giovedì 1 dicembre 2016

INSIEME RACCONTIAMO 15 - RIEPILOGO CON DUE NUOVI FINALI

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  INSIEME RACCONTIAMO 15 
             RIEPILOGO




Eccoci al momento del riepilogo di 

          
             INSIEME RACCONTIAMO 15



E avete visto chi ha partecipato questo mese?????

Niente di meno che Ferruccio Gianola!!!

Bello vero? Un blogger e uno scrittore come lui… beh! Soddisfazione eh….

Un grazie a tutti quanti però è più che doveroso.
Siete mitici!!!




Ma adesso partiamo col riepilogo sempre in ordine cronologico di arrivo.



IL MIO INCIPIT era:

 
Guardava la pioggia che dietro ai vetri cadeva incessante. Gocce fitte, allungate come tagli arrivavano da un coperchio nero che sovrastava la città.

Formavano una cortina così fitta da isolarla dal resto del mondo. Sparite le altre case. Via il campanile che di solito si ergeva contro l’orizzonte come un guardiano silenzioso e severo. Solo acqua, tuoni e fulmini. Per il resto, buio completo. Notte in pieno giorno. Una notte improvvisa e strana. Nata in cinque minuti. Senza preavviso.

Poi, accadde.







I VOSTRI FINALI


MIKI MOZ


Una strana telefonata. Suoni metallici e confusi provenivano dall'altro capo della cornetta.
Si sgolò a gridare "pronto, chi parla?" ma niente. La tv si accese di colpo, poi si spense. La luce andava e veniva.
Dal campanile di quel grigio skyline arrivò un fascio luminoso che colorò tutta la casa di un freddo celeste.
Erano qui per lei. Come aveva letto ne "L'invasione degli ultradiafani". Tornò presto il sereno, il sole riprese a splendere e specchiarsi in mille pozze d'acqua lungo le strade.
Di Isabel, ancora oggi, non si è più saputo nulla.


FERRUCCIO GIANOLA


La luce tornò con il sole. Ma il sole invece di sorgere a est, spuntò a ovest. Ricomparve anche il campanile e vide che le lancette iniziarono a girare in senso antiorario. Si guardò le mani e si accorse che le unghie appena tagliate erano ricresciute allo stesso modo.
Sembrava che ora tutto stesse ricominciando e stesse andando al contrario. La televisione si accese su un film che era appena finito, con una canzone che partiva dalla fine.
E allora capì quale fosse la tragedia in cui era caduta.
Oggi era il suo compleanno e da lì sarebbe solo tornata indietro. Avrebbe rivissuto ciò che aveva vissuto. Tutto al contrario. L’amore che se n’era andato sarebbe tornato per poi sparire ed essere dimenticato. Avrebbe rivisto suo padre. Avrebbe rivisto sua madre. Sarebbe ritornata bambina. Dolori già provati. Gioie già vissute.
Soltanto un dettaglio aveva l’aria di essere del tutto nuovo: le lacrime agli occhi che avevano sostituito le gocce di pioggia.


SINFOROSA CASTORO


Poi accadde: un boato terrificante e una gelida ondata d'acqua si riversò in casa portandosi via ogni cosa, anche lei, in un attimo. Lo spavento durò il tempo di un batter di ciglio e fu il buio, e fu il silenzio senza fine.





 



