martedì 4 luglio 2017

Nel segno della pecora


Nel segno della pecora
di H. Murakami
Einaudi Super ET (2010)




La tranquilla routine di un giovane uomo divorziato da poco, con un lavoro buono ma non appassionante, termina con un incontro strano e una richiesta assurda.
Trovare una pecora con una macchia a forma di stella sul dorso partendo dalla foto di un pascolo di montagna senza sapere dove si trovi questo pascolo.
Da quel momento, tutto cambia. Il percepire se stesso, il tempo, la dimensione dello spazio. Come se il protagonista si dividesse in due entità distinte e autonome, una più vera dell’altra. Ma quale è quella più vera? Difficile esserne sicuri.
Come se il tempo si fermasse per accelerare improvvisamente e poi di nuovo rallentare quasi a zero.

Cito “L’aria sapeva di tempo morto”…… che frase!

Dà l’esatta idea del tempo che non scorre così come siamo abituati. Quasi fosse indipendente e soprattutto se ne fregasse degli esseri umani.

Ecco il Murakami autore surreale e unico che finalmente si palesa. Quello che si ritrova nei libri successivi. Quello del mondo onirico che sconfina in quello reale. O è il contrario? Sono i protagonisti che varcano quella soglia invisibile che divide le due dimensioni o sono il tempo e lo spazio che lo fanno?
Il filo conduttore comunque è per Murakami sempre lo stesso. Ricerca della vita. Del suo significato. Del suo essere vita con un senso logico.
E di fondo, una sorta di infelicità congenita che accompagna i protagonisti.

Questo è il secondo libro della trilogia della pecora partendo da VENTO E FLIPPERr, attraverso Nel segno della pecora per arrivare a DANCE DANCE DANCE. Storie collegate, stessi personaggi, stesso Dolphin Hotel, stessa città, Sapporo, e regione Hokkaido.
In tutti la ricerca di un senso dell’esistenza e la strada per cercare di capire l’abbandono è predominante. In tutti, i protagonisti devono prima di tutto comprendere loro stessi. In tutti, al di là del surrealismo murakamiano ci siamo noi coi nostri dubbi e le nostre incertezze.
Magico autore!
Patricia

8 commenti:

  1. Cara Patrizia, ti auguro una buona lettura con il Segno della Pecora!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Sì, mi ha fatto ottima compagnia, Tomaso!
      Bacio

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  2. Amo le atmosfere oniriche e surreali che pungolano la realtà per smuoverla dalla monotonia dell'abitudine.
    Bacio Patricia!

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    1. Ed è proprio quello che Murakami fa.
      "Purtroppo" l'ho incontrato e ora non posso più farne a meno :)

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  3. Penso che questo sia il romanzo più difficile da interpretare, per me ovviamente, di Murakami. Mi sono fatta un'idea dell'Uomo pecora, so che ricompare anche in altri scritti, e sono curiosissima di continuare la mia "ricerca" :D

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    1. In Dance Dance Dance riappare, sempre nel suo mondo, non in quello nostro. Conosci la capacità di Murakami di fa incontrare e incrociare le due dimensioni.
      L'uomo pecora credo sia la coscienza più profonda dell'uomo, quella atavica, con radici che arrivano dal passato più antico. Dal periodo in cui l'uomo riusciva ad essere in contatto con l'universo intero.
      Mia idea, ovvio 😊

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    2. Idea tua, che mi piace assai *__*
      Se non ho capito una cosa per l'altra, il nostro uomo dovrebbe comparire anche nel racconto "La strana biblioteca..." :O

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    3. Sì, infatti. L'uomo pecora compare anche lì. Sempre misterioso

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