domenica 6 agosto 2017

Insieme Raccontiamo 23 riepilogo


INSIEME RACCONTIAMO 23 
             RIEPILOGO


#racconti      
#insiemeraccontiamo

#fareblogging



Scusate il ritardo ma questo mese purtroppo non ho potuto dedicarmi troppo a voi negli ultimi tempi.
Così, volente o nolente vi ho pure concesso alcuni giorni in più. Non siete contenti???
Speriamo ad agosto di essere più precisi anche se in questo momento non ho proprio nessuna idea nuova e divertente. Vedremo.


Ma ora passiamo al riepilogo


IL MIO INCIPIT ERA QUESTO

La lettera.

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano . Forse era scritta con la penna d’oca. La grafia era decisamente d’altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

E questa la foto che ho messo









I VOSTRI FINALI





Siccome il suo post è veramente lungo, copio e incollo qua sotto solo una parte. Se cliccate sul suo nome trovate tutto il resto.

Società letteraria di Guernsey

Ok lo so che non si fa ma non ho potuto proprio resistere. E’ stato un colpo di fulmine.
Ero lì nella sala d’attesa e stavo aspettando di entrare dal medico, quando sfogliando una rivista sono incappata nella lettura di una serie di lettere. Una storia epistolare.
Le lettere sono datate 1946 e questo già le rende interessanti.
Gentile sig.ra Ashton, mi chiamo Dawsey Adams e vivo nella mia fattoria a St. Martin’s Parish, sull’isola di Guernsey. La conosco perché  ho un vecchio libro che un tempo apparteneva a lei, “Saggi scelti di Elia”, di un autore il cui vero nome era Charles Lamb. Vado dritto al punto: io adoro Charles Lamb, Il mio libro dice “Scelti”, quindi mi domandavo se per caso l’autore avesse scritto quacos’altro tra cui scegliere. E’ questo il genere di cose che mi andrebbe di leggere, e sebbene i tedeschi se ne siano ormai andati non ci sono più librerie a Guernsey. Vorrei chiederle una gentilezza. Potrebbe inviarmi il nome e l’indirizzo di una libreria di Londra?
(segue sul suo blog)







... Se hai aperto questa lettera e stai leggendola devo informarti che ti rimarranno ancora ventiquattr'ore di vita. Questa è una lettera maledetta e sopra di lei c'è un incantesimo che risale a tempi remoti: chiunque verrà in possesso di questa lettera e l'aprirà e leggerà avrà solamente ventiquattro ore di vita.
Che stupidaggine, pensò.
Ripiegò il foglio e ripose la lettera sul tavolo. Dopo una cena frugale, sedette in poltrona a guardare la tele. Lo trovarono ancora lì seduto, il giorno dopo. il medico dichiarò: "morte per avvelenamento", ma non fu mai trovato la fonte di quel veleno. La lettera non fu mai trovata e di sicuro è ancora in giro.





Nonostante il mare non ci sia stato propizio, sembra finalmente giunto alla fine questo viaggio nato sotto una stella capricciosa, come le burrasche che si alternavano a giorni di bonaccia.
Abbiamo subito delle perdite e non tutte per cause comprensibili......ma a parte questo l'umore della ciurma è alto, soprattutto ra che abbiamo avvistato finalmente terra....non sappiamo dove ci ha portato l'ultima tempesta e le stelle non ci parlano da giorni
ti penso spesso e prego affinchè tu stia bene e non mi dimentichi
é solo un velo che ci separa, le distanze sono annullate dove c'è amore
Inizio ad avere paura, ora che non c'è più il capitano nessuno sembra in grado di tenere le briglie.......acqua e cibo scarseggiano da giorni e molti di quelli che ci hanno lasciato sono diventati cibo per i tanti pesci che seguono la nostra rotta o peggio di molti che perdendo forse la ragione hanno lenito per un pò i morsi della fame.
Siamo quasi arrivati in questa terra piena di vegetazione.....non sembra ci sia alcuno a parte i tanti uccelli che abitano gli alberi.....il silenzio è totale e credo che sarà possibile riparare il nostro veliero ed è probabile che ci sia selvaggina ed acqua dolce.......
Ho paura e sono emozionato........ti porto sempre con me......





e QUI

Benvenuto all'inferno. Se leggi questa missiva sei già morto ed ora te ne stai rendendo conto. Nessun paradiso solo fiamme di eternità infernale 

 