Sentì un urlo straziante provenire dal piano di sotto, si precipitò nell'ingresso, aprì la porta, scese di corsa i gradini e trovò la sua vicina in lacrime circondata dagli altri condomini; tra un singhiozzo e l'altro stava spiegando che il suo gattino, spaventato dal fragore di un tuono, era scappato in strada e attraverso la feritoia sotto il marciapiede era andato a finire nella fogna che si stava riempendo d'acqua. Era necessario trovare il modo per salvarlo altrimenti sarebbe annegato quanto prima. Ismaele provò a intervenire: - " Signor... " ma la figlia della vicina non lo fece finire di parlare e con un' acredine immotivata lo aggredì:
- " Sta zitto brutto nano, lascia parlare chi è capace e non farci perdere tempo. "
Ismaele abbassò la testa, si voltò, si diresse verso il portone e uscì sotto la pioggia battente mentre gli altri ritornarono a formulare ipotesi sul possibile salvataggio. Il gettito d'acqua era così abbondante e il vento così violento che si faceva molta fatica a camminare. Il piccolo grande uomo spinto dalla sua caparbietà riuscì a raggiungere il marciapiede che si trovava davanti alla casa, si piegò per individuare la feritoia da cui proveniva il miagolio dello sfortunato gattino, si avvicinò e senza pensarci due volte si calò dentro. Un odore nauseante lo travolse, ma non era importante per lui, si guardò intorno ed ecco che subito vide quel batuffolo nero che annaspava per rimanere a galla, lo prese, lo accarezzò per rincuorarlo e lo adagiò delicatamente tra il suo petto e la camicia, si aggrappò alla feritoia con le spalle all'ingiù per non far male al gattino e si tirò fuori da quel luogo maleodorante, corse verso casa, provò a spingere il portone, ma si era chiuso, suonò il campanello della vicina che aveva perso il gattino e si attaccò al vetro per far capire ai presenti che era lui. La stessa ragazza che precedentemente l'aveva insultato, entrò indispettita nel suo appartamento e aprì il portone pronta a vomitare tutta la sua rabbia addosso a Ismaele: - " Coglione! " gli disse accompagnando la voce con un gesto del dito medio della mano destra.
- " Insignificante mostriciattolo venuto al mondo, grondi acqua da tutte le parti e sporchi il pavimento. " aggiunse la madre della ragazza.
Poi entrambe spostarono l'attenzione verso quel circolo di saggi che cercava ancora una soluzione.
Ismaele si avvicinò al gruppo, ma tutti si ritrassero per l'olezzo che emanava, lui si sbottonò la camicia quel tanto che bastava per far uscire il gattino, lo cinse con attenzione, lo salutò e lo poggiò sulle mani della vicina che rimase a bocca aperta. Senza guardare nessuno, quel grande cuore generoso andò verso le scale, salì al suo piano, entrò in casa e si richiuse la porta alle spalle. Si tuffò sotto il getto caldo della doccia, poi riprese a lavorare come se niente fosse accaduto e a tarda notte andò a dormire.
Il mattino seguente fu svegliato da un rumore insolito, aprì prima un occhio e sbirciò, aprì poi anche l'altro e vide il gattino che faceva avanti e indietro sul davanzale con dei piccoli intervalli in cui graffiava l'intelaiatura della finestra, si alzò, andò ad aprire e raccolse il piccolo che pieno di gioia gli fece le fusa.





GLO'

 

«Scusi...»
La ragazza, seduta stravaccata coi piedi sulla scrivania e persa tra la pioggia e i pensieri, ebbe un sussulto e fece cadere il libro che teneva in mano.
Sgranati gli occhi, rimase inebetita di fronte alla figura apparsa nella stanza illuminata da una fioca luce.
«Permetta che la rassicuri: sono io, lei mi conosce bene...»
Ancora silenzio e sbigottimento.
Quel luccichio negli occhi, perverso e inconfondibile, ma... poteva davvero essere lui?
«Un'entrata degna di me, delle mie migliori interpretazioni» ghignò.
«È impossibile...» disse lei a mezza voce «è un'allucinazione, che mi sta succedendo...»
«Che io possa essere un'allucinazione è piuttosto probabile, del resto dovrebbe saperlo da sé: mi pare che il nostro primo incontro fu proprio in Ghosts. Rimase affascinata da me, a quanto ne so. Tanto da volermi rievocare, o forse lei utilizzerebbe un altro verbo, ma in fondo che cosa sono le parole... E che cos'è reale o meno.
Nella sua immaginazione mi ha dipinto come Zanardi di Andrea Pazienza. Pensi che prima di conoscerla, non sapevo neppure che esistesse. E non mi guardi così, non sono certamente responsabile di quel che la sua mente partorisce. È lei che crea confusione tra i mondi.
Lei vuol sapere che cosa mi rende diabolicamente irresistibile, e lo vuole sapere dalla persona sbagliata. Oh certamente! Ancora un uso ambiguo delle parole, perché io non sono che un personaggio. Anzi io sono il suo personaggio preferito, quello che probabilmente non si scrollerà mai di dosso. Frederick è così: si insinua nei pensieri e fa rimuginare. Chi è, che cosa rappresenta, è un personaggio terribile, amorale... oppure vittima, delle circostanze o del suo creatore o del lettore di turno. Tante domande.
Ma lei, sì lei! Lei tifa per me, l'ho capito fin dal primo momento sull'isola, ricorda? Quando l'ho fatta cadere ai miei piedi con quella brevissima frase all'inizio dell'avventura: "Chi parla? Io. Piccolo dio." Ci vuole poco per intortarvi, voi lettori!
Dunque se lei ora mi concede l'onore... prego stringa la mia mano e faccia un respiro profondo. Tra pochi secondi si troverà su quella spiaggia e, se vorrà, io resterò con lei, per sempre...» 

