mercoledì 28 giugno 2017

Lismet

27 giugno, h 23.00 circa.
Ci corichiamo. Dalla radio scariche continue. Andiamo sul balcone e nel cielo l'attività elettrica è al massimo. Bagliori accecanti e lampi si susseguono senza posa. Colonna sonora un brontolio ininterrotto. Qualche tuono che tenta  un assolo assordante nel mezzo.
Torniamo a letto.
Mezz'ora dopo il brontolio si fa più forte. Il fronte temporalesco si avvicina.
Sul balcone vado da sola.
Lo spettacolo è fantastico e pauroso. Da nordovest a nord il cielo si illumina senza tregua tra saettanti lampi e aloni che esplodono improvvisi.
Pare una scena già vista tempo fa in uno di quei film catastrofici, quelli che sono pseudo fantascientici e pseudo horror. L'evento  naturale trasformato dall'incuria dell'uomo che sta per distruggere la terra.  Quello a cui non c'è rimedio alcuno. Sempre che non si trovi un Bruce Willis in forma smagliante e pronto al sacrificio finale per il bene dell'umanità.

D'improvviso mi viene in mente un aneddoto che mi ha sempre raccontato mia mamma.
Classe 1935, allo scoppio della seconda guerra mondiale era stata mandata in campagna da sua madre, in un paesino alle porte della città, in collina. Lì c'erano già nonna Emilia, la figlia col marito e tre o quattro figlie loro, tutte più piccole di mia mamma.
A tutte quelle bambine, nonna Emilia diceva sempre: se state brave stasera  vi faccio vedere i "lismet" (i fuochi d'artificio).
Quando veniva buio, attraversavano l'aia, arrivavano dove la strada finiva e iniziava la riva che scendeva verso valle. Da quel punto d'osservazione i "lismet" su Asti si vedevano bene. E ad ogni luce, ad ogni scoppio, le bambine saltavano felici e si divertivano.
Peccato che quei "lismet" fossero i bagliori delle esplosioni. Peccato che  fossero i bagliori delle bombe che i nemici lasciavano cadere in testa agli italiani.
Ma loro che ne sapevano?  Erano bambine, la più alta mia mamma, 5/6/7 anni.

Chiusa la parentesi ricordo, non sono uscita sul  balcone da sola ieri notte.
Avevo il cellulare in mano.
Perdonate la qualità del video  ma è tutto quello che son stata capace a fare.
Patricia




14 commenti:

  1. Molto forte il parallelo e di grande impatto emotivo.

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    1. Grazie!
      Il fatto è che mentre osservavo quel cielo così vivo la mente ha incominciato a girovagare per i suoi sentieri.
      Subito mi è venuto in mente il film Armageddon e poi... poi i ricordi di un tempo lontanissimo ma di cui ho spesso sentito narrare si sono fatti avanti.
      E' solo il video che fa un po' schifo. Ma col cellulare....

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  2. La natura è molto più brava di noi sempre, anche con gli spettacoli pirotecnici :-D

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    1. Soprattutto i suoi spettacoli sono naturali.
      Possono anche essere pericolosi però una bomba lo è molto di più sempre

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  3. Adoro i temporali, quelli buoni e naturali, forse proprio per il contrasto tra questi e i vaghi ricordi che ho dei "fuochi artificiali" che illuminavano Milano nel '45, gli stessi fuochi della tua mamma.
    Cri

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    1. Anch'io li adoro. Tuoni fulmini e poi l'arcobaleno.
      Certo che in quegli anni di arcobaleni non se ne vedevano. C'erano queste strane luci che facevano divertire i bimbi che nulla sapevano di guerra e mettevano i brividi ai grandi, che li facevano morire ogni volta.

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  4. Interessante, Patricia. Ma perché "lismet" sta per fuochi di artificio?
    Lis= luce?

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    1. In piemontese moderno la luce si dice a luce.
      Nelle campagne del
      secolo scorso lismet significava lucine.
      Tiene presente poi che a distanza di dieci chilometri qui il dialetto cambia abbastanza.
      Imbuto ad esempio, in Asti ambusur, al paese d'origine dei miei nonni, Valleandona, dicevano ambutau. Al paese di mio marito, Oviglio nell'alessandrino quindi altra provincia ma circa 25 chilometri di distanza, si dice turtrua.
      Nel corso degli anni poi il dialetto è ulterormente cambiato.