OFELIA DEVILLE


Cara Marzia, scusa se rispondo solo ora alla tua lettera, ma il tempo ultimamente sembra sfuggirmi di mano.
Nella tua ultima missiva mi domandavi se in quest’epoca moderna, così lontana da noi ha ancora senso scrivere lettere a mano.
Ti dirò che mi piace vedere l’inchiostro nero spiccare sul foglio, e la tua scrittura elegante che tanto mi è cara.
Spesso mi ritrovo a pensare a quando eravamo giovinette, allora niente ci spaventava, neppure la guerra che incombeva con la sua ombra malefica su di noi.
Durante le soste forzate nei rifugi a causa dei bombardamenti avevamo preso l’abitudine di scriverci brevi missive, lo facevamo per non farci sgridare perché le nostre chiacchiere innervosivano gli adulti.
Quelle lettere hanno custodito gelosamente i nostri più reconditi segreti, i nostri sogni, hanno raccolto le lacrime che versavamo di nascosto.
Poi la guerra è finita e noi eravamo diventate donne, tu purtroppo sei andata via mentre io sono rimasta in paese ad aiutare mia madre che aveva avviato una piccola attività.
Per un po’ ci siamo scritte tutti i giorni, aspettavo le tua lettere con ansia e quando arrivavano l’emozione che mi travolgeva era enorme.
Ti ho mai detto che le tue lettere profumavano di viola?  Anche tu profumavi di viola.
Mi raccontavi della vita in città, non ti piaceva vivere li, ti mancavano le corse a piedi nudi che facevamo in estate nell’erba umida, il profumo dei fiori, le stelle che illuminavano la notte… ti mancavo io.
Anche tu mi mancavi.
Poi non hai più scritto e sono precipitata nella disperazione, quel silenzio mi stava uccidendo.
In paese si mormorava che ti eri sposata, non volevo crederci.
Ma il tempo risana tutte le ferite e anche il mio cuore guarì.
Passarono gli anni, e un giorno di inizio estate ti vidi nella piazza del paese, elegante nel tuo abito di città, sempre bellissima.
Eri tornata per restare, non c’era più niente che ti legava alla città.
Per noi il tempo cominciò a scorrere di nuovo e riprendemmo a scriverci lunghissime lettere, abitudine che non abbiamo abbandonato anche quando sfidando il mondo abbiamo finalmente dato voce al nostro amore e siamo andate a vivere insieme.
Siamo state e siamo ancora coraggiose, siamo ancora le due ragazze che non avevano paura di niente, ci siamo tenute per mano e abbiamo camminato insieme.
Guardo l’orologio, è mezzanotte e tu dormi già, tra poco ti raggiungerò, metterò questa lettera sul tuo comodino così domattina la leggerai.
Con infinito amore,
tua Margherita.

Anna rimise il foglio ingiallito dal tempo tra le pagine del libro di poesie che aveva acquistato su una bancarella di libri usati, era la testimonianza che l’amore non conosce confini.
Si asciugò gli occhi, raggiunse la scrivania prese una penna e strappò un foglio dal quaderno che usava per prendere appunti. Ora scrivere una lettera non le sembrava più una cosa così inusuale e forse mettere su quel foglio ciò che custodiva nel cuore poteva aiutarla a raggiungere la felicità. Cominciò a scrivere, la penna si muoveva sul foglio animata di vita propria:
Cara Aurora…





ARIANO GETA


"Mia diletta Anna,
se potesse il ciel favellare il dolore ch'io provo nella tua lontananza, nubi oscure listerebbero a lutto l'aere.
Ma il triste esilio volge infine al termine e conto ormai i giorni in cui potrò montar sulla carrozza e pregare il postiglione di sferzar quanto più possibile i suoi cavalli dacché ogni minuto di separazione dalla mia amata è ormai una indicibile tortura per me..."
La lettera continuava ripetendo aulicamente quanto fosse stata dura per l'autore stare lontano dalla sua "Anna"... Chissà chi era la fortunata destinataria, forse la nonna della nonna, che aveva gelosamente conservato una lettera tanto romantica finita poi, come spesso capita per certe cose appartenute agli antenati che non si ha il coraggio di buttare, nel baule del solaio.
"Bei tempi davvero" ribadì la giovane che aveva appena scoperto questa antica missiva amorosa. "Oggigiorno non si usa più omaggiare le donne amate con queste lettere così romantiche..."
In quel mentre un segnale sonoro la avvisò che era giunto un messaggio su whatsapp. Era Kevin, il suo fidanzato.
"Stasera ristorante cinese, ok? Mettiti l'intimo che ti ho regalato, che la salsa di soia mi attizza la voglia (fa pure rima ;-P )"
Sospirò. Sì, erano proprio altri tempi…







