venerdì 18 novembre 2016

L'attrice di Teheran


L’attrice di Teheran
di Nahal Tajadod
Edizioni e/o (2013)






Due donne, non coetanee. Lo stesso Paese d’origine, eppure diverso. L’Iran.
L’autrice, nata e vissuta in Iran all’epoca dello Scià e che se ne è allontanata prima dello scoppio della rivoluzione islamica e l’avvento dei mullah, lo ricorda come un paese relativamente libero per chi veniva da un ambiente medio alto. Filo occidentale e quindi niente hijab ma musica, arte, cinema in una sorta di modernizzazione. Forzata, forse ma almeno c’era.

L’attrice nata invece dopo la rivoluzione, ne ha conosciuto solo il lato oscurantista, repressivo.
Dal loro incontro nasce questo romanzo che è più un lungo narrarsi. Una sorta di psicoterapia in cui entrambe hanno molto da capire e imparare.
Attraverso il racconto di Sheyda viene alla luce un mondo che Nahal non conosce né riconosce. Non il suo Iran. Un posto nuovo.
Sheyda è vittima con la famiglia di soprusi e vessazioni. I genitori sono persone di teatro, artisti. Viene aggredita con l’acido. Ascolta musica e balla di nascosto col terrore in gola. Vede sparire improvvisamente persone che conosceva. Conosce la censura, gl interrogatori dei guardiani della rivoluzione.
Per crescere si trasforma. Prima diventa Amir, un maschio. Adolescente si rapa a zero i capelli, si fascia il seno, fa a botte e il sensale per gli amici.
E’ già attrice anche se adolescente e le è facile trasformarsi, interpretare un ruolo non suo. Ma Amir non è solo un ruolo per aver libertà di movimento. E’ una sfida continua. Sheyda ama vivere al limite del pericolo, sul ciglio del burrone e sfida chi vorrebbe rinchiuderla in un mondo privo di tutto.
Sheyda non è mai completamente vittima. Solo a tratti. Si rialza sempre anche se con le ossa rotte.

Un lungo dialogo questo libro in cui viene narrato un paese con una storia culturale e artistica favolosa e antica ma che è anche pieno di contraddizioni, in cui non ci si può fidare più di nessuno e vivere diventa a sua volta e malgrado i guardiani, arte.

Un dialogo nel quale vengono messi a confronto i due Iran, quello dello Scià e quello nuovo e che porterà ad evolversi le due donne, soprattutto l’attrice.

Un libro che contiene dolore anche se in certi punti fa sorridere. E’ però soprattutto una sorta di guerra personale della giovane Sheyda per rivendicare la propria identità, il modo di essere, pensare, gioire. Le proprie capacità.
Non si sente un NIENTE come vengono considerati gli attori in Iran. Si sente persona. Donna. Attrice.

Anche Sheyda come Nahal dovrà lasciare l’Iran e non ci potrà tornare e non sarà nemmeno una sua scelta.
Se Nahal era in Francia allo scoppio della rivoluzione e ci rimase, la giovane deve prendere un aereo, strappare le sue radici profonde e partire. Quanto dolore, attonito ma straziante in quel momento!
Myrtilla

2 commenti:

  1. Davvero bella la tua riflessione: mi piacciono moltissimo i libri che raccontano realtà troppo lontane, geograficamente e culturalmente, dalla nostra. Scritti da chi "ne sa", un modo per apprezzare autori non occidentali e allargare la mente.
    Lo leggerò, sì. Per altro a me la e/o piace parecchio per scelte editoriali: ha un bellissimo catalogo *__*
    Ciao Pat! ^^

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    1. Vero. E/o ha dei bei titoli.
      A me poi piacciono queste storie di donne. Il loro mondo, il modo di vivere, amare soffrire così diversi dai nostri che tutto sommato, escluso alcuni casi particolari sono buoni a confronto.
      Buona serata Glò

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