La ragazza quasi fosse un automa, si alzò e tese la mano, verso che cosa o chi non è dato sapere, nel buio di quella notte innaturale. All'improvviso un boato fragoroso squarciò il cielo, che si illuminò a giorno: sulla parete della stanza la riproduzione del mediterraneo Luxe, calme et volupté di Matisse risplendette per via di quella luce così ambigua. A osservare bene, nel dipinto c'era qualche cosa di strano: sulla barca ancorata ora si notavano due piccole figure nere, intente a salpare.







e sul suo blog c‘è la seconda parte del post. Un qualcosa di più del finale ma sempre di notevole interesse.




IVANO LANDI

L’occhio dal profondo






Carl Blechen, Stürmische See mit Leuchtturm (c. 1826, detail)





Prima il suono, prolungato e spaventoso e lugubre. Poi, dopo pochi istanti, un rosso bagliore al di là dei vetri della finestra. Ma non era la vampa di un incendio capace di opporre la sua forza a quella del diluvio. Era un occhio, un occhio gigantesco e quasi senza sguardo, che sembrava tuttavia scrutare la stanza in lungo e in largo.
Lei attese immobile, con il fiato in gola, facendosi piccola piccola, aspettandosi da un momento all’altro che l’enorme rostro della Bestia spezzasse i vetri e si facesse strada verso di lei attraverso la cornice della finestra. Si diceva infatti che fosse l’immobilità la sola speranza di salvezza. Che se non ci si muoveva, per quegli esseri con poco cervello era come se noi non esistessimo neanche.
Si diceva inoltre che a vedere la Bestia per primi - la prima Bestia in realtà - fossero stati i guardiani di un faro di un’isola al largo della costa del New England, in una fredda sera di novembre. E che a risvegliarla fosse stato proprio il suono della Sirena da Nebbia che accompagnava il fascio di luce, così simile al lugubre verso che ora scuoteva l'aria al di là dei vetri della finestra. Poi se ne era risvegliata una seconda, nel Mar del Giappone, poi una terza da qualche altra parte ancora, e così via, in una inarrestabile reazione a catena.
Ma solo da quando tutti i litorali del pianeta si erano inabissati, ed erano cominciate le grandi piogge, la situazione era degenerata. Allora, protette dalla mano del diluvio, le grandi Bestie avevano risalito a decine le correnti del mare profondo, fino alle terre di superficie. E ancora con l'aiuto delle piogge, sempre più prolungate e violente, avevano ripreso a conquistare palmo a palmo ogni particola dell'obliato loro antico dominio.
 



Sul blog di Ivano, la spiegazione sul suo finale e il racconto che lo ha ispirato.









....che la finestra del palazzo di fronte si illuminò, una giovane donna accarezzava il vetro, forse avrebbe voluto scappare ma si mise le mani nei capelli. Lui le prese le spalle la voltò, le diede uno schiaffo gettandola a terra poi chiuse le tende.