Ma guarda, è stato scritto il venticinque luglio del 1717. Che bella coincidenza: come oggi, ma trecento anni fa!” disse tra sé, con una nota di buonumore e riprese a far scorrere gli occhi sulla pagina.
Però, prima di passarne in rassegna il contenuto girò la facciata alla ricerca del nominativo del destinatario e restò sorpreso.
“Strano” pensò “non sembrano esserci indizi.”
Dopo quell’osservazione decise di concentrarsi. Avrebbe ritardato eventuali critiche e osservazioni a fine lettura. Ora non doveva distrarsi. Tuttavia, nemmeno un secondo più tardi, venne richiamato da una voce gracidante assai familiare. Era la moglie che, dal locale a fianco, dove si trovava intenta a scartabellare tra i tanti tomi sistemati in una delle librerie appartenute un tempo ai nonni e, prima ancora, ai bisnonni, risalendo fino ai trisavoli del marito, lo sollecitava a raggiungerla.
“Carlo, non poltrire come al solito. Qui c’è polvere dappertutto e dobbiamo preparare l’inventario da sottoporre al notaio entro domani. Non posso occuparmene da sola, mi devi venire a dare una mano. Chiaro?”.
“Sì, Teresa.” rispose con tono accomodante, dopo aver alzato gli occhi al cielo “Dammi cinque minuti e sono da te”.
“Mai una volta che mi lasci in pace quella erinni” sussurrò piano, in modo da non farsi sentire.
Quante volte, nel corso della loro lunga convivenza, aveva paragonato la moglie ad un marziano con il quale non fosse mai riuscito a trovare la ‘giusta’ chiave di comunicazione?
Gli angoli della bocca assunsero una piega che disegnava un sorriso amaro. Poi, senza indugiare in quelle riflessioni, né scomporsi più di tanto, proseguì a leggere.
Sebbene non gli fosse ancora chiaro chi avesse scritto quella lettera, né a chi fosse destinata, restò affascinato dalla fitta e arrotondata calligrafia, dallo stile fluido e impeccabile, così come dall’insolita argomentazione concentrata sull’energia e gli stati vibrazionali .
Arrivato a conclusione dello scritto tornò a soffermarsi su un passaggio situato a circa tre quarti che, più di ogni altro, gli parve decisamente fuori dall’ordinario. Quindi, animato dalla natura analitica che lo contraddistingueva, per accertarsi di non averne equivocato le parole e il senso, tornò a rileggerlo e:
“[…] e quando decidi che sia giunto il momento sdraiati, rilassati e lasciati andare completamente. Cadrai in uno stato simile al sonno. Attraverserai una fitta nebbia, ma il tuo spirito, grazie alle coordinate che ti sto per fornire, saprà individuare e varcare il portale inter-dimensionale corretto, l’estremità del lungo canale che collega i nostri universi. Viaggiando nel tempo e nello spazio mi raggiungerai. […]”
Estrasse dal taschino della giacca la vecchia Moleskine e l’inseparabile Montblanc. Sollevò lo sguardo verso il soffitto per afferrare quel lembo di memoria che premeva nella sua testa e, con tratto deciso, vergò il foglio.
Appena ebbe finito, infilò la lettera ingiallita in tasca, insieme alla Montblanc e lasciò in bella vista la Moleskine. Subito dopo, cercò la posizione più comoda sulla poltrona e sorrise beffardo.
Un quarto d’ora più tardi Teresa, paonazza dall’irritazione, entrò nella stanza intenzionata a far partire l’ennesima sfuriata, ma trovò solo il taccuino del marito, ai piedi della chaise longue, aperto su una pagina. Lo raccolse da terra e lesse le righe che seguono:
“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno senso per sé, del mondo com’egli ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!
Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore.
Ti ho sopportata per trenta interminabili anni, solo a causa di una maledetta amnesia.
D’ora in avanti, arrangiati!
Carlo


CRISTIANA


La lettera.

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano . Forse era scritta con la penna d’oca. La grafia era decisamente d’altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, l'aprì, sedette e lesse

13 aprile 1944
" Cara Rosanna, ho promesso a 'Pablo' che ti avrei avvisata qualora gli fosse succeso qualcosa e , purtroppo, mi tocca comunicarti che è stato arrestato e fucilato assieme ad altri partigiani del CNL.
Qualora lo desiderassi, sarei lieto d'incontrarti per raccontarti gli ultimi giorni del tuo amato". Con affettuoso rispetto.Lince

Le si confuse la vista e il battito cardiaco le martellò le tempie; pensò che sarebbe svenuta ,ma i numeri che le si accavallavano nella mente la riportarono alla realta: era nata il 27 gennaio 1944 e 'Lince' nome di battaglia di suo padre, aveva evidentemente conosciuto sua madre dopo quella data .
Cercando di fare ordine tra gli effetti di suo padre, che era mancato improvvisamente lasciando in lei un vuoto incolmabile, aveva trovato quella busta sigillata. Dapprima aveva pensato di lsciarla intatta, poi si era chiesta se non contenesse una sorta di testamento spirituale che il padre aveva scritto per tutti loro e non avesse avuto il tempo di parlargliene così tolto il sigillo con un tagliacarte aveva estratto il foglio contenuto e aveva iniziato a leggere
Ora era conscia del fatto che quell'uomo straordinario che l'aveva cresciuta , sostenuta e guidata con tanto amore non era il suo padre biologico, ma questo non avrebbe cambiato di una virgola il loro vissuto. Un banale DNA non avrebbe diminuito l'amore e la stima che provava per quell'uomo.
Strappò la busta e il foglio in mille pezzi, lieta di avere una ragione in più per amare e stimare il suo 'Lince'





Inizialmente non riusciva a capire bene ogni singola parola, faceva fatica a leggere.
La grafia era troppo arzigogolata e poi erano anni ormai che non leggeva più una parola scritta a mano.
Ormai il pc aveva preso il sopravvento e l'inchiostro delle penne si era tutto seccato.
Aveva ritrovato la lettera dentro a un vecchio libro e ora non credeva ai suoi occhi nel leggerne il contenuto.
Da quello che capiva era una lettera d'amore.
Era la lettera d'amore di un padre verso suo figlio.
Il racconto, ancora terribilmente attuale di un'epoca ormai lontana.
Più  andava avanti nella lettura più gli occhi gli si inumidivano.
Inutile, non riusciva a resistere alla commozione!
Tra le parole c'era non solo amore ma anche fiducia e speranza.
Chissà quale è stata la reazione del destinatario della missiva.
Chissà se aveva compreso fino in fondo ciò che era scritto.
Chissà se il destinatario della missiva sarebbe stato contento che qualcun altro, anche se dopo tantissimi anni, avrebbe letto quelle parole a lui destinate.
Tante domande si accavallavano nella sua mente e pochissimi risposte.
Con questo pensiero e questo scrupolo, smise di leggere. Prese il foglio, lo piegò per bene e lo mise nel cassetto della sua scrivania. 