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  5. I temporali estivi sono meravigliosi di notte. Avresti dovuto filmare con una piccola cinepresa tenendo l'obiettivo tutto aperto e avresti visto che effettone. Comunque bravissima, anche se stavi al riparo, si vedono gli stipiti della finestra, ma sei stata eccellente, via.
    Il ricordo è struggente e tragico. Erano bombardieri inglesi: venivano solo di notte, riempivano il cielo di bengala e giù giri su giri mentre la contraerea gli faceva il solletico. Ricordo i primissimi bollettini di guerra dell'EIAR alle 13 del giorno dopo: "Questa notte aerei nemici hanno bombardato Torino, Milano e Genova. Danni gravi. 30 morti e 150 feriti a Torino; 25 morti e 80 feriti a Milano; 12 morti e 120 feriti a Genova" Naturalmente erano sempre almeno il doppio. Propaganda. Non è cambiato tanto dopo tutto. Poi cominciarono a bombardare Napoli, Bari e Taranto. Sempre di notte. Partivano da basi in Egitto.
    Finita la guerra Churchill dichiarò che il primo bombardamento su città lo avessero fatto i nazisti a Manchester. Vero. Che gli aerei italiani avessero per primi bombardato Liverpool. Falso come il pacchetto che aveva nelle mutande. All'inizio dele ostilità la nostra aviazione da bombardamento stazionava in Campania e in Sardegna. Erano trimotori Caproni con serbatoi insufficienti per arrivare fino a Liverpool e tornare indietro. Italo Balbo decise di inviare due squadriglie di otto trimotori negli aereoporti militari lombardi solo due settimane dopo l'inizio della guerra. I primi aerei italiani giunsero nei cieli inglesi, esattamente nella zona industriale sud di Londra. solo tre settimane dopo che i velivoli inglesi avevano bombardato ogni notte Torino, Milano e Genova, causando migliaia di morti tra i civili.
    La solita porcata inglese. Per questo ed altro molto simile in sozzura sono ultrafelice che abbiano finalmente deciso di uscire dall'Europa che hanno sempre combattuto, per questo non ho mai voluto imparare la loro lingua di merda, volendo ricordare loro che il massimo poeta inglese William Shakespeare era in realtà un capocomico che faceva errori di grammatica, mentre il veneziano gli scriveva i suoi drammi immortali. Credo fosse Tommaso Moro, comunque nessun inglese. La stessa lingua di quell'imbroglione di Trump. Alla larga.

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    1. Non so nemmeno usare la digitale, figurati! 😃😃😃😃 non sono mica imbranata per finta sai, 😆
      Tu, piu che altro hai fatto una bella lezione di storia, di quelle che "non si devono fare".
      Non sapevo di questo passarsi la colpa uno con l'altro.
      Mi fa solo ridere che qualcuno potesse pensare che gli italiani avessero aerei e carburante per arrivare oltre la Manica. Han fatto la campagna di Russia con le scarpe di cartone....
      Avevo conosciuto un reduce di quella campagna e alcune cosette mecle aveva raccontate

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    2. Avevano usato le scarpe di cartone. Vero. Ricordi struggenti. Ultimamente anche mia mamma ricorda tanto il periodo della guerra! I filmati mi sono piaciuti, sembrava di stare lì con te 😊
      Ad un certo punto il fulmine segna il contorno di una nuvola, come se qualcuno stesse disegnando 😅
      Te ne sei accorta?
      Effetti speciali della natura 😉
      Baci
      Marina

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    3. Sì, Marina. E visti dal vivo erano uno spettacolo incredibile.
      Adesso che ci penso, avrei potuto usare almeno il tablet... ma non ci ho pensato.

      Il signore di cui parlavo sopra era stato ferito alla schiena da una scheggia proprio in Russia e aveva rischiato l'assideramento perchè diceva che assolutamente non erano attrezzati per il freddo russo. Divise leggere... fucili con gli ingranaggi come diavolo si chiamano bloccati

      Ciaoooo

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  6. Ciao Patrizia,
    bello questo tuo racconto del temporale di ieri sera e il ricordo dei "lismet" legati all'infanzia di tua mamma (anche se dietro agli stessi si nascondeva la guerra).

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    1. Grazie Ste. Non so perchè mi sono venuti in mente quei bombardamenti ma si sa che la mente a volte fa strani collegamenti.

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