Pensò: un'ennesima violenza su una donna. La tempesta era fuori ma anche dentro di lei.

Avrebbe voluto mandarle un messaggio e dirle : basta subire, basta rimandare, basta dire che cambierà, basta darsi sempre le colpe, colora i lividi invece di nasconderli, dai voce al silenzio e diventerà la voce di tutte le donne maltrattate.

 Magari un giorno ti alzerai e ti ribellerai perchè da qualche parte lì fuori c'è la tua felicità e hai deciso di andarla a prendere.



MARINA GUARNERI


Il suo dolore prese forma.



Allungò una mano e sfiorò da dietro la finestra le lacrime di acqua che avevano finito la loro corsa contro il vetro e adesso scivolavano placide seguendo traiettorie irregolari. Con un dito finse di guidarne una e si stupì nell'accorgersi che la goccia si era fatta punta di una matita invisibile e adesso disegnava qualcosa. Un'altra, subito dopo, definì il tratto di un volto e, come in una danza, tutte le altre gocce, a una a una, si disposero lungo i bordi di quella sagoma trasparente. 

Quando la figura fu completa rimase a fissarla pochi secondi, poi il disegno di acqua si animò, scollandosi dalla superficie del vetro. Il viso tridimensionale si protese verso di lei, aveva occhi lucidi e labbra liquide e le disse: "non piangere più", in un silenzio magico, che solo lei era in grado di ascoltare. Si avvicinò per toccare l'immagine, ma questa, al contatto con le sue mani, si sciolse e, fra le dita, si fece di nuovo pioggia.



Durò il tempo di un ricordo, lo spazio di un rimpianto, poi anche la notte svanì negli stessi minuti in cui senza preavviso era scesa nella sua vita. E il campanile tornò a farsi guardiano silenzioso e severo dell'orizzonte.






Un fascio di luce rarefatta investì la porzione di paesaggio che poteva scorgere. Trattenne il fiato. Il suo sguardo balzava dal cielo alla terra, incredulo testimone del fenomeno a cui stava assistendo. I tetti, le strade, gli alberi, le macchine parcheggiate, ogni cosa al di là delle imposte brillava di un intenso bagliore dorato. Le gocce di pioggia erano cristalli liquidi, di un fulgore simile a quello dei diamanti. Avrebbe voluto chiamare qualcuno, chiedere se era la sola a vedere, ma rimase lì, ipnotizzata, senza riuscire a decidere se avere paura. Cosa stava accadendo? Cosa avrebbero scritto l'indomani i giornali? Il mondo sembrava un disegno su un foglio. Tratti di grafite, a poco a poco cancellati, sotto lo scroscio continuo dell'acqua. Non poté resistere. Aprì la finestra e allungò la mano all'esterno. Vide la sua pelle diventare di un intenso color ambra. Uscì sul balcone, lasciò che la pioggia la inzuppasse. Pochi istanti dopo, il temporale cessava. Il cielo si schiarì e in un angolo, tra le nuvole ancora grigie come agglomerati di fumo, apparve un arcobaleno. Un vento caldo prese a soffiare. Particelle di nulla ovunque, luccicavano ai primi raggi di un nuovo sole.