 




Figlio mio, se adesso starai leggendo questa lettera vuol dire che il momento è arrivato.
So che pensi che io e tua madre siamo morti, ma in realtà siamo tornati a casa, alla nostra vera casa. Ci dispiace non averti detto niente ma non potevamo mettere in pericolo te, il Prescelto che ci libererà dalla tirannia degli Abhikail.
Posa quel foglio che tieni fra le mani per terra e saltaci dentro. Ti stiamo aspettando.”
Paul rilesse più volte il foglio, pensando di essere impazzito.
Non poteva essere vero!
I suoi genitori erano morti quando lui aveva due anni, in un tragico incidente d'auto, e se non era finito in orfanotrofio era stato soltanto grazie al suo tutore che lo aveva tenuto con sé e cresciuto come un figlio.
Perché Francis non gli aveva detto di quella lettera fino alla sua morte?
E poi poteva essere sicuro che fosse morto sul serio?
Magari...
Magari no.
Forse era tutto vero.
Ma allora lui chi era?
Paul pensò di essere pazzo, tuttavia posò il foglio a terra e ci saltò sopra convinto che non sarebbe accaduto niente.
Un lampo di luce lo accecò per un istante.
Paul scomparve.







"Cara Tilda, se mai riceverai questa lettera, voglio gridarti attraverso queste mie ultime parole l'amore che ho per te e per i nostri figli, Dave e Sandy: vi abbraccio e bacio.
Non ho più forze, qualcosa non deve esser andato per il verso giusto e ora sono consapevole che non c'è più alcuna speranza di fare ritorno.
Il viaggio di affari, cui avevo accennato qualche settimana fa, è l'ennesima bugia che ti ho dovuto raccontare durante tutti i nostri anni di vita insieme. La verità, sempre che per qualche inspiegabile ragione tu possa leggere queste mie righe nel futuro, è che mi occupo da sempre di esperimenti al limite dell'umana comprensione: lavoro per una società che da secoli raccoglie dati, informazioni e studi sulla possibilità di viaggiare nel tempo e che negli ultimi anni..."

Matilda staccò gli occhi dal foglio e sorrise: Tilda! Nessuno mi chiama più così da decenni!

"...non riesco più a contattare il laboratorio, è esclusa qualsiasi comunicazione, sto per morire, o questa è la sensazione che più razionalmente corrisponde al mio stato attuale. Sono tornato nella tua casa di famiglia, ho visto la tua ava Matilda! Era nel giardino con i fratelli, stavano giocando con gli amati gatti, non riesco a descrivere la gioia e la disperazione provate...

Ho pensato, ho azzardato un'idea: so che ami il secrétaire appartenuto alla tua bisnonna, sono entrato furtivamente questa notte nella tua casa, nella nostra casa... (l'abitudine di lasciare la chiave sotto lo stesso sasso...), ho rubato carta e calamaio, ho scritto questo mio addio, cercando di riprodurre una calligrafia consona all'epoca in cui mi trovo, e l'ho nascosto tra le carte del cassetto grande.

Con infinito amore, perdonami e bacia i ragazzi
John"

Matilda aggrottò un sopracciglio, pensò che Dave e Sandy le avessero tirato un brutto scherzo. Ah, che nipoti vivaci e arguti aveva! Pochi giorni prima le avevano chiesto dettagli sulla storia della scrittura, per i ragazzi nati nell'era digitale sentire parlare di penne d'oca e inchiostri era come fare un viaggio indietro nel tempo...
Una lettera ben scritta per due ragazzini, ma l'incongruenza del supporto e della penna utilizzata con lo stile assolutamente moderno li aveva fregati, pensò la donna.
Matilda viveva con la sorella e suo marito, i due nipoti e una ciurmaglia di animali vagabondi collocati nel giardino della vecchia casa di famiglia. Lì Matilda e Eliza erano cresciute, parte del mobilio era appartenuto agli avi e la scrivania, davanti alla quale sedeva ora la donna, era appartenuta ad una Matilda del passato. Si era sentita da sempre legata a quell'oggetto, lei che non si curava troppo delle cose materiali. Che cosa strana.

Alzatasi dalla comoda sedia antica, decise che era il caso di fare un discorsetto ai nipoti, "non è cosa carina farvi beffe della vostra amata zia zitella" e cose simili. Benedetti ragazzi! E sorrise. In quello stesso istante si accorse che stringeva l'anulare della mano sinistra, come se, tastando, cercasse qualcosa che mancava... eppure Matilda non indossava mai anelli o altri gioielli.



DOLCEZZEDIMAMMA



Cremona, addì 15 Luglio 1848
Mia amata, non avrei mai voluto scrivervi queste parole. Non oso pensare a quella che da dimani sarà la mia vita alla macchia, ma non mi turbano le privazioni, la paura, l'incertezza quanto il sapere che sarò separato da voi, che siete la luce dei miei occhi e la gioia della mia vita. 
Non posso più aspettare: il dovere mi chiama, quella Patria e quella Libertà che voglio garantire a voi e ai nostri figlioli. Se il Signore mi darà grazia di tornare sano e salvo, vi riabbraccerò presto, ma se cadrò, ricordatevi che vi ho amata e che voi siete stata la luce della mia esistenza. 
Se non tornerò dite ai nostri figlioli, quando saranno in grado di capire, che il loro padre ha creduto in un mondo più giusto e più libero e per questo ha dato la vita.
Vi amo, vi amo, vi amo
Lorenzo 


Chi aveva scritto questa lettera, trovata in un cassettino segreto del secretaire appena comprato dall’antiquario? Era poi tornato dalla sua amata? Nella carta erano visibili delle sbavature d’inchiostro…forse erano le tracce delle lacrime di Laura. Era il tempo delle Guerre d’indipendenza…forse era caduto di lì a qualche giorno a Pastrengo o in qualche altra battaglia. E per chi? Per cosa?

