giovedì 14 settembre 2017

Suite francese


Suite francese
di Irène Némirovsky
Adelphy  (2005)





Comprai questo libro tempo fa dopo aver letto questo POST di Luz.
Le sue parole mi avevano colpito profondamente. Purtroppo però con la pila dei libri in attesa che continua a crescere anziché diminuire nonostante le letture, il libro è stato accantonato. C’era. Era lì. Solo da prendere in mano.
L’ho fatto in questi giorni e devo dire che la prima impressione che mi ha fatto è stata quella di guardare fuori dalla finestra. Come se stessi spiando i miei concittadini o connazionali.
I difetti, i vizi, le furberie e le poche virtù dei protagonisti non sono cambiate affatto.
La paura, l’opportunismo, l’egoismo, il “lei non sa chi sono io” sembrano appartenere alla sfera del tempo assoluto. Senza fine. Ieri come allora.
Anche oggi c’è la paura di “invasori”. Non belligeranti, non tedeschi magari ma stranieri che approdano sulle nostre coste per aver salva la vita. Molti di loro almeno.
Opportunismo eccetera si rivelano giorno per giorno in qualunque campo della nostra vita di oggi. Dal clientelarismo, al nepotismo, al penso per me e gli altri si arrangino. Anche adesso che le cose vanno male ma non come all’epoca della guerra. Figuriamoci se peggiorassero ancora!
Cambia di certo lo scenario. Almeno quello! Non c’è guerra. Non ci sono eserciti nemici che ci invadono armi in pugno e pretendono di dettar la loro legge a noi.

Scritto all’epoca della seconda guerra mondiale, incompleto di ben tre parti perché l’autrice finì in campo di concentramento e vi morì poco dopo, è uno sguardo sul mondo di sempre. Dove la salvezza personale viene davanti a tutto e tutti. Soprattutto per quanto riguarda la prima parte, quello che avrebbe dovuto essere il primo di cinque capitoli.
Qui si parla della fuga da Parigi mentre i nazisti si stanno avvicinando. Le varie famiglie protagoniste vivono questa fuga in maniera diversa. Con ansia e paura e una sorta di rassegnazione i Michaud, ansia e paura i Pèrigand, fastidio lo scrittore e il collezionista di porcellane.
Con penna a tratti ironica ma sempre sincera, Nemirovsky ci dipinge parigini che lei conobbe. Si va dalla coppia affiatata e distrutta dal dolore per il figlio di cui non ha notizie e che nell’esodo verso Tours si dimostra disponibile e altruista, all’egoismo di Corte lo scrittore e di Langelet lo scapolo collezionista, disposto il primo a rubare benzina ad una coppia di fidanzati e il secondo a negare un passaggio ad altri sfollati dopo aver stracaricato la propria auto di porcellane. Si va dalla infatuazione per le parole libertà e lotta di Hubert ai dubbi religiosi di suo fratello sacerdote.

Nel secondo capitolo invece si parla di Bussy, un paesino occupato dai tedeschi. Invasori però che fan quasi più bella figura degli abitanti.
Son gentili, cortesi. Disponibili a mettere a posto eventuali magagne. Insomma, invasori che cercano di ambientarsi e fraternizzare e molti ci riescono. Anche quando sono ospiti coatti nelle abitazioni dei locali costretti a cedere loro una parte della casa.
Tra gli abitanti inizialmente c’è molta diffidenza e paura come è anche giusto che sia. Solo alcuni però saranno così rigidi da non cedere di un millimetro dalle loro posizioni. La vecchia signora Angellier ad esempio che vede nell’ufficiale Bruno Von Falck il nemico stesso che le ha imprigionato il figlio.
Non è così però per la nuora. Giovane, bella, costretta ad un matrimonio di interesse e non d’amore, dall’incontro con Bruno ripensa al marito. Più vecchio, grasso, fedifrago, figlio prediletto di tanta mamma che per lui stravede, col quale nulla ha in comune.
Scopre che con l’ufficiale tedesco il tempo trascorre lieve parlando della campagna tedesca, ascoltandolo suonare, leggendogli passi di un libro.
Volete la verità? Se nel primo capitolo ho apprezzato i Michaud e tutto sommato anche madame Pèringand che da mamma doveva salvaguardare la vita dei suoi figli innanzitutto (poi dimentica il suocero però), nel secondo capitolo ho adorato Lucile. Sarei stata disposta ad essere al suo fianco anche se avesse scelto di abbandonare la casa maritale per seguire Bruno, il nemico.
Sarebbe stata una scelta coraggiosa la sua. Una scelta fatta col cuore e con la pancia per andare verso una vita più apprezzabile e forse più serena.
Sono però stata al suo fianco lo stesso quando ha deciso con ancor più coraggio e grande stoicismo di restare in attesa del marito, nelle grinfie di una suocera che la detesta. Di mantenere il suo ruolo di “donna perbene”. Di francese che non si piega di fronte al nemico.
Grande personaggio! Forse il migliore tra tutti anche se pure Bruno Von Falck ha una profondità notevole e si fa apprezzare nonostante sia il nemico.