AZZURROCIELO 


Un lampo di luce immensa squarciò il nero di quel buio, tanto che la stanza dove lei si trovava fu illuminata a giorno e ... la vide. Fu solo per un attimo, ma l'immagine le rimase ben impressa quando ripiombò il nero attorno a lei.
Di nuovo, un altro lampo ad illuminare come se fosse tornata la luce del giorno e, di nuovo, la vide.
Ora però era sull'altra parete, sopra al piccolo tavolino dove era appoggiato il suo cellulare.
Un'ombra nera, di forma stilizzata che la guardava. La paura le impedì di urlare, il terrore le si bloccò in gola. Che diavolo era?
Si accucciò per terra facendosi piccola il più possibile aspettando il prossimo lampo per vedere e forse capire.
Non tardò ad arrivare ma quello che vide la terrorizzò: l'ombra nera era sul muro di fianco a lei.
Un solo pensiero. Scappare: Correre fuori e scappare. Senza sapere dove, ma via da lì. Si precipitò giù per le scale di casa senza voltarsi indietro, di corsa arrivò in strada. La pioggia era cessata.
Tante persone si erano riversate nei viali, fuori dalle case e si guardavano l'un l'altro senza parlare con il terrore stampato sul volto.
Il cielo era ancora nero, interrotto di tanto in tanto da quei lampi che non avevano cessato di illuminare il giorno diventato notte e, ad ogni lampo Loro, le Ombre nere stilizzate, simili a quella che lei aveva visto nella sua stanza, erano lì sui muri, sui marciapiedi, sugli alberi,
Ogni persona aveva la sua Ombra nera che la seguiva,
In quel giorno diventato notte, le Paure si materializzarono in ombre nere e nessuno riuscì più a dominarle,
Ognuno di noi ha delle Paure. L'abilità sta nel renderle piccole e controllabili ...



LORENZA MARENGO 



Il silenzio chiuse ogni cosa.Non più pioggia,né vento,né tuoni nel cielo nero opprimente.

 Nella sua piccola casa,con lei appoggiata ai vetri calò qualcosa d'immobile,una sospensione senza motivo.

L'angoscia cominciò a crescere ed il suo sguardo vagò alla ricerca di un perché,di un termine a quel tempo senza vita che era calato in strada,sulle colline e si allungava laggiù oltre il campanile,verso la città.

Almeno si fossero diradate le nebbie scure che avvolgevano quel che restava del  giorno. 

Le parve distintamente d'essere in pericolo,così sola,in un letto ,con la peggiore influenza degli ultimi anni.

Voleva sentire qualcuno,ma i colleghi erano al lavoro,nel bel mezzo di quello che pareva una tempesta tropicale.

Gli amici...magari avrebbero riso delle fobie,dei timori che da tempo abitavano la sua mente.

Dunque bisognava attendere...la grandine ,il vento o peggio,una tromba d'aria che avrebbe fatto strage degli alberi del viale proprio lì sotto.

Chiuse gli occhi.

Attese la fine.

Solo il respiro e un leggero frullo tra i rami in basso.

Quasi un fremito,poi un miagolio distinto e affranto:era un gattino  sperduto in questa notte anzitempo.

Fare finta di niente era l'unica opzione per lei.

Era malata e  chissà che stava per capitare sulla città.

 Tutti sapevano delle sue paure,era pienamente giustificata.

Il gatti le stavano pure antipatici.

Eppure mentre i pensieri inseguivano nuvole a cataclismi imminenti,i suoi piedi non volevano arrestarsi e d'un volo scese le scale e si trovò nel pieno del ciclone o di ciò che ne avrebbe seguito.

Allungò le braccia,incespicò,si ferì i polsi ma finalmente raccolse tra le mani un fagottino di pelo fradicio e tremante.

D'un tratto ,come era arrivato,sparì quel "non tempo" di calma apparente e ricominciarono gli scrosci d'acqua battente.

Se ne tornò in casa.

Dimenticò acqua ,tuoni e cielo nero.

Versò il latte in una ciotola e si fermò.

Fu quando il "pelosetto" si avvicinò alla tazza che si accorse della luce.

Attraversava tende,stanze,vie,fino al campanile che parve tornare al suo posto.

Raggiunse anche i suoi occhi.

Si sentì meglio.

Magari poteva tenerlo.

Le venne da ridere ed ebbe una voglia matta di raccontarlo.

Prese il telefono.

La città era già al sole.