Certo che a leggere oggi c’era da tremare… 


IVANO LANDI 



 L'illustrazione  è: François Baranger, Concept art per il videogioco Heavy Rain.



Tu che leggi... sappi che rivolgo a te queste righe perché non vi è nessuno tra i miei conoscenti che io stimi degno di esser reso partecipe del segreto del Tempo. Perciò questa busta troverà posto all’interno di un libro che, insieme a tutti gli altri in mio possesso, alla mia morte sarà donato alla biblioteca pubblica di M***. La alloggerò, in particolare, tra le pagine di un trattato di scienza occulta tra i più difficoltosi, per essere ben certo che a leggerla sia qualcuno in grado di seguire fino in fondo le mie istruzioni. Se ho visto bene nel futuro, sei tu, che mi stai leggendo adesso, questo qualcuno. Nel caso mi fossi invece sbagliato, allora è meglio per tutti se distruggerai questa lettera senza indugio.


Era a dir poco perplessa. Lei non aveva affatto trovato la busta in un oscuro trattato di scienze occulte, verso le quali non nutriva il minimo interesse, ma in un comune libro di ricette di cucina che aveva acquistato a un mercatino di beneficenza. Le questioni erano due: o la missiva aveva seguito un percorso a dir poco tortuoso o era tutto uno stupido scherzo.
Lesse comunque la successiva serie di istruzioni, che riguardava nientemeno che un rito magico da compiersi presso una sepoltura nel cimitero locale, che altro non era che quella dell'autore della lettera se capiva bene. Il cimitero era a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, e poiché la lettera indicava anche il punto preciso in cui era collocata la tomba, lei decise di recarvisi subito, sebbene all’unico scopo di sincerarsi che esistesse davvero.
La sepoltura, ne ebbe presto conferma, era reale, ed era collocata nella sezione più antica, e trascurata, del cimitero. A quel punto, avrebbe solo dovuto aspettare che scendesse la notte, compiere i gesti e recitare le formule riportate nella lettera, e sarebbe divenuta, qualunque cosa ciò significasse, padrona del Tempo. Naturalmente, memore del monito dell’autore della missiva, non si sognava nemmeno di adempiere a qualcosa del genere. Si limitò soltanto a farsi il segno della croce e a recitare in tutta fretta un Pater Noster e un’Ave maria per l’anima del morto. Poi di avviò di nuovo verso casa, ansiosa di far ritorno al tepore domestico della sua cucina e al libro di ricette.
Solo che per un lungo momento non fu minimamente capace di orientarsi. Fuori delle mura del cimitero, le strade erano tutte diverse da prima e anche l’architettura delle case era cambiata. Al posto delle auto, poi, si vedevano carri trainati da cavalli e anche l’abbigliamento delle persone era decisamente quello di altri tempi. Come se l’avessero appena trasportata, per magia, sul set di un film ambientato in un periodo storico antecedente al ventesimo secolo.
Riuscì tuttavia a scorgere quasi subito in lontananza, dietro i tetti delle case basse, la parte superiore della sua abitazione. Con sua sorpresa le sembrò immutata, unico elemento di modernità in tutto quel vecchiume, a parte lei stessa. E vi si precipitò più velocemente che poté, sebbene stando attenta a confondersi tra le ombre ogni volta possibile. Poi, una volta dentro, si richiuse all’istante la porta alle spalle, come per tener fuori un nemico invisibile. Ansimava ancora quando, raggiunta la cucina, si tolse la lettera di tasca e la dette alle fiamme.
Solo dopo che al posto del foglio rimase un mucchietto di cenere, osò guardare di nuovo fuori dalla finestra. E restò paralizzata dall’orrore. Solo la sua casa era sopravvissuta intatta; il resto del paesaggio, fin dove poteva arrivare con lo sguardo, non era altro ormai che una distesa fumante di legni carbonizzati e rovine annerite.



SCIARADA SCIARANTI 


« Caro Lorenzo
Sono entusiasta nel comunicarvi che la scelta di trasferirmi in Africa si è rivelata la più giusta per la mia serenità, godo di uno spettacolare panorama che ha i furenti colori dell'autunno insieme al caldo dell'estate, imparo tanto dai bambini del villaggio e sono stata ribattezzata "Luce che risplende" da quando il primo raggio di sole del mattino mi ha illuminato il viso durante il rito di iniziazione. Qui non è importante il mio titolo nobiliare, potrei non averlo e sarebbe lo stesso, il prestigio non dipende da quello e non è neanche definito da un aspetto bello o brutto, si conquista ogni giorno semplicemente con i fatti, sono molto lontana dal pregiudizio e dalle rivendicazioni di merito del nostro piccolo mondo chiuso in sé stesso, nell'aria si respira questa filosofia di vita e anche gli animali del posto la condividono, il professor Testavecchia ha tentato di spiegare alla piccola comunità che facevamo parte di un rinomato gruppo di ricerca antropologica, ma un asino gli si è piazzato davanti, gli ha ragliato in faccia e poi ha defecato su suoi pantaloni che porteranno per sempre quel terribile puzzo, non potete immaginare quanto abbiamo riso. Ecco mio fedele Lorenzo, posso dirvi che sono felice.
A presto, Luce che risplende »

