lunedì 1 maggio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 20 RIEPILOGO

      INSIEME RACCONTIAMO 20
                   RIEPILOGO


#racconti    #insiemeraccontiamo  #fareblogging

Ed eccoci al riepilogo di INSIEME RACCONTIAMO, giochetto mensile giunto ormai alla ventesima edizione!
Wow!!!!
La vostra partecipazione è sempre notevole ed entusiastica, i vostri finali sono sempre stupendi, ognuno con le sue particolarità e quindi la sottoscritta è sempre più felice.
Insieme non solo raccontiamo ma formiamo un team eccellente!

                           GRAZIE A TUTTI!

Grazie ai "vecchi" partecipanti, a chi è tornato dopo  un periodo di assenza, a chi è nuova entrèè.

Ma partiamo col riepilogo, sperando di non aver fatto casini ma gli ultimi giorni di questo mese sono stati un po'... diciamo incasinati per me. 
Portate pasiensa, fanciulli!!! :) ahahahahahahahh
E se ci fosse qualcosa che non va, ditemelo perchè tra me e blogger non si sa chi è più scemo oggi!!!!!
Tanto per cambiare... grrrrr

Ecco la foto che avevo messo nel primo post di IR 20 e poi il mio incipit.



Il mio incipit


Porca miseria! Era in ritardo e si era pure persa. Non essere capace a leggere le cartine era grave e non avere il gps era pure peggio.
Da quello che ricordava non doveva attraversare un bosco ma una città. Menomale che ne stava uscendo e forse così avrebbe incontrato qualcuno a cui chiedere informazioni. E magari far benzina… accidenti! Il serbatoio era quasi vuoto. Ma non aveva fatto il pieno prima di partire? Forse l’auto aveva qualche problema o sbagliando strada l’aveva allungata....
E come mai è così buio ?” si chiese.
Lasciata l’oscurità creata da quegli enormi castagni così alti da non lasciarle intravedere il cielo, aveva sperato nel sole e invece…. “Ci mancava ancora il temporale!”
Tuoni e fulmini a raffica e là, nel prato alla sua sinistra… la casa… quella che aveva sognato la notte precedente e quella prima ancora. Da settimane la sognava ormai.
Vecchia, in pietra, con una torretta su un lato… costruita su un terreno incolto a fianco di un fosso pieno di acqua… sotto un cielo nero che illividiva a causa dei lampi violenti come esplosioni nucleari.
E quella finestra a piano terra illuminata...
L’auto inchiodò improvvisamente come se avesse premuto di colpo il freno ma lei non lo aveva nemmeno sfiorato.


"Dal terreno uscirono zombie di politici italiani del passato pronti a divorarle la pensione e tutte le sue ricchezze. Lei cominciò ad urlare, terrorizzata ma nessuno poteva udire le sue grida che si mischiavano ai tuoni roboanti ed a lampi accecanti. E loro avanzavano sempre più insistentemente mentre i tentativi di far ripartire l'auto risultavano vani. Il respiro era sempre più corto, la mano di uno di loro l'afferrò ed in quel momento l'ultimo urlo fu decisivo per il suo risveglio. Era anche questa volta solo un incubo e si rasserenò. Poi accese la tv ed ebbe un risveglio peggiore e si rese conto che la realtà, pur senza zombie, era egualmente drammatica e terrorizzante e che quelle morti ad Aleppo erano reali."

Non sapeva che entrata in quel perimetro gli incantesimi erano scattati. Scese dall'auto col cuore in gola. Senza volerlo veramente si indirizzò verso la casa. Entrò e quello che vide la fece sobbalzare: tutti i suoi cari deceduti anni e anni prima erano lì ad attenderla.
«Ti aspettavamo».
Lei svenne e in quell'oblio sentì scandire a chiare lettere il suo nome:
«Ti vuoi svegliare? Si fa tardi».
Lei si svegliò, madida di sudore e con la mente ancora a quella strana casa. Era stato solamente un sogno.