SQUITTY DENTRO L'ARMADIO



gatto e pioggia

Sorrise.
Era soddisfatta, compiaciuta, quasi deliziata.
Aveva aspettato quel momento per tantissimo tempo ed ora, alla vista di quello spettacolo, poteva beatamente gustarsi la vendetta.
Non era stato facile trovarlo, ma alla fine lo aveva scovato.
Lei arrivava sempre, dove voleva arrivare, forse questo a lui era sfuggito.
Che idiota!
Aveva cercato di far perdere le tracce, cambiando casa, trasferendosi in quel sobborgo delizioso, lontano dal mondo, lontano da tutti, soprattutto lontano da lei.
Si era pure circondato di tutti quei cani...
Cani!
Chiamarli così era far loro un complimento, tanto erano brutti.
Ma poi, suvvia, quando mai si era trovata in difficoltà al loro cospetto?
Era stato facile avvicinarsi all'abitazione; raggiungere il terrazzo, poi, un gioco da ragazzi.
Lui durante il giorno non c'era mai e i bastardelli erano troppo impegnati a crogiolarsi sul divano per occuparsi dei passanti. Poco più di pelouches di seconda mano, non c'era neppure soddisfazione.
Era arrivata al tetto in pochi minuti. Indisturbata.
Poi si era solo divertita.
Quale abile giocatore davanti alla scacchiera, aveva spostato le tegole una ad una quasi fossero delle pedine. Le aveva posizionate in modo da non dare troppo nell'occhio, nel modo giusto ...
Poi se ne era andata, sghignazzando sotto i baffi.
Arrivata a casa, quella casa che aveva scelto - che combinazione! - poco distante da lì, si era preparata una tazza di latte e si era messa davanti alla finestra in attesa.
Il temporale si era scatenato in pochi secondi, al semplice suo battito di ciglia. Praticamente un diluvio.
Avrebbe dato una mano pur di vedere la faccia di lui, quando, rientrando, si sarebbe trovato davanti alla sua nuova casa inondata, praticamente distrutta.
Le bastò il pensiero.
Sfoderò le unghie e ammirò, con orgoglio, il suo nuovo smalto rosso fiammante.
Oh, guarda, sta piovendo!


SINFOROSA CASTORO


... Chissà da dove era entrata. Una figura era china accanto a lei, una figura familiare, nonostante il buio aveva ne aveva riconosciuto la voce, il profumo, ma non era possibile, sua madre era morta da oltre dieci anni.
La tranquillizzò dicendole: «Sei stata bravissima, la bambina sta bene e anche tu. Andrà tutto bene». Poi tornò la luce e lei si ritrovò sola, con la sua bambina stretta fra le braccia.




E il mio FINALE


Ma cosa? Nel letto d’ospedale, in un sudario di bende e cerotti, non ricordava altro.

Non voleva ricordare altro.

Eppure… eppure quel silenzio improvviso sceso ad avvolgerla….

quella risata inquietante alle spalle.. ricordava come si era trasformata in un ululato prolungato. Quasi metallico. Da mettere i brividi.

Ricordava le gambe che le cedevano, le ginocchia che colpivano il pavimento con violenza… e quegli artigli sulla schiena…

Poi… il buio…

Sì! Purtroppo ricordava ma voleva dimenticare.  Scordare. Cancellare. Poi.. dirlo ai medici… mica voleva finire in psichiatria.

Meglio che pensassero ad un gioco erotico finito male.

Myrtilla

28 commenti:

  1. wow! Tutti belli e unici i finali scritti. Bravi tutti!!!!!

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    1. Tutti belli, vero Azzurroielo? :))
      Siete grandissimi!!!!!!!!

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    2. Scusa... ho dimenticato una c..... :))

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  2. Ciao Patricia,
    complimenti per le tue simpaticissime iniziative letterarie; vi parteciperei volentieri anch'io, ma ti assicuro che fra lavoro, palestra, casa e famiglia, ho il tempo contato.
    Un caro saluto e a presto ;-)

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    1. Grazie Giovy.
      Ti credo, tranquilla... con persone anziane ne so qualcosa.
      Tu comunque sai che la mia porta è sempre aperta a tutti. Tutti sono i benvenuti.. tempo permettendo perchè quello è un vero despota ;)

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  3. Felice di aver partecipato, siamo stati molti! :)
    Bello il tuo finale... così alla x-files :)

    Moz-

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    1. Ciao Miki, solo una domanda... che le sarà successo???? Mah.. a libera interpretazione ahahahahahha
      Ciaoooo

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  4. Il tuo finale è demoniaco eh! :D
    Mi sono divertita moltissimo a scrivere il finale, merito del tu incipit ispiratore! ^_^
    Le prove di Iara, Ivano e Marina mi sono piaciute particolarmente!

