martedì 22 novembre 2016

Serenata senza nome


Serenata senza nome
di Maurizio De Giovanni
Einaudi (2016)





Nuovo libro per il commissario Ricciardi. Nuova prova non solo investigativa sul campo, sull’omicidio che è stato commesso ma anche introspettiva.
Questo uomo dagli occhi verdi, dall’anima tormentata e dall’incapacità di lasciarsi andare alla vita così come viene, è un amico che si vorrebbe scrollare da una parte. Dall’altra si vorrebbe abbracciare stretto stretto per consolarlo e togliergli un po’ di pena dal cuore.

Piove nella Napoli degli anni trenta. Piove sui capelli di Ricciardi che non copre mai né con un copricapo né con un ombrello. Quasi come se volesse lavar via quella sorta di “peccato originale” che invade e macchia la sua anima. La possibilità di vedere gli ultimi istanti di vita dei morti. Gli annegati, gli accoltellati, i suicidi. Li vede e li sente. E lo segnano profondamente.
Anche l’ultimo ucciso ripete sempre le solite parole “tu, sempre tu” ma cosa vorranno dire?
Tocca a Ricciardi e al fido Maione indagare su un caso dove il capro espiatorio è lì pronto e ben confezionato. Ma sarà solo un capro espiatorio o sarà colpevole davvero?
Ricciardi lo scoprirà al di là delle prove e delle convinzioni altrui. Vinnie Sannino, quel Vincenzo che scappò da ragazzo da Napoli e attraversò l’oceano come clandestino per arricchirsi e tornare a sposare la sua bella, da ubriaco minaccia il marito di quella che era stata la sua ragazza. Poco dopo questo marito viene trovato morto. Cosa c’è di più semplice che fare due più due quattro? Un conto che non si può sbagliare. Tenendo conto poi che viene ucciso con un colpo alla tempia come quello che Sannino aveva dato sul ring all’ultimo suo avversario ammazzandolo.
Eppure…. Eppure il commissario vuole come sempre vederci chiaro senza piegarsi ai voleri del duce che gli giungono attraverso il vice questore.
Un cane sciolto questo commissario che non si lascia mettere il guinzaglio troppo facilmente e quando pare di esserci riusciti ci si accorge che non è sempre vero. Quasi mai.

Ma al di là del caso in sé, mirabili sono le descrizioni ambientali. La pioggia su Napoli che pare prendere vita. A tratti una specie di Pazzariello che invece di suonare quattro, cinque strumenti suona le gocce d’acqua.
E poi la musica, del maestro di violino che insegna ad un giovane i segreti della musica. Non di sole note è fatta ma di cuore, di significati, di parole e sentimenti.
Soprattutto, sono i tormenti di Ricciardi uomo più che poliziotto. Il suo amore per Enrica che forse non si trasformerà mai in qualcosa di tangibile. Lui la ama e ne è ricambiato ma la sua folle paura di trasmettere ad eventuali figli il suo “dono”, la sua maledizione, gli impediscono di prendere coraggio e farsi avanti come si deve.
Vuole salvarla da se stesso. Non vuole crearle problemi. Non vuole farle vivere una vita di dolore a
causa delle sue visioni. Ma mente a sé. E’ solo la paura, l’incapacità di affrontare la realtà che lo rende infelice e solo. Sempre più solo.
Come l’allievo del maestro, fino a quando non riuscirà a comprendere quello che ha dentro, fino a quando non riuscirà a chiamarlo col nome giusto, non farà un passo verso la sua e altrui felicità
Myrtilla

2 commenti:

  1. L'ho letto qualche mese fa. Sempre più innamorata di Ricciardi e della sua vita accartocciata.
    Bellissima recensione.

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    Risposte
    1. A chi lo dici Mariella!
      E pensare che mi hanno detto "sarebbe ora che Ricciardi si svegliasse... che de Giovanni desse un taglio a questa storia con la fanciulla"
      E poi? Dovrebbe far finire la serie. Ricciardi che cambia? Ma non scherziamo! È bello così. Contorto, confuso... un po' "scemo" senza offesa e tra virgolette a lasciarsi dominare dai suoi problemi.... non so! Forse risveglia l'istinto materno ☺
      Io lo adoro così
      Bacio e grazie!

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