Cristiana 2011

L'auto non dava più segni di vita e si guardò intorno terrorizzata.L'unica speranza era di trovare un telefono in quella casa sinistra Prese la torcia che portava sempre con sè e raggiunta l'entrata,trovò la porta socchiusa. L'unica luce illuminava una scala che si accinse a salire e la portò sulla soglia di un accogliente salotto, ove un uomo elegante e di una certa età, seduto in pltrona, reggeva in mano un bicchiere che mandava infuocati bagliori. La fece accomodare , le offrì una tazza di te il cui aroma la inebriò e scacciò ogni senso di paura.
Senza preamboli, quel signore le disse " mi occorre la tua anima" e, nel contempo premette un bottone che fece scorrere una parete, mostrando così un'enorme stanza frigorifera con decine di corpi congelati, ordinatamente seduti su sedie di ghiaccio.
" E' giusto che ti dica che tutte quelle persone hanno rifiutato la mia offerta" le disse " ed è giusto che tu sappia che, se l' accetterai, avrai in cambio cioò che più desideri.".
La sua vita, sconclusionata, e insignificante le si parò davanti in tutta la sua pochezza e decise di accettare quell'offerta, in cambio di un patrimonio che le permettesse di avere tutto ciò cui aveva dovuto rinunciare fino a quel momento.
" Accetto" gli disse esprimendo poi il suo desiderio.Lui si alzò e, posandole una mano sul capo, disse "fatto, grazie". All'istante, si ritrovò seduta nell'auto e, quasi senza rendersene conto, si ritrovò a casa, la solita casa, ove però troneggiava un'enorme cassaforte, colma di denaro. Perse i sensi e la destò la luce del mattino. Il denaro era là e si sentiva esausta, pervasa da una sensazione di distacco che la fece sentire fuori da se stessa. Corse in bagno e, guardandosi allo specchio, capì :vide il ghigno osceno e lo sguardo sordido sulla faccia di una donna avvezza ad ogni bassazza. Ok, si disse, diamoci da fare.


Ivano Landi
OCCHI GIALLI
Riprese in mano la cartina e cercò di capire in quale punto avesse deviato dal percorso stabilito. Un trivio… Strano, si disse, che sulla strada non lo avesse notato. Il problema era adesso capire quale e perché delle due vie laterali avesse imboccato. E per saperlo non poteva far altro che suonare alla porta della vecchia casa.

Raggiunse l'ingresso tutta bagnata e infreddolita e cominciò a scuotere il pendente del campanaccio appeso a sinistra della porta. Con sua sorpresa le aprì un bambino che dimostrava non più di dieci anni.
Gli chiese se vi fosse qualcuno in casa. «I tuoi genitori, voglio dire».
Lui dapprima si limitò a guardarla, solo dilatando oltremisura i grandi occhi dall’iride giallastra. Poi si fece da parte, e lei entrò.
Nel focolare ardeva un bel fuoco che riscaldava e illuminava la stanza. Avrebbe voluto mettere i suoi abiti ad asciugare, ma per quello doveva chiedere il permesso ai padroni di casa.
«Dove sono i tuoi genitori?» chiese di nuovo.
Ma il bambino rimase muto una seconda volta.
«Adesso ho capito. Devi essere sordomuto. Vuol dire che mi arrangerò da sola». E si avviò verso la porta di congiunzione con il resto dell’edificio.
La aprì e fece per muovere un primo passo, ma fu subito investita da una folata gelida di aria e polvere che la fece arrestare di colpo. Un debole chiarore, di cui non riusciva a identificare la fonte precisa, si rifletteva negli occhi di quelli che le sembravano due enormi rapaci notturni. Doveva esser finita in una specie di voliera. Ma perché l’avevano realizzata in quella parte interna della casa? Assurdo!
Nello stesso momento una voce infantile alle sue spalle parlò:
«Babbo, mamma» fu tutto quello che lei sentì, prima che delle piccole mani la spingessero nella stanza semibuia e richiudessero la porta alle sue spalle.