Chiuse delicatamente la lettera e la ripose nella sua cartelletta pensando che dopo due secoli niente era cambiato, aprì lo schermo del computer e lesse ancora una volta la risposta della blogger al suo commento: « Non sono solita rispondere agli anonimi o ai portatori di nomi inventati, ma l'argomento che tratto è importante e la tua disquisizione sulle "Lettere Antiche" è alquanto semplicistica oltre che scopiazzata da Wikipedia, io sono una professionista e tu non puoi contraddirmi, ciò che dico si basa sui libri della professoressa Gioia Di Vivere e probabilmente non sai che è una luminare nel suo campo, la prossima volta posterò il suo autografo. A te dico che se ti nascondi, fai la vigliacca e continuerai a firmarti con un ridicolo nickname, se non ti qualificherai con il tuo titolo di studio e con un'immagine del tuo viso, sarò costretta a cancellare i tuoi interventi, dopo tutto devi assumerti la responsabilità di metterci la faccia e di fare una figura di merda. Ora devo andare, la conferenza della professoressa Gioia Di Vivere sta per iniziare e io non posso più perdere tempo con i tuoi vaneggiamenti. »
Cliccò sul modulo dei commenti e scrisse: « Sei una persona molto perspicace e hai ragione, sono una grandissima vigliacca, ho paura che un asino mi imbratti con i suoi escrementi, sai il loro puzzo è per sempre. Il mio ultimo saluto per te prima di essere cancellata e cadere nell'oblio.
Con simpatia, Luce che risplende. »
Inviò il messaggio e chiuse il computer; bussarono alla porta e una voce dal di fuori disse: « Professoressa la sala è piena, può cominciare la conferenza. »



MARINA ZANOTTA 
 
Cara nipote, quando leggerai questa lettera io non sarò più in vita, e tu non ti ricorderai di me perché non ho fatto in tempo ad assistere alla tua nascita. Nella busta troverai una fotografia* di quando ero giovane. 
Ero un bel bocconcino non trovi? Spero prenderai da me, il naso piccolo e gli occhi chiari. Da tuo padre spero erediterai l’altezza, la bontà d’animo e l’allegria. Di tua madre, non so cosa augurarti di prendere. Ha un caratteraccio, ma le ho sempre voluto bene, nonostante le incomprensioni. Ecco, ho trovato: i capelli ricci, ma cerca di non essere bionda, è un colore che viene associato troppo spesso alla stupidità. Cerca di nascere con un bel colore castano, con tante calde sfumature e un ciuffo ribelle. Cerca di non essere troppo uguale alle altre ragazze della tua età. La diversità è una forza, non un problema. Non preoccuparti di essere incompresa, prima o poi troverai qualcuno che sente la vita nello stesso modo in cui la percepisci tu. Avrei tanti consigli da darti, di quelli giusti, di chi ha sbagliato parecchio nella vita e pensa sia stata una benedizione. Avrei proprio voluto conoscerti! Forse è meglio così, perché ti avrei coccolata troppo, e tua mamma avrebbe gridato al vizio ogni due per tre. Avrei perfino fatto funzionare le mie gambe pur di fare un viaggio insieme a te. Un viaggio pieno di avventura, risate e bei momenti, in una città europea. Così lo immagino. Sono seduta qui nel letto che attendo il dottore di turno a farmi visita. Non capiscono nulla del male che mi affligge, ma io lo conosco e so già che mi aspetta un viaggio di solo andata. L’ultimo della mia esistenza. Non dispiacerti mai per i morti tesoro, piuttosto prova pietà per i vivi che non sanno amare e tribolano continuamente nel cercare sé stessi. Spero riuscirai a vivere bene, e che sarai tanto amata, come lo sono stata anch’io.
Tua nonna Michela.”
Anna chiuse la lettera con un sospiro. Si guardò allo specchio e sorrise compiaciuta nel vedere che era proprio come la nonna l’aveva immaginata. Ripose la lettera nel cassetto della scrivania, tra gli affetti speciali, e scese a cenare con il resto della famiglia.



  
Mica tanto, bei tempi!
Le parole erano formate da linee curve unite da incastri indecifrabili. A fatica, lentamente e grazie alla propria esperienza, riuscì a tradurre il testo della lettera. Le frasi articolate in modo da sembrare senza senso, in realtà gli apparvero inequivocabili. Le ultime, in particolare, contenevano un monito che lo fece trasalire. Allontanò il foglio, inorridito, poi lo portò di nuovo davanti agli occhi, da una parte curioso di interpretare il seguito del messaggio, dall'altra terrorizzato da ciò che avrebbe ancora scoperto. 
Sgranò gli occhi, tolse le lenti e si passò una mano sul viso. “Tutto questo è spaventoso!” disse fra sé, con le mani aggrappate ai braccioli della sedia, pronto a mollare ogni cosa e darsi alla fuga. Ricontrollò la data che si leggeva nella lettera, 4 agosto 2017, prese la busta e con la stessa attenzione studiò i caratteri del mittente, m¥rt¥lla’$ #ou$e, aiutandosi con una lente di ingrandimento. 
Era proprio come pensava. Gettò uno sguardo in automatico al calendario sul tavolo: giovedì, 3 agosto.
Fu allora che, tamponando con un fazzoletto le gocce di sudore che gli si erano formate ai lati della fronte, si rese conto che il bisogno di ossigeno era divenuto, all’improvviso, urgenza.
Fece cadere la missiva sul tavolo; stordito dal sopraggiunto senso di panico, inviò un sms: “Non c’è più tempo”, poi si alzò di fretta e corse fuori.
L’orologio segnava le  23,45.






Tripi, 13 Novembre 1961

Carissimo Santino,

Ti scrivo per dirti che stiamo in salute, io, i figli, la Madre, il Padre, i fratelli e le sorelle tutte.

