martedì 18 ottobre 2016

La bambina che salvava i libri


La bambina che salvava i libri
di Markus Zusak
Frasssinelli (2007) 







Di questo libro ne avevo sentito parlare molto, ultima in ordine di tempo da Ste del blog http://capriccidellaste.blogspot.it/2016/09/storia-di-una-ladra-di-libri.html in un post dedicato proprio a questo volume.
Il caso o chi per esso ha voluto che mia figlia lo avesse nella sua libreria e così prenderlo in mano tra una lettura più leggera e l’altra non è stato difficile.
Difficile è stato restarne distanti. E’ stato leggerlo con una certa “freddezza”.
Con questo libro non si può.

Ambientato negli anni della Germania nazista, a partire dal 1939 per finire con la seconda guerra mondiale, tocca nervi scoperti e ancora dolorosi. Porta a rivivere ricordi che qualcuno vorrebbe cancellare. Porta di nuovo alla luce follia, crudeltà. Razzismo. Nulla di diverso da quello che sovente vediamo e viviamo oggi anche se spesso cambiano i protagonisti.

Già per una mamma come me, pensare che un’altra madre possa abbandonare tra le braccia di sconosciuti una figlia e perdere un figlio senza morirne a sua volta, è una botta immensa. Poi ci si interroga e si riesce forse anche a capirla. Niente cibo, nessuna sicurezza per l’oggi figuriamoci per il domani, il primo sentore di una nuova guerra. Non se ne parla ancora ma il suo aroma di morte sta arrivando ad ammorbare l’aria.
Però di lei non sappiamo più niente. Semplicemente svanisce come neve al sole. Sarà viva? Morta? Internata? Chi lo sa?

Poi… poi c’è tutto il resto. La difficoltà di adattamento di Liesel Meminger nella nuova famiglia, una mamma burbera e prepotente che però non riesce ad essere del tutto antipatica, un papà dolce e paziente, tanti amici, uno in particolare, Rudy. E ancora l’ebreo Max, la moglie del sindaco, gli sgherri nazisti.

In questo nutrito gruppi di personaggi, dal 1939 fin quasi alla fine della guerra, si snoda la vita di Liesel, tra giochi a pallone, guai combinati con Rudy, fame, freddo, sacrifici, furti e solenni punizioni di Rosa Hubermann date col cucchiaio di legno.
La bambina cresce, matura  e impara a leggere grazie al nuovo papà e così si innamora delle parole. Ne capisce l’importanza. Il potere. 
Max le fa comprendere che se Hitler non fosse stato così bravo con le parole non avrebbe ottenuto tutto il successo di cui invece si può gloriare. Perchè le parole se scelte bene, se ben pronunciate, col tono giusto e la giusta enfasi, possono convincere chiunque.
E’ per questo che Liesel ruba i libri. Per il potere che le parole esercitano su di lei. Per poter diventare tanto brava da poterle governare a suo piacimento. Da usarle bene.

Ma non c’è solo questo nel libro. C’è molto di più.
Ci sono le tribolazioni e la fatica di vivere quell’epoca buia da parte dei meno abbienti. 
C’è l’amicizia vera. C’è un profondo amore familiare. Liesel adora Rudy, l’amico del cuore. Se ne innamora pure. Ma adora anche Hans Hubermann, il suo nuovo papà con il quale riesce ad entrare in sintonia, in una intimità che va oltre i legami di sangue. Ama anche Rosa la madre adottiva anche se non riuscirà mai a dirglielo, perchè Rosa è burbera, prepotente, ufficialmente biliosa ma… dentro ha un cuore grande come il mondo e alla bambina vuole molto bene.
C’è anche umanità, nonostante tutto. Tra vicini che si sono sempre fatti i dispetti, tra sconosciuti. Nei confronti degli ebrei.
Ci sono anche le marce degli ebrei che vengono spediti a Dachau ma per raggiungere il colmo della cattiveria ci vengono mandati a piedi. Sporchi, laceri, sfiniti. Umiliati.
Fatti sfilare in paese come bestiame al macello.

Ripeto… restare indifferenti a questo libro è impossibile. Prende! Colpisce dentro e affonda.
Già il narratore di tutta la storia è… un narratore d’eccezione, quella che alla fine del libro si definirà la più grande seguace di Hitler, sempre pronta ai suoi voleri, disponibile e attenta. L’unica che può in un colpo solo portare via 45 mila anime in una città bombardata e contemporaneamente altre mille, duemila, tremila a chilometri distanza.
Parlo della morte. Sì! Parlo proprio di lei. Una morte umanizzata che non si fa odiare nemmeno alla fine quando.. no, questo non ve lo dico! Che quasi riesce a farci provare pena per il suo lavoro… tenerezza per la delicatezza con qui svolge il suo compito.

Che dire? Da leggere? Penso proprio di sì. Coi fazzoletti a portata di mano per i più sensibili.
Io non ho pianto ma di certo commozione e struggimento alla fine li ho provati. Dolore anche ma non rabbia contro la morte che si è portata via chi avrebbe dovuto lasciare a Liesel.
Contro nessuno.
Myrtilla

4 commenti:

  1. Sì, ne ho sentito molto parlare ma ancora non ho trovato il coraggio di leggerlo...lo farò quando sarò più in forma, ora sto affrontando tanti problemi e cerco di leggere cose più leggere, buona giornata!
    Carmen

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    1. C'è il momento per le cose più profonde e queelo per le cose più leggere. Bisogna aspettare il momento giusto 😊
      Ciao carissima

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  2. Non lo conoscevo, grazie Pat.
    Lo aggiungo alla lunga lista di libri che leggerò prossimamente.
    Un abbraccio.

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    1. Ciao Mariella.
      E' un libro di mia figlia. Quando me l'ha dato mi ha detto leggi leggi...
      Scorre bene nonostante l'argomento. La cosa.. e cose più difficili da accettare per mio conto sono che è la Morte (quasi personificata) come narratrice e il fatto che non si riesce ad odiarla. Fa quasi tenerezza.
      Non so! Di certo è bellissimo e ricco di personaggi umanissimi e veri.
      Bacio

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