Marina Zanotta 
AL DI LÀ DEI SOGNI  
Il motore si spense poco dopo. Scese dall’auto con circospezione quasi avesse paura di mettere i piedi a terra. Volse lo sguardo al cielo plumbeo, e una sensazione di soffocamento si impadronì di lei, nonostante fosse all’aria aperta. Tutto era come nel suo sogno. Nonostante la paura, si diresse verso il fosso e vide galleggiare un corpo di donna senza vita, avvolto in una sottoveste bianca corta. Il volto era immerso nell’acqua, e non era possibile identificarla senza girarla.
Aveva qualcosa di famigliare, troppo famigliare. Si immerse nell’acqua, e in prossimità del corpo notò una voglia sul polpaccio destro, uguale alla sua, e un braccialetto al polso con attaccata una medaglietta tonda. Quando vide le sue iniziali incise, svenne.
Al risveglio si ritrovò in un letto caldo, all’interno della casa. Un uomo senza occhi fece capolino alla porta. Urlò con tutto il fiato in corpo.
Dammi i tuoi occhi” gli disse l’uomo, “ormai hai visto la tua morte, non ti servono più”. 
Invece a te a cosa servono?” 
Mi servono per vedere il futuro di mia moglie. Ho bisogno di sapere se starà bene prima di andarmene da qui per sempre.” Lo disse come se avesse un appuntamento con il destino. 
Mi dispiace per tua moglie, ma non ho nessuna intenzione di darti i miei occhi” 
Allora dovrò prendermeli da solo!” 
In quel momento si accorse di avere polsi e gambe legati al letto. L’uomo si avvicinò e con un colpo la stordì.
Quando riprese i sensi era in una stanza piena di luce, e indossava una sottoveste bianca.
Le venne incontro nonna Bice, scomparsa anni prima, rassicurandola di trovarsi in un luogo sicuro. La gioia di vederla era così grande che non si rese conto di essere realmente morta e di trovarsi in un’altra dimensione.

Copyright © 2017 Marina Zanotta

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Iacoponi Vincenzo

La ragazza spense quel motore del cavolozzo fritto che l'aveva fottuta. Spalancò l portiera, ma non scese come si aspettava di fare. Si accese una sigaretta e tirò le prime boccate. Sapeva di pesto genovese. c
Ma che razza di sigaretta è questa? Puzza di minestrone e non di tabacco. È come mi sono immaginata: ieri sera non ho mangiato abbastanza, adesso ho fame e sto sognando che mangio, ma come sucede in certi sogni fumo la minestra che dovevo mangiare a cena. Allora è tutto un sogno, posso stare tranquilla.
Bene, adesso mi giro e ricomincio a dormire bene senza incubi.
Ma la sigaretta stava consumandosi, la fame invece no, ma la casa misteriosa non scompariva, e poi c'era sempre quella luce accesa.
Chi sa cosa c'è dentro? Una sorpresa? Adesso provo a vedere per completare il sogno.
In quel momento la porta si aprì e uscì sua nonna, senza gonna coi mutandoni lunghi della domenica, quando si vestiva per andare alla messa.
L'hai portata l'acqua?
Quale acqua nonna?
Quella per farmi il bagno, qui non se ne trova nemmeno a scavare dieci metri.
La ragazza guardò nella macchina e vide delle taniche. Sembravano piene. E queste chi ce le ha messe?
Sí, nonna, l'ho portata. Tienimi la porta aperta ch la porto dentro.
Ma che razza di sogno, pensò. Ma portò dentro le taniche, tre per essere esatti.
Ma dentro non c'era nessuna vasca, nè la vecchia enorme bacinella che ricordava dai tempi dell'infanzia.
E adesso dove la metto?
Te la bevi, carina. Era nei patti.
Non protestò nemmeno. Iniziò a bere, L'acqua era fresca e buona. Finì la prima tanica, attaccò la seconda ma cominciò a sentire la pancia gonfia.
Continua fino alla fine, non fare come al solito tuo, disse la nonna.
La ragazza era come suggestionata ed inerme. Finì la seconda tanica. Iniziò la terza ma si accorse che l'acqua oramai stava uscendole dal corpo. Una sensazione piacevolissima tutto sommato.
Continuò a bere, praticamente ingozzandosi tutta l'acqua che aveva portato.
All'improvviso sentì che era tutta bagnata, distesa in un lago d'acqua, con le lenzuola tutte impregnate.
Sgranò gli occhi svegliandosi di colpo. Si tirò su a metà.
Oddio! Me la sono fatta addosso.
Chiuse gli occhi, si ridistese di nuovo. Guardò l'ora sull'orologio che teneva sul comodino: le sette e mezza.
Addio appuntamento col mio ragazzo. Doveva essere una domenica di sogno e guarda quà che schifo!



Anna Maria Fabbri
LA SQUADRA
 
Inquieta, cominciai a pensare che quella non era una esperienza da catalogare nella vita reale.

Forse che sogni fossero un presagio?
Ma che presagio e presagio,  ne sono più che convinta , io non ho alcun potere soprannaturale. Comunque un occhio a quella casa è il caso di darlo. A qualcuno dovevo pur chiedere informazioni.