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    1. 😅😅😅😅😅 Glò avevo mangiato pesante 😆😆😆
      Sono tutte stupende le vostre prove, qualcuna un po' di più 😊

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  5. Ciao Pat, il tuo "gioco" mi piace sempre di più. È proprio una bella occasione per stimolare la fantasia e leggere brani interessanti. Bello anche il tuo misterioso finale e come sempre, complimenti a tutti i partecipanti.

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    1. Grazie Iara. L'importante è quello,giocare co frontarsi e divertirsi.
      Complimenti a tutti davvero!

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  6. Sinforosa ormai ha un tratto inconfondibile... una zampata che non fa prigionieri ;-)
    Condivido sia i giudizi di Glò, sostituendo il suo nome al mio, sia l'aggettivo che ha scelto per il tuo finale, che, aggiungo, è anche uno dei miei preferiti :-)

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    1. Sì, la nostra maestra ha uno stile incredibile. Poche righe e dice tutto...
      Il mio finale... è finalmente uscita la mia "belva" segreta 😊😊
      Grazie!
      Siete sempre tutti grandi!

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  7. Il tuo finale non sarebbe male come incipit di un altro finale, ahahah ! Complimenti a tutti per la creatività e complimenti a Verbena per aver trattato un tema così delicato e importante.
    Un abbraccio Patricia e un saluto generale!

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    1. Mai dire mai, Sciarada!
      :) Grazie a te e un abbracio

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  8. Cara Patricia, bello il tuo finale, potrebbe essere il seguito del mio. Mi piace.Un caro saluto a tutti i partecipanti e complimenti.

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    1. E chissà ancora che una volta o l'altra non ci si metta a scrivere un racconto lungo a più mani... :)))
      Grazie stella!
      Alla prossima!

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  9. Come sempre complimenti a tutti: molto intenso il racconto di Verbena , a me è piaciuto molto quello di Ferruccii Gianola.

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    1. Ed è stata anche una piacevolissima sorpresa averlo con noi :)
      Come sempre, ogni racconto è diverso perchè noi siamo diversi.
      Questo è il bello del risultato!
      Ciaooo

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  10. Sempre più bello parteciparvi...
    Grazie

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    1. Soltanto perchè siete sempre più bravi!
      Grazie a te e a tutti!

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  11. Complimenti a tutti i partecipanti! Stavolta non ce l'ho proprio fatta... sono stata travolta da una specie di tsunami familiare e lavorativo. Avevo già letto i finali di Ivano e di Glò, anche gli altri sono bellissimi - ognuno a suo modo e con un tratto inconfondibile. Mi sono piaciuti molto anche quelli di Ferruccio e di Marina. Il tuo è un finale aperto alle libere interpretazioni, cara Pat... un po' alla Murakami, che dici?

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    1. Dico che esageri ahahhaahhhaah magari sapessi scrivere così!

      Comunque mi hanno detto che il mio finale potrebbe essere un nuovo incipi... uhm... chissà!

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    2. Vedi? Se il tuo finale è anche un incipit, hai inventato il racconto infinito! Ti ricordi quelle filastrocche di quando eravamo bambine, come quella che faceva: "C'era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla regina:"Raccontami una storia" E la regina incominciò..."

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    3. ahhahahahaha no quella non la ricordo.... ricordo mia nonna che recitava " c'è una storia bella che fa piacere raccontare.Vuoi che te la racconti?" e quando rispondevi sì ricominciava con la cantilena.. ovviamente in dialetto.

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