Di te spero che alla fabbrica non vi facciano lavorare tanto e che a Torino il freddo non sia arrivato preciso preciso come l'anno passato.

Santino caro, qui succede un fatto atroce che assai mi sta consumando. Settimane addietro, tornò dalle Americhe il marito di mia sorella Rosa che, per ripagarci di tutto il bene in sua assenza, decise di farci un regalo. 
Santino, come dirtelo, tuo cognato si portò appresso una lavatrice. Una lavatrice vera, di quelle che mostrarono alla televisione di Torino quando venni a trovarti. Questa lavatrice funziona con la corrente, ma, come fu o come non fu, il malocchio ci fecero dal momento in cui è comparsa in casa nostra. 

Da quando abbiamo la lavatrice, Santino mio, è un parapiglia di disgrazie. I mutandoni di lana si sono fatti una porcheria e non ci abbiamo più mutande da mettere, le lampadine si sono fulminate non si capisce se per una maligneria nominata cortocircuito, la gatta è morta che, mischina, l'abbiamo lavata per sbaglio in mezzo alle lenzuola. Ma la cosa pìggiore, Santino, è che il fidanzamento di tua figlia Ninetta è stato sciolto. I genitori di Francuzzo si sono indispettiti e vanno dicendo che, tu, affari loschi compi nel continente per passarci tutte queste modernerie.

Santino, se, in virtù di capofamiglia, volessi scrivere due righe al cognato Pietro e chiedergli di venirsi a ripigliare l' aggeggio del diavolo, la tua sposa fedele, che qui ti aspetta sempre e sempre ti pensa, te ne sarìa immensamente grata.

Ti giungano i saluti della famiglia, degli amici e del compare Eustachio che questa lettera scrisse per conto mio. Anzi, se volessi ricambiare così tanta cortesia e procurare al compare una penna dei nostri tempi come si deve che il pennino che lui usa è oramai passato d'epoca e lascia sgorbi di inchiostro a ogni parola, anche lui te ne sarìa immensamente grato.

Con devozione e affetto,

Tua moglie Caterina

Ripiegò la lettera e la restituì all'anziano signore dall'altra parte del bancone.
- Allora, ha capito? - fece quello con piglio deciso.
- Ma... veramente io vorrei sempre comprare una lavatrice.
- Ha capito o no...?
Si torturò un'unghia a caso, incerta su cosa rispondere.
- Senta, a comprarsi la lavatrice se ne vada all'Euroniccis...
- Ehm... caso mai all'Euronics...
- Faccia come crede, ma qui non c'è trippa e nè manco lavatrici per lei.

Sparì nel retrobottega lasciandola con un palmo di naso.

E meno male che le avevano assicurato che comprare gli elettrodomestici da un piccolo rivenditore era cosa molto più semplice e affidabile.



CRISTINA M. CAVALIERE 



Sorrise nel riconoscere la sua scrittura, infantile e nervosa. Era l’espressione del suo carattere, uno zolfanello pronto a incendiarsi per un nonnulla. Lui era alto e magro, e vestiva perennemente di nero, con i capelli corvini sciolti sulle spalle, gli occhi scintillanti. Possedeva una bellezza bizzarra ed efebica, seducente per uomini e donne.

Solo che era morto. Morto da molti anni.

Tutto era cominciato con un disegno. Il disegno di un fiore tracciato con mano esitante. Le ricordò, poi, di essere stato più abile nell’uso della sua penna acuminata, quella con cui scriveva il suo giornale. Aveva proseguito con brevi messaggi, e quindi lunghe lettere, che le faceva trovare nei luoghi più inaspettati della casa.

Le scriveva di quanto l’aveva amata e, pure, quanti piccoli e grandi tradimenti avesse perpetrato quando lei era stata sua moglie. La rivoluzione, che li aveva macinati come grano, li aveva riavvicinati nell’estrema sofferenza.

Lei intuiva che quella lettera sarebbe stata l’ultima, e la leggeva con avidità mista a malinconia.

In quel mentre, sul davanzale della finestra aperta si posò un uccello. Lei alzò gli occhi: era un grosso uccello marrone dal ciuffo spettinato. Rise: era il più brutto volatile che avesse mai visto. Lui la fissò con l’occhio, rotondo come uva passa, e si mise a cinguettare. E, dall’impianto stereo si levò, soavemente, una musica: era la scena finale de Le Nozze di Figaro di Mozart con la richiesta del perdono.





L’uccello cantò fino alla fine, e Lucile si sentì parte di un momento di pura bellezza.

Sopravvenne il silenzio. Lei disse: “Ti perdono, Camille. Amore mio, io ti perdono.” Come se non avesse atteso altro, l’uccello inclinò la testa e le inviò uno sguardo lucido di gratitudine.

Quindi scomparve nel cielo azzurro, con un frullo d’ali e in una goccia di sole.


Il mio finale

 
Dalla busta cadde una cartolina di Buon Onomastico. Garofani colorati ormai sbiaditi dal tempo la coloravano.
Dietro, una data e una dedica
Pinerolo lì 8 Settembre 1943. Carissima Maria
Accetta col medesimo affetto con cui te li mando i più cari auguri pel tuo giorno Onomastico. Benchè lontano, ma sempre vicino col cuore, ti giungano i più cari ricordi di un tempo che fù. Sperando che non lontano, ritornerà ancora in avvenire!
Ricevi tanti saluti i baci di chi sempre ti ricorda e ti ama tuo marito
Luigi









Nonno Ghighi.... quel nonno che non aveva conosciuto perchè troppo piccola quando morì!   Eppure di lui aveva un ricordo sfocato ma tenero.