Scendo dalla macchina, la pioggia mi sferzava così forte che in un attimo sono come un pulcino bagnato e spargugliato. Intirizzita busso a quella porta di legno malconcia, che con uno scricchiolio di cardini arrugginiti si apre solo un po’.    

«Aiutoooo…» Una mano mi ha agguanta e mi trascina dentro. C’è buio e odore di muffa.  Tremo come una foglia.

Una voce irata mi fa trasalire « Melissa! Era ora! È da tre giorni che ti chiamiamo! Ma tu fai la bella addormentata e sorda per giunta!» E che cavolo! È la voce di Nino.

 I miei amici del mondo Gigamagic sono tutti lì, che mi osservano con espressioni indignate.

Dal regno dei nani c’è: Nino, Ninì e Ninà. Dal regno elfico: Vito, Allo, Centaura. L’ultima arrivata, è la giovane recluta fata  Misotys, lei è l’unica che mi sorride. Alla squadra  manca solo Chicco degli Hobbet. Già nella mia squadra per la salvaguardia dei due mondi “Tunturlo” e “Gigamagic” sono riuscita ad inserire anche un Hobbet.

«Si può sapere cosa avete?!! Cosa è successo?»

«Ehloro ci ha affidato una missione tre giorni fa, la situazione è grave si rischia una guerra nucleare e tu non rispondi. Ecco cosa succede!» Questa volta è Vito a redarguirmi.
Non c’è che dire ho fatto incavolare nani e elfi.

«Ok, ok partiamo, ma dov’è Chicco?»

Nino «Chicco, Chicco! Non c’è tempo da perdere. Bisogna fermarli!»

«Mi state dicendo che è tre giorni che in questa zona piove così?»

Un coro di «Sììììììì» mi trapassa le orecchie.

«Che mezzo abbiamo?»

«Un NUVOLCARGO!» Vito, il miglior pilota del mondo magico, è proprio alterato, non è da lui. 

«Eee?»

Nino sarcastico «E che ti aspettavi dopo che hai distrutto un nuvoljet?»

Vito sconsolato «E per giunta è un rottame di nuvolcargo. Alla squadra di Vaniatosa hanno assegnato un fiammante ultimo modello di nuvoljet.»

Non ho tempo di dispiacermi, se siamo in ritardo sarà il caso che ci diamo una mossa.

«Ok! Troviamo il lato positivo della situazione.» La facce che ho davanti sono molto dubbiose. «Forza ragazzi, con un nuvolcargo sembreremo così innocui che ci potremo avvicinare indisturbati.»

Nei miei panni bagnati sto tremando dal freddo. « Coraggio. Entriamo ad asciugarci nella stanza di evaporazione, così facciamo il pieno al nostro mezzo.»

Allo «Con tre giorni di pioggia quella lumaca è già bella piena di vapore acqueo!»

Centaura «Chi va’ piano va’ sano e va lontano.» Finalmente, la sorella di Allo ha deciso di essere di nuovo mia alleata.

Tutti sono già nella loro postazione.

Impartisco l’ordine«Accensione motori.»

Il nuvolcargo trema, un rumore di ferraglia arrugginita ci assorda… Mi sveglio con la faccia schiacciata sul computer.

Sono crollata sulla tastiera mentre scrivevo… Però il sogno non era male… lo scrivo… ma poi come finisce? Ci vuole qualcosa di ironico, demenziale per risolvere un conflitto… Non posso nemmeno spedire la flotta in Australia, i tunturlini lo hanno già fatto… troppo banale, troppo scontato!



Và beh! Mi sa che è meglio andare a letto.

Francesca A.Vanni



Eveline esitò.

Che cosa significava il fatto che l’auto si fosse inchiodata?

Forse era un segno del destino, pensò.

Forse in quella casa c’era qualcuno che poteva darle una mano, offrirle qualcosa di caldo da bere e magari aiutarla con quella dannata macchina che si rifiutava di collaborare.

Scese a terra tremando per la paura, costringendosi a muovere un passo dietro l’altro, e corse sotto la pioggia scrosciante fermandosi solo quando fu davanti alla porta della villa.

Era una pesante porta di legno scuro, sulla quale spiccava un batacchio a forma di pipistrello.

-La casa di Batman.- commentò bussando tre colpi.

Nessuno venne ad aprire.

Eveline si strinse nel golfino di cotone, inzuppato come il resto dei suoi vestiti e della sua figura.

