li mettevano nelle cavagne (cesti) che poi venivano vuotati nella brenta.
Se si era fortunati il tempo era soltanto leggermente nuvoloso, temperatura non troppo calda né troppo fredda, poca umidità.
Se si era sfortunati c’era il solleone che cuoceva pelle e ossa. Oppure piovigginava e ti infradiciavi fin nel midollo.
Ma che importava? Si vendemmiava. Si rideva. Si mangiavano acini d’uva matura uno qui e uno lì, di nascosto perché così erano più saporiti. Sapevano anche di verderame ma tant’è!
Si beveva un buon bicchiere di vino fresco. Gli adulti eh, perché per i bambini c’era un vinello speciale fatto apposta per loro con l’uva raccolta da una vigna lontana lontana… sì! Una vigna che produceva un vinello ad alta gradazione acquatica. 90% acqua e 10% vino. Ma quanto era buono!

A tarda mattinata tutti nell’aia per la pausa. Pane fatto in casa nel forno a legna e salame dei “nostri crin” (i nostri maiali).
E lì ti veniva un dubbio… ma quel maiale grosso e grasso che l’anno prima grufolava nel porcile… ma che fine aveva fatto?
Allora arrivava sempre la stessa risposta. “A jeu vendìlo” (l’ho venduto) e i bambini continuavano a mangiare contenti che il salame non fosse proprio quel maiale là, quello scuro e bizzoso e non vedevano le occhiate furbe che si scambiavano gli adulti.

Era fatica vendemmiare chini sui filari avanti e indietro. Oppure su è giù per quelle colline quasi verticali con 50 e più chili di uva sulle spalle.
Però era un momento di convivialità. Una festa allegra e spensierata. Sì, ogni tanto scappava qualche bestemmia agli uomini… o qualche bambino si stancava e si sedeva per terra e minacciava di andarsene a casa e la madre doveva tenerlo sotto controllo con un occhio. L’altro serviva a non tagliarsi le dita con le cesoie recidendo il grappolo dalla vite. Però…. aveva il sapore dell’amicizia, della collaborazione.
E se ti pagavano (praticamente mai) andava bene. Se non lo facevano andava bene lo stesso. A casa tornavi sempre con il bagagliaio pieno di verdura, uva, qualche bottiglia di vino.
Myrtilla

19 commenti:

  1. Era anche un appuntamento per stare in compagnia e complimenti per questo racconto di vita.
    Saluti a presto.

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    1. Grazie Vincenzo.
      Era un vero e proprio modo per stare insieme in compagnia. Un reale momento di convivialità
      Purtroppo ormai... sparito!

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  2. Un bel brano davvero!
    Sembra di scorgere i vitigni nei campi e sentire il profumo del mosto, il tramestio del lavoro e il chiacchiericcio dei contadini intenti a far merenda.
    Un cordiale saluto, gentile amica.

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    1. Grazie Guardiano.
      A pensarci sopra mi ricordo ancora le mie vendemmie, da bambina, quando i dinosauri scorrazzavano tra i filari ahhaahah
      Gioia, canti, strilli perchè c'erano le api... e poi pane e salame, il budino fatto con la farina e le uova...
      Bei tempi andati!
      Un abbraccio a te!

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  3. Ho avuto la fortuna di andare a far vendemmia fino a dieci anni circa. Mio nonno aveva un terreno su per le colline che era una cosa maestosa. La giornata (se non le giornate) di vendemmia erano stupende. Che bei ricordi :D
    Ora c'è ancora un mio amico che ha il vigneto, piccoletto ma andiamo a dargli una mano quando serve. Ci si diverte :D E a maggio c'è pure il ciliegio, e allora ci si arrampica su!

    CervelloBacato

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    1. Noi andavamo a casa di amici ma ti parlo di secoli fa, ero bambina allora.
      Adesso è più complicato. In teoria dovrebbero assumerti come stagionale per una vendemmia altrimenti son multe pazzesche.