E il foglio? Non aveva più importanza!
Patricia

14 commenti:

  1. Cara Patrizia, che belle vedervi tutti assieme per raccontare le belle storie!!!
    Ciao e buona domenica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Grazie a nome di tutti,Tomaso caro!
      Hai visto la cartolina scritta da mia nonno, alpino come te?
      Un bacio!

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  2. Patricia Moll

    Ciao,
    è sorpresa di questa mia entrata nella sua casa?

    Ho trovato la porta aperta e mi sono permessa di entrare...di osservare questo spazio...spazio che viene raggiunto da diverse persone che ho avuto fortuna di conoscere...le ho conosciute così,allo stesso modo che accade con lei..

    Sa cosa mi sta a cuore nella vita?

    Le "persone" comuni...
    Le persone non colte...
    Le persone che usano il cuore, anche se questo le porta a non sapere mai di avere la malattia dell'ignoranza... quelle persone alle quali è stata affissa l'etichetta di "analfabetismo funzionale"...

    Persone comuni che si trovano nel vicino supermercato e che magari ti dicono con il " cuore " lì c'è una pasta in offerta conviene approfittarne!

    ....e tu li a pensare :sei proprio un analfabeta funzionale!Cosa mi interessa della bontà del tuo invito se dietro Esiste una truffa e speculazione a tuo discapito!

    Povera gente che passa da gregge per quel non sapere ..!!..colpevoli loro che dietro vi sia chi ci specula ...colpevole chi si aggiudica un nuovo termine da inserire chissà magari su Wikipedia!!


    Detto questo ...è molto bello sognare di scrivere a mano una lettera come i tempi andati...era anche un modo per non controllare costantemente gli altri, ma vivere per il piacere di saper emozionarsi da se ed avvolgere positivamente i destinatari....

    Buona Domenica..e grazie per la lettura

    L.

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    1. Ciao L. Sorpresa piacevole!
      La miaf porta è aperta a tutti,basta che chi interviene sia corretto e dica cosa pensa senza offenderd nessuno.
      Le persone comuni come le definisci tu sono spesso quelle più vere. Magari commettono errori ma lo fanno in buona fede, convinta di essere nel giusto.
      Sono le persone che paiono buone ma indossano una maschera di falsità, una maschera fatta di bugie e attaccamento al proprio tornaconto personale che detesto.

      Sull'ultima parte sono pienamente d'accordo. Emozionarsi,rendere vivi i propri sentimenti.. vivere appieno. Ecco cosa vale!

      Ciao L. Buona serata e benvenuta

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  3. Complimenti a tutti, tranne che a quel lazzarone di Ariano Geta.
    :-D

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    1. Eh... quel discolo di Ariano... 😃😃😃😃😃😃

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  4. Grazie di aver trovato il tempo per questo riepilogo, i partecipanti sono stati veramente molti e i loro scritti di ottimo livello nonostante la calura di questo ultimo periodo. Tra i racconti mi sono piaciuti moltissimo quelli di Ofelia Deville, di Marina Zanotta e, naturalmente, di Ivano Landi (ho un debole per tutto ciò che scrive...).

    Il tuo completamento con la lettera manoscritta del nonno Ghigo mi ha ricordato la raccolta di lettere della mia famiglia, dei tempi della guerra: sono qui che mi aspettano, dopo averle riordinate un poco per volta. Che delicatezza, poi, quelle cartoline con i fiori, ed è vero, l'onomastico era molto più festeggiato del compleanno, perché si festeggiava il santo di cui si portava il nome. A proposito, mi ha fatto molto ridere la chiusura di Ariano Geta, con il messaggino brutale con tanto di invito all'intimo e alla salsa di soia. Che romanticone quel Kevin!... :-D

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    1. Per il rotto della cuffia ma ci sono riuscita! Ancora domani e poi spero di tornare in quella maledetta routine che odio sempre ma non ho mai desiderato tanto come ora.
      Lo so! Ne avevamo già parlato tempo addietro, dei nostri nonni.
      Quanto ad Ariano 😃😃😃😃 un birbante!

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  5. Quanti finali!
    E che piacere trovarli tutti raccolti in questo post. Sono uno più bello dell'altro, come tanti piccoli fiori. Il lato ancor più affascinante è che ciascuno di essi porta con sé l'impronta del proprio autore che, però qui si fonde insieme alle altre per dar vita ad uno splendido giardino.
    Grazie Pat! 😍

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    1. Grazie a tutti voi! Siete voi a far grande quwsto giochetto.
      È proprio quelli il bello. Partire dallo stesso punto ma percorrere strade diverse e arrivare a mete diverse.
      Un abbraccio!

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  6. Yyyyyyyyeeeeeeeeee!!!... E mo con calma me li leggo tutti!! :*****

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  7. Buongiorno Patricia, io e il mio mouse, che ha percorso in lungo e il largo il tuo blog, ti salutiamo. I finali come sempre sono tutti gradevoli da leggere e complimenti ai partecipanti, il tuo mi ha commosso e quello di Irene Regina mi ha fatto ridere tanto, quanta verace genuinità nelle vostre storie, brave! Bacio!

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    1. Tutti belli, vero?
      Ognuno di noi ci mette l'anima in questi finali, ci mette il cuore, la fantasia e (spero) il divertimento.
      Bacio!

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