Il vento ululava come un lupo mannaro e il cielo brillava sotto gli incessanti lampi che si rincorrevano prima di rimbombare nei possenti tuoni che la facevano tremare.

Bussò di nuovo.

Fu allora che qualcuno venne ad aprirle.

Era una figura imponente, nerovestita, il viso pallido e...

-Hai dimenticato i denti.- disse.

L’uomo la guardò incredulo.

-Come, scusa?-

-Harry, hai dimenticato di indossare i denti finti. Che specie di vampiro sei, senza canini?-

-Stop!- gridò il regista fermo dietro la cinepresa –Fermi tutti, prendiamoci cinque minuti di pausa. Forza ragazzi, tenete duro: questa è l’ultima scena della giornata. Siete stati tutti fantastici, ma dobbiamo portare a termine il lavoro.-

Harry annuì, prima di afferrare la mano di Cindy.

-Perdonami. Ho un antipiretico con me, ti va di prenderlo insieme a un tè caldo prima che ti venga un raffreddore?-

L’attrice annuì.

-E stasera ci prendiamo una pizza?-

Harry annuì.

-Senza aglio, si intende.- rispose divertito –Sono pur sempre un vampiro.-



Poi niente.

Rachele non ricordava più cosa fosse successo, era come se per un lungo periodo le luci sul palcoscenico della sua vita si fossero spente.

E quando le luci si erano riaccese aveva visto tanta gente che piangeva. Gente vestita di nero.

Cosa ci faceva tutta quella gente in chiesa?

E dov’era sua madre? E suo fratello?

Si fece largo tra le persone domandando a gran voce cosa fosse accaduto, ma nessuno sembrava sentirla.

Poi vide sua madre tra le braccia di suo fratello. Piangeva anche lei, le spalle fragili scosse dai singhiozzi ed il volto di suo fratello era segnato dal dolore. Quel dolore così intenso e profondo che solo chi amava veramente poteva provare.

Come quando era morto suo padre, dopo una lunga e dolorosa malattia. Come quando aveva perso il suo amato gatto Fred.

Ma per chi stavano piangendo?

Decise di avvicinarsi al feretro deposto ai piedi dell’altare: adesso o mai più, doveva vedere chi c’era là dentro.

Le occorse un attimo per capire che la persona stesa all'interno di quella bara nera era lei.

Era irriconoscibile.

Cosa mi è capitato?” si chiese “Ehi gente, io sono qui! Non fate scherzi, mi vedete? Mamma, smettila di piangere, guardami! Sono qui!”

Sfiorò il legno freddo della bara e all'improvviso ricordò.

Quella sera, sotto una pioggia battente, era salita in macchina per sfuggire al suo ex, un uomo violento con cui non voleva avere più niente a che fare.

Lui l’aveva inseguita, poi improvvisamente la sua auto si era fermata e disperata era scesa cercando di raggiungere in fretta la casa che aveva intravisto oltre gli alberi per chiedere aiuto.

Forse non aveva corso troppo in fretta.

Lui l’aveva afferrata per i capelli. Una, due, tre... aveva perso il conto di quante volte la lama del coltello aveva penetrato la sua carne.

Aveva sentito la vita scorrere via insieme al sangue, poi era sceso il buio.

E adesso?

Adesso il suo corpo giaceva in quella bara e il suo spirito non trovava pace.

Di colpo sentì la rabbia ribollire in lei come un fiume di lava. Che fine aveva fatto, lui?

Dov'era?

Se la sarebbe cavata?

Sì, certo, quante volte lo aveva letto sui giornali.

Avrebbe recitato la parte della vittima, un bravo avvocato avrebbe insinuato il dubbio dell’infermità mentale temporanea e lui se la sarebbe cavata con poco e una volta libero avrebbe trovato un’altra donna come lei.

No, decise Rachele.

Questo non poteva permetterlo.

Mentre le note dell’organo riecheggiavano per la chiesa, voltò le spalle ai presenti e svanì in una nuvola di luce.

Lo avrebbe trovato e lo avrebbe condotto nell'unico posto da cui non sarebbe mai potuto tornare indietro: il nero inferno.




Dolcezze di mamma
La casa
 
Sì, va bene! Ci manca solo che mi convinca che qualche presenza oscura mi voglia fermare qui! Non sono così stupida da condizionarmi da sola e pensare di essere finita in un horror di quart’ordine!”

