mercoledì 30 novembre 2016

El pan 'd Nadal (il pane di Natale)







Tra le varie tradizioni popolari ce n’è una, o meglio, ce n’era una che risale agli avi di mio marito.
Ad Asti non esisteva che io sappia. Al suo paese ad una trentina di chilometri di distanza sì.
Naturalmente della tradizione originaria si sono perse le tracce. Non si sa da dove venga né chi le abbia dato il via. Troppo antica.
Di certo c’è solo che ha resistito nel tempo.
Così facevano i suoi nonni, così i suoi bisnonni e così ha fatto a lungo sua mamma.

Si tratta del PAN ‘D NADAL, il pane di Natale.

Era l’epoca in cui ancora si faceva il pane in casa. Lievito madre, farina del proprio grano macinata a pietra, madia per impastare e conservare.

Il giorno di Natale, festa grande perché si mangiavano gli agnolotti casalinghi, quelli fatti a mano col proprio coniglio fatto ingrassare apposta, le uova delle proprie galline e gli spinaci dell’orto, conditi ovviamente con il sugo del coniglio.
Niente altro si mangiava. Bastavano già quelli anche perchè le porzioni erano abbondanti. Almeno a Natale.
Quel giorno si metteva sul tavolo anche il pane. E se ne metteva una pagnotta in più del necessario. Questo pane non veniva mangiato, però. Alla fine del pasto, veniva tolto dal desco, avvolto in un canovaccio bianco che si usava solo per quello scopo e riposto nell’armadio tra la biancheria.
Era appunto il pane di Natale, quello che possedeva proprietà taumaturgiche e curava cristiani e animali alla stessa maniera.
Un taglio? Una fetta di quel pane chiudeva la ferita e impediva l’infezione.
Mal d’orecchi? Un cataplasma caldo, il papìn in dialetto, con quel pane cotto e disfatto avvolto in uno strofinaccio.
La mucca stava male? Si mescolava quel pane sbriciolato al pastone che le si preparava apposta.

Rimedi empirici, certo! Rimedi di un periodo in cui non c’era nulla. Poche medicine che comunque andavano pagate e i soldi non c’erano. Pure il medico andava pagato, ma con cosa?
E poi, la scusa era buona. Non serviva a nulla il dutur. Meglio affidarsi ad un setmìn, settimino cioè persona nata di sette mesi e dotata di poteri di guarigione, che si accontentava sovente di una dozzina di uova. In casi gravi, di una gallina.
Oppure ci si affidava appunto al Pan ‘d Nadal

Ma di rimedi empirici ne conosco altri.
Magari più avanti farò un altro post a proposito.
Ciaoooo
Myrtilla

29 commenti:

  1. Tradizioni che sta bene rammentarle e meglio ancora sapere perché si faceva così.
    Sarebbe triste che un giorno si continuasse a appartare il pane di Natale per solo seguire la tradizione e non si sapesse che in passato "poteva guarire" da tutti i mali.

    podi-.

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    1. Ciao Carlos, io penso he queste tradizioni siano parte integrante delle nostre radici. Della nostra storia umana. Essendo però sempre raccontate oralmente, una volta che i nostri avi non ci saranno più verranno perse. Già io he supero il mezzo secolo non le conosco tutte. Figuriamoi quelli più giovani!
      Mi pare un vero peccato buttarle senza tentare di salvarne almeno qualcuna.
      Se proprio il pane di Natale curava non so dirti ma di certo era bello che si credesse in questo.
      E visto che al giorno d'oggi ci sono tante, troppe persone che non credono più in nulla....

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  2. Che bella questa tradizione, comunque dà all'atmosfera del Natale un valore curativo. Se penso, invece, a quante litigate ci sono durante le feste, meglio non fare assorbire alla pagnotta tanta energia negativa. Invece di curare potrebbe servire per avvelenare... però un pensierino si potrebbe fare ;-)
    Un abbraccio e buona giornata
    Francesca

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    1. Ciao Francesca, i tempi sono cambiati e per certi versi in peggio. Le famiglie son più ristrette e al contempo più larghe... mi spiego. Meno figli e magari distanti.
      Oggi poi c'è meno pazienza, meno sopportazione e me dicevo sopra a CArlos anche meno voglia di credere in qualcosa Troppo faticoso visto che credere in qualcosa significa anche difenderlo. Agire.
      Tutto sommato hai anche ragione tu. Oggigiorno quel pane di Natale si avvelenerebbe subito in certe case.
      Bacio

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  3. Cara Patrizia, il buon pane fatto il casa è sempre il più buono!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio.
    Tomaso

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    1. Ciao stellina! Già.. ma chi lo fa ancora?
      Bacio grande grande.

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    2. La mia mamma, che da giovane ha lavorato in un panifacio.