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  4. Che bella rievocazione di abitudini perdute che andrebbero recuperate. Siamo diventati troppo asettici, passivi, quello che ci serve lo compriamo già pronto e intanto abbiamo perso il gusto di produrlo da noi... Dalle mie parti non abbiamo vigne, però ricordo che coi miei zii si faceva un raduno simile per fare le conserve di pomodoro passando quelli freschi e poi imbottigliandoli. Chi lo fa più ormai? Le conserve le comprano tutti al supermercato.

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    1. Oggi come oggi, come dicevo a Davide sopra, è molto più complicato. Non si può più aiutare un amico che abbia una vigna. Bisogna per forza di cose diventare stagionali altrimenti si rischiano multe folli.
      Pensare che era unmomento magico, di amicizia e vicinanza. Oggi tu aiuti me e domani io aiuto te.
      Le conserve.... costa di meno comprarle, sai e non solo come fatica. Paga l'acqua per innaffiare, compra le sementi, il verderame.. tutto il lavoro che l'orto può dare.... e poi la mania del botulino e del diavolo che se lo porti.

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  5. Cara Patrizia, bella la foto, di quell'uva!!! Ora è il tempo di fare il buon vino come lo sanno fare bene, li da voi, ricordo quando noi alpini siamo andati in una cantina per acquistare del vino, siamo rimasti molto contanti del vostro buon vino!!!
    Ciao e buona settimana cara amica, con un abbraccio e un sorriso:) sorridere fa bene!
    Tomaso

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    1. Inndubbiamente il nostro vino è buono ma ogni zona ha un suo vitigno particolare, tipico.
      Son tutti buoni i vini se ben fatti.
      Ciao stella!

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  6. Grazie per questi splendidi ricordi delle vendemmie passate.

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    1. Prego Ste :)
      Passate.. passate eccome, purtroppo. Sia nel senso che il tempo è trascorso che nella differenza tra allora ed oggi.
      Si è perso un po' quel senso di mutuo aiuto che una volta c'era.

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  7. Wow... mi fai ricordare la mia infanzia e perché amavo l'autunno, grazie mille per questo post e per i sentimenti che mi fai rivivere!

    https://femeieastazi.blogspot.it/

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    1. Ciao Florentina benvenuta e piacere di conoscerti.
      Ho visto il tuo blog. Interessante! Tornerò con piacere.
      Buon pomeriggio

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  8. Hai raccontato atmosfere che conosco bene: fino a qualche tempo fa in famiglia si è continuato a fare il vino (finché ci sono stati i nonni avevamo le vigne, poi si acquistava l'uva). Però devo dire che continuiamo con le conserve eh... (leggevo poco sopra il commento di Ariano). Ricordi davvero molto belli!

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    1. Ricordi che indicano che invecchiamo.... :)))
      Ormai sono solo più ricordi. Chi vendemmia ancora così? Si cercano stagionali, si pagano e tutto finisce lì.

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  9. che bei ricordi, bisognerebbe portare i bambini per fagli capire che il vino non nasce in bottiglia e i polli non nascono senza peli e impacchettati come li vedono al supermercato
    I miei nipoti fortunatamente hanno frequentato una scuola materna circondata da un grandissimo parcocon alberi secolari di tutti i tipi e un orto con anche filari di uva, hanno vissuto tutte le stagioni e fatto il vino, raccolte le castagne e quando erano poche il direttore le comperava e le spargeva nel parco e poi i bimbi andavano a raccoglierle e poi via castagne a volontà per tutti
    flora

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    1. Ciao Flora,
      Nostra figlia invece ha avuto la fortuna di abitare in campagna. Ricci, bisce, picchi, lucciole (vent'anni fa ora non più)... e quante arie si dava da bambina quando ne parlava ai compagni ahahahhahaha

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    2. anche i miei,fortunatamente vivono immersi nel verde così osservazione della natura a casa e a scuola, non si può chiedere di più

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