Ok, ma che fare intanto? Nei film, quando una fanciulla si ferma in panne arriva subito un aitante giovanotto, ma lì non c’era anima viva…e per giunta quella casa pareva proprio una casa di fantasmi.

Aprì lo sportello e scese dalla macchina. “Accidenti alla pioggia! E dire che avevo messo le scarpe nuove…ecco…andate! E i capelli, poi! “

Prima che arrivasse alla casa era zuppa fino al midollo. Il suo bel tailleur rosa era ormai uno straccio. ”Speriamo che il padrone di casa non sia un tipo molto attento al look, altrimenti non mi farà neppure entrare” -pensò mentre si avvicinava. E a dire la verità, in quel momento il look era l’ultimo dei suoi problemi. Nella sua testa c’era solo il telefono con cui sperava di poter chiamare il suo capo, oltre che il carro attrezzi. Quella doveva essere la serata della sua vita, l’occasione che aveva tanto faticosamente costruito…e si era persa nelle campagne.

Suonò il campanello e sfoderò il suo migliore sorriso: quello non l’aveva mai tradita, non come quella stupida macchina. Per un po’ non sentì nulla, poi, però, si udì il rumore del passetto tirato e la porta si aprì…peccato che dietro non ci fosse nessuno!

Okay, okay…calma! Non facciamoci suggestionare- si disse- ci sarà un comando a distanza.”

E’ permesso? C’è nessuno? Ho bisogno di fare una telefonata…”

E a quel punto la vide, SI VIDE.
Non sarebbe più uscita da lì

LE VOCI

E fu così che accadde.

Troppo tardi per tornare indietro. Troppo tardi per trovare una via di salvezza.
La pioggia aveva bagnato ogni cosa. Il fosso intorno alla casa straripava come un fiume in piena. Non avrebbe mai desiderato compiere un gesto a cui non era abituata. Gli era stato proibito sin da bambina. Non era avvezza a chiedere aiuto a degli sconosciuti. Cresciuta in un mondo ovattato e cullato dall’amore dei suoi cari, viziata oltre ogni misura, orgogliosa quanto basta mai avrebbe osato rivolgersi ad un estraneo.
“Una donna non chiede mai. Mai!”. Le vennero in mente le parole che spesso le ripeteva sua madre sin da bambina. Le sembrò completamente assurdo che le ricordò proprio allora. Avrebbe voluto urlare, piangere. Disperò.
“Una donna deve sapersela vedere da sola. In ogni situazione!”. I ricordi e i consigli di sua madre si alternavano in un groviglio di pensieri senza eguali. Si chiedeva, dimenandosi, se fosse mai uscita viva da quel labirinto in cui si era cacciata.
Imprecò. “Porca miseria!”. E fu così che accadde. All’improvviso.
Si decise.
Scese dalla macchina in tutta fretta e nella corsa disperata verso la casa inciampò. Cadde riversa nel fango, nella terra, nell’acqua. Rialzandosi, imprecò mille e mille volte, urlò contro il cielo, contro il nero che avvolgeva ogni cosa, ogni anima, ogni illusione, ogni speranza.
L’unica sua salvezza le sembrò provenire da quella flebile luce della casa. L’unico segno di vita e di speranza. Sentì uno strano calore provenire dal ventre. E si lasciò avvolgere da questo strano tepore. Si avvicinò carponi allo strano portone di casa. Si guardò attorno. A fatica cercò di picchiare il batacchio.
Attese. E attese. E attese ancora… e sperò con tutto il cuore che la speranza non si tramutasse in illusione.
Poi udì una voce d’oltretomba: “La stavo aspettando”.