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  4. Queste antiche tradizioni... Da parte di mio padre, laziale, non ne ho mai sentite, anche perché sul ramo paterno sono tutti un po' "razionali" diciamo così (ma non grigi); da parte di mia madre invece, abruzzese, ne ho sentite parecchie, che però hanno conseguito l'effetto opposto: nel senso che mia madre, a forza di dover sottostare a vari "rituali" scaramantici o tradizioni simili a quella che riporti, per reazione è diventata la più scettica fra gli scettici :-D

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    1. sai Ariano io sono umbra e come tuo padre non ho o non conosco queste tradizioni, chissà se il centro Italia ne era immune oppure anche la mia famiglia ,vivendo in città ed essendo, mi permetto di rubarti il termine "razionalista" e molto laica non ne ha usufruito.......
      capisco tua madre .....come si dice "Il troppo stroppia "
      ( storpia in italiano ma in ternano viene meglio )

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    2. Ciao Ariano, ciao Flo,
      pensate che io sono nata a 30 chilometri di distanza dal paese di mio marito e dalle mmie parti non si è mai usato conservare il pane di natale. Quando me l'ha raccontato sono caduta dalle classiche nuvole :)
      Capisco anhe che, a lungo andare, quando diventa un obbligo dei "vecchi", senza offesa ma è riferito a matriarche e patriarchi, appena è possibile venga accantonato con un sospiro di sollievo.
      Io non dico di riprendere la tradizione ma parlarne mi fa piacere. Mi darebbe molto fastidio che queste "cose" andassero perdute.

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  5. Il pane ha da sempre un valore sacro e dinanzi alle trasformazioni della società resiste inesorabile, col suo profumo e il potere di evocare mille ricordi e usanze.

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    1. Il pane... il pane è quell'alimento che anche senza accompagnamento di formaggi o altro nutre e dà sostentamento. E' sempre stato così.
      Poi, da questo a dargli un potere curativo magari ce ne vuole ma quando non esiste altro... :)
      Comunque non si spreca mai! Nemmeno nel 2016!

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  6. Ma sai che questa proprio non la sapevo?

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    1. Ma nemmeno io Diego! Quando mio marito me ne ha parlato l'ho guardato come se fosse un alieno. Nell'astigiano, dalle mie parti non si è mai usato che io sappia. Per lo meno non a casa mia. Lui però è di Oviglio in provincia di Alessandria e lì era... normale...

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  7. bellissime tradizioni di un mondo contadino che non c'è più, alcuni diranno " meno male " perchè c'era tanta poverta, ma io che non l'ho vissuto ne ho nostalgia come si può averne di qualcosa che si sarebbe voluto conoscere ma non si è potuto " incontrare


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    1. Sì, Flo, c'era tanta povertà e se c'era il pane non c'era cosa metterci assieme per farsi un panino. Però, forse, al di là del "bastone del comando" in mano ai nonni, ai padri, ai suoceri, c'erano valori più profondi. Qualuno su cui contare, briga e branca (datti da fare e prendi traduzione letterale) lo trovavi sempre.
      Oggigiorno quelli che pensano per sè sono sempre di più.
      Viverci in quel mondo no, indubbiamente. Non saremmo in grado penso di sopportare in silenzio gli ordini di patriarchi vari. Però conoscerlo, sì..

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  8. Una tradizione che ignoravo, bellissima tra l'altro.
    Il pane rappresenta la vita e comprendo che gli fossero riservate delle tradizioni antiche e curative.
    Un bacio.

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    1. Tradizione proprio locale locale, questa. Come ho già scritto a trenta chilometri di distanza già non esisteva più. O si è persa prima. Chissà!
      Il fatto è che forse, proprio perchè non avevano nulla, avevano una forte necessità di credere in qualcosa.
      Tieni presente poi il forte dominio del clero, suore e preti, nei paesi soprattutto. Il pane di Natale... il pane benedetto dalla nascita di Cristo...

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  9. Ne sento il profumo e ne percepisco la croccantezza.
    Buonissimo.
    Buona serata
    sinforosa

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    1. Solo a pensarci mi viene l'acquolina, Sinforosa... in questa casa senza pane non si mangia :)

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  10. Bellissimo post: sai che impazzisco per questi racconti sulle tradizioni locali! *__*

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    1. Grazie Glò. Io sto cercando ma le nonne hanno una memoria un po' ballerina... :) e sono buona! ahahhahahaha
      Devo rompere un po' le scatole al marito, chissà che non gli venga in mente qualcosa d'altro...

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  11. Sono d'accordo con Glò... è bellissimo rivivere queste antiche tradizioni : tornare ai tempi in cui non c'era nulla ma con poco si era felici!
    Grazie Pat per questa condivisione .
    Un abbraccio
    Clelia

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  12. Io adoro le tradizioni, sopratutto quelle legate al cibo come questa. E' un vero peccato perderle.
    un abbraccio.

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    1. Anch'io stella.... purtroppo però le due nonne hanno la memoria che vacilla un po'.... spero di riuscire a raccogliere altre tradizioni
      Bacio

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  13. Che bella questa tradizione! Starei per ore ad ascoltare questi racconti!!! Grazie per averlo condiviso con noi!!! un abbraccio!

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    1. Ciao Morgana!
      Sono felice che ti sia piaciuta. Io vado a caccia di queste tradizioni. Le amo. Le ritengo importanti per capire chi siamo e da dove veniamo. Che vita facciamo e che vita fecero i nostri nonni e bisnonni prima di noi.
      Buon pomeriggio a te. Un abbraccio

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