No! Il secondo capitolo non vira al romanzo rosa. E’ al contrario uno scandagliare l’animo umano. Un mettere al confronto paura e curiosità. Un cercare continuo di scoprire qualcosa che accomuni nelle differenze.

Aggiungo solo che è un vero peccato che le altre tre parti non siano disponibili.
Sarebbe stato veramente interessante sentire la voce di Nèmirovsky parlare ancora attraverso i suoi scritti.
Ringrazio anche Luz di aver parlato di questo libro e del modo in cui ne ha parlato. Intrigante e coinvolgente.
Ottima lettura
Patricia


14 commenti:

  1. Allora, se le ultime parti non sono state scritte, il libro finisce all'improvviso?

    podi-.

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    1. Diciamo che qui ci sono i primi due capitoli e trattano sì della guerra ma se nella prima c'è l'esodo dei parigini verso sud per sappare ai nazisti, nel secondo si parla di un'occupazione dei nazisti in un paesino della Francia. Alcuni personaggi ritornano ma ce ne sono molti nuovi.
      Gli altri tre capitoli sono stati scritti da quello che ho letto ma non corretti nè pubblicati. Per ora almeno.
      Ciaooooo

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  2. Uno dei libri più belli che ho letto. Rimane solo la curiosità irrisolta delle varie situazioni rimaste "aperte" dei personaggi che compaiono nella prima parte.

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    1. Anche a me Ariano! Che fine avranno fatto i vari personaggi? E il tenente TEdesco Von Falck che finise a fare la guerra di Russia? E Lucile? Tornerà quella specie di marito che ha?
      E Benoit come la risolverà? Si salverà con la fuga oppure no?
      Troppe curiosità intorno ai capitoli successivi.
      Speriamo che le figlie trovino il modo di pubblicarli, anche non perfetti.

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  3. Cara Patrizia, ammiro tutti che leggono molti libri. io purtroppo leggo molto poco.
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ciao stella.
      D'estate leggo molto di più normalmente ma ogni sera prima di addormentarmi qualche pagina la devo sempre leggere. Mi piace addormentarmi col pensiero su uno o più protagonisti del romanzo.
      Bacio!

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  4. Stupendo, ho anche visto il film e mi è piaciuto molto.
    La scelta del finale non finale è azzardata ma funzionale alla storia.
    Un abbraccio!

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    1. Ciao Franny, il film non l'ho visto ma il libro mi è decisamente piaciuto molto. E detto tra di noi, in fondo in fondo parteggiavo anche per Lucile e Bruno :)
      L'amore non conosce guerra
      Bacio!

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  5. Grazie, Patricia, perché questa è stata occasione per "passare il testimone" su un libro che da quanto leggo abbiamo amato in molti.
    Bellissima recensione anche la tua, segno che ci sono tante sfumature che lettori diversi possono cogliere.
    Abbraccio.

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    1. Grazie a te per averne parlato tempo fa e per la pazienza avuta ad aspettare. Nonsono proprio velocissima ma come ti ho detto ho molti libri in attesa.
      Sì! E indubbiamente un libro che si ama. Per le descrizioni, per il senso di precariatà che si vive, per i personaggi che sono dipinti, ricamati con le parole.
      Io credo di si, Luz. Ogni lettore puo notare particolari che ad un altro soni sfuggiti. Penso dipenda dal nostro vissuto, dalle idee personali, dallo stato d'animo.
      questa è la grande potenza di un bel libro. Far scoprire ad ogni lettore un particolare, arricchendo così più persone.
      Buon pomeriggio a te. Bacio

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  6. Ah, che meraviglia leggere un post su la Suite Francese! Ho letto il romanzo qualche anno fa su consiglio di un’amica e ne conservo un ricordo bellissimo, sia per via della descrizione minuta, lontana dagli stereotipi, dei vari personaggi, soprattutto quelli in fuga da Parigi, sia per la capacità dell’autrice di restituire una “fotografia” tanto lucida e intensa di ciò che stava accadendo intorno e dentro sé.
    Mi ritrovo perfettamente con ciò che scrivi nella tua recensione, così come in ciò che scrive Luz nella sua, che ho recuperato grazie al tuo link, e in particolare mi sento di sottolineare un tuo passaggio relativo alla seconda parte: “E’ al contrario uno scandagliare l’animo umano. Un mettere al confronto paura e curiosità. Un cercare continuo di scoprire qualcosa che accomuni nelle differenze.”.
    Credo che il cuore pulsante dell’opera dimori nell’umano desiderio (disperato e invano) di cercare risposte di senso a un fenomeno come la guerra, che non possiede alcun senso se non quello di sovvertire ogni ordine, materiale, mentale, spirituale, e creare il caos.

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    1. Grazie a te Clementina!
      Lo credo anch'io. Ci sono eventi che senso non hanno ma è innato nell'uomo il desiderio di capire, di trovare spiegazioni e ragioni.
      Se si comprende l'animo umano forse si resce anche a trovarle.
      Un bacio!

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  7. Non l'ho ancora letto, lo farò *__* Belle le tue impressioni, Pat e anche i commenti a seguire degli amici: conferme che si tratta di un libro meraviglioso!

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    1. Merita Glò!
      Una sorta di "la guerra, come non vene nno mai parlato".
      Ciaooooo

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