Massimiliano Riccardi

Scese. 
Dovette alzare il bavero della giacca nell'illusione di proteggersi dal vento. Alzò gli occhi al cielo e vide che un banale temporale si stava trasformando in qualcosa di peggio. Sussultò a causa di un tuono vicinissimo. 
Tornò a guardare in alto, il cielo era oramai completamente coperto da spesse nubi nere. Macchie di luce dai colori cangianti mulinavano, a tratti sembravano quasi contrarsi e dilatarsi, come gigantesche bocche il cui fondo era più buio che mai.
Cadde improvvisa una pioggia fitta e violenta.
Corse prendendo come riferimento la luce giallognola e tremolante della finestra al primo piano. Sentiva il cuore scoppiare nel petto, faceva fatica a contrastare il muro d'acqua e il vento, la luce pareva allontanarsi sempre di più a ogni passo. La forza d'impatto della pioggia le impediva di tenere gli occhi aperti. Fu presa dal terrore. Immagini le balenarono alla mente: la sorellina che venticinque anni prima aveva lasciato morire in quello specchio d'acqua senza soccorrerla e senza chiedere aiuto. Ricordava il puro godimento di quegli attimi fomentato dalla brutale invidia che la spingeva a desiderare di vederla morta. Adesso, per la prima volta, quei sentimenti la sconvolgevano. Non era pentita, ma terrorizzata senza capire il perché.
Scivolò a terra battendo la testa su di una pietra. Perse i sensi.
Quando si riprese vide che aveva smesso di piovere. Il panorama era cambiato, della casa soltanto macerie, tutt'intorno nebbia, terreno ghiacciato e scivoloso. Nessun suono se non quello dei suoi ansiti. 
Paura.
Poco più avanti la foschia parve diradarsi. Vide la sua auto accartocciata contro l'unico albero di quello che prima era un bosco.
La nebbia si dissolse. Si guardò intorno. Nulla intorno a lei. Una terra desolata e fredda. Una distesa di ghiaccio che si estendeva a perdita d'occhio. 
Tornò a guardare verso la macchina, si fece ancora più vicina. All'interno un corpo senza vita: il suo. Urlò. Un grido che partiva dal profondo ma che non aveva voce.
Sola




 IL MIO FINALE



L’auto si spense e non ci fu verso di farla ripartire. Prese il cellulare per chiamare aiuto ma non c’era campo. Era proprio fuori dal mondo. Oppure era l’influenza di quella casa spettrale. Non sapeva dire. Sapeva solo che doveva farsi coraggio e andare a bussare a quella finestra illuminata.

Brontolando e tremando scese dall’auto. A capo chino arrancò a fatica sotto l’acqua torrenziale, le caviglie sommerse dal fango. Era bagnata e aveva freddo.

Quando giunse alla casa vide che la porta era accostata. Chiamò ma nessuno le rispose. La spinse e si trovò avvolta da trine appiccicose e spesse di ragnatele che parevano aver origine dovunque. Dai muri, dal soffitto, dal pavimento ricoperto da uno strato di polvere che sapeva di muffa. Tutto sapeva di muffa e polvere là dentro.

Chiamò ancora ma a risponderle fu solo il silenzio pesante e opprimente della casa. Si diresse verso la stanza dalla quale proveniva la fioca luce. Forse una candela… no! Il lampadario era spento, e non c’erano candele eppure quella strana stanza pareva illuminata da un alone di gelido chiarore. Attorno solo vecchi mobili che stavano andando in rovina per l’incuria. La poltrona che aveva di fronte aveva la fodera lacera dalla quale usciva un’imbottitura nerastra. Nella credenza le antine che penzolavano divelte.

Sentì un rumore alle spalle. Urlò.

Ottimo! Stop!” gridò il regista.

L’attrice tirò un sospiro di sollievo. Poteva finalmente andare a cena. Diede il cellulare all’assistente e si diresse nel camerino.

Il display si accese e una polverosa nebbia ne uscì avvolgendo l’assistente che si fermò. Per un attimo tremò come scossa da convulsioni poi sorrise. Gli occhi rossi, la bocca aperta e una lingua di fuoco che ne usciva.



Myrtilla

24 commenti:

  1. bellissimi ..alcuni da brivido sulla schiena .. ^_^
    buon 1 maggio
    e serena settimana

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    1. Grazie Tissi!
      Queste mese abbiamo virato un po' verso l'horror ma... ma magari ci rifaremo a maggio :)
      Bacio e buon primo maggio a te!

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  2. Il tuo finale è la ciliegina sulla torta, Patricia.
    Buon Primo Maggio! Non lavorare troppo ;D

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    1. ahahhahah grazie Ivano!
      Buon primo maggio a te e quanto al lavoro... in casa si fa come ogni altro giorno :)
      Ciaooooo

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  3. Bravi tutti e brava l'ideatrice che ogni volta ha idee sempre più intriganti. Ti ho fatto i complimenti anche su Facebook ma tanto tu non li leggerai!

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    1. Grazie Flo.
      Stiamo percorrendo tutte le strade della scrittura ahahhahaa dal romantico all'horror al fantasioso.
      Devo dire che si è formata una squadra eccellente!
      Mancheresti solo tu :) :) :)
      Ti ringrazio anche per fb ma per ora faccio già fatica a star dietro a questi social. Prossimamente chissà!

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  4. Bella la tua conclusione. Mi piace questo gioco penso ci parteciperò ancora.

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    1. Grazie Daniele!
      Siamo tutti contenti che il gioco ti piaccia. Come sai non c'è obbligo. Chi vuole e può partecipa. Che sia sempre o saltuariamente non importa. Si fa sempre come gli altri impegni permettono. La porta però è semmpre spalancata!

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  5. Bellissimo: vi siete divisi in cineamatori e amanti dell'horror.
    Ci ho quindi azzeccato a metterla sul ridanciano, una bella pisciata a letto come ai gaudiosi tempi della nostra infanzia.
    Evvai!

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    Risposte
    1. ahahahahahahaha hai fatto benissimo perchè tu sei il nostro personale discolo ahahhhahaahahhaha ma va benissimo così!
      Tanto il gioco è per divertirsi.
      Bacio herr Vincenzo!

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  6. Congratulazione a tutti i partecipanti! assieme raccontiamo complimenti Bravi!!!
    Ciao e buon primo maggio con un abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Grazie Tomaso!
      Hai visto che squadra eccellente si è formata col tempo? Tutti bravissimi e soprattutto con tanta voglia di mettersi in gioco.
      Un bacione grande a te e a Danila. Buon pirmo maggio!

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  7. Un gioco che mi ha entusiasmato parecchio. Grazie a te Patricia per questa opportunità di partecipare e di metterci in gioco. Alla prossima avventura!

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    1. Ne sono felice Giuseppe! Grazie ancora per la partecipazione e se sei interessato il 20 di maggio si riparte con un nuovo incipit.
      Ciaooooo

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  8. Il tuo finale, Pat, spiazza sempre.
    Il titolo del finale di Massimiliano è fantastico: la Caina.
    Bravi tutti. Tornerò presto! 🤗

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    1. Grazie Marina, 😊
      Per un momento e anche due ho temuto di doverlo riscrivere ma poi mi è andata di lusso 😆😆
      La Caina è favoloso come l'autore ma shttt che non lo sappia😂😂😂😂
      Ti aspettiamo. Torna quando vuoi e puoi. ciaooo

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  9. Questo mese il genere horror non mi ha ispirato. Ho trovato originale quello di >Francesca A. A presto e complimenti a tutti.

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    1. Mi spiace Verbena. Magari ti rifarai a maggio perchè ho già qualcosa in mente... 🤔😊😊
      Bacio

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  10. Questo mese non ci sono proprio arrivata Patty cara 😞... Però mi leggerò con piacere tutti gli altri finali 😋😋😋.. Confidando in maggio per un pó di tempo in più, anche se oramai sto quasi sventolando bandiera bianca: troppo stress riuscire a ritagliarsi un momentino per sè :(
    Ti abbraccio!!! 😘

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    1. Vuol dire che per questa volta metto via il battipanni ahhahahahah
      Il tempo è tiranno e si fa sempre come vuole lui. Si attraversano poi dei periodi in cui non si riuscirebbe a concludere nulla nemmeno se le giornate durassero 500 ore!
      Quando vuoi, la porta è sempre aperta :) Bacio!

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  11. Ci sono. Sono tornata dalla casa sperduta nei boschi e dal mondo scollegato da internet ieri sera tardi. Oggi, mi sono fatta risucchiare dalla vita famigliare e ora vi ho letto e apprezzato tutti. Patricia sei terribile, il tuo finale è un barbatrucco, lo credevo concluso e invece all'ultima battuta...

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    1. Ahahahaha i barbapapà.... e chi li ricordava più coi loro barbatrucchi.
      Per questo mese non c'è ancora il mio finald ma è già pronto l'incipit. Credo che potrete spaziare in qualsiasi campo. Realtà, fantasy, fantascienza, horror, attualità....
      Vedremo 😊
      Ciaooo

      Ps il colpo di scena ci vuole no? 😉😉😉

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    2. Eccome, è come dice Ivano la ciliegina sulla torta, sei stata fantastica. Grazie Patricia per questa opportunità di gioco. Un abraccione forte forte.

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    3. Più importante è che la ciliegina fosse fresca. Sai... vista la non più verde età ahahahahhahaha
      